Welfare > Servizi di Welfare
Intervento su “Il Sole 24 Ore”

Per un welfare efficace e giusto
serve la valutazione della qualità

Riformare lo Stato sociale perché sia universalista e fattore di coesione e sviluppo. Occorre introdurre indicatori che rilevano l’impatto nel lungo periodo sulla condizione di chi fruisce di un servizio

In democrazia il mantenimento di uno Stato sociale ben funzionante è fondamentale non solo per il benessere delle persone ma anche per la coesione e per uno sviluppo stabile e duraturo. A maggior ragione in un momento di crisi.

Uno degli aspetti più critici ma poco attenzionati al riguardo è la valutazione della sua qualità.

Valutare (per garantire) la qualità dei servizi di welfare (sanità, istruzione, assistenza) è parte integrante dell’ambizione universalista e ugualitaria del welfare state. Infatti, chi può pagare e ha la capacità di rintracciare le informazioni necessarie, non ha difficoltà ad accedere ai servizi migliori, diversamente da chi non se lo può permettere ed è costretto ad accettare prestazioni più scadenti. In altre parole, la capacità di valutare la qualità è importante per scongiurare il rischio che le logiche di mercato portino a un welfare per poveri a fianco di un welfare per ricchi.

Questi servizi sono beni meritori, cioè beni essenziali per la collettività che non rispondono a criteri di mercato e per questo sono promossi e sovvenzionati dallo Stato. Sostengono l’equità, la difesa economica dei cittadini nelle situazioni di rischio calcolabile e incertezza strutturale, il diritto all’eguaglianza delle opportunità, fin dalla nascita e senza discriminazioni, e della promozione dei doveri di reciprocità sociale e di partecipazione alla vita economica.

I servizi di welfare sono anche beni relazionali. La loro efficacia e la loro qualità non dipendono solamente del soddisfacimento di un bisogno materiale, ma anche da fattori quali la qualità della relazione, l’ascolto, il rispetto, l’empatia tra chi lo eroga e chi ne fruisce. Se il soddisfacimento dei bisogni non avviene secondo modalità relazionali non si crea benessere sociale. Si può sinteticamente affermare che la chiave del successo della protezione sociale, nel suo insieme, sia la relazione.

Questi brevi cenni mostrano quanto sia complesso valutare la qualità dei servizi di welfare e il loro impatto sociale.

Quando si valutano attività che devono migliorare il benessere delle persone, infatti, non si parla solo di output, ma di outcome, cioè di indicatori che rilevano l’impatto nel lungo periodo sulla condizione, lo stato o il comportamento di chi fruisce di un servizio.

In campo sanitario, ad esempio, occorre verificare se e quando un ospedale sia stato in grado di prendersi cura dei degenti, considerando tutti i diversi fattori implicati. A scuola occorre conoscere quanto uno studente abbia migliorato le sue conoscenze e competenze in base alla sua situazione di partenza e al contesto che caratterizza la sua vita. Se si considera l’assistenza agli anziani occorre comprendere quanto la permanenza in una RSA o l’assistenza domiciliare abbiano migliorato la vita delle persone, i loro problemi di salute, di disagio sociale, di grado di conoscenza, di povertà.

Dal punto di vista metodologico, l’errore più comune è accontentarsi di indicatori aggregati quantitativi o frequenze, relative e assolute. In questo caso le indagini possono al più rilevare la presenza o l’assenza di determinati fattori.

Per stimare la qualità del servizio offerto, il dato dovrebbe essere rilevato a livello di singolo utente e dopo l’erogazione del servizio in modo da poter valutarne l’efficacia attraverso opportuni metodi statistici (ad esempio i modelli di regressione), ricavando il valore aggiunto in termini di istruzione assicurato dalle scuole o tener conto della gravità di un paziente e il suo miglioramento quando si considera la riuscita di una operazione.

Rilevare solo il punto d’arrivo di un processo e non il trend di miglioramento può produrre un effetto addirittura deleterio, la cosiddetta “selection bias”, che porta a rifiutare i pazienti più gravi o gli studenti più in difficoltà per non essere valutati negativamente.

Analisi correttamente condotte possono evidenziare preziose informazioni anche a riguardo del contesto che può o meno amplificare gli esiti positivi di un servizio grazie alla prossimità e alla capacità di generare fiducia all’interno delle comunità locali. Si può in questo modo comprendere non solo se un intervento funziona, ma per chi, in quali contesti e attraverso quali meccanismi.

E, pensando alla sussidiarietà secondo la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale, che la definisce come quella “distribuzione dei poteri in base al solo criterio del bene comune”, decidere chi meglio possa rispondere ai bisogni dei cittadini.

 

Per gentile concessione de Il Sole 24 Ore

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