Sogno e realtà
Come si vedono gli Stati Uniti
ENZO MANES
Nei loro tornanti gli Usa hanno vissuto passaggi esaltanti come traumatiche cadute
Nuova Atlantide n. 18 - Luglio 2026

Un gioco di parole dà il titolo al n. 18 della rivista “Nuova Atlantide”, dedicato agli Stati Uniti d’America, a 250 anni dalla Dichiarazione di Indipendenza (dal Regno Unito). “Usato” allude, dunque, a una storia non breve, due secoli e mezzo, fondata su ottime basi ideali, “densa di slanci e desideri, come di cadute e contraddizioni”, come annota il direttore Manes nella sua “Anteprima”, sino alla fase attuale incerta, tumultuosa e a rischio di declino: “Usato insicuro”.
Il monografico si apre con un’intervista di Gianluigi Da Rold a Federico Rampini, profondo conoscitore degli Usa, che offre una panoramica disincantata delle questioni che scottano in quel grande paese, senza lenti deformate dall’ignoranza o dal pregiudizio.
GLI IDEALI FONDATIVI – “La felicità è la libertà di essere sé stessi”. Ecco due parole chiave della Dichiarazione che come scrive Andrew Taylor, hanno poi influito sulla Costituzione. Le discussioni che hanno portato alla stesura di quest’ultima sono state ben studiate da Jill Lepore (Premio Pulitzer 2026): ci spiega tutto Carlo Dignola. Mentre ci presenta l’opera ancor oggi fondamentale di Tocqueville, “La democrazia in America”, il politologo Carson Holloway, in una conversazione con lo stesso Dignola e Martina Saltamacchia. Conclude questa prima parte – “Scenari” – della rivista il giudizio sintetico sull’impianto costituzionale statunitense di Matthew S. Brogdon. Egli, circa la formulazione dei diritti umani, mette in luce il positivo incontro di liberalismo e repubblicanesimo con legge naturale e cristianesimo.
QUESTIONI APERTE OGGI – Mille questioni, mille domande aperte. La prima grande questione, decisiva per lo stesso stato di salute della democrazia è quella della libertà. Michael Sandel, in dialogo con Paolo Carozza, sostiene che la banalizzazione del liberalismo, la sua riduzione a vuoti richiami senza reale esperienza, ha isolato l’individuo, deprivato dei legami con la comunità e la moralità. È questo, per Sandel, ciò che ha permesso il sorgere di populismi, fondamentalismi e nazionalismi.
Altre gravi problematicità riguardano la storica mancanza di un vero sistema di welfare (Elisabetta Vezzosi); l’enorme influenza sulla politica dei finanziamenti privati illimitati (Alberto De Simoni); la necessità di generare una Nova Pax al posto della vecchia Pax Americana, cioè di rigenerare un capitalismo di massa e un mercato libero amici delle democrazie (Carlo Pelanda); il ritorno in scena di una teologia politica messianica, cui l’amministrazione Trump attinge abbondantemente (Vincenzo Tondi della Mura), specie nella versione apocalittica e tecnocratica di Peter Thiel (Marco Dotti).
UN’ALTRA AMERICA – C’è l’altra America degli stranieri, storicamente alle prese con l’alternarsi – nel paese della libertà – di accoglienza e restrizioni (Brendan Shanahan). C’è l’altra America delle “pietre d’inciampo”, di voci libere e critiche, nella letteratura e nella musica: ad esempio John Steinbeck (raccontato da Fernanda Rossini) e Bruce Springsteen (Luca Miele).
Senza dimenticare cinema e tv che, ieri e oggi, hanno documentato – più o meno bene – la Rivoluzione americana (Susan Brynne Long intervistata da Martina Saltamacchia).