Trimestrale di cultura civile

BES: valutazione e sviluppo oltre il PIL

  • DIC 2022
  • Gian Carlo Blangiardo
  • Matteo Mazziotta

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E venne il momento di elaborare e mettere in campo altri strumenti statistici per indagare le dimensioni del progresso e del benessere sociale che l’indicatore per eccellenza, ovvero il Prodotto Interno Lordo, non è in grado di catturare. Il che è del tutto evidente proprio in materia di sostenibilità. Dunque, il PIL dice, ma non dice tutto. Perché c’è di più. C’è dell’altro che va costantemente monitorato e analizzato. Coltivando un pensiero fino a ieri troppo trascurato: quello che pone al centro il cittadino/persona. E il suo benessere; cioè il suo ben essere. Il lavoro che sta svolgendo l’ISTAT traduce in statistica questa esigenza fondamentale. Offrendo report che provocano i decisori pubblici. E avviano riflessioni anche a livello internazionale. E in tale percorso virtuoso e sostenibile gioca un ruolo non certo secondario la cultura sussidiaria.

È l’inverno del 2008 quando il presidente francese Sarkozy, qualcuno dice anche molto ben consigliato dalla sua squadra di giovanissimi economisti, coinvolge ventidue scienziati in una Commissione che ha un progetto ambizioso: elaborare strumenti statistici idonei a rilevare quelle dimensioni del progresso e del benessere sociale, meglio se “sostenibili”, che non è in grado di catturare l’indicatore universalmente adottato per la ricchezza delle nazioni, ovvero il Prodotto Interno Lordo (PIL). Tale Commissione, successivamente chiamata “Stiglitz-Sen-Fitoussi”, pubblica nel settembre 2009 il Rapporto1 in cui sono fornite diverse raccomandazioni sulle migliori pratiche da seguire per la misurazione del progresso.

La multidimensionalità

Il sasso è gettato nello stagno e provoca onde oceaniche: molti studiosi, criticando un approccio troppo economico, provano a formulare paradigmi di misurazione del benessere totalmente alternativi al PIL. Il caso Italia fa scuola: se il PIL ci dice tutto, compresi il benessere dei cittadini e il progresso della società, perché l’Italia ha una speranza di vita tanto più alta della Cina che, invece, PIL alla mano, cresce economicamente molto di più? La letteratura sul tema aumenta in modo esponenziale e decine di indici sono presentati come una rivoluzione in favore di tutte quelle aree del mondo che non godono di buona salute economica, Italia e Francia comprese (siamo in piena crisi da sub-prime americani). Si esaltano i difetti dell’indicatore di contabilità per eccellenza e la parola chiave è multidimensionalità: un solo indicatore, per lo più strettamente contabile, non può spiegare appieno la vita delle persone che, invece, è composta di tante cose: la salute, il lavoro, le relazioni familiari e sociali, il luogo dove si abita, il cibo, il clima e altre ancora.

Nonostante i buoni propositi, il neonato filone di letteratura non riesce a intaccare minimamente il ruolo egemone del PIL, sia nelle cancellerie del mondo occidentale che in quelle del mondo emergente che sta iniziando ora a veder crescere la propria ricchezza. Tra le varie ragioni di questa “rivoluzione a metà” c’è la mancanza di una definizione riconosciuta e condivisa di progresso o di benessere: non è semplice misurare ciò che è difficilmente definibile. Mentre i fondamenti teorici del PIL sono molto solidi e chiari a tutti: più produci beni e servizi e più cresci economicamente.

BES…ame mucho

L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) prova ad affrontare le grandi difficoltà teorico-metodologiche che hanno bloccato istituti e studiosi, intraprendendo un cammino scientifico (assieme al CNEL) di definizione e misurazione del Benessere Equo e Sostenibile: nasce il BES. I lavori di studio e analisi durano diversi anni e portano alla realizzazione e alla diffusione di un prodotto di ricerca scientifica di assoluto e riconosciuto spessore internazionale. Il primo Report del 2013 stimola l’interesse di tanti ricercatori e quello del 2015 costituisce una vera svolta nel panorama internazionale. Si pensi alla definizione del benessere dal punto di vista concettuale, alla selezione dei domini e degli indicatori elementari come componenti di tale fenomeno multidimensionale, alla rappresentazione grafica della realtà complessa. Si pensi, ed è questa la svolta del 2015, alla costruzione di indici compositi per ciascuno dei domini, un fatto che pone l’ISTAT come precursore nella Statistica Ufficiale internazionale e come punto di riferimento per i ricercatori di tutto il mondo. Infatti, tale progetto fornisce spunti di riflessione e alimenta filoni di ricerca per riviste e articoli scientifici che oggi si possono apprezzare in “Emeroteche virtuali” quali Scopus, Repec, Webforscience, Google Scholar, Researchgate e altre; il “nostro” BES stimola discussioni scientifiche in merito alla sua natura multidimensionale e alle caratteristiche delle sue componenti, al legame tra indicatori oggettivi e soggettivi, tra sviluppo economico e sostenibilità ambientale.

Il tema della misurazione di un fenomeno complesso come il benessere è multidisciplinare e coinvolge principalmente statistici, economisti e sociologi; per aspetti specifici anche architetti, ingegneri, medici e psicologi. Per questo la diffusione del tema di ricerca è estesa e nascono riviste “ad hoc” in cui si trattano molti degli aspetti citati poc’anzi. Per non parlare degli appuntamenti convegnistici, nazionali e internazionali, in cui le società scientifiche di tutto il mondo riservano costantemente sempre più sessioni alla misurazione del Benessere e della Sostenibilità in un’ottica “oltre il PIL”.

L’Istituto italiano occupa un posto di primo piano tra gli Uffici di Statistica nel mondo: gli studi e i prodotti sul tema, scientifici e divulgativi, aprono la strada ad altri e sono ripresi, nel corso degli ultimi anni, da numerosi Paesi in cui il dibattito non riesce a produrre risultati soddisfacenti. Tra questi, si citano i lavori dell’Istitudo Nacional de Estadistica (INE) di Madrid e dell’Istitudo Nacional de Estadistica y Geografia (INEGI) di Città del Messico che sposano in pieno il progetto BES, sia dal punto di vista teorico che metodologico, adottando non solo la scomposizione in domini del benessere, ma anche la metodologia di sintesi inventata in ISTAT (Mazziotta e Pareto, 2016).

Non esiste solo il centro economico

Il ruolo del nostro Paese è sempre molto attivo sul tema e, ultimamente, il dibattito scientifico sta divenendo più ampio grazie ad alcuni rilevanti avanzamenti. Esiste un dibattito in merito agli ambiti geografici: le regioni sono spazi molto grandi e un fattore compensativo può nascondere realtà sociali ed economiche interessanti. Meglio stringere il campo e arrivare a misurare fenomeni a livello comunale o addirittura oltre, nel caso delle grandi città. D’altra parte, grazie all’ausilio delle fonti amministrative e all’implementazione di registri statistici, è oggi possibile produrre indicatori con dettaglio territoriale molto fine; già sono presenti in letteratura tentativi di misurazione del benessere a livello comunale.

Un altro versante di grande interesse è costituito dalla misurazione di fenomeni sociali per particolari sottopopolazioni: si parla di benessere nelle diverse fasce di età (bambini e anziani, su tutte), di benessere della popolazione carceraria, di benessere nella disabilità. Infine, un tema per il quale esiste già una letteratura, è la misurazione in serie storica di fenomeni alternativi al PIL: molto interessante, a tal proposito, un lavoro di Ciommi et al. del 2017 in cui si misura il benessere, a livello nazionale, dall’Unità d’Italia ai nostri giorni.

In sostanza, “oltre il PIL” è un’idea, una visione, un modo di intendere le realtà dal punto di vista multidimensionale, dove non esiste un solo centro (quello strettamente economico) ma tanti centri di uno spazio complesso, ai quali è necessario assegnare alcune coordinate per poter leggere meglio ciò che non è visibile a occhio nudo. Questo approccio, così affascinante, è divenuto il campo di studio di tanti ricercatori provenienti dall’accademia e da istituti di ricerca che, specialmente in Italia, spiegano bene tale complessità sia dal puto di vista teorico che metodologico, anche attraverso l’uso di indici compositi: la metodologia statistica come strumento di lettura della realtà complessa per comprendere e decidere (Mazziotta e Pareto, 2020).

Negli ultimi mesi, anche per merito della Fondazione per la Sussidiarietà, la visione si è ulteriormente evoluta e probabilmente stiamo vivendo una nuova fase – una sorta di “oltre il PIL 2.0” – in cui la negazione della centralità assoluta dell’indicatore contabile non è accompagnata esclusivamente dall’accettazione della definizione multidimensionale del benessere oggettivo e soggettivo, bensì apre il campo a un concetto che non è una componente del fenomeno ma rappresenta un driver assoluto: la sussidiarietà.

Benessere a tre vie

In un recente articolo sul Rapporto sulla sussidiarietà 2022 (Blangiardo et al., 2022), si dimostra che esiste una connessione molto forte tra il sentimento relazionale della persona, la partecipazione ad attività civiche collettive e il miglioramento delle condizioni di vita. In sostanza, l’adesione ad attività collettive, sociali, civiche e politiche, contribuisce a migliorare la qualità della propria vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà. Si avvalora, inoltre, teoricamente e quantitativamente, l’ipotesi secondo cui la correlazione tra persona, sussidiarietà e sviluppo sociale è particolarmente forte. Per meglio comprendere questo nuovo approccio si può dire, senza pensare che sia una forzatura, che misurare il sentimento di fiducia, la sussidiarietà e lo sviluppo sociale vuol dire avere una misura del benessere. In fondo, proprio questi tre complessi aspetti del vivere sociale sono tra le massime espressioni di una visione che va “oltre il PIL”, in cui il dono del proprio contributo verso il prossimo, verso una “società del bisogno” produce un benessere a tre vie: per chi lo propizia, per chi lo riceve, per la società civile che accoglie tutti gli attori e ne guadagna in progresso.

Per “sentimento di sé relazionale” si intende il sentimento di fiducia, l’apertura delle persone, per “sussidiarietà” si intende la partecipazione ad attività collettive, sociali, civiche e politiche, mentre per “sviluppo sociale” si vuole intendere l’evoluzione e il miglioramento delle condizioni di vita degli individui in una società e nei rapporti che questi individui intrattengono tra di loro, e con altri gruppi e istituzioni che compongono il tessuto sociale di un Paese. Esso consta nella crescita del capitale umano e sociale del Paese, copre aspetti come salute, istruzione, sicurezza dei cittadini, occupazione e si realizza solo con la diminuzione dei livelli di povertà, disuguaglianza, esclusione, isolamento e vulnerabilità dei gruppi più disagiati.

I tre fenomeni complessi sopra citati sono costituiti da una serie di “domini” al cui interno sono selezionati alcuni indicatori regionali del BES regolarmente prodotti dall’Istat. Per ciascun dominio, e poi per ciascun fenomeno, vengono calcolati alcuni indici compositi al fine di rendere più leggibile tale multidimensionalità. Il fenomeno “sentimento di sé relazionale” considera i domini Relazioni sociali, Istruzione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere soggettivo, Ambiente. Il fenomeno “sussidiarietà”, intesa come partecipazione ad attività collettive, sociali, civiche, politiche, è riconducibile il dominio “Relazioni sociali”, in cui sono presenti indicatori di partecipazione alle migliori esperienze di condivisione di attività volte al bene collettivo e ausilio a realtà più disagevoli. Il fenomeno “sviluppo sociale” considera domini quali Salute, Istruzione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Innovazione e ricerca, Paesaggio culturale, Qualità dei servizi.

Fatto cento l’indice medio delle regioni italiane per quanto riguarda ciascuno dei tre “fenomeni” (sentimento di sé relazionale, sussidiarietà, sviluppo sociale), si presenta una classifica che colloca nella parte alta, sopra 100, le regioni del Centro Nord e in coda quelle del Sud; soprattutto la differenza territoriale è rimarchevole per quanto riguarda la propensione alla sussidiarietà.

Da qui è bene evidenziare due aspetti fondamentali per lo sviluppo del pensiero “oltre il PIL”. Il primo riguarda la forte relazione (lineare diretta) tra i tre fenomeni sopra descritti. Il coefficiente di correlazione lineare2 tra il “sentimento di sé relazionale” e la “sussidiarietà” tra le regioni nel loro complesso è pari a +0,95, e lo stesso coefficiente tra “sussidiarietà” e “sviluppo sociale” delle regioni nel loro complesso è pari a +0,91. Il secondo aspetto si riferisce al fatto che lo studio a livello regionale è utile ma sembra sempre più necessario scendere di livello territoriale, in modo che si acquisisca maggiore capacità informativa per le province e, ancora meglio, per i comuni dove è possibile scattare foto più nitide alla rete capillare della sussidiarietà, fino a poter svolgere, nel tempo, la pellicola di un film che arrivi a documentare – ci si augura – la continua progressione dello sviluppo sociale.

 

NOTE

1. J.E. Stiglitz, A. Sen, and J. P. Fitoussi, Rapporto della Commissione Sarkozy sulla misurazione della performance dell’economia e del progresso sociale, 2009.

2. Il coefficiente di correlazione lineare esprime, attraverso un valore compreso tra -1 e +1, l’intensità e il segno  del legame di proporzionalità diretta (se tende a +1) o inversa (se tende a -1)  tra due serie di valori.

Riferimenti bibliografici

G. C. Blangiardo, M. Mazziotta & G. Vittadini, Individuo, sussidiarietà e sviluppo sociale: un’analisi statistica, in Sussidiarietà e… sviluppo sociale. Rapporto sulla sussidiarietà 2021/2022, Fondazione per la Sussidiarietà, Milano 202, https://www.sussidiarieta.net/cn3430/sussidiariet-e-sviluppo-sociale.html2.

M. Ciommi, A. Gentili, B. Ermini, C. Gigliarano, F.M. Chelli & M. Gallegati, Have Your Cake and Eat it Too: The Well-Being of the Italians (1861–2011), in Social Indicators Research: An International and Interdisciplinary Journal for Quality-of-Life Measurement, vol. 134(2), pp. 473-509, Springer, novembre 2017.

M. Mazziotta & A. Pareto, Gli indici sintetici, Giappichelli editore, Torino 2020.

M. Mazziotta & A. Pareto, On a Generalized Non-compensatory Composite Index for Measuring Socio-economic Phenomena, in Social Indicators Research, 127, pp. 983-1003, luglio 2016, https://doi.org/10.1007/s11205-015-0998-2

Gian Carlo Blangiardo è professore ordinario di Demografia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca - Facoltà di Statistica. È presidente dell’Istat dal 2019. Matteo Mazziotta è ricercatore Istat di area metodologica, si occupa della costruzione di indici compositi per la misurazione di fenomeni socio-economici complessi.

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