Trimestrale di cultura civile

Sostenibilità e disuguaglianza: numeri, tendenze, domande

  • DIC 2022
  • Luigi Campiglio

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Dentro le percentuali per mettere a fuoco fotografie fondamentali. Come porsi davanti alla complessità, a impronte che richiamano attenzioni e interpretazioni. E alimentano nuovi interrogativi. Fatti inequivocabili hanno inciso in misura straordinaria sui temi della sostenibilità e delle ineguaglianze. Eventi shock mostrano quali sono i soggetti che maggiormente ne subiscono gli effetti negativi. Il pianeta manda messaggi. Chi lo abita patisce. Il presente restituisce alle istituzioni una situazione oltremodo complicata. La questione dirimente è come verrà affrontata.

La grande accelerazione e il dilemma di “chi paga”

La sostenibilità è diventato un concetto multiforme, sempre più ampio nello spazio e nel tempo: originariamente riguarda l’ambiente e l’equità intergenerazionale per espandersi poi a una visione complessiva del rapporto fra uomo e natura, e l’intero ecosistema del pianeta, con l’immensa biodiversità che lo caratterizza. Una iniziale formulazione di questa complessità è l’impronta ecologica, che rappresenta una sintetica selezione delle principali interazioni (non moltiplicative) delle variabili di domanda di risorse ambientali agricole e marine:

I=P*A*T   con I=Impatto P=dimensione popolazione ,A=tenore di vita,T=tecnologia

confrontata con l’offerta prodotta dalla capacità rigenerativa dell’area biologicamente produttiva di terra e mare. La misurazione effettiva riguarda solo una frazione della struttura della domanda di consumo, ma si segnala, comunque, per l’importanza delle tre variabili considerate, ciascuna delle quali ha un impatto rilevante sul rapporto fra domanda e offerta di risorse ambientali.

Il cambiamento climatico può essere analizzato a partire dalle medesime variabili (vedi figure).

I due grafici, considerati congiuntamente, forniscono tre indicazioni: la prima è la coincidenza fra il trend di crescita economica del PIL pro-capite di Italia, Germania e Giappone fino al 2008; la seconda è che dal 2008 in poi la dinamica dell’Italia si divarica dalla Germania e dal Giappone. La crescita del tenore di vita registra una brusca accelerazione a partire dal 1945, a cui si associa un’analoga accelerazione delle emissioni di CO2, misurata in parti-per-milione (ppm).

Si è molto dibattuto sul nesso di causalità fra crescita economica e CO2, perché l’atmosfera terrestre ha registrato, nel corso dei secoli, periodiche oscillazioni, ma misurazioni sempre più accurate della NASA hanno consentito di confermare che il balzo registrato dal 1945 non è ascrivibile a periodiche oscillazioni, ma è la conseguenza del modello di crescita economico. Nella ricostruzione della NASA la media di concentrazione di CO2 dei millenni passati è stata di 300 ppm e dal 1950 in poi è cresciuta fino a superare la concentrazione di 400.

Il cambiamento climatico in corso sta peggiorando la vita dell’uomo sulla Terra: aumentano gli episodi estremi, come le alluvioni, la terra si inaridisce, i raggi del sole, da fonte esclusiva di vita, sono diventati anche fonte di dannose radiazioni come i raggi ultravioletti e, soprattutto, sono all’origine di un riscaldamento globale che scioglie i ghiacciai, inclusi i due poli, e sono causa di desertificazione, siccità, riduzione della fertilità della terra e del nutrimento della popolazione, costretta a emigrare.

Si susseguono le alluvioni, nel 2021 in Germania e in Belgio con centinaia di vittime; nel 2022 un’ondata di caldo eccezionale in Europa, in Italia il caldo estremo ha causato siccità e un aumento della mortalità.

Il cambiamento climatico ha un impatto ancora più devastante nei Paesi più vulnerabili: è il caso della catastrofe in Pakistan (con 225 milioni di abitanti è il quinto Paese al mondo per popolazione), dove l’alluvione dell’estate 2022 ha colpito almeno 30 milioni di persone, di cui 11 milioni di bambini, con migliaia di vittime e milioni di case distrutte.

Il danno economico dovuto ai mutamenti climatici è stimato in decine di milioni di dollari e il governo pakistano intende sostenere nelle sedi più adeguate, come la Cop27, la responsabilità in solido dei Paesi ricchi in quanto principali inquinatori, per un adeguato indennizzo.

Sul piano teorico, gli effetti negativi del cambiamento climatico possono essere definiti in vari modi, apparentemente simili: sono un esempio di esternalità negativa globale e geograficamente estesa, hanno le caratteristiche di un “male” pubblico, che risponde ai tradizionali criteri di non esclusione e non rivalità dei beni pubblici oppure è la “tragedia di un male comune”. A ogni prospettiva corrispondono varianti di politica economica, sui prezzi o le quantità.

Ma si deve riconoscere che, come nel caso del Pakistan, i Paesi più poveri contribuiscono in misura limitata alle emissioni totali, mentre le quote più elevate provengono da Cina, Stati Uniti, Unione Europea e i Paesi più ricchi. Se, tuttavia, consideriamo il legame stretto esistente fra crescita economica e CO2, è plausibile sostenere che occorra considerare il totale cumulato nel passato, come approssimazione dello stock di CO2: in questo caso le emissioni degli Stati Uniti sono il doppio rispetto alla Cina.

Abbiamo allora un dilemma: l’urgenza del problema climatico porta a far ricadere sulla Cina la maggiore responsabilità economica di indennizzare il Pakistan, ma se la causa del danno in Pakistan ha radici in decenni di emissioni passate, gli Stati Uniti hanno una responsabilità economica doppia rispetto alla Cina.

È evidente che la soluzione di questo dilemma comporta una qualche forma di contrattazione e cooperazione fra Paesi. Nella situazione attuale l’accordo più rilevante è quello multilaterale di Parigi (2015): nella forma di un trattato internazionale è stata adottata una scelta che consente strumenti flessibili, per realizzare l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura terrestre a un massimo di 1,5 gradi Celsius. La necessità di individuare un trade-off fra presente e passato come guida richiederà di andare oltre l’accordo di Parigi, ma con strumenti più robusti, per una condivisione collettiva degli investimenti necessari nel futuro.

Secondo l’ultimo Rapporto ONU sui progressi verso gli SDGs1, il cambiamento climatico è l’avviso di “codice rosso” che impatta tutti gli obiettivi. Ad esempio: più di quattro anni di progressi contro la povertà sono stati cancellati dal Covid-19.

“La nostra finestra per evitare catastrofi si sta chiudendo rapidamente”; “Per la prima volta la pandemia ha causato l’aumento della disuguaglianza fra Paesi”.

A ciò occorre aggiungere che il “cambiamento climatico è unicamente irreversibile” e più di “due terzi dell’eccesso di CO2 in atmosfera saranno ancora presenti per centinaia d’anni” (Wagner e Weitzman2).

La disuguaglianza

La distribuzione primaria, o funzionale, del reddito ha registrato una successione di shock: dalla pandemia da Covid-19 alla crisi energetica, con un aumento dei prezzi che nel 2021 scala il +50% d’inflazione tendenziale nel giro di un anno, con un impatto sull’aumento dei beni alimentari, la cui dinamica si sovrappone quasi esattamente. al tasso generale di inflazione.

Se consideriamo la legge di Engel3, la quota di spesa per l’alimentazione è più elevata per i bassi livelli di reddito/consumo totale, e diminuisce all’aumentare di reddito e consumo: a settembre 2022 l’indice armonizzato europeo in Italia è aumentato del +9,5%, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del +10,4% e i beni energetici del +45%. Il potere di acquisto delle famiglie a reddito medio e basso è diminuito, in misura maggiore degli altri redditi, e di conseguenza la disuguaglianza economica nel 2022 risulterà verosimilmente aumentata, anche se attutita dai trasferimenti pubblici alle famiglie.

Un indicatore robusto del clima di incertezza economica delle famiglie negli ultimi tre anni è dato dalle oscillazioni della propensione al risparmio, che sale a quasi il 20% il primo trimestre del 2020, scende nell’ultimo trimestre 2021 e risale al 13% nel primo trimestre 2022, con l’esplodere del conflitto tra Russia e Ucraina.

La propensione al risparmio dipende tuttavia dal reddito, un ulteriore aspetto della disuguaglianza.

Una recente rielaborazione della Banca d’Italia ha approfondito l’analisi della distribuzione del risparmio per quintili, utilizzando una nuova procedura di ponderazione che consente di stimare meglio il 5° quintile di reddito equivalente, il più elevato. Il commento della Banca d’Italia4 alla tabella Risparmio familiare medio, è che “al significativo calo della spesa tra il 2016 e il 2020 si è associato un forte aumento del risparmio familiare medio, cresciuto di oltre il 40 per cento. L’aumento in valore assoluto è stato massimo per il quinto di reddito superiore”. 2020(1) è una stima del risparmio con la precedente metodologia, mentre 2020(2) è la stima con la nuova metodologia.

Fonte: Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie, 22 luglio 2022, p. 10

La nuova indagine consente altresì di analizzare la distribuzione della ricchezza finanziaria netta per quintili e ricavare indicazioni e misurazioni ancora più approfondite e robuste della disuguaglianza monetaria in Italia. Il risultato centrale è la conferma dell’elevata concentrazione della ricchezza netta nel 5° quintile: il 20% delle famiglie detiene l’80% della ricchezza netta, confermando la cosiddetta legge 20/80 che si osserva per altri Paesi. È riconducibile a una distribuzione paretiana, utilizzabile anche per la distribuzione del reddito.

Secondo nostre stime su dati del Ministero delle Finanze, la distribuzione di Pareto per i lavoratori dipendenti ha un coefficiente α pari a 2,31 stimato a partire da un reddito annuo di 20.000 euro lordi, che è approssimabile al reddito netto medio di una persona sola.

La tabella Ripartizione delle attività…, descrive il portafoglio medio e, implicitamente, il grado di avversione (o propensione) al rischio per le famiglie dei differenti quintili.


Fonte: Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie, 22 luglio 2022, p. 15

Se invece utilizziamo l’indice di Gini (che varia fra zero, con perfetta uguaglianza, e uno, con massima disuguaglianza) le due misure cardine (per 100), con il nuovo disegno campionario nel 2020 sono 42,8 per il reddito, e 68,2 per la ricchezza netta.

Nel mercato del lavoro, la distribuzione del reddito da lavoro è governata da domanda e offerta, mentre il mercato delle attività reali è governato e tutelato dal diritto di proprietà. La ricchezza, reale e finanziaria, è solo parzialmente accumulazione di risparmio, mentre in misura rilevante la proprietà delle attività economiche e finanziarie segue una trasmissione ereditaria dai genitori ai figli, di generazione in generazione. La distribuzione personale della ricchezza dipende perciò dalla lotteria genetica.

La distribuzione delle capacità naturali o del caso della vita non è né giusto né ingiusto, mentre ciò che può essere giusto o ingiusto è il modo con cui le istituzioni affrontano questi fatti, nonché le legittime aspettative che, come conseguenza, i soggetti più dotati si attendono come compenso per le loro capacità, cioè un titolo acquisito in condizioni eque sulla base delle regole adottate per favorire la cooperazione sociale. La mobilità sociale è lo strumento centrale per ridurre in modo strutturale la disuguaglianza economica associata alla distribuzione primaria del reddito: accompagnata da un reticolo di diritti per le condizioni più fragili, in particolare bambini e anziani.

 

NOTE

1. UN Economic and Social Council, Progress towards the Sustainable Development Goals Report of the Secretary-General, 2022.

2- G. Wagner e M.L. Weitzman, Climate Shock: The Economic Consequences of a Hotter Planet, Princeton University Press, Princeton 2015, p. 10.

3. La legge di Engel stabilisce che all’aumentare del livello di reddito dei consumatori, la quota di reddito spesa per il cibo cresce a un ritmo più lento rispetto alla percentuale dedicata ad altri beni come i beni di lusso.

4. Banca d’Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie, 22 luglio 2022, p. 10, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2020/Fascicolo_IBF_2020.pdf

Luigi Campiglio è professore ordinario di Politica economica all’Università Cattolica di Milano. È stato direttore della Rivista Internazionale di Scienze Sociali dell’Università Cattolica e della Scuola di Dottorato di Politica economica. È stato ed è componente del comitato scientifico di numerosi istituti di ricerca, fra cui l’IReR e il Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale.

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