Cresce l’attesa di vita, calano mortalità evitabile e mortalità infantile. Stabile l’indice di salute mentale. Fra le criticità: mortalità per malattie nervose, consumo di frutta e verdura, fumo
ll progetto Bes (Benessere Equo e Sostenibile) è una attività di ISTAT nata nel 2010 con l’obiettivo di “valutare il progresso della società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale”, e per raggiungere questo obiettivo i tradizionali indicatori economici, il PIL in primis, sono stati integrati con “misure sulla qualità della vita delle persone e sull’ambiente”.
Il Bes utilizza un approccio multidimensionale per misurare il benessere equo e sostenibile, approccio che considera informazioni relative alle attività economiche ed alle fondamentali dimensioni del benessere, integrate poi anche con misure che guardano alle diseguaglianze ed alla sostenibilità.

Nei BES anche il disagio abitativo: una rivoluzione culturale
Sono stati individuati 12 domini fondamentali (salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, innovazione ricerca e creatività, qualità dei servizi), ciascuno caratterizzato da un diverso numero di indicatori.
GLI INDICATORI DI SALUTE
Il dominio salute è descritto da 15 indicatori e nel mese di ottobre di quest’anno 2025 è stato pubblicato il rapporto più recente (ISTAT: BES 2024. Il Benessere Equo e Sostenibile in Italia), con alcuni dati (quelli di mortalità) relativi all’anno 2022 e gli altri relativi all’anno 2024. Rispetto ai rapporti precedenti, che si focalizzavano solo sui dati più recenti, l’ultimo rapporto presenta anche una analisi del decennio 2014-2024 permettendo così di apprezzare sia l’attuale situazione del benessere equo e sostenibile sia l’evoluzione che gli indicatori utilizzati hanno avuto in 10 anni di osservazione. In questo contributo si darà prima uno sguardo generale alle tendenze di lungo periodo a livello nazionale, cui seguirà un approfondimento su base regionale riferito in particolare ai dati più recenti.

Abitudini di vita non salutari: c’è ancora molto da migliorare
DATI A LIVELLO NAZIONALE: MIGLIORAMENTI CON ECCEZIONI
La tabella 1 sintetizza l’andamento degli indicatori del dominio salute a livello nazionale, presentando per ogni indicatore: il valore numerico all’inizio ed alla fine del periodo esaminato, la serie (in forma grafica) dei valori che fanno parte della tendenza di lungo periodo, una valutazione sintetica della tendenza attraverso lo strumento semaforico (tre colori: bianco, rosso e verde), una valutazione dei valori dell’ultimo anno sempre attraverso l’uso del semaforo (grigio, rosso e verde).
Nel complesso nell’ultimo decennio gli indicatori del dominio salute appaiono prevalentemente in miglioramento o in stabilità, ma un paio di essi presentano delle criticità.
Tabella 1. Indicatori del dominio Salute. Tendenza di lungo periodo e andamento nell’ultimo anno. Fonte: ISTAT, BES 2024.

Tre indicatori misurano la attesa di vita. La speranza di vita alla nascita ha raggiunto nel 2024 il nuovo massimo storico di 83,4 anni, con un aumento piuttosto rilevante rispetto al 2014 quando il suo valore era di 82,6 anni. Gli anni attesi di vita in buone condizioni di salute nel 2024 sono 58,1 ed hanno risentito in maniera importante degli effetti della recente pandemia: sono in leggero calo rispetto a dieci anni prima (58,2 anni). Arrivati a 65 anni ci si attende di vivere senza limitazioni altri 10,4 anni, circa 10 mesi in più rispetto al 2014 (9,6 anni).
L’indice di salute mentale è pari a 68,7 punti nel 2024 ed è sostanzialmente stabile nel decennio. Le condizioni di cronicità e limitazioni gravi tra gli over 74 presentano nel 2024 il valore di 48,9%, valore che è lievemente inferiore a quello del 2014 (51,9%).
Nel 2022 il tasso di mortalità evitabile tra 0 e 74 anni è risultato di 17,6 decessi ogni 10.000 residenti, in miglioramento rispetto al 2014 (18,2). In discesa è la mortalità infantile che nel 2022 si è fermata a 2,0 per 1.000 nati vivi. In netto calo è la mortalità per tumori tra gli adulti di 20-64 anni dove è passata dai 9,1 casi ogni 10.000 residenti del 2014 ai 7,6 casi del 2024. In aumento, invece, è la mortalità per demenze tra gli over 64 che nel 2022 ha raggiunto il tasso di 35,3 per 10.000 residenti mentre era 28,2 nel 2014. Da ultimo, sempre in tema di mortalità, vi è un lieve miglioramento rispetto al 2014 nella mortalità per incidenti stradali tra i giovani di 15-34 anni (da 0,7 x 10.000 residenti a 0,6).
L’ultimo gruppo di indicatori ci dice che nel 2024 vi è il 32,7% di sedentari tra le persone con più di 3 anni, ma erano il 40,4% nel 2014. Gli adulti in eccesso di peso sono stabili dal 2014 con una percentuale leggermente superiore al 45%, però tra loro sono in aumento gli obesi (11,3% nel 2024, 10,0% nel 2014). Il 16,2% delle persone con più di 3 anni consuma almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura al giorno, però questa quota è in riduzione nel tempo (dopo un picco del 20% raggiunto nel 2016). L’abitudine al fumo riguarda il 20,5% delle persone di 14 anni e più, però dà qualche segnale di aumento negli anni recenti rispetto al 2014. Apparentemente stabile al 16,0% è la quota di persone di 14 anni e più che ha comportamenti a rischio nel consumo di alcol, ma questo valore ha presentato grosse variazioni nel decennio 2014-2024.
Su questi andamenti di lungo periodo si innestano le variazioni geografiche, che saranno presentate in dettaglio nelle tabelle che seguono facendo riferimento ai dati dell’anno più recente disponibile (2024 per la maggior parte degli indicatori, 2022 per gli indicatori riferiti alla mortalità).
DATI A LIVELLO TERRITORIALE
Le Province autonome di Trento (84,7 anni) e Bolzano (84,6) sono quelle più longeve (tabella 2) e presentano rispetto a Campania (81,7), Sicilia (82,1) e Calabria (82,3), che sono quelle con la speranza di vita alla nascita più breve, un divario di circa 3 anni, divario che nel tempo non si è ridotto. Tutte le regioni del Centro-nord (Marche escluse) presentano valori della speranza di vita in buona salute superiori alla media nazionale (Bolzano 69,7 anni, Trento 62,9): l’opposto di quello che succede nel Mezzogiorno dove (con l’eccezione di Abruzzo e Molise) tutte le regioni hanno valori inferiori alla media nazionale. Calabria (53,4 anni), Campania (54,9) e Sicilia (56,0) sono le regioni con i valori più bassi. Il gradiente territoriale Nord-Mezzogiorno si conferma anche per la speranza di vita senza limitazioni a 65 anni (Nord-ovest 11,8 anni; Isole 8,8 anni).
Con l’eccezione di Bolzano e Trento, a livello territoriale non si osservano differenze importanti per quanto riguarda l’indice di salute mentale utilizzato (tabella 2), un indice finalizzato a valutare il disagio psicologico. Quasi la metà (48,9%) delle persone di 75 anni e più soffre di tre o più patologie croniche o ha gravi limitazioni nel compiere le attività quotidiane, con un importante gradiente territoriale: 44,0% al Nord, 49,5% nel Centro, 56,3% nel Mezzogiorno.
Tabella 2. Alcuni indicatori del dominio Salute. Fonte: ISTAT, BES 2024.

Cinque indicatori esplorano nel Bes il tema della mortalità (tabella 3). La mortalità evitabile (cioè quei decessi che potrebbero essere ridotti se si adottassero stili di vita più salutari, si facesse prevenzione dei fattori di rischio ambientali e comportamentali, e ci fosse un’assistenza sanitaria adeguata e accessibile) è più alta nelle Isole (20,3 per 10 mila residenti) e al Sud (19,9) rispetto al Centro (16,9), al Nord-ovest (16,7) e al Nord-est (15,6), e poiché nel decennio è scesa con intensità diverse nelle regioni (al Centro-nord è diminuita quasi al doppio rispetto al Mezzogiorno) i divari territoriali si sono ampliati.
Tabella 3. Alcuni indicatori di mortalità del dominio Salute. Fonte: ISTAT, BES 2024.

La mortalità infantile è più elevata nelle regioni del Mezzogiorno ma in queste regioni si sono osservati nel tempo significativi miglioramenti in entrambi i sessi. I dati di mortalità più recenti (2022) confermano che i tassi per tumori sono più elevati nel Mezzogiorno (8,5 ogni 10.000 nelle Isole, 8,3 al Sud, 7,3 nel Centro e nel Nord-ovest, e 6,8 nel Nord-est) e che il miglioramento che è avvenuto in tutt’Italia ha registrato diminuzioni doppie al Centro-nord rispetto al Sud e alle Isole, ampliando così i divari territoriali. Al contrario dei tumori, la mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso della popolazione anziana registra i tassi più elevati al Nord (38,2 nel Nord-ovest e 36,0 nel Nord-est), dove per altro sono anche in forte aumento (Nord-ovest: da 34,1 a 38,2; Nord-est: da 33,2 a 36,0). Da ultimo, il tasso di mortalità per incidenti stradali tra i giovani di 15-34 anni, che è stabile nel decennio pur essendo diminuito nel periodo pandemico per le ovvie restrizioni alla circolazione che lo hanno interessato, si conferma più alto nel Mezzogiorno (0,8 per 10 mila) e nel Nord-est (0,7), meno elevato nel Nord-ovest (0,4).
L’ultimo insieme di indicatori del dominio salute del Bes mette a tema le abitudini di vita ed i comportamenti non salutari (tabella 4). La sedentarietà presenta un marcato gradiente territoriale perché riguarda il 23,2% della popolazione nel Nord (dove per altro è anche in calo), il 28,5% al Centro e il 48,3% nel Mezzogiorno. Il 45,1% della popolazione di 18 anni e più risulta in eccesso di peso, valore sostanzialmente stabile nel tempo ma più diffuso nel Mezzogiorno (49,0%), con un picco al Sud (50,3%). Il consumo giornaliero di frutta e/o verdura nel nostro paese è basso e con forti differenze tra Nord (18,1%), Centro (17,4%), e Mezzogiorno (12,7%). I fumatori di tabacco sono il 20,5% delle persone di 14 anni e più e purtroppo sono in aumento soprattutto dal 2019 (18,7%). La percentuale di fumatori è simile nelle diverse aree del Paese, ma questa similitudine è conseguenza del fatto che le regioni con i livelli passati più bassi hanno registrato un aumento mentre il Centro, che è l’area che da sempre mostra le percentuali più elevate, ha registrato una flessione. L’ultimo indicatore riguarda la percentuale di persone di 14 anni e più che presenta un consumo a rischio di bevande alcoliche: nel 2024 è risultata del 16,0% con percentuali più elevate al Nord (18,5%), rispetto al Centro (15,9%) e al Mezzogiorno (12,5%), ma con il Centro che nel lungo periodo si sta avvicinando ai valori dell’Italia settentrionale.
Tabella 4. Alcuni indicatori di abitudini di vita del dominio Salute. Fonte: ISTAT, BES 2024.

CONCLUSIONI
Volendo fare una breve sintesi dei dati presentati al fine di trarne qualche conseguenza, si deve innanzitutto prendere atto che nell’ultimo decennio molti indicatori del dominio salute appaiono in miglioramento ed altri si mantengono stabili, ma due o tre di essi danno segnali di criticità perché il loro valore è in peggioramento (mortalità per malattie del sistema nervoso, consumo non adeguato di frutta e verdura, abitudine al fumo soprattutto negli anni più recenti): la prima indicazione che il nuovo rapporto Bes ci consegna è quindi l’opportunità che in tema di benessere non si intervenga a pioggia ma ci si concentri maggiormente su quelle attività che in qualche modo hanno presentato segnali di criticità.
La seconda indicazione però ci mette di fronte ad una questione ben più grave che ha a che fare con i principi su cui è stato costruito il Servizio Sanitario Nazionale. Infatti il risultato più importante, e contemporaneamente più preoccupante, del recente rapporto di ISTAT è che il benessere di cui il Bes cerca di misurare le dimensioni non è equo e manca di uguaglianza. Quasi tutti gli indicatori utilizzati manifestano grosse differenze territoriali indicando che è fondamentale il luogo dove si risiede perché di per sé determina un benessere che risulta migliore ovvero peggiore, e purtroppo per la quasi totalità degli indicatori, che si riferiscano alla lunghezza della vita, alla mortalità evitabile o a quella per specifiche patologie, o alle abitudini di vita non salutari, l’andamento territoriale dice sostanzialmente due cose: da una parte che l’iniquità ha una direzione Nord-Sud, con i valori nelle regioni del Nord che sono più favorevoli rispetto ai valori nelle regioni del Sud, e dall’altra che i divari tra regioni associati a questa iniquità non si stanno riducendo ma al contrario in un decennio sono risultati in aumento.
L’affronto di questa iniquità e disuguaglianza territoriale nel benessere appare oggi la sfida maggiore che i risultati sul dominio salute del Bes propongono a chi ci governa, anche se la presenza di questa sfida non è di oggi e dice pertanto di quanto la sua messa a tema sia problematica e sfugga alla contingenza di chi ci guida: in un decennio sono cambiate le maggioranze di governo ma le differenze territoriali negli indicatori di salute e benessere non accennano a ridursi e probabilmente l’evento pandemico ci ha messo del suo nell’acuirne le difficoltà. Vedremo se nei prossimi anni ci sarà maggiore attenzione verso questi aspetti della vita sociale del nostro paese.