Quadrimestrale di cultura civile

I legami che fanno crescere

di Salvatore Abbruzzese / Docente di Sociologia generale presso l'Università degli Studi di Trento

Individualismo e società moderna Nella sua esigenza di diffusione il sapere scientifico sedimenta attorno a sé una vulgata di esemplificazioni e di riduzioni pronte a essere assorbite dai manuali scolastici. Da questa fuoriescono alcuni termini, la cui capacità di rappresentare e dare corpo a rappresentazioni condivise decide del loro successo e ne spiega la capacità di entrare nel linguaggio comune. Il sapere scientifico costituisce così il principale archivio di termini a disposizione, dai quali il linguaggio comune sceglie quelli più adatti a dare corpo alle proprie rappresentazioni della realtà. È questo il caso dell’individualismo inteso come criterio interpretativo e rappresentativo della realtà sociale. Questo termine, fuori dai contesti specifici nei quali è nato, scivola facilmente sul piano della descrizione realistica, diventando così un tratto costitutivo della società moderna e, in particolare, di quella contemporanea. L’insistenza con la quale viene sottolineata l’atomizzazione del singolo nella “folla solitaria” diviene così un vero e proprio stereotipo condiviso, un paradigma di riferimento al quale il linguaggio comune aderisce, convinto di sottoscrivere un fatto in sé evidente. Pertanto il passaggio storicamente accertato da una società di vincoli (familiari, politici e territoriali) a una società di uguaglianza formale, giuridicamente garantita, viene accentuato e preso per una tendenza incontrovertibile e, soprattutto, inarrestabile. Per tale strada i legami sociali sembrano essere più un retaggio del passato che un elemento del presente. Il soggetto autonomo e autoreferenziale diviene qui il modello vincente e ogni legame residuo finisce con l’essere individuato come il rivelatore persistente di una carenza. Il soggetto inserito in un ambiente, interrelato in una serie di rapporti significativi, finisce con l’essere, per definizione, condizionato e dipendente, incapace di autonomia e indisponibile a una vita autenticamente libera: egli è il testimone di una flessibilità mancata e di un appuntamento disatteso con lo spirito della modernità. Avviene così che luoghi essenziali di relazione primaria – come la famiglia, il gruppo dei pari, l’associazione, la comunità – non solo sono visti come strutturalmente in crisi, ma sono anche costantemente definiti proprio a partire dalla “perdita” della loro capacità di attrazione. La società contemporanea si definisce pertanto proprio a partire dalla crisi di tutte le istituzioni capaci di produrre legame sociale, una crisi che va di pari passo con il tramonto dei sistemi di significato che queste stesse istituzioni implicitamente rappresentano. Una volta individuato come criterio normativo, l’individualismo finisce così per costituire un principio di classificazione, un criterio di messa in ordine delle realtà societarie. I legami come risorsa In realtà, nell’analisi scientifica dalla quale l’individualismo è stato ripreso, esso denuncia un problema più che annunciare una risorsa. La sociologia che, come è noto, ha fatto dell’analisi dei processi di disintegrazione dei legami sociali uno dei terreni specifici di analisi, segnala i pericoli che si pongono con l’affievolirsi della significatività dei legami sociali e delle reti di appartenenza. Da qui il suo sforzo costante nell’analizzare le forme attraverso le quali, dentro ai nuovi contesti societari, i soggetti ricostruiscono senza sosta reti di relazioni e legami significativi. La stessa società che registra il declino delle comunità tradizionali è anche quella dentro la quale fermentano nuove reti di solidarietà e nuove trame di appartenenza. La ricostruzione di reti sociali, cioè di legami significativi e quindi vincolanti per quanti li sottoscrivono, non si realizza sulla scorta del solo desiderio personale, ma è mossa dalle esigenze stesse di autonomia del soggetto e di realizzazione piena di sé. Nella società contemporanea la libertà del soggetto è direttamente proporzionale alla ricchezza di alternative tra le quali questi può realmente scegliere: un soggetto che non ha possibilità di scegliere vive una dimensione della libertà profondamente limitata. Un tale principio è talmente condiviso che siamo naturalmente portati a classificare gerarchicamente le diverse società, ponendo al vertice proprio quelle nelle quali le opzioni si moltiplicano e quindi è possibile scegliere in modo costante tra una serie sempre più estesa di alternative. In fondo alla scala siamo invece indotti a collocare quelle società dove, per mille diverse ragioni – non solo economiche, ma anche politiche e organizzative – le opzioni a disposizione dei soggetti sono estremamente limitate. A questo scenario condiviso da tutti, Ralph Dahrendorf aggiunge tuttavia una constatazione ulteriore: non basta avere più proposte a disposizione, ma occorre anche avere criteri per scegliere. Una massa di opzioni senza criteri di scelta spinge a scelte sbagliate e induce a un comportamento erratico che porta il soggetto a oscillare, senza sosta, da un’opzione all’altra. Sono quindi importanti i criteri che ci permettono di escludere certe opzioni, preferendone altre. Questi criteri prendono la forma di veri e propri vincoli: sono altrettanti “ancoraggi” alla realtà che consentono di non disperdersi. Grazie a questi è possibile scegliere ciò che più è vicino alle nostre esigenze e ai nostri desideri. Uno dei classici citati da Dahrendorf, Emile Durkheim, è stato ancora più esplicito. I legami, ad avviso di quest’ultimo, sono una conseguenza felice del processo di socializzazione. Quanto più il soggetto è inserito in un ambiente, tanto più è strutturato dalle norme sociali in vigore all’interno di questo. Si tratta, per lui, di una vera e propria micro-società, che gli appare autorevole e significativa. È grazie a queste norme che possono guidarlo nelle scelte, che il soggetto può essere in grado di fissarsi degli obiettivi e ritenersi soddisfatto di sé una volta che li ha conseguiti. Senza una tale rete di legami significativi il soggetto si condanna all’insoddisfazione: qualunque successo e qualunque conquista gli appaiono sempre come appena sufficienti rispetto a quanto la società delle infinite alternative gli mette a disposizione. Una volta che il proprio orizzonte di possibilità si è privato di qualsiasi limite e tutto è concretamente realizzabile, non c’è successo che possa rivelarsi realmente appagante. Per di più, una volta che tutti i vincoli sono scomparsi, ogni mancato conseguimento della meta temporaneamente perseguita diventa il segnale di un fallimento personale. Per Durkheim, come per tutta la sociologia classica, l’individualismo che si caratterizza per l’assenza di legami è esistenzialmente fallimentare in quanto vincola il soggetto a sé stesso e alle proprie passioni, privandolo di quella morale di gruppo dalla quale potrebbe ricevere, oltre al controllo, anche il consenso e il sostegno per i principi interiorizzati e praticati. Ma esso è anche socialmente sterile in quanto resta indifferente al legame sociale e non lo vede che come unione provvisoria e strumentale. Necessità di principi-guida La conclusione di questo approccio Dahrendorf-Durkheim è evidente: sono i legami sociali che consentono al soggetto di possedere dei principi-guida che gli permettono di orientarsi nelle continue scelte che la vita gli propone. Più le società, progredendo, aumentano il ventaglio di opportunità e di scelta, più il soggetto deve possedere principi-guida derivanti da legami significativi che gli consentano di scegliere. Ora, se questi sono i criteri, non ci sono dubbi circa la rilevazione critica che si apre sull’intero scenario contemporaneo: per Dahrendorf le opzioni in quest’ultima aumentano, ma i vincoli tendono sempre più ad assottigliarsi. Esempi di questo fenomeno si possono riscontrare in ogni ambito della società. Le merci si moltiplicano sui banchi di vendita, ma, in assenza di vincoli e nell’apparente disponibilità della moneta virtuale, ciò si traduce in una spesa sempre meno controllata e sempre costantemente superiore a quanto era stato preventivato. In pari modo le facoltà e i corsi di laurea si moltiplicano, ma l’offerta, crescente in modo esponenziale, non si traduce necessariamente in un aumento dei laureati. Lo stesso avviene ancora in ambito politico: le opzioni elettorali tendono a proliferare, ma ciò non implica una diminuzione del partito della scheda bianca, mentre la dispersione del voto è fermata solo dallo sforzo dei partiti maggioritari di far valere i vincoli esistenti, asserendo l’impraticabilità di una moltiplicazione delle opzioni. Alla lunga, la proliferazione delle tipologie dei beni di consumo, dei corsi di laurea e delle etichette politiche – e il criterio può essere esteso a tutti i diversi ambiti della vita sociale – non produrrà né una maggiore qualità della spesa, né un aumento del numero dei laureati, né di quello degli elettori che si presentano alle urne. Di fatto se l’individualismo aumenta e la società contemporanea si caratterizza sempre più in virtù dell’indebolimento crescente dei legami sociali, una tale situazione non costituisce affatto una risorsa, bensì è un elemento di debolezza dell’intera società. Nella misura in cui all’aumento delle opzioni non fa seguito un’estensione dei legami e dei vincoli, le scelte si fanno sempre più precarie e reversibili. Soprattutto nessuna dà vita a vincoli mentre, al contrario, sono le opzioni meno impegnative ad essere preferite. Si espandono così, in modo sempre più vistoso, tutte quelle scelte che, in ogni ambito della vita sociale, garantiscono una costante reversibilità. Legami significativi e riconoscimento sociale Il possesso di criteri di scelta implica la capacità/possibilità di aver riconosciuto come essenziali alcuni elementi della propria esistenza sociale e, quindi, di intrattenere con questi un rapporto privilegiato. Per l’approccio Durkheim-Dahrendorf è l’appartenenza a società concrete, dense di legami soggettivamente significativi che, accettando norme e vincoli, rende facili e semplici le scelte in ogni ambito; rende cioè possibile per il soggetto l’identificarsi in un profilo sociale specifico. Di fatto la consapevolezza dell’esistenza di un legame consente quell’operazione chiave nei processi identitari che è definita dal termine di riconoscimento. La categoria del “riconoscimento”, inteso come il riconoscersi e l’essere riconosciuti dagli altri in ciò che si ritiene costitutivo della propria persona, consente di aprire un secondo livello di legittimazione di quel particolare tipo di ancoraggi costituito dai legami sociali. Questi, non sono solo dei criteri che consentono di orientarsi nel corso dell’esistenza; non sono cioè dei semplici strumenti necessari per scegliere tra opzioni (economiche, formative, politiche) ottimizzando così l’efficacia dell’azione, ma hanno una pesante ricaduta in termini identitari, comportano cioè elementi di definizione della persona. Questa usa i propri legami, o alcuni tra questi, non solo come criteri per scegliere, ma anche come elementi di definizione di sé stessa. Più percepisce come appannata la propria identità sociale tradizionale, più è alla ricerca di nuovi elementi di definizione di sé. Proprio per tali motivi si è sempre di più dinanzi a fenomeni di contestazione di tipo inedito, dove la vera rivendicazione in gioco è quella del riconoscimento identitario e dove l’identità in gioco non è oggetto di un’opzione, ma deriva da un’appartenenza riconosciuta come adeguata. Accanto a una società dei consumi, ereditata dagli anni di sviluppo economico, si afferma una società dei legami identitari: etnici, religiosi, di genere, di generazione, di professione, di esperienze fondative condivise. Il problema è sempre meno quello di ostentare il successo e, sempre più, quello di rivendicare il riconoscimento di un aspetto di sé stessi che si riconosce come significativo. Conclusioni In pratica esistono legami, la cui importanza cresce in modo direttamente proporzionale allo sviluppo delle situazioni di scelta e all’espandersi delle alternative a disposizione. Non esiste nessuna espansione ulteriore delle opzioni nell’esistenza dei singoli che non veda, come sempre più necessaria, la crescita parallela dei criteri che consentono di orientare le scelte, ancorandole a criteri soggettivamente percepiti come validi. Ma questi stessi criteri, a loro volta, non si producono senza una chiara percezione della propria identità e degli elementi fondativi che la costituiscono. La società dell’individualismo diviene così anche quella dove si riproducono costantemente nuove reti affinitarie. Il processo di emancipazione dell’individuo dalle autorità istituzionali non può espandersi senza produrre, nello stesso tempo, nuove forme di legame sociale e nuove reti di appartenenza identitaria. Se gli antichi legami di appartenenza e di vincoli familiari, comunitari e nazionali si sfaldano dinanzi alla modernità in tutte le sue forme, questo non si produce senza lo sviluppo parallelo ed esteso di nuove reti di appartenenza e nuove forme di condivisione.

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