Sono operative 13.000 strutture con 426.000 posti letto. Destinati ad anziani, ma anche a disabili, minori, stranieri, soggetti con patologie psichiatriche, dipendenze e vittime di violenza di genere
Molti sono i dati e le informazioni che permettono di descrivere e valutare le caratteristiche del comparto sanitario (specificamente inteso): notizie su strutture, letti, personale, risorse, spese, prestazioni erogate, farmaceutica, e così via, sono largamente disponibili ed offrono l’opportunità di ragionare con dettaglio su ciò che funziona e ciò che non funziona in questo cruciale settore della attività dell’uomo. Ma se appena usciamo un pochino da questa strada principale e cerchiamo di affrontare qualche argomento che con la sanità è in parentela molto stretta le cose cambiano drasticamente e si forma subito l’impressione di essere di fronte ad un precipizio di cui si vede a malapena qualche superficiale elemento. Non si tratta di pessimismo strutturale da parte di chi scrive ma è il caso concreto della assistenza socio-sanitaria e di ciò che la caratterizza, perché i sistemi informativi di questa tipologia di assistenza, che per altro è sempre considerata all’interno dei provvedimenti che riguardano la assistenza sanitaria globalmente intesa, sono ancora debolmente sviluppati e le informazioni disponibili risultano piuttosto scarse e largamente incomplete.

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In questo contesto risulta molto apprezzabile il lavoro svolto in particolare dall’ISTAT e dobbiamo alle attività dell’istituto di statistica se qualche utile informazione viene prodotta. Nello specifico, ad esempio, è il caso del recente rapporto “Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. 1° gennaio 2024” (13 gennaio 2026) dove l’istituto cerca di fare il punto quantitativo su queste tipologie di strutture, sulle attività che lì vengono svolte, e su alcune caratteristiche dei cittadini che risultano ospitati.
DATI QUANTITATIVI
Per cominciare si apprende, grazie appunto alle indagini specifiche svolte da ISTAT, la grande varietà di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che queste strutture offrono nel nostro paese: assistenza agli anziani (autosufficienti o non autosufficienti), ai disabili, ai minori, agli stranieri, in tema di patologie psichiatriche, di dipendenze patologiche, di disagio sociale, di violenza di genere, e così via. Al 1 gennaio 2024 erano 12.987 i presidi residenziali che risultavano attivi nella erogazione delle attività elencate: il 76% era costituito da strutture gestite da organismi di natura privata ed il 51% apparteneva all’area degli enti non profit. Il settore metteva a disposizione un totale di circa 426mila posti letto, cioè una frequenza di 7,2 letti ogni 1.000 persone residenti (in aumento del 4,4% rispetto al 2023): purtroppo questi letti però non sono distribuiti in modo geograficamente uniforme ed equo perchè nel Nord-Est ci sono 10,5 posti letto ogni 1.000 abitanti mentre al Sud se ne contano solo 3,4 x 1.000.

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SERVIZI SOCIO-SANITARI
Le unità di servizio attive (dette anche moduli) sono risultate circa 16mila, e di esse circa 9.400 erogano assistenza socio-sanitaria: sono coinvolti circa 334mila posti letto (78% del totale), che accolgono soprattutto anziani non autosufficienti (77% dei letti) o autosufficienti (7%), persone con disabilità (7%), adulti con patologie psichiatriche (5%), persone con dipendenze patologiche (2%) e minori (1%).
SERVIZI SOCIO-ASSISTENZIALI
Le rimanenti unità, con quasi 92mila posti letto (22%) offrono invece servizi di tipo socio-assistenziale, e accolgono principalmente persone con varie forme di disagio: 41% dei posti letto per la funzione abitativa, 41% per la funzione socio-educativa (in particolare per i minori), 12% per sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti, 6% per l’emergenza.
La tabella 1 riporta la distribuzione percentuale dei posti letto dei presidi residenziali per tipologia di utenza prevalente e per ripartizione geografica (le percentuali sono calcolate ponendo a 100 il totale di ogni ripartizione) e dà quindi l’idea del differente profilo di servizio attorno al quale le regioni hanno impostato le proprie attività.
Tabella 1. Anno 2024. Posti letto dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari per tipologia di utenza prevalente e ripartizione geografica. Valori percentuali per ripartizione. Fonte: ISTAT (“Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. 1° gennaio 2024”), 13 gennaio 2026.

Al di là della differente frequenza dei posti letto tra le regioni del nord e quelle del mezzogiorno di cui si è già detto (rapporto di 3:1 tra le ripartizioni geografiche), anche i profili di offerta di servizi risultano territorialmente disomogenei: come indica la tabella nelle regioni del Nord prevalgono i posti letto per gli anziani non autosufficienti (72-75%, circa il doppio rispetto al Mezzogiorno) mentre al Sud percentuali più alte della media nazionale si riscontrano nei posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità, ai minori, alle patologie psichiatriche ed agli immigrati.
Le disuguaglianze geografiche non riguardano solo le tipologie di servizi offerti: differenze significative si riscontrano anche nella dimensione delle strutture perchè nel Nord-Est (ad esempio) il 30% delle residenze è di piccola dimensione (strutture con un massimo di sei posti letto), valore doppio rispetto alla media nazionale (15%), mentre sono più grandi le strutture nel Nord-Ovest (18% con letti tra 46 e 80 e 16,5% con oltre 80): nel Mezzogiorno la maggioranza delle strutture possiede tra 16 e 45 posti letto (51,2% nel Sud, 60,3% nelle Isole).
PUBBLICO E PRIVATO
Nel comparto sanitario la proprietà delle strutture è in larga maggioranza di tipo pubblico: nel settore socio-sanitario e socio-assistenziale il rapporto invece si inverte perché nel 45% dei casi la titolarità della struttura è in capo ad enti non profit, nel 25% ad enti privati for profit, nel 18% ad enti pubblici, e nel 12% ad enti religiosi. Ma anche la distribuzione territoriale di pubblico e privato merita di essere menzionata: al Nord 7 strutture su 10 sono gestite da enti pubblici ed il 24% da enti non profit; al Centro le strutture gestite da enti non profit sono il 37% e nel Mezzogiorno sono il 34%.
Al 1.1.2024 gli ospiti accolti risultavano in totale 385.871 (superiori del 6% rispetto all’anno precedente), con un 75% di ospiti di età > 65 anni, un 19% con età compresa tra 18 e 64 anni, ed il rimanente 6% costituito da minori. Circa 290mila (77%) anziani residenti nelle strutture avevano più di 80 anni di età, e tra questi circa il 78% (quasi 240mila) non erano autosufficienti (in maggioranza donne: 73%). Tra gli over 80 il tasso di ricovero è risultato di 49 per 1.000 residenti, di 12,3 (per 1.000) nella classe 75-79 anni e di 4,6 (per 1.000) tra gli under 75.
Il tasso di residenzialità per gli anziani (>65 anni) a livello nazionale è risultato del 20 x 1.000: valori più elevati si riscontrano nelle strutture del Nord-Est (31 x 1.000) e raggiungono il massimo nelle province di Trento (40) e Bolzano (39), mentre tassi di istituzionalizzazione inferiori si registrano nelle regioni del Sud (9 x 1.000), con la Campania che segna i valori più bassi (4 x 1.000 anziani).
ANZIANI NON AUTO-SUFFICIENTI
Un affondo sugli anziani non autosufficienti evidenzia differenze territoriali piuttosto importanti, più marcate tra le donne come mostra la figura 1. I tassi di residenzialità nelle femmine sono molto alti nelle residenze sia del Nord-Ovest che del Nord-Est, con oltre 35 donne anziane non autosufficienti per 1.000 residenti di pari età, tassi che diventano 14 per 1.000 nel Centro, 7 per 1.000 nel Sud e 8 per 1.000 nelle Isole. Le stesse differenze territoriali si registrano, con valori dei tassi decisamente più bassi, tra i maschi. Più omogenei territorialmente invece sono gli stessi tassi per i soggetti anziani autosufficienti che presentano nelle regioni del Centro valori (4 x 1.000) appena più alti della media nazionale (3,6 x 1.000)
Figura 1. Anno 2024. Tasso di ricovero (x 1.000 ab >65) di anziani non autosufficienti per sesso e ripartizione geografica. Fonte: ISTAT (“Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. 1° gennaio 2024”), 13 gennaio 2026.

Gli adulti (18-64 anni) ospiti dei presidi residenziali al 1° gennaio 2024 erano circa 72mila (2 x 1.000): tra essi la classe più rappresentata è quella dei 45-64enni (più di 41mila utenti). Tra gli adulti ospitati sono più frequenti gli uomini (62%: 44mila unità) mentre le donne sono di meno (quasi 28mila). Dal punto di vista del servizio erogato, tra gli uomini prevalgono le attività indirizzate alla presenza di disabilità o di patologie psichiatriche (67%) e di dipendenze (alcolismo e tossicodipendenza: circa il 16%). La disabilità e le patologie psichiatriche costituiscono il disagio prevalente (75%) anche tra le donne, dove si registra inoltre un 8% di gestanti o madri con figli a carico ed un 2% di donne vittime di violenza.
I MINORI
I minori ospitati erano quasi 22mila (2 per 1.000 della popolazione minorenne), quasi per la metà stranieri. Molto vari sono i servizi che interessano questa fetta di popolazione: il 37% dei soggetti non presenta problematiche specifiche, il 20% riguarda minori stranieri senza un parente di riferimento, ed il rimanente 43% soffre di problemi di dipendenza (27%) o di salute (16%, in particolare di salute mentale o con disabilità). Sei ragazzi su dieci sono maschi, proporzione che arriva al 72% tra i minori stranieri. Tra i minori ospitati la prevalenza va agli adolescenti (62%).
Quasi 8mila minori (36%) sono accolti per problemi economici o per incapacità educativa (per vari motivi) dei genitori, ed un ulteriore 22% è accolto insieme ad un genitore o un adulto, e si cerca di fare in modo che la permanenza sia la più breve possibile (46,5% meno di un anno, 30,9% da uno a due anni): solo il 7,7% resta nella struttura più di quattro anni.
L’indagine di cui si è dato conto è svolta da ISTAT con cadenza annuale e rileva tutte le strutture pubbliche o private che erogano servizi di tipo socio-assistenziale e/o socio-sanitario residenziali (cioè una ospitalità assistita con pernottamento). Secondo le valutazioni di ISTAT le regioni del Nord partecipano in misura più completa alla rilevazione mentre quelle del Meridione presentano qualche maggiore assenza: poiché i risultati proposti dall’Istituto di statistica tengono conto di queste disuguaglianze territoriali si ritiene che le differenze osservate (soprattutto quando sono numericamente importanti) non possano essere attribuite alla diversa frequenza territoriale nella partecipazione all’indagine.
La rilevanza numerica dei servizi erogati e dei fenomeni osservati dall’indagine ISTAT, unita alle evoluzioni demografiche che sta avendo la nostra popolazione (drastica riduzione delle nascite, allungamento della durata della vita, aumento della popolazione anziana), dicono che le attività residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie meritano una maggiore attenzione informativa da parte degli enti (nazionali e regionali) che soprassiedono a tali servizi, attenzione che può essere aumentata solo se dalla meritoria indagine dell’ISTAT si passa ad un vero e proprio sistema informativo a copertura nazionale, che oggi è assente, sullo stile di quello che caratterizza molte attività (ricoveri, prestazioni ambulatoriali, consumi farmaceutici, …) del settore sanitario.