Nel 2023 le IVG sono state 65.746, pari a 17 su 100 nati vivi. In quarant’anni, tasso di abortività sceso del 67 p.c.: oggi è il 5,6 per mille delle donne in età fertile. Aumenta l’aborto delle minorenni
È stata consegnata al Parlamento la annuale “Relazione del Ministro della salute sulla attuazione della legge contenente «Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza» (legge 194/78)”, e grazie ad essa si può fare il punto sull’andamento della abortività nel nostro paese a quasi 50 anni di distanza dalla promulgazione della famosa legge.
Come noto i dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) effettuate in Italia sono raccolti ed elaborati da uno specifico Sistema di Sorveglianza attivo dal 1980 che usufruisce della collaborazione tra l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Ministero della Salute, l’Istat, e le Regioni e Province Autonome, e nell’ultimo rapporto pubblicato vengono rese note le informazioni riferite agli eventi relativi all’anno 2023.
I NUMERI DEL 2023
Nel 2023 nel nostro paese sono state notificate in tutto 65.746 IVG, 85 casi in più rispetto all’anno precedente (+0,1%): questi numeri indicano che il tasso di abortività (numero di IVG ogni 1.000 donne di età 15-49 anni) è risultato di 5,6 ogni 1.000 donne in età riproduttiva (uguale a quello del 2022) e che il rapporto di abortività (numero di IVG per 1.000 nati vivi) è risultato 172,6 per 1.000 nati (+3,6% sul 2022). Il modesto aumento di IVG nel 2023 è conseguenza di un duplice (contemporaneo) fenomeno: da una parte la diminuzione delle IVG tra le donne straniere (-2,9% rispetto al 2022) e dall’altra l’aumento tra le donne italiane (+1,22%).
La figura 1 amplia lo sguardo sul valore dei due indicatori presentando i dati per tutta la serie di anni disponibili (dal 1978 al 2023).
Figura 1. Tassi e rapporti di abortività in Italia – anni 1978-2023. Fonte: Relazione al Parlamento 2026

Come si osserva, i dati mostrano una rilevante crescita tra il 1978 ed il 1983, attribuibile soprattutto alla incompletezza della registrazione dei casi di IVG nei primi anni di vigenza del sistema di sorveglianza, ma raggiunto il loro picco sia il tasso che il rapporto di abortività sono risultati in continua discesa fino agli anni più recenti. In 40 anni, tra il 1983 ed il 2023, il tasso di abortività è diminuito del 66,6% e secondo la Relazione i valori degli ultimi anni ci collocano tra i valori più bassi a livello internazionale.
Dal punto di vista geografico l’abortività presenta disuguaglianze territoriali che si riscontrano in tanti altri fenomeni sanitari (mortalità, attesa di vita, ospedalizzazione, …), anche se non sono sempre le stesse le regioni (o le aree geografiche) che mostrano i valori più bassi (o più alti). A titolo di esempio la figura 2 considera il tasso di abortività per macro aree geografiche nei due anni 1983 e 2023: sia nel 1983 che nel 2023 sono le regioni del centro del paese a presentare i valori più elevati del tasso di abortività e quelle delle isole a presentare invece i valori più bassi; ed anche le variazioni nel tempo rispecchiano la stessa geografia visto che in 40 anni il tasso di abortività è diminuito del 69,7% nelle regioni del centro e del 61,5% nelle isole.
Figura 2. Tassi di abortività per area geografica – anni 1983 e 2023. Fonte: Relazione al Parlamento 2026

La figura 3 descrive l’andamento del tasso di abortività in funzione dell’età della donna al momento della IVG, sempre nei due anni estremi della rilevazione (1983 e 2023): se nel 1983 i tassi di abortività più alti riguardavano le donne di età compresa tra i 25 e i 29 anni, col passare del tempo la fascia di età prevalente si è innalzata e nel 2023 è collocata tra i 30 e i 34 anni. Il cambio di età della donna che oggi ricorre alla IVG ha un effetto anche sulle minorenni (<18 anni): nel 2023 tra di esse 1.939 hanno effettuato una IVG (2,9% delle procedure effettuate nel nostro paese), ma erano il 2,8% nel 2022, il 2,1% nel 2021 e il 1,9% nel 2020, il che significa che siamo di fronte ad un aumento delle IVG tra le minorenni contenuto ma costante. A commento e (parziale) mitigazione di questo fenomeno la Relazione indica che il tasso di abortività delle minorenni residenti nel nostro paese, benché in aumento, si mantiene comunque inferiore a quello dei Paesi europei con analoghi sistemi sociosanitari.
Figura 3. Tassi di abortività per classe di età della donna – anni 1983 e 2023. Fonte: Relazione al Parlamento 2026

PIÙ AL CENTRO, MENO NELLE ISOLE
Dal punto di vista geografico l’abortività presenta disuguaglianze territoriali che si riscontrano in tanti altri fenomeni sanitari (mortalità, attesa di vita, ospedalizzazione, …), anche se non sono sempre le stesse le regioni (o le aree geografiche) che mostrano i valori più bassi (o più alti). A titolo di esempio la figura 2 considera il tasso di abortività per macro aree geografiche nei due anni 1983 e 2023: sia nel 1983 che nel 2023 sono le regioni del centro del paese a presentare i valori più elevati del tasso di abortività e quelle delle isole a presentare invece i valori più bassi; ed anche le variazioni nel tempo rispecchiano la stessa geografia visto che in 40 anni il tasso di abortività è diminuito del 69,7% nelle regioni del centro e del 61,5% nelle isole.

Sempre meno i nuovi nati (con tante ecografie e cesarei)
ITALIANE E STRANIERE
In lievissima riduzione le IVG di donne straniere (27,5% nel 2022 sono diventate il 26,7% nel 2023) ma il tasso di abortività tra di loro è 11,7 per 1.000 donne, un valore che è oltre il doppio del tasso delle donne italiane (5,2 x 1.000). Un buon segnale viene dalle IVG ripetute: è intorno al 23% il numero di donne con precedente esperienza abortiva ma questo valore è in continua, seppur lieve, diminuzione. Tra l’altro la Relazione segnala che nel nostro paese la percentuale di aborti ripetuti è tra le più basse a livello internazionale.
CONSULTORIO LA VIA PIÙ SCELTA
Per il rilascio dei documenti necessari alla richiesta di IVG la preferenza va al consultorio familiare (45,6%): seguono il servizio ostetrico-ginecologico dell’ospedale (33,0%) e il medico di fiducia (19,1%). Sono in leggero aumento le IVG effettuate in procedura di urgenza (oltre il 26% dei casi) e quelle effettuate precocemente (con minor rischio di complicazioni per la donna): il 65,4% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (+3% del 2022) e il 18,1% a 9-10 settimane.
Nel 2023 la grande maggioranza delle IVG è stata eseguita nelle diverse tipologie di istituti di cura pubblici e consultori familiari: solo il 3,0% ha avuto luogo nelle cliniche convenzionate autorizzate, e quanto al tipo di procedura la percentuale di IVG farmacologiche è stata del 59,4% (era 52,0% nel 2022), però con grandi differenze territoriali (isole 46,3%; meridione 56,3%; centro 60,4%; nord 61,1%). Le IVG chirurgiche sono state il 39,9% degli interventi (33,6% in isterosuzione).
OBIETTORI IN CALO
Da ultimo, è in riduzione la percentuale dei ginecologi che hanno sollevato obiezione di coscienza: era il 60,5% nel 2022 è diventata il 57,1% nel 2023, però con forti differenze territoriali sia tra i ginecologi (91,7% in Molise) che tra gli anestesisti (35,1% a livello nazionale) che tra il personale non medico (30,9%).
ETEROGENEITÀ TERRITORIALE
Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dalla Relazione sullo stato dell’arte, riferito all’anno 2023, della applicazione della legge 194 nel nostro paese, una fotografia che segnala come stanno cambiando nel tempo, lentamente, le caratteristiche (anche numeriche) del ricorso alla interruzione volontaria di gravidanza. Il mondo delle IVG non è fermo e si sta muovendo, seppure con lentezza come si è detto, ma deve essere vista con seria preoccupazione soprattutto la grande eterogeneità che distingue le singole regioni e che non accenna a ridursi: e come succede purtroppo per altri fenomeni che caratterizzano le tematiche sanitarie e della salute sono le regioni del sud del paese quelle che pagano maggiormente dazio. Questa eterogeneità territoriale non emerge solo nel confronto tra regioni: è molto più pervasiva perché si ritrova anche tra le provincie di una stessa regione (soprattutto per le regioni più grandi) ed arriva addirittura alle Asl se non persino alle singole strutture.