Quadrimestrale di cultura civile

Nuova Atlantide n. 15 - Ottobre 2025

Non c’è welfare senza casa:
un’emergenza per la politica

La casa è diventata una vera e propria emergenza. La crisi dell’abitare colpisce l’Italia, soprattutto nei grandi centri urbani, ma anche gli altri paesi europei. Mancano politiche pubbliche minimamente adeguate, e così l’abitare viene determinato dalla grande finanza, generando l’esclusione delle fasce più deboli e anche del ceto medio basso. Nel sistema di welfare, di cui pure l’Europa non ha eguali nel mondo, questo è un buco vistoso.

Se per la finanza la casa è una merce, per la persona (e la famiglia) – ed è questa l’ottica con cui affronta la questione il n. 15 di “Nuova Atlantide” - vuol dire ben altro: dignità, sicurezza,  benessere. “Vuol dire avere il proprio posto nel mondo. Un posto caldo, accogliente, generativo di relazioni”, si legge nell’Anteprima della rivista.

In sostanza: il welfare abitativo deve tornare ad essere una priorità della politica e delle istituzioni, all’insegna di un riformismo capace di avvalersi, nella costruzione delle risposte ai bisogni, della collaborazione fra tutti i soggetti responsabili, in particolare del Terzo Settore.  

Partire dal bisogno reale: ecco perché il numero si apre con un pezzo di Linda Laura Sabbadini sulla “bussola del BES”, gli indicatori Istat di benessere equo e sostenibile. Che mettono in luce, tra l’altro, le reali diseguaglianze. Colmare o ridurre queste diseguaglianze è lo scopo di un vero welfare universalistico. Lo ricorda Da Rold, che analizza la progressiva trascuratezza di questo criterio e indica la necessità di politiche pubbliche riformiste.

La casa non come merce ma per la persona, si diceva: Giorgio De Rita e Chiara Ryan spiegano che l’abitazione di proprietà rappresenta più di un bene materiale: rappresenta un elemento solido di continuità per poter guardare in avanti con fiducia.

In realtà le città divengono sempre meno ospitali, tranne che per i ricchi. Due architetti di grande fama si interrogano su questo, indicando la strada dell’housing sociale (Stefano Boeri) e dell’edilizia collettiva (Mario Botta).

Non solo le grandi città espellono i ceti popolari: lo spopolamento di molte aree interne rappresenta un fenomeno grave e un oggettivo impoverimento del nostro Paese (Anna Finocchiaro e mons Felice Accrocca).

Concludono la prima parte (“Scenari”) della rivista due riflessioni che sostengono la casa come diritto della persona: Mons. Óscar Quintana, che commenta l’esortazione di Papa Francesco “Evangelii Gaudium”, e Stefano Lampertico, che si mette dal punto di vista dei senzatetto.

Nella sezione “Lo stato delle cose” sui senzatetto di Milano riflette anche Luigi Campiglio: “sono il precipitato della nostra società”.  Sergio Urbani invita a contrastare la “perdita del fare comunità” che genera esclusione, valorizzando il Terzo Settore. Una panoramica del problema nei Paesi europei è infine offerta da Emanuele Sala.

Nell’ultima parte, “Focus” , tornano i senzatetto, questa volta di Austin, con la descrizione del progetto di welfare, dal forte significato educativo, che si chiama “Community First”, ad opera del suo animatore, Alan Graham.

Infine, la stringente attualità di Milano e il suo Piano casa sono oggetto della riflessione dell’assessore Emmanuel Conte; mentre Giustino Trincia (Caritas) ragiona su “la casa negata e  il futuro di Roma da ricucire”.

 

 

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