Diminuite anche l’ospedalizzazione e il tasso di mortalità evitabile, fino all’arrivo della pandemia da Sars-CoV-2. Cresciuta la spesa sanitaria pro-capite. Cure fuori regione in aumento al Sud
LO STATO DELLA SANITÀ
È stata resa disponibile da poco la piattaforma web «Noi Italia - 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo», anno 2025, strumento con cui l’ISTAT cerca di descrivere in sintesi, appunto attraverso 100 indicatori riferiti a sei aree (Popolazione e società, Istruzione e lavoro, Salute e welfare, Industria e servizi, Ambiente e agricoltura, Economia e finanza pubblica), come va il paese Italia, prendendo informazioni statistiche da diverse fonti ufficiali. Lo strumento elettronico permette di operare direttamente sui dati personalizzando tabelle e grafici (riferibili all’Italia, alle sue regioni e ripartizioni geografiche, ed anche all’Europa), ma soprattutto permette lo scarico dei dati per eventuali ulteriori elaborazioni: è proprio quello che si è fatto in questo contributo selezionando un certo numero di indicatori (i più significativi) dell’area Salute e welfare analizzandoli per ripartizione geografica.
I dati si riferiscono all’intero periodo 2006-2023 e sono disponibili anno per anno permettendo così una analisi degli andamenti temporali degli indicatori che copre un periodo abbastanza lungo, e che in alcuni grafici e tabelle nel seguito è stato semplificato per sole ragioni di parsimonia informativa e di rappresentazione dei risultati. Per comodità descrittiva gli indicatori sono stati suddivisi in quattro gruppi: i fattori di rischio, i ricoveri ospedalieri, la mortalità evitabile, la spesa.

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NORD - CENTRO - SUD
La figura 1 riporta l’andamento, per ripartizione geografica (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Mezzogiorno), di tre fattori di rischio: la percentuale di consumatori di alcol a rischio di 14 anni e oltre, la percentuale di fumatori di 14 anni e oltre, la percentuale di persone obese di 18 anni e oltre, e le loro variazioni tra gli anni 2006, 2007, 2021 e 2022. Dal punto di vista temporale i consumatori di alcol a rischio sono in forte diminuzione, tra il biennio 2006-2007 ed il biennio 2021-2022, in tutte le ripartizioni in maniera sostanzialmente analoga; in termini geografici è particolarmente evidente la differenza tra il nord ed il mezzogiorno, con il Nord-est che presenta la frequenza più elevata di consumatori di alcol a rischio (18,1% nel 2022) ed il mezzogiorno (12%) con quella più bassa. I valori del biennio 2021-2022, con il 2021 che mostra le frequenze inferiori in tutte le ripartizioni, potrebbero in parte risentire dell’effetto della pandemia da Sars-CoV-2.
Anche la percentuale di fumatori di 14 anni e oltre si segnala in diminuzione in tutte le ripartizioni, ma con un effetto di riduzione inferiore rispetto ai consumatori di alcol a rischio. Per quanto riguarda gli aspetti geografici questa volta è il centro a presentare i valori più elevati (20,7 nel 2022) mentre nel Nord-est (18,4%) si fuma di meno. Il 2021 è l’anno in cui gli andamenti geografici si discostano maggiormente rispetto agli altri anni: anche in questo caso la spiegazione potrebbe risiedere, almeno in parte, nell’effetto della pandemia.
La percentuale di persone obese di 18 anni e oltre è invece in aumento nel periodo considerato in quasi tutte le ripartizioni ed in particolare nel Mezzogiorno, che è anche l’area che registra le frequenze più elevate (13% nel 2022).
Figura 1. Fattori di rischio. Sono rappresentati, per ripartizione geografica, la percentuale di consumatori di alcol a rischio di 14 anni e oltre, la percentuale di fumatori di 14 anni e oltre, la percentuale di persone obese di 18 anni e oltre, e loro variazioni tra gli anni 2006, 2007, 2021 e 2022. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

MASCHI – FEMMINE – CLASSI DI ETÀ
Interessante è anche la distribuzione per classe di età e sesso dei tre fattori di rischio (figura 2, dati dell’anno 2023).
I fumatori (linea solida), sia nei maschi che nelle femmine presentano le frequenze più elevate nelle classi centrali (con i maschi che raggiungono il valore del 34% nelle età 25-34 anni), per poi decrescere al di sopra dei 65 anni, ed in tutte le classi di età la percentuale di maschi fumatori è superiore a quella delle femmine fumatrici, particolarmente tra 18 e 54 anni.
La percentuale di consumatori di alcol a rischio (linea tratteggiata) decresce con l’età in entrambi i generi, ma dopo i 64 anni i maschi crescono in modo importante; inoltre a tutte le età la quota di maschi che consuma alcol a rischio è superiore alla analoga quota di femmine. La percentuale di persone obese, invece, cresce al crescere dell’età sia nei maschi che nelle femmine, con i primi che hanno sempre valori superiori alle seconde.
Figura 2. Fattori di rischio. Sono rappresentati, per classi di età e sesso, la percentuale di consumatori di alcol a rischio di 14 anni e oltre (linea tratteggiata), la percentuale di fumatori di 14 anni e oltre (linea solida), la percentuale di persone obese di 18 anni e oltre (linea punteggiata). Anno 2023. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

OSPEDALIZZAZIONE
Un secondo gruppo di informazioni riguarda l’ospedalizzazione, rappresentata attraverso 3 indicatori: il tasso di ricovero, x 100.000 abitanti, per le malattie del sistema circolatorio, lo stesso tasso per il totale dei tumori, il numero di posti letto x 1.000 abitanti. La tabella 1 riporta i valori dei tre tassi, nelle quattro ripartizioni geografiche, per diversi anni tra il 2006 ed il 2022.
In Italia si è passati da 4 posti letto ogni 1.000 abitanti del 2006 a 3 posti letto nel 2022, diminuzione che si è osservata circa allo stesso modo in tutte le ripartizioni, con le regioni del Nord che hanno sempre mantenuto ed ancora mantengono un valore superiore (3,2 x 1.000 nel 2022) a quelle del Mezzogiorno (2,7 x 1.000).
Tabella 1. Ospedalizzazione. Numero di posti letto x 1.000 abitanti; tasso di ricovero, x 100.000 abitanti, per le malattie del sistema circolatorio; tasso di ricovero, x 100.000 abitanti, per il totale dei tumori. Dati per ripartizione geografica. Anni 2006, 2007, 2011, 2012, 2016, 2017, 2021, 2022. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

Per meglio apprezzare l’andamento dell’ospedalizzazione la figura 3 riporta l’andamento dei tassi di ricovero (x 100.000 ab.) per le malattie del sistema circolatorio e per il totale dei tumori suddiviso per ripartizione geografica per tutti i singoli anni dal 2006 al 2022. Per entrambe le patologie e per tutte le ripartizioni geografiche si osserva un andamento decrescente dei tassi col passare del tempo mano a mano che ci avviciniamo agli anni più recenti, calo più accentuato ed evidente per le malattie del sistema circolatorio rispetto ai tumori. Molto chiaro è l’effetto della pandemia sui tassi di ricovero degli anni 2020 e 2021, in netto calo, e con i valori del 2022 che sembrano tornare in linea con i valori che precedevano il periodo pandemico. Per tutto il periodo esaminato i tassi più elevati, per entrambe le patologie, si sono registrati nella ripartizione Centro.
Figura 3. Ospedalizzazione. Tasso di ricovero, x 100.000 abitanti, per le malattie del sistema circolatorio; tasso di ricovero, x 100.000 abitanti, per il totale dei tumori. Dati per ripartizione geografica. Anni dal 2006 al 2022. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

EMIGRAZIONE OSPEDALIERA
Per i ricoveri il rapporto presenta un quarto indicatore, l’indice di emigrazione ospedaliera, cioè la percentuale di ricoveri effettuati al di fuori della regione di residenza. Per le regioni che hanno un indice di emigrazione ospedaliera inferiore al 10% l’andamento nel tempo si presenta sostanzialmente costante o comunque con variazioni (in crescita o in diminuzione) minori; diversa è invece la situazione per le regioni con un indice superiore al 10% perché per tali regioni, ad esclusione della Valle d’Aosta, la migrazione per effettuare ricoveri è in aumento nel tempo, con i valori più elevati che si osservano in Molise, Basilicata, e Calabria.
Figura 4. Ospedalizzazione. Percentuale di ricoveri effettuati fuori regione. Dati per regione. Anni dal 2006 al 2023. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

MORTALITÀ EVITABILE
Un terzo gruppo di informazioni riguarda alcuni indici di mortalità dai quali abbiamo estratto quelli che si rifanno alla mortalità cosiddetta “evitabile”, scissa poi nelle sue componenti di mortalità “prevenibile” e “trattabile”: la figura 5 rappresenta gli indicatori per bienni successivi nelle quattro ripartizioni geografiche.

Longevità e qualità della vita: il boom dei centenari
In tutte le ripartizioni geografiche i tassi di mortalità evitabile, ed i tassi componenti (prevenibile, trattabile), sono risultati in diminuzione fino all’arrivo della pandemia da Sars-CoV-2, dopo di che si osserva l’effetto inverso, in particolare per la mortalità prevenibile (e di conseguenza anche per quella evitabile). Il calo che si osserva nel 2022 fa ben sperare ma non si sono ancora raggiunti i valori pre-pandemici. Nessuna variazione a seguito del virus si osserva invece nella mortalità trattabile. Complessivamente la mortalità prevenibile è circa il doppio di quella trattabile, ed in tutte le tipologie di mortalità evitabile i valori più bassi si osservano al Centro Italia mentre il Mezzogiorno fa registrare i tassi più elevati.
Figura 5. Mortalità evitabile, prevenibile, e trattabile. Popolazione inferiore a 75 anni. Tassi per 10.000 abitanti. Dati per ripartizione territoriale. Anni 2006, 2007, 2011, 2012, 2016, 2017, 2021, 2022. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

SPESA SANITARIA
L’ultimo gruppo di informazioni riguarda la spesa sanitaria, e come indicatori sono stati selezionati il rapporto percentuale tra la spesa sanitaria delle famiglie e il PIL; il rapporto percentuale tra la spesa sanitaria delle famiglie e la spesa sanitaria totale; la spesa sanitaria pubblica a valori correnti per abitante, ed i dati per bienni successivi sono riportati suddivisi per ripartizione geografica.
Tra il 2006 ed il 2021 il rapporto percentuale tra la spesa sanitaria delle famiglie ed il PIL è passato a livello nazionale dal 1,9% al 2,2% segnando quindi un leggero aumento, aumento che si è realizzato in tutte le ripartizioni geografiche. Il rapporto è più elevato nel Mezzogiorno (2,6% nel 2021) e più basso nel Centro (2,1%). La spesa sanitaria delle famiglie è circa un quarto della spesa sanitaria totale: questo rapporto a livello nazionale è passato dal 22,4% del 2006 al 24,2% del 2021, con valori che però crescono fino all’arrivo della pandemia e poi subiscono una diminuzione. Dal punto di vista geografico la percentuale è molto più elevata al Nord (28,2 e 26,9 nel 2021, rispettivamente al Nord-est e Nord-ovest) e bassa al sud (19,6). In aumento nel tempo anche la spesa sanitaria pubblica pro-capite a prezzi correnti, passata a livello nazionale dai 1.824 euro del 2011 ai 2.212 euro del 2022. Anche questa spesa è più elevata al Nord e più bassa nel Mezzogiorno.
Tabella 2. Spesa sanitaria. Rapporto percentuale tra spesa sanitaria delle famiglie e PIL; rapporto percentuale tra spesa sanitaria delle famiglie e spesa sanitaria totale; spesa sanitaria pubblica a valori correnti per abitante. Dati per ripartizione geografica. Anni 2006, 2007, 2011, 2012, 2016, 2017, 2021, 2022. Fonte: Rapporto Noi Italia 2025, ISTAT.

IN SINTESI
I dati di Noi Italia restituiscono una immagine del paese che nel tempo mostra diversi aspetti positivi: diminuiscono i consumatori di alcol a rischio ed i fumatori, diminuiscono i letti ospedalieri ed i tassi di ricovero, diminuisce la mortalità evitabile sia nella frazione prevenibile che in quella trattabile, ed aumenta la spesa sanitaria sia pro-capite che in rapporto al PIL. Tutti questi aspetti positivi, seppure con valori migliorativi diversi, hanno interessato tutte le ripartizioni geografiche. Sempre nel tempo però c’è anche qualche segnale negativo perché sono in aumento, ad esempio, le persone obese e la mobilità ospedaliera fuori regione. Continuando a guardare gli andamenti temporali appare evidente l’effetto sugli indicatori che ha avuto la recente pandemia, effetto che appare in esaurimento a partire dal 2022-2023.
Se l’andamento temporale segna diversi benefici per la sanità e la salute degli italiani, le magagne maggiori emergono a livello territoriale. Anche se, per ragioni di sintesi, sono state analizzate solo le ripartizioni territoriali e non le singole regioni, tutti gli indicatori mostrano in maniera univoca che la sanità e la salute del nostro paese non rispettano il principio di uguaglianza, e la maggioranza dei deficit segnalata dagli indicatori di Noi Italia si riscontra nelle regioni del Mezzogiorno, anche se per qualche aspetto (soprattutto nel settore del controllo dei fattori di rischio) ci sono attività da fare anche in altre ripartizioni (al Nord ed al Centro). E’ anche da segnalare che le differenze riscontrate tra i territori non sono legate a fenomeni recenti: sono presenti dall’inizio della serie di dati esaminati e per alcuni indicatori sono in tendenziale riduzione nel tempo.