Quadrimestrale di cultura civile

Nuova Atlantide n. 16 - Dicembre 2025

Brutalismo anziché diplomazia
Cercasi un’uscita di sicurezza

Gli equilibri globali sono oggi tumultuosamente rimessi in discussione. Si cercano nuovi assetti in cui la logica imperiale dei grandi della terra metta in campo la volontà di potenza che riduce al lumicino lo spazio della diplomazia, mortifica la bussola del diritto internazionale e più in generale annichilisce la politica come arte del compromesso possibile.

Il monografico n. 16 di “Nuova Atlantide”, intitolato “L’arte del compromesso. Diplomazia dove sei?” , indaga sulle dinamiche e sulle molteplici cause di questo inquietante mutamento che mette in crisi la pace e la democrazia.

La diplomazia infatti – argomenta Giorgio Vittadini nell’editoriale -  è “lo specchio della democrazia” nella politica estera; e non è un caso che la crisi della diplomazia è concomitante all’affermarsi di un modello efficientista, che sia nella versione del liberismo hard oppure del partito unico. La politica non vive di hard power; essa è sempre rispetto della diversità ed equilibrio nella gestione degli interessi.

SCENARIHard power e “brutalismo” sono analizzati nei saggi che aprono la prima parte della rivista. Nadia Urbinati si sofferma sulla “brutalità” del linguaggio volutamemte perturbativo e maleducato ormai consueto, indice della volontà di screditare l’avversario per indebolirlo.

Sulla stessa linea Luciano Violante, che analizza soprattutto in Trump la sciagurata eclissi del soft power e l’adozione di un brutalismo che spiazza e umilia l’azione diplomatica.

Di quali strettoie soffre e di quali spazi ha bisogno la diplomazia per essere strumento di cooperazione globale si occupa Enrico Giovannini.

D’altra parte non va sottovalutato il peso dei nuovi messianismi di cui leader come Trump e Putin (ma non solo loro) si presentano come campioni: la politica di potenza in nome di presunte battaglie di civiltà per valori etico-religiosi assoluti alimentano e ingigantiscono lo scontro. L’analisi è nel saggio di Evandro Botto e Onorato Grassi.

L’arte del compromesso non è un pio desiderio, ma una realtà rintracciabile nella storia delle relazioni internazionali: ne parla Gianluigi Da Rold.

Stefano Zamagni, infine, propone per l’oggi alcuni fattori essenziali per “una diplomazia capace di peace-building”.

LO STATO DELLE COSE Pier Paolo Portinaro apre la seconda parte della rivista offerndo un quadro preciso ed argomentato di un’Europa che, nel contesto sopra descritto, “rischia di essere schiacciata”. Seguono le voci di tre ex-ambasciatori che hanno operato in Russia, Svizzera e Vaticano: Giorgio Starace (“La nuova diplomazia di Mosca”), Bernardino Regazzoni (“La neutralità della Confederazione elvetica”) e Guzmán Carriquiry ("Il realismo del Vaticano”).

FOCUS – Questa sezione presenta tre approfondimenti particolari che riguardano l’influenza del potere digitale sul potere politico e sulle relazioni sociali e internazionali: Stefano Feltri parla del potere politico dei tecno-oligarchi, i padroni del vapore dell’era digitale; Davide Bolchini illustra come l’intelligenza artificiale, con l’assolutismo dell’algoritmo, possa annichilire relazioni e compromessi; Marco Caligiuri, infine, spiega come la cyber-security oggi sia uno strumento equiparabile alla forza militare.

C’è un’altra dimensione dell’azione diplomatica che andrebbe meglio conosciuta e valorizzata. Si tratta della “Diplomazia del clima” la quale, argomenta Jacopo Bencini, è una dimensione di possibile incontro e potenzialmente in grado di aprire nuovi spazi di dialogo a livello internazionale.

Un caso particolare e molto interessante è, infine, “Il cammino della Colombia verso la pace”, descritto da Arturo Arrieta.

 

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