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Analisi dei dati 2015-2024 esposti dalla Corte dei conti

Dieci anni di spesa sanitaria:
sette paesi europei a confronto

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In totale stanziano meno Grecia e Portogallo; qualcosa di più Italia e Spagna; al top Paesi Bassi, Francia e Germania. Più spesa privata dove quella pubblica è minore. Trend di aumento simile per tutti

Quando si parla di spesa sanitaria (o di finanziamento del sistema sanitario nazionale: per quanto segue non ci sono importanti differenze numeriche in proposito) si è soliti mettere l’accento sulla spesa pubblica, cioè quella a carico dello Stato, ben sapendo che questa spesa è solo una parte della spesa totale in sanità in quanto per affrontare il tema salute oltre a ciò che ci mette lo stato ci sono le risorse economiche che in vario modo ci mettono i cittadini. Di questo secondo tipo di spesa si conosce abbastanza poco (soprattutto per via della debolezza dei relativi sistemi informativi) e di conseguenza tutto sommato sono poche le informazioni disponibili sul totale della spesa sanitaria (somma della spesa pubblica e di quella privata, per usare un linguaggio semplificato).

LE FONTI

Un aiuto a comprendere questo fenomeno ci viene dalla Corte dei Conti che nella adunanza del 4 dicembre 2025 della sua Sezione delle Autonomie con deliberazione n. 21 del 2025 ha reso disponibile la “Relazione al parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali”, con particolare riferimento agli esercizi 2023-2024, perché oltre a fornirci una propria visione di come funziona (o non funziona) la sanità nelle nostre regioni ci ha consegnato un po’ di informazioni (prese da tutte le fonti possibili: ISTAT, Ragioneria dello Stato, Eurostat, …) proprio sulla spesa totale e sulla sua suddivisione in spesa pubblica e spesa privata nelle più importanti nazioni europee, quelle che siamo soliti mettere a confronto quando si cerca di collocare l’Italia in un contesto internazionale.

SETTTE PAESI

In questo contributo si propongono alcune delle informazioni disponibili in proposito, per Italia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna (cioè i paesi considerati nella relazione della Corte), per il decennio 2015-2024, per la spesa a prezzi correnti (cioè che non tengono conto dell’inflazione) però corretti per il potere di acquisto (altrimenti il confronto tra nazioni sarebbe del tutto discutibile), sul presupposto da una parte che i dati riportati nella relazione della Corte dei Conti siano corretti (del che non si dubita ma un po’ di prudenza è sempre meglio metterla sul tavolo quando i sistemi informativi sono diversi), dall’altra che siano affidabili (soprattutto per quanto riguarda i valori della spesa privata), e dall’altra ancora che i confronti numerici tra nazioni europee non siano sostanzialmente influenzati da fattori (ad esempio: locali) di cui la Corte non ha tenuto conto nel momento in cui ha pubblicato i suoi dati.

Fondo sanitario nazionale: ecco i numeri per giudicare

 

Con tutta la prudenza che serve in questi casi proviamo a vedere cosa dicono i dati.

SPESA TOTALE PRO CAPITE

La tabella 1 riporta i valori numerici della spesa totale pro-capite a prezzi correnti (corretti per potere di acquisto) in euro tra il 2015 ed il 2024, e la figura 1 li rappresenta graficamente.

Tabella 1. Spesa totale pro-capite a prezzi correnti, corretti per potere di acquisto (€)

Figura 1. Spesa totale pro-capite a prezzi correnti, corretti per potere di acquisto (€)

 Sanità: paesi europei a confronto L'Italia mostra luci e ombre 

TREND DI CRESCITA SIMILI

In tutte e sette le nazioni analizzate la spesa sanitaria totale pro-capite è in costante aumento (a prezzi correnti) con variazioni nel decennio che sono piuttosto simili (dal 37,89% dell’Italia al 50,19% della Germania) ad eccezione del Portogallo (+65,99%). In termini di valore pro-capite della spesa (prendiamo il 2023 perché per il 2024 mancano i dati di Grecia e Spagna) si va dai 2.086 euro della Grecia, 2.725 del Portogallo, 2.950 della Spagna e 2.985 dell’Italia, ai 4.085 della Francia, 4.592 dei Paesi Bassi, e fino ai 5.251 della Germania.

Figura 2. Variazione cumulativa percentuale della spesa totale pro-capite a prezzi correnti, corretti per potere di acquisto, rispetto al 2015

 

Per affrontare complessivamente il tema salute tutte e sette le nazioni esaminate hanno dunque avuto la necessità, in un decennio, di aumentare la spesa corrente in maniera abbastanza simile (Portogallo a parte), nonostante una pandemia che ha colpito in maniera differenziata le nazioni. Questa similitudine dell’andamento temporale contrasta però con il valore assoluto della spesa che vede un rapporto medio di 1,8 volte tra le nazioni che pro-capite spendono di più (Germania, Francia, Paesi Bassi) e quelle che spendono di meno (Grecia, Portogallo, Spagna e Italia), rapporto che diventa di 2,5 volte tra la Germania (che spende più di tutte) e la Grecia (che spende di meno).

LA SPESA PRIVATA

In questo contesto generale come si muove la spesa privata? La tabella 2 dà conto di come nel decennio 2015-2024 si è mossa la quota percentuale di spesa privata (out of pocket) pro-capite sulla spesa totale pro-capite. Nel tempo questa quota è rimasta sostanzialmente stabile o in leggera diminuzione in tutte e sette le nazioni ma è centrata su valori percentuali decisamente differenti (figura 3). Si riconoscono infatti tre tipologie di contesti: un primo sistema (Francia, Germania, Paesi Bassi) dove il privato rappresenta intorno al 10-13% della spesa totale pro-capite; un secondo sistema (Italia e Spagna) che naviga tra il 22% ed il 25%; ed un terzo sistema (Portogallo e Grecia) che va ben oltre il 32% (e fino al 36%).

Tabella 2. Quota percentuale di Spesa privata (out of pocket) pro-capite sulla Spesa totale pro-capite

Figura 3. Quota percentuale di Spesa privata (out of pocket) pro-capite sulla Spesa totale pro-capite

IN RAPPORTO AL PIL

Ragionamenti analoghi possono essere proposti utilizzando l’altro indicatore di spesa che viene usualmente utilizzato nei confronti internazionali, e cioè il rapporto percentuale tra la spesa ed il PIL. In questo caso la tabella 3 e la figura 4 riportano il valore dell’indicatore per il totale della spesa (pannello superiore di tabella 3, pannello di sinistra di figura 4) e per la parte di spesa pubblica (pannello inferiore di tabella 3, pannello di destra di figura 4).

Tabella 3. Spesa totale / PIL % (pannello superiore) e Spesa pubblica / PIL % (pannello inferiore)

Figura 4. Spesa totale / PIL % (pannello di sinistra) e Spesa pubblica / PIL % (pannello di destra)

Come si osserva, l’andamento nel decennio dell’indicatore sia quando è riferito alla spesa totale che quando presenta quella pubblica è quasi analogo in tutte e sette le nazioni (dove l’unica modifica temporale di rilievo riguarda il periodo pandemico) ma centrato su valori medi sostanzialmente differenti: più basso in Grecia, più alto in Germania. Volendo entrare più in dettaglio si può vedere un andamento in leggera crescita per Germania, Francia e Portogallo in entrambi gli indicatori (spesa totale, spesa pubblica), ma per avere una idea più precisa occorrerà probabilmente aspettare ancora qualche anno quando sarà definitivamente concluso l’effetto pandemico. Per il rapporto percentuale tra spesa totale e PIL la Grecia si muove su valori che variano attorno al 7%, l’Italia è intorno al 8%, la Francia sta tra il 10% e il 11% e la Germania arriva fino al 12%. Allo stesso modo, ma solo su valori medi più bassi, è il rapporto percentuale tra spesa pubblica e PIL: la Grecia è intorno al 5%, l’Italia tra il 6,5% ed il 7%, la Francia tra 9% e 10% e la Germania tra 9% e 11%.

CONCLUSIONI

Queste informazioni suggeriscono qualche considerazione. La prima: tutte le nazioni esaminate nel decennio considerato hanno avuto andamenti della spesa paragonabili, sia quando si considera un indicatore di spesa corrente (ad esempio, la spesa pro-capite di ogni nazione) ed allora sia la spesa totale che la spesa privata (o pubblica) appaiono in aumento nel tempo, sia quando si considera un indicatore di propensione a spendere (ad esempio, il rapporto percentuale tra la spesa di ogni nazione ed il suo PIL) ed allora sia la spesa totale che la spesa pubblica (o privata) appaiono sostanzialmente costanti nel tempo. Su questi andamenti generali si sono evidentemente innestati gli effetti specifici della recente pandemia. La seconda: sia in termini di spesa assoluta che di propensione a spendere in sanità si possono riconoscere tre gruppi di nazioni: chi spende poco (o dedica meno risorse alla sanità), come Grecia e Portogallo; chi spende (mette) qualcosa di più, come Italia e Spagna; e chi spende molto, come Paesi Bassi, Francia e Germania. La terza: rispetto alla spesa totale l’incidenza della spesa privata, che è diversa nelle sette nazioni considerate e risulta suddivisa in tre classi di spesa, non appare in aumento nel tempo (decennio) ed è più elevata (percentualmente) nelle nazioni che hanno una spesa totale minore (spesa pro-capite) ed una minore propensione (spesa/PIL) a mettere risorse in sanità.

E LO STATO DI SALUTE?

Fin qui i dati di spesa: ma questi valori presentano qualche relazione con lo stato di salute delle diverse popolazioni? A titolo di esempio la figura 5 presenta la relazione tra Spesa totale / PIL % e attesa di vita alla nascita nelle sette nazioni esaminate. La correlazione non è forte (r = 0,38), segnale della importante variabilità che è presente nei dati, ma va nella direzione per cui ad una maggiore spesa sanitaria corrisponde una minore attesa di vita alla nascita (ed il risultato non dipende né dalla particolare scelta degli indicatori utilizzati, perchè si ripete cambiando gli indicatori, né dalle sette nazioni scelte, perché si ripete ad esempio considerando tutte le nazioni europee o dell’OCSE: dati omessi per brevità). Paradossalmente, chi più spende in sanità vive di meno (ha salute peggiore).

Figura 5. Relazione tra Spesa totale / PIL % e attesa di vita alla nascita

 

Il basso valore dell’indice di correlazione dice anche, come ragionevole del resto, che la salute (qui espressa esemplificativamente attraverso la attesa di vita alla nascita) dipende solo in parte dalla sanità (qui espressa attraverso la spesa sanitaria totale), considerazione che frequentemente viene trascurata quando si presentano queste tipologie di informazioni.

Da ultimo una curiosità, anche se è di poco rilievo in questo contributo perché richiede altre valutazioni. Vale la pena di notare la differenza di valore nella attesa di vita tra le nazioni: se, per un verso, nelle differenze tra Italia e Spagna, da una parte, e Paesi Bassi e Germania dall’altra, viene facile e naturale invocare la “dieta mediterranea” (o un più generico “effetto mediterraneo”) come causa principale delle diversità di risultato (come si legge frequentemente), per altro verso la stessa spiegazione non risulta più adeguata se confrontiamo ancora Italia e Spagna, da una parte, e Grecia dall’altra, nazioni tutte che dovrebbero essere caratterizzate appunto da una supposta analoga “dieta mediterranea” o “effetto mediterraneo”.

Sono state riportate esemplificativamente queste considerazioni tra indicatori di spesa ed indicatori di salute per significare quanto possa essere difficile e complesso ragionare attorno a questo tipo di variabili e, soprattutto, alle relazioni tra di loro: le spiegazioni scorciatoia si possono rivelare spesso fallaci.

 

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