Le Afriche in movimento: un gigantesco laboratorio
Un numero per scoprire le Afriche. Volutamente e doverosamente al plurale, per non annullare la ricchissima poliedricità di questo continente. L’ottica neo-coloniale, che ancora persiste, ci ha offerto una visione offuscata e distorta delle Afriche.
“Oggi le Afriche – scrive Enzo Manes nel Filo rosso del numero - sono in movimento. Dentro tutte le contraddizioni che l’attraversano: le guerre, le diseguaglianze, la povertà, gli interessi geopolitici del Nord del mondo, le “democrature”, le dittature, il debito pubblico fuori controllo, il post colonialismo che non è ancora indipendenza effettiva. Eccetera, eccetera. Ma le Afriche sono nel proprio coraggio. Nel presente e nel futuro giovane. Nei luoghi della conoscenza impegnati ad esprimere, riscoprendola, una cultura autoctona. Nell’affermazioni di economie a misura della propria storia, delle proprie tradizioni, dei propri popoli. Nella presenza di vita nelle città che corrono e negli ambienti rurali che perseguono una propria originalità. Oggi il Continente è un gigantesco laboratorio. Tutto o quasi ancora da conoscere. Come abbiamo provato a fare con questo numero di Nuova Atlantide”.
SCENARI: OLTRE IL WASHINGTON CONSENSUS
La prima parte del numero - “Scenari” - si apre con la constatazione del fallimento del “Washington Consensus”, cioè dell’insieme delle politiche economiche liberiste promosse dal Fondo Monetario, dalla Banca Mondiale e dagli Stati Uniti (con privatizzazioni, tagli alla spesa sociale...). Viene indicata la necessità di ben differenti riforme, “più flessibili e contestualizzate” che non ignorino la “complessità strutturale delle Afriche".(Emilio Colombo).
Non si tratta di concepire piani calati dall’esterno ma di valorizzare risorse autoctone. Giacomo Ciambotti analizza in questo senso i fenomeni di economia informale, istituzioni “dal basso” che si pongono a tutti gli effetti quali modelli alternativi di sviluppo.
Leonard Touadi vede possibile un vero e proprio Rinascimento africano: senza sottovalutare le criticità, i dati previsionali aprono a un futuro promettente. E la politica non potrà che giocare un ruolo determinante, a condizione di un non banale processo di consapevolezza e maturazione in senso democratico. Non solo: il cosiddetto Rinascimento africano non potrà che essere a trazione africana. E sarà giovane. Come spiega Marco Aime.
I pilastri su cui poggiare un Rinascimento appartengono a una storia che affonda in un’umanità vivacissima, in culture profonde che certo la decolonizzazione, per come è avvenuta, aiuta poco e nulla a farcele conoscere e comprendere (è la riflessione del contributo di Da Rold).
Decisiva sarà anche la formazione di una adeguata classe dirigente, responsabilità in capo primariamente alle istituzioni culturali e accademiche(Stephen Momanyi, Annika Surmeier, David Littlewood, Quinton Apollis).Potranno così emergerepersonalità politiche in grado di favorire l’applicazione di modelli autenticamente democratici. In tal senso la scrittrice e attivista Tsitsi Dangarembga riconosce che l’istruzione è un passo cruciale “ma non sufficiente. Essa deve essere combinata con una buona morale, saggezza e altruismo, per contribuire alla stabilità e alla coesione delle società”.
LO STATO DELLE COSE: LE CRITICITÁ
La seconda sezione della rivista – “Lo stato delle cose” - approfondisce le principali, gravissime criticità che ostacolano il cammino dello sviluppo. La prima riguarda il terribile fenomeno predatorio delle risorse minerarie. Ad esempio l’estrazione del cobalto in Congo (per i nostri telefonini e le auto elettriche), con sfruttamento brutale di uomini, donne e bambini (ne parla Siddharth Kara).
In secondo luogo lo spaventoso debito pubblico: lo analizza Giulia Pellegrini, che esplora anche i possibili strumenti per creare nei paesi spazi per futuri investimenti.
Delle piaga delle guerre, più o meno dimenticate, ma devastanti si occupa Marco Di Liddo, mentreMichela Mercurisi concentra sul rovente scacchiere del Mediterraneo, area centrale in questa fase storica di scompiglio degli assetti mondiali.
FOCUS: LE BUONE PRATICHE
Il cardinale arcivescovo metropolita di Algeri Jean-Paul Vesco chiarisce perché la fraternità è più forte della differenza religiosa. Rulli e Gallipongono all’attenzione la sfida ai cambiamenti climatici: “Le risorse naturali, in particolare l’acqua, stanno rivestendo un ruolo sempre più centrale nei conflitti geopolitici e socioeconomici”.
Sicuramente un’esperienza positiva è la storia che descrive Andrew E. Ekpenyong che riguarda gli Ospedali e Istituti di Ricerca Joseph Ukpo (JUHRI) in Nigeria. Tale opera esprime un modello di sussidiarietà guidato dall'iniziativa e dall'impegno delle comunità locali. Si tratta di un approccio autoctono in grado di creare soluzioni sanitarie sostenibili e adatte alla Nigeria rurale.
Rocco Ronza, per rimanere nel perdurare delle criticità che preoccupano, suggerisce di guardare al Sudafrica e al braccio di ferro intervenuto con l’amministrazione Trump. Ne spiega l’origine e individua quali sono le possibili future conseguenze, considerando che il Sudafrica fa parte dei “Brics”, con Cina, India, Brasile e altri.
Uno sguardo al futuro è anche quello di Bitange Ndemo e Giacomo Ciambotti che indagano sul possibile e innovativo utilizzo nel Continente dell’intelligenza artificiale trasformativa. Un messaggio anche sorprendente se pensiamo che questa tecnologia potrebbe risultare determinante nel ridurre la povertà.
Una domanda che chiama in causa il nostro Paese: il Piano Mattei riuscirà a presentarsi come autentico veicolo di cooperazione allo sviluppo? Di partnership tra pari? Giampaolo Silvestri ragiona in termini di occasione da non sprecare nel dialogo da innervare di linfa nuova fra Afriche e Italia.
Infine un viaggio nei diversi linguaggi in cui gli africani sanno tradurre la loro originale espressività – arte, musica, danza, letteratura... - è proposto dai contributi di Carlo DignolaePaolo Vites, che hanno anche intervistato Germaine Acogny e Andrea Pomini.
Il Continente continua ad avvertire il peso del colonialismo economico. Laddove viene fatto passare il concetto che la soluzione alle sue oggettive e gravi criticità risieda nell’applicazione del modello economico neoliberista
Eppur le Afriche sono in movimento. Dentro tutte le contraddizioni che le attraversano: le guerre, le diseguaglianze, la povertà, gli interessi geopolitici del Nord del mondo, le “democrature”, le dittature, il debito pubblico fuori controllo, il post colonialismo che non è ancora indipendenza effettiva
Il fallimento del modello di universalismo economico chiamato “Washington Consensus”, apre necessariamente la strada a un percorso di riforme più flessibili e contestualizzate
Si può parlare oggi di “rinascimento africano”? Vi sono segnali concreti che vanno in questa direzione? Ci stiamo davvero lasciando alle spalle la lunga e dolorosa stagione di un continente stagnante?
Un mondo come questo è in grande parte ancora sconosciuto. Va compreso. E comprenderlo è un passaggio chiave per non cedere alla tentazione di conquistarlo come in passato, magari con altri mezzi
Stephen Momanyi, Annika Surmeier, David Littlewood, Quinton Apollis
L’eredità dell’istruzione coloniale continua a incidere nel sistema di conoscenza del Continente. Tuttavia le realtà universitarie si stanno muovendo per affermare un proprio protagonismo
Conversazione con Tsitsi Dangarembga a cura di Enzo Manes
Un romanzo che è molto altro. Questo è “Nevrosi” della scrittrice dello Zimbabwe Tsitsi Dangarembga da poco ripubblicato in Italia con una traduzione più accurata e più cruda come lo è la vicenda che vi si racconta
Le Afriche conoscono un gran numero di conflitti armati nel pressoché totale disinteresse del mondo. Oggi più che mai i radar delle superpotenze sono focalizzati su Russia e Ucraina e sul quadro mediorientale
Fotografia di un’area in continua alta tensione. Con le potenze straniere impegnate a esercitare un controllo diretto o indiretto sui Paesi strategici della regione
La Chiesa d’Algeria non è mai stata una Chiesa senza popolo. Ha partecipato alla costruzione dell’Algeria indipendente mantenendo aperti dispensari e scuole
La vita nelle Afriche patisce storicamente i fenomeni climatici estremi: siccità prolungate, inondazioni, mutamenti nella dinamica stagionale delle piogge
Le applicazioni di intelligenza artificiale nello sviluppo sostenibile sono rivoluzionarie e portano cambiamenti in settori cruciali per la crescita economica, l’equità sociale e la sostenibilità ambientale
Questo progetto intende attuare strategie di diplomazia, cooperazione allo sviluppo e investimento per rafforzare e dare nuova linfa ai legami già in essere con il continente africano
Quattro anni in Nigeria. Diverse trasferte in Ghana. Pochi giorni nella Repubblica Democratica del Congo (“Congo” nel resto del testo, ndr). Paesi importanti delle Afriche con relativi punti di contatto
Celebrare l’arte del Continente per affermarne un necessario protagonismo. Questo il significato del Festival del Libro Africano giunto alla seconda edizione e andato in scena a Marrakech
Conversazione con Germaine Acogny a cura di Carlo Dignola
Germaine Acogny è la ballerina e coreografa nera più celebre del mondo. Ha portato la bellezza e l’originalità della cultura del suo Continente in ogni angolo del pianeta
Conversazione con Andrea Pomini a cura di Paolo Vites
Oggi la musica africana sta avendo un’influenza sorprendente a livello globale. L’Africa non è solo la culla della musica, piuttosto il suo cuore pulsante