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Per il funzionamento del Servizio sanitario nazionale / 1

Medici e infermieri: quanti
ce ne serviranno? I dati attuali

Quasi 700mila operatori fra pubblico e privato. Il numero dei medici è nella media europea, ma la loro età e sempre più avanzata e scarseggia il ricambio. Pochi gli infermieri. E forti le differenze territoriali

Quante persone servono per far funzionare il SSN? Bella domanda, semplice, diretta, senza scampo. Se qualcuno ha una risposta, ragionevole, meditata, non guidata da (comprensibili) appartenenze o rappresentanze, fondata su validi criteri (ed esperienze) e non su desideri o volontà che non crescono “nemmeno nel giardino del re”, e che sappia tenere conto delle risorse (economiche) che ci sentiamo di (o possiamo) mettere in gioco, ebbene chi ha questa risposta si faccia avanti perché a noi non è nota e per quanto ne sappiamo “risposta non c’è, o forse chi lo sa, … etc.”.

 

Come si sta ridisegnando
la funzione degli ospedali

 

Ma c’è di più. Non solo non siamo in grado di dire quante persone (e di che tipologie, ovviamente) sarebbero necessarie al SSN per il suo funzionamento, ma neppure, allo stato dell’arte delle informazioni disponibili, siamo in grado di dire quante siano effettivamente quelle che vi operano oggi (o vi hanno operato in questi anni).

A tracciare qualche linea di ragionamento per provare a rispondere a questi quesiti che riguardano il personale è dedicato il contributo che segue, che vuole fare il punto, in termini quantitativi, su uno dei due argomenti che sono ritenuti da molti commentatori decisivi addirittura per la sopravvivenza stessa del SSN (l’altro è il finanziamento).

RIDUZIONE DEI NUMERI E INVECCHIAMENTO

I segnali che il problema sia grave sono molti: il blocco delle assunzioni di questi ultimi (almeno) 10 anni ha sicuramente ridotto il personale attivo e lo ha enormemente invecchiato; il personale uscito (pensionamenti) non è stato reintegrato; la migrazione in uscita dal SSN è forte ed interessa diverse tipologie di figure professionali; la attrattiva del SSN è bassa; molte specialità cliniche sono in decisa difficoltà (soprattutto l’area dell’emergenza-urgenza); c’è un importante spostamento di professionisti dall’ospedale al territorio (ed in questo la pandemia ci ha messo del suo); ci sono molte condotte (MMG, PLS) scoperte e cittadini che non hanno il medico di base; i concorsi per la sostituzione di personale vengono aperti ma i partecipanti latitano e le posizioni rimangono vuote; sono state introdotte modalità di acquisizione del personale che destano sicure perplessità (gettoni di presenza); tanti soggetti che hanno l’opportunità escono dal SSN (o dalla sua parte pubblica) perché trovano migliore sistemazione nel privato; e così via, per un elenco di questioni ed esempi a volte di esclusivo interesse locale ma più spesso di ordine generale. Insomma, se guardiamo l’elenco delle lamentele dobbiamo concludere che il problema c’è ed è un caso serio.

 

Quanto costa il Servizio sanitario?
Ecco tutte le componenti di spesa

 

 

MA SI PUÒ SAPERE QUANTI SONO?

Cominciamo allora dalla domanda (almeno in apparenza) più facile: quante persone operano oggi (ed hanno operato in questi anni) nel SSN, intendendo per SSN il sistema formato dalle strutture pubbliche e private accreditate? A giudicare dalla quantità di esperti che lamentano la mancanza di personale ci si dovrebbe attendere che la risposta sia nota: invece non è così (ed ecco la prima sorpresa), almeno se intendiamo parlare dell’intero SSN come l’abbiamo appena definito. E non siamo noi a dirlo ma è una considerazione del Ministero della Salute, ed in particolare lo dicono proprio i tecnici che si occupano specificamente della materia. Chiariamo.

Il più recente rapporto del Ministero dal titolo “Il personale del sistema sanitario italiano – Anno 2020”, pubblicato ad agosto 2022, ci documenta che non esiste un sistema informativo unico che rileva i dati del personale e per sapere quanti operano per il SSN (e le loro principali caratteristiche) occorre “procedere ad una integrazione organica e strutturata delle molteplici fonti dati disponibili” perché “attualmente le fonti dati che rilevano le informazioni sul personale operante nelle strutture sanitarie sono molteplici, presentano diversi livelli di dettaglio e contemplano differenti universi di riferimento”. Sul tema sono in campo almeno la Ragioneria generale dello stato (con i dati del conto annuale), il Ministero della salute (con i dati dei flussi del sistema informativo sanitario: modelli FLS e RIA), la Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) per il personale sanitario a rapporto convenzionale.

IL RICORSO A FORME INFORMATIVE ETEROGENEE

Solo per avere una idea dell’ammontare complessivo e delle caratteristiche (ad esempio: di tipo demografico) e peculiarità territoriali che contraddistinguono i soggetti che lavorano per il SSN è necessario cercare di allineare e far colloquiare tra di loro fonti informative eterogenee che raccolgono dati diversi per fini differenti: una, ci si passi il termine, babele informativa entro la quale non è facile raccapezzarsi. Va quindi almeno riconosciuto il lavoro fatto dal Ministero della salute e tradotto nel rapporto che presenta i dati del 2020, ben consci delle difficoltà ed incertezze che i numeri pubblicati si portano dietro. Come si usa dire: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

Dal punto di vista informativo, per questo contributo si è fatto ricorso anche alle notizie e considerazioni presenti nella recente pubblicazione di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) “Il personale del servizio sanitario nazionale – Ottobre 2022”.

 

Al Nord si campa più a lungo
dal Sud si va altrove a curarsi

 

 

QUASI 700.000 TRA PUBBLICO E PRIVATO ACCREDITATO

Partiamo mettendo in fila i numeri grandi. Al 31 dicembre 2020 risulterebbero (il condizionale è d’obbligo: vedi sopra) lavorare nelle strutture, pubbliche e private accreditate, 697.743 persone, così suddivise: 241.210 medici, 343.279 unità di personale infermieristico, 55.768 unità di personale con funzioni riabilitative, 46.859 unità di personale tecnico sanitario e 10.627 unità di personale con funzioni di vigilanza ed ispezione, che operano nei vari livelli di assistenza (medicina primaria, riabilitazione, ospedaliera, ambulatoriale), nei diversi tipi di contratto e forme di lavoro previste (tempo indeterminato, determinato, universitari, convenzionati, …) e con le diverse qualifiche professionali. Inoltre, nel corso del 2020 (insorgenza della pandemia da Sars-CoV-2) risultano cessate complessivamente dal servizio 51.536 unità di personale e contestualmente ne sono state assunte 79.642: il 2020 è stato però un anno speciale per via del covid-19.

I MEDICI: COME SONO DISTRIBUITI

Facendo uno zoom sul solo personale medico la tabella 1 presenta i dati suddivisi per aree (pubblico, privato, medicina di base) dove i professionisti svolgono il loro lavoro: circa 163.000 nelle varie strutture pubbliche (o equiparate), più di 47.000 sono i MMG (medici di medicina generale) ed i PLS (pediatri di libera scelta), e quasi 31.000 lavorano nel privato (di cui più di 26.000 nel privato accreditato dal SSN).

Tabella 1. Personale medico attivo nel SSN al 31.12.2020.

SPESA PER IL PERSONALE IN DECRESCITA

La spesa per il personale nel 2020 si è aggirata attorno a 37.700 milioni di euro (quasi il 31% della spesa totale del SSN): era quasi 36.500 milioni nel 2012, ha raggiunto il suo minimo (come valore assoluto) a 34.800 milioni nel 2017 per poi risalire agli attuali 37.700, ma siccome nel periodo 2012-2020 è anche cambiato il valore complessivo della spesa sanitaria ne consegue che l’incidenza sulla spesa totale della spesa per il personale è risultata in costante decrescita passando dal 33,5% del 2012 al 30,8% del 2020.

Sempre in termini di andamento, il numero di medici è leggermente diminuito (poche migliaia) dal 2012 al 2019 ed è tornato a crescere nel 2020 (anche se non ha ancora raggiunto i valori del 2012); costante nel periodo è risultato invece il numero del personale infermieristico, che ha subito un importante aumento nel 2019 (+14.000 persone).

Per capire cosa potrà succedere nei prossimi anni, al di là delle iniziative che vorrà prendere la politica, è interessante osservare la distribuzione per età e sesso di medici ed infermieri nel 2020 (figura 1).

Figura 1. Andamento per età e sesso del personale medico ed infermieristico. Anno 2020.

Il quadro che emerge è di facile interpretazione:

Nel complesso i maschi prevalgono leggermente sulle femmine, ma l’aspetto più interessante è che gli uomini sono più frequenti a partire dalla classe di età 50-54 anni e fino alle età più anziane, mentre le donne sono prevalenti nelle classi di età inferiori, il che segnala il ricambio generazionale avvenuto negli ultimi anni che sta portando ad una generale femminilizzazione della professione che si accentuerà nei prossimi anni a causa della maggiore presenza di donne nelle età più giovani. Oltre alla “rivoluzione dei sessi” che è in corso, la distribuzione per età dei medici segnala la prevalenza dei professionisti nelle classi di età 55-59 e 60-64 anni, il che significa che nei prossimi 5 anni si osserverà una forte uscita di medici dal SSN: secondo le stime di Agenas più di 40.000 medici usciranno dal SSN entro il 2027.

FUTURO PROSSIMO: 50.000 MEDICI IN USCITA

Medici. La distribuzione dei professionisti per età dice anche che non ci sono classi giovani a sostituire i soggetti in uscita, e che quindi nei prossimi, immediati, anni il problema dei medici del SSN sarà un caso serio, a meno che si dimostri che quelli che oggi ci sono sono troppi e che quindi una loro diminuzione sarebbe tollerabile dal sistema.

Infermieri. In questo caso le donne sono largamente prevalenti a tutte le età, il picco di frequenza riguarda le classi di età da 45 a 59 anni, i nuovi entrati (sia per i maschi che per le femmine) rimpiazzano numericamente quelli in prossima uscita: in altre parole, il problema del futuro eventuale depauperamento numerico del personale infermieristico non è immediato ma è appena fuori della porta pronto ad entrare se non ci si mette immediatamente mano.

DIFFERENZE TERRITORIALI

Come si presenta la situazione a livello territoriale? La figura 2 riporta il numero di medici e di infermieri ogni 1.000 abitanti nelle diverse regioni italiane secondo i dati dell’anno 2020: le aree più scure indicano la maggiore presenza di personale medico ed infermieristico, e segnalano che la carenza di professionisti è particolarmente accentuata nelle regioni del sud.

Figura 2. Andamento del personale medico ed infermieristico, ogni 1.000 abitanti, nelle regioni. Anno 2020.

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