“Verso quale modello di assistenza agli anziani? è il titolo e l’obiettivo di questo studio realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà che mette a fuoco il Sistema cosiddetto di Long Term Care. Nella prima parte della ricerca, lo stato dell’arte del sistema italiano è contestualizzato prendendo in esame i sistemi assistenziali di alcuni paesi europei (Spagna, Danimarca, Svezia, Inghilterra).
SCENARIO EUROPEO
“Questi paesi – si legge nello studio – sono tutti interessati da un processo di invecchiamento della popolazione e da una aspettativa di vita sempre maggiore”.
In Italia la percentuale di popolazione over 65 è in aumento e continuerà ad aumentare, ammontando attualmente al 24,3% della popolazione totale e destinata a raggiungere il 34,5% nel 2050. La struttura delle famiglie italiane sarà poi interessata da un aumento di coppie senza figli e di nuclei composti da persone sole ultra sessantenni.
La gestione del sistema LTC in Italia è decentralizzata e risulta frammentata per via dei molti attori coinvolti. Il governo decide le politiche di fondo, poi sulla base delle risorse messe a disposizione le singole regioni e le provincie autonome organizzano in modo autonomo i modelli di risposta ai bisogni della popolazione. Infine l’erogazione dei servizi è demandata ai comuni, alle Asl, e all’Inps.
ASSISTENZA IN ITALIA
I servizi di LTC includono tre tipologie di assistenza: domiciliare, residenziale ed economica .
La spesa pubblica per LTC (spesa sanitaria, per indennità di accompagnamento e per altre prestazioni) è di circa 38 miliardi, pari al 2% del PIL ed è prevista in crescita al 2,8% nel 2070. La spesa privata (per le RSA e per l’assistenza domiciliare) è stimata in circa 33 miliardi (1,7% del PIL).
La popolazione con bisogno di assistenza è stimata in circa 4 milioni di persone. Per l’assistenza domiciliare vengono erogate 15,5 milioni di ore per 970mila anziani. Il tasso di copertura è del 24%. L'ADI risulta essere, comunque, il servizio che attualmente raggiunge il maggior numero di over 65 non autosufficienti.
Da un attento raffronto tra indici di bisogno di assistenza e beneficiari dei servizi, lo studio documenta che “il livello di copertura del bisogno fornito dalla rete socio-sanitaria pubblica risulta essere nel complesso limitato, evidenziando una capacità contenuta di raggiungere il bacino di utenza potenziale”

Anziani e disabili: un nuovo modello di assistenza
PER UNA RETE INTEGRATA
Ciò è oggetto della seconda sezione della ricerca, che esamina la domanda potenziale di assistenza domiciliare e sottolinea la necessità di “ripensare in Italia e negli altri paesi esaminati i moduli di assistenza agli anziani offrendo soluzioni più personalizzate e differenziate”. Si tratterebbe di sviluppare una rete integrata che coinvolga le dimensioni sociali, sanitarie e assistenziali, e che assicuri il dialogo fra ospedali e domiciliaria. Per fare ciò lo studio indica come necessaria una ristrutturazione della spesa ospedaliera.
RICOVERI OLTRE SOGLIA
A questo scopo, la ricerca analizza il Rapporto sull’attività di ricovero ospedaliero (pubblicato dalla Regione Lombardia nel 2019 e successivamente aggiornato nel 2021 e in particolare i casi di esperienze specifiche delle ATS di Bergamo e della Brianza).
Vengono messi in evidenza i dati dei ricoveri “oltre soglia” degli over 65, cioè di permanenza in ospedale in più rispetto a quanto necessario, per l’erogazione di cure che potrebbero essere fornite con l’assistenza domiciliare.
I casi oltre soglia per gli over 65 sono 9200, le giornate 149.000. Il valore è equivalente a 22,9 milioni di euro.
SPUNTI PER UNA RIORGANIZZAZIONE
Ci sono – sostiene lo studio della Fondazione - molteplici “opportunità legate alla possibile riconversione di una parte delle risorse dall’assistenza ospedaliera a quella domiciliare, al fine di generare policy che vadano nella direzione di assicurare una migliore presa in carico e una reale continuità di cure per il paziente anziano.
Un primo aspetto messo in evidenza dalla ricerca è l’indubbia esistenza di un numero, anche significativo, di attività comunemente svolte in un contesto ospedaliero che possono trovare nell’assistenza domiciliare una soluzione assistenziale adeguata. “Trasferire il paziente da un setting di ricovero ad uno differente richiederebbe, tuttavia, una riorganizzazione significativa dei servizi da parte delle strutture, capace di creare un sistema integrato che consenta una reale presa in carico del paziente. Creare le condizioni affinché questo avvenga, purtroppo, non risulta comunque un’impresa semplice poiché è difficile pensare che un cambiamento simile possa generarsi spontaneamente a partire dal singolo ospedale, il quale non è strutturato per valutare e comprendere quali siano i fabbisogni sociali e sanitari del paziente al domicilio”. Occorre un piano più ampio, prudente e ben coordinato.
La seconda macro-questione riguarda la riconversione delle risorse. A tal proposito è necessario capire quali siano le condizioni effettive affinché si possano riconvertire le risorse ospedaliere in risorse da destinare all’assistenza domiciliare.
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