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Il Rapporto 2024 presentato alla Camera

Nuovo welfare sussidiario:
allo studio progetti pilota

Per uno Stato Sociale fattore di sviluppo, occorre riformare modello di spesa e governance. Con, tra gli altri, i sottosegretari all’Economia Albano e Freni. La proposta dell’Intergruppo per la Sussidiarietà

Il Rapporto “Sussidiarietà e... welfare territoriale” è stato presentato alla Camera dei Deputati, presso la Sala della Lupa, il 9 ottobre 2025, su iniziativa dell’Intergruppo per la Sussidiarietà. Il Rapporto è stato realizzato da Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con Banca d'Italia, Istat, Ifel e Ipsos. I lavori sono stati aperti dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Le relazioni sono state di  Pierciro Galeone, Direttore di Ifel e Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà. Hanno svolto interventi programmati: Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'economia e delle finanze; Giuseppe Busia, Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione; Federico Freni, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'economia e delle finanze; Maurizio Lupi, Presidente Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà.

Qui di seguito una sintesi degli interventi (non rivista dagli autori).

MULÉ - Io non devo dire nulla, se non pormi insieme a voi – come abbiamo la maturità di fare all'interno di questo gruppo – in ascolto, per recepire ciò che ci diranno coloro che hanno redatto il rapporto che verrà adesso presentato. I temi sono innanzitutto il 5×1000, che non è un fattore aritmetico, ma un fattore di giustizia. il superamento del tetto del 5×1000. In un’epoca in cui abbiamo rotto il tetto di cristallo, sarà anche arrivato il momento di rompere quello del 5×1000, andando generosamente nella direzione di una norma che rappresenta generosità e responsabilità sociale. Vedremo adesso se eliminarlo del tutto, questo tetto, oppure se muoverci in una direzione che garantisca comunque il finanziamento – se non integrale, almeno per gran parte – di ciò che viene destinato al 5×1000, evitando che solo nell’ultimo anno si registri uno sforamento di 78 milioni.

Sulla generosità non si deve mai sforare.

Poi abbiamo il tema relativo alle compensazioni per opere pubbliche per gli enti del Terzo Settore, centrale perché delinea una forma di responsabilità 2.0. Va tanto di moda parlare di responsabilità 2.0, ma anche su questo punto emerge la capacità di andare oltre, di avere una visione nuova e diversa, e quindi di delineare un nuovo modello di welfare e di sussidiarietà.

 VITTADINI - Il welfare italiano si trova ad affrontare una situazione caratterizzata da scarsità delle risorse pubbliche, inverno demografico, fragilità delle reti familiari, aumento del bisogno di cura e assistenza.

Il Rapporto segnala otto criticità da superare, che implicano la responsabilità della politica:

1) Abbiamo una governance policentrica mentre serve una regia unitaria. 2) C’è una vistosa sperequazione tra i vari territori per quanto riguarda la spesa sociale pro-capite, che va risolta. 3) Mancanza di valutazione della qualità dei servizi erogati, non basta considerare l'input, le risorse stanziate. 4) Aumenta la spesa privata delle famiglie: ma in futuro come riusciranno i nostri giovani che hanno minori risorse?

5) L’utilizzo del Terzo settore non è ottimale: malgrado ci sia stata una sentenza della Corte costituzionale del 2020 sulla coprogettazione e coprogrammazione, in gran parte si pratica l'esternalizzazione al massimo ribasso. 6) La contrapposizione pubblico e privato o privato sociale è un errore e un handicap. Occorre "più società e più stato e più privato", tutti insieme.

7) Si parte dal servizio per rispondere al bisogno singolo. Occorre passare alla presa in carico della persona

8) Occorre investire sul capitale umano, formare personale capaci di raccogliere i bisogni, valutare i risultati, fare coprogettazione e coprogrammazione.

In conclusione: il passaggio necessario è da un welfare inteso come spesa a valle che redistribuisce parte del Pil prodotto nella logica neoliberista, a un welfare in cui la cura del cittadino è intesa come fattore di sviluppo. Io penso che questa idea ci possa vedere tutti insieme.

FRENI - “Insieme”, come detto da Vittadini, è la parola chiave, quella che deve darci il nostro punto di riflessione. Perché la sfida è prima di tutto di carattere culturale. Si tratta di superare l'equivoco storico che il welfare sia una responsabilità esclusiva dello Stato. Lo Stato era e resta un pilastro essenziale delle politiche di welfare, ma con una diversa gestione, in chiave sussidiaria, che si avvalga dell'apporto diretto della società civile nella gestione e nell'erogazione dei servizi.

Pubblico, privato e terzo settore sono tutti anelli della stessa catena, hanno tutti lo stesso obiettivo, il benessere collettivo e devono lavorare in modo integrato

E quindi: potenziamento del welfare locale, potenziamento della programmazione, integrazione dei servizi superando la frammentazione, coinvolgimento del  terzo settore nel welfare generativo, sostegno alla coprogettazione pubblico-privato.

GALEONE - Io integro quello che ha illustrato Giorgio Vittadini per quanto riguarda la prima linea del welfare italiano, cioè i servizi che sono erogati dai comuni. La spesa totale per il welfare è di 640 miliardi (140 circa per la sanità).

Quasi l'80% è spesa dagli enti previdenziali (Inps e Inail), il 12% dalle amministrazioni centrali e il 9% dalle amministrazioni regionali e locali. La spesa sociale nel bilancio dello Stato  (al netto di previdenza e sanità) non è bassa: 110 miliardi; l’8,6% di questi + la spesa dei Comuni.

La spesa pro-capite è molto sperequata: più bassa per le regioni del Sud, e anche all’interno del Sud, la Campania ha il doppio della spesa pro-capite della Calabria.

Segnalo una delle dinamiche più forti di spesa: le spese che aumentano di più in realtà non sono tanto negli ultimi anni quelle sugli anziani, ma relativamente quelle sui minori. Per esempio, i minori affidati al comune dai tribunali, per i cosiddetti ASACOM, per l'assistenza degli studenti con vari disagi. Questa spesa ha crescite esponenziali.

Quindi: la spesa comunale rappresenta una quota ridotta di una spesa nazionale che non è bassa. Con una fortissima differenziazione geografica. E il motivo è che metà di quella spesa è coperta da entrate comunali e questo spiega la differenza nella spesa pro capite.

Serve un riequilibrio della spesa fra livelli di governo e servono meccanismi di gestione che permettano un'innovazione di cui abbiamo un grande bisogno.

 ALBANO - Può contribuire a questa discussione il lavoro che stiamo facendo al Ministero sull'Economia sociale che coniuga economia e socialità, efficienza e solidarietà. Un primo aspetto di questo lavoro riguarda la “perimetrazione” dell’economia sociale, cioè, definire bene quali sono i soggetti di questa economia. Nel campo della cooperazione, per esempio, molte realtà rispondono ai requisiti (che l'Europa ci chiede) dell'economia sociale, che sono il primato della persona, il reinvestimento della totalità degli utili nelle attività e la governance democratica.

L'altro aspetto è la definizione degli strumenti che devono essere messi in atto attraverso il piano d'azione dell'economia che sono soprattutto quelli di accesso ai finanziamenti, reperimento delle risorse, ma strumenti di tipo finanziario, oltre che tutti gli aspetti fiscali e del procurement.

Stiamo lavorando anche sul tema della casa, in particolare sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, e sul concetto di affordable housing. Cioè: qual è il costo massimo sostenibile da parte del cittadino per l’abitare? In Europa è definito il 30% del reddito disponibile.

BUSIA - Se abbiamo risorse scarse e bisogni crescenti, l'unica strada è aumentare l'efficienza. Vuol dire fare innovazione. L'innovazione si fa con l'imprenditorialità, con la capacità imprenditoriale e con la capacità di rischiare. Quindi per fare innovazione serve coinvolgere attori del mercato, attori del terzo settore che però abbiano capacità imprenditoriale.

Tema di fondo quello di capire qual è il modo migliore per far funzionare insieme pubblico e privato, pubblico e terzo settore, Purtroppo molti strumenti e regole che abbiamo oggi per far lavorare insieme pubblico e privato sono stati disegnati per tutt'altro contesto e per tutt'altre finalità. La gara al ribasso funziona per beni standardizzati, non per il welfare. In compenso strumenti diversi oggi nel nostro ordinamento ci sono. C'è il partenariato pubblico-privato, ci sono le concessioni, c'è la coprogettazione. Sono tutti strumenti che sono previsti e che possono essere utilizzati. Il problema è che nella pratica vengono utilizzati poco e male, perché c'è la paura che lavorare insieme al privato voglia dire corruzione, voglia dire spreco di risorse pubbliche.

Perciò dobbiamo  semplificare le regole, incrementare la formazione, assicurare trasparenza e controllo.

 LUPI - Mi sembra che sia emerso nettamente il tema della sussidiarietà, il coinvolgimento di tutti gli attori sociali. Non parliamo di uno Stato che si ritira, ma che riconosce che ci sono altri attori sociali che hanno delle competenze, delle capacità, delle risorse che è giusto coinvolgere.

Dobbiamo passare dalle parole ai fatti: identificare alcuni progetti pilota; non possiamo aspettare di avere la riforma perfetta del welfare per cominciare a fare qualcosa. Per esempio, riguardo ad asili nido, assistenza agli anziani, disabili.  La mia proposta è che questo  Intergruppo per la Sussidiarietà identifichi due o tre progetti concreti su cui cominciare a lavorare fin da subito, coinvolgendo le istituzioni ai vari livelli.

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