Uno scenario in rapida evoluzione L’aviazione commerciale rappresenta oggi uno dei temi che sono riusciti ad attrarre maggiormente l’attenzione dell’opinione pubblica. Non sorprende che questo avvenga in un periodo particolarmente critico nella storia dell’aviazione. Non c’è dubbio infatti che il settore stia attraversando una crisi, molto più profonda, più protratta nel tempo e più radicata di quella scatenata dall’11 settembre, dalla guerra del Golfo o da uno qualunque dei precedenti avvenimenti che hanno scosso il mercato fin dall’inizio dell’era del trasporto aereo di massa, iniziata negli anni Settanta. Le ragioni di questa crisi sono oggi chiare a tutti. Nonostante il prezzo dei carburanti si sia dimezzato rispetto ai costi record registrati in luglio, il settore del trasporto aereo si trova tuttora in un momento di difficoltà a causa di un declino della domanda legato alla crisi economica internazionale e al calo nella fiducia dei consumatori. Quest’anno oltre trenta compagnie aeree sono fallite in tutto il mondo. E in futuro potrebbero verificarsi altri casi, anche per effetto del calo fisiologico che contraddistingue la stagione invernale. La IATA, l’Associazione Internazionale Trasporto Aereo, ha dichiarato che il trasporto aereo internazionale − sia nel settore passeggeri sia nel settore cargo − ha registrato in tutto il mondo un significativo calo nel settembre 2008, perfino nei paesi del Medio Oriente che avevano finora sperimentato alti tassi di crescita. È stato stimato inoltre che le perdite per il mercato mondiale dell’aviazione sull’intero 2008 potrebbero raggiungere i 5 miliardi di dollari. Lo stesso dato per il 2009 è stimato in circa 4 miliardi di dollari. Non c’è dubbio perciò che si tratti di una vera e propria crisi. Abbiamo di recente annunciato i risultati semestrali di British Airways; si tratta di una buona performance, considerate le condizioni estremamente difficili in cui versa attualmente il settore, anche se il primo semestre 2008 sarà ricordato come uno dei periodi peggiori, aggravato ulteriormente dalla crisi del settore bancario. La sfida per le grandi compagnie come la nostra consiste nella capacità di rispondere a questa situazione e creare delle fondamenta più solide per il business, in modo da attraversare le attuali difficoltà economiche e crescere nel futuro. Uno degli elementi fondamentali dell’ossatura di British Airways è il nuovo Terminal 5 dell’aeroporto di Londra Heathrow, la nuova sede esclusiva della compagnia aerea. Mercoledì 22 ottobre British Airways ha completato il trasferimento dell’ultimo gruppo di voli nel nuovo terminal da 4,3 miliardi di sterline, portando il numero totale dei voli giornalieri da e per il terminal a oltre 500, circa il 92% dell’operatività della compagnia aerea sullo scalo di Heathrow. Dalla sua apertura avvenuta lo scorso marzo, il Terminal 5 ha ospitato più di 12 milioni di viaggiatori e gestito quasi 85.000 voli, dimostrando appieno le sue potenzialità e registrando performance in linea con gli standard prefissati dalla compagnia. Il Terminal 5 consente di offrire ai passeggeri i più elevati livelli di servizio sperimentati a Heathrow da molti anni a questa parte, con miglioramenti significativi in termini di puntualità e di gestione dei bagagli. Consolidamento del settore Non soltanto è fondamentale continuare a potenziare il nostro hub londinese: vi sono molte altre aree di intervento in cui è necessario impegnarsi per far crescere e prosperare il settore del trasporto aereo nel futuro. L’industria dell’aviazione deve ripensare se stessa e sviluppare un nuovo e più efficiente modello di business. La crisi attuale richiede misure a breve termine che ne mitighino l’impatto immediato, ma anche una risposta strategica per rafforzare il business nel lungo periodo, in quello che potrebbe rivelarsi uno scenario radicalmente modificato. È durante i periodi più difficili, quando le risorse sono scarse, che i sistemi economici sono costretti a evolvere e migliorare in termini di efficienza complessiva. Crediamo che questo sia esattamente ciò che si verificherà nell’industria dell’aviazione nei prossimi anni: in altre parole, la crisi economica sarà il driver che porterà a un maggior consolidamento del settore. Per questo motivo stiamo portando avanti un progetto di fusione con Iberia e abbiamo stipulato, un joint business agreement con la stessa Iberia e con American Airlines per i voli transatlantici. Una fusione con Iberia rappresenta la logica conseguenza di una collaborazione che dura da dieci anni: permetterebbe infatti alle due società di crescere assieme mantenendo il loro marchio e la loro identità, generando benefici per i passeggeri e gli azionisti. La firma nell’agosto 2008 dell’accordo tra American Airlines, British Airways e Iberia sui voli intercontinentali tra Nord America e Europa rappresenta un altro punto fermo nella direzione della creazione di un business più efficiente e competitivo. Secondo l’accordo le tre compagnie aeree coopereranno dal punto di vista commerciale sui voli tra Stati Uniti, Messico e Canada e Unione europea, Svizzera e Norvegia, mentre continueranno ad agire come entità legali separate. Le compagnie estenderanno i loro accordi di codesharing sui voli all’interno e al di fuori dell’Unione europea e degli Stati Uniti, aumentando in questo modo significativamente il numero delle destinazioni che possono offrire ai clienti, a tariffe sempre più convenienti. Open Skies, liberalizzazione sulle due sponde dell’Oceano Atlantico La creazione di un mercato globale competitivo per l’aviazione commerciale rappresenta il principale obiettivo strategico, che potrà produrre benefici importanti per tutte le parti coinvolte. Tuttavia, sarà possibile raggiungere questo obiettivo solo se le regole del mercato permetteranno agli attori economici di modernizzare la loro offerta di prodotti e servizi rispondendo all’evoluzione dei bisogni della popolazione mondiale. Grazie alla firma del cosiddetto accordo Open Skies nel marzo 2008, le linee aeree europee possono ora volare da qualunque aeroporto nell’Unione Europea a qualunque destinazione negli Stati Uniti. Questo accordo Europa-USA sul trasporto aereo aumenterà la concorrenza e di conseguenza farà scendere i prezzi sul mercato internazionale. Questa più stretta collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico consentirà di affrontare anche nuove sfide, come la sicurezza e l’ambiente. Questo faciliterà le operazioni per le compagnie aeree e ridurrà le difficoltà per i passeggeri. Per trarre pieno vantaggio da questo primo passo verso la piena liberalizzazione, British Airways ha creato una propria compagnia aerea sussidiaria, chiamata OpenSkies, in parte in onore del primo accordo stipulato, che opera già sul mercato offrendo voli diretti tra l’Europa continentale e gli Stati Uniti. L’obiettivo per la fine del 2009 è di costituire una flotta OpenSkies composta da cinque aerei in grado di operare rotte intercontinentali dai principali scali europei. Un’altra ragione per cui abbiamo scelto il nome OpenSkies è data dalla nostra volontà di sottolineare il nostro impegno nella Fase Due dei negoziati tra Unione europea e Stati Uniti e la necessità di ottenere una liberalizzazione molto più sostanziale dello spazio aereo transatlantico. Ci aspettiamo che la Fase Due possa spazzare via le obsolete restrizioni sulla proprietà e il controllo delle linee aeree, in modo che gli investitori europei possano acquisire quote di maggioranza nelle compagnie statunitensi e viceversa. Il percorso da compiere per creare un vero mercato globale dell’aviazione è certamente molto faticoso ma senza dubbio anche molto stimolante. Esso coinvolge aspetti industriali, economici e politici, e tutti gli attori devono giocare il loro ruolo per superare le attuali inefficienze. Ma vi è anche un altro aspetto che richiede grande attenzione da parte delle aziende e da parte delle istituzioni internazionali, non soltanto perché in questo momento è sotto i riflettori mediatici, ma anche perché è un fattore di cruciale importanza per il futuro dell’umanità: l’ambiente in cui viviamo. Un impegno concreto per salvaguardare l’ambiente L’impatto mondiale dei cambiamenti climatici è un tema particolarmente delicato, e crediamo che le compagnie aeree siano in prima linea rispetto a questo argomento. All’interno del settore dell’aviazione commerciale, le linee aeree sono indubbiamente le società più visibili, che rappresentano il punto di contatto con il pubblico. Noi non costruiamo gli aerei o i motori, noi li facciamo volare. Gli aerei che emettono CO2 sono i nostri aerei con il nostro marchio, perciò non c’è da stupirsi del fatto che ci troviamo al centro del dibattito pubblico sul riscaldamento globale, e che a volte siamo oggetto delle condanne degli ambientalisti che ci accusano ciclicamente di essere organizzazioni prive di scrupoli o addirittura immorali senza alcun interesse per l’ambiente. Innanzitutto vorrei portare alcuni esempi dell’impegno di British Airways nei confronti dell’ambiente. La compagnia affronta infatti le questioni ambientali con grande serietà da molto tempo. Circa dieci anni fa siamo stati la prima linea aerea a riconoscere l’importanza della necessità di limitare l’impatto ambientale delle emissioni nocive, attraverso la pubblicazione di obiettivi di efficienza nel consumo di carburante. Ci siamo posti come traguardo il raggiungimento entro il 2010 di un risparmio di carburante del 30% rispetto al 1990. Alla fine dello scorso anno abbiamo raggiunto una riduzione del 28%, prevenendo il rilascio nell’atmosfera di 60 milioni di tonnellate di CO2 ora abbiamo definito un nuovo obiettivo: un’ulteriore riduzione del 25% entro il 2025 rispetto al 2005. Questa riduzione nel consumo di carburante è stata possibile sinora grazie agli investimenti in nuovi aerei, un processo che continua tuttora come testimonia il nostro recente ordine di 12 Airbus A380 e 24 Boeing 787 Dreamliners, che consentono un risparmio di carburante tra il 17% e il 30% rispetto agli aerei che sostituiranno. Inoltre abbiamo ridotto le emissioni anche modificando le procedure operative dei nostri aerei e sviluppando modalità d’intervento specifiche. Tra queste iniziative c’è anche l’attività di ricerca volta a sviluppare carburanti alternativi. Cinque anni fa abbiamo sponsorizzato una ricerca dell’Imperial College di Londra, che ha dimostrato il potenziale pratico delle miscele di carburanti a basso contenuto di carbonio. Di recente abbiamo lanciato una gara d’appalto in collaborazione con Rolls-Royce invitando i produttori a sviluppare campioni di carburanti alternativi da testare su uno dei nostri motori RB211 nel nostro banco prova a Derby. Selezioneremo fino a quattro carburanti alternativi, e ogni produttore dovrà fornirne 60.000 litri. Speriamo di avere i risultati di questo studio all’inizio dell’anno prossimo, e li renderemo pubblici in modo che l’intero settore possa avvantaggiarsene. Abbiamo anche aperto la strada a nuovi progetti cosiddetti di carbon offset, la compensazione delle emissioni di CO2: nel 2005 siamo stati la prima linea aerea a proporre questo genere di iniziative. Quest’anno abbiamo lanciato un nuovo sistema, migliorato sulla base di quello che i nostri clienti ci hanno suggerito. Questo sistema permette ai clienti di effettuare la prenotazione e pagare un contributo ambientale, con l’obiettivo di compensare le emissioni di CO2 legate al proprio volo, in una sola transazione. Questi contributi servono per finanziare progetti di energia idroelettrica e eolica in Cina e Brasile, consentendo riduzioni delle emissioni che sono monitorate e certificate dal protocollo di Kyoto delle Nazioni Unite. Crediamo che questi sistemi di compensazione abbiano una grande valore, non solo perché portano benefici diretti all’ambiente, ma anche perché contribuiscono a diffondere la conoscenza dei principi che stanno alla base dell’Emission Trading, lo scambio di quote di emissioni. Questa politica rimane lo strumento più efficace per limitare l’impatto dell’aviazione sui cambiamenti climatici. In ultima istanza la chiave per il raggiungimento di un’assoluta riduzione delle emissioni si trova nelle conquiste della tecnologia, ma è improbabile che se ne verifichino a breve termine. L’aviazione dovrà rispondere nel prossimo futuro a una crescita della domanda di collegamenti aerei dovuta all’evolversi dell’economia globalizzata con una forza lavoro sempre più mobile, perciò è probabile che le emissioni derivanti dall’aumento del numero di voli supereranno il risparmio delle emissioni reso possibile dal miglioramento tecnologico. Ecco perché abbiamo bisogno di sistemi realizzabili di gestione delle emissioni. British Airways ha un’esperienza diretta nell’Emission Trading, avendo partecipato al progetto volontario del governo britannico tra il 2002 e il 2006. Inoltre abbiamo richiesto per lungo tempo l’inclusione dell’aviazione nel programma europeo di Emission Trading, e questa inclusione dovrebbe avvenire entro il 2012. Si tratta infatti di uno strumento che, contrariamente alle tasse, si concentra direttamente sulla riduzione delle emissioni e fornisce incentivi per realizzare questa riduzione. È particolarmente appropriato per settori come quello dell’aviazione, dove il potenziale pratico di un’assoluta riduzione delle emissioni è irrealizzabile a breve termine. Inoltre è il meccanismo più efficace per assicurare che la riduzione dei gas serra e il sostegno alla crescita economica procedano di pari passo.
Le nuove frontiere dell’aviazione commerciale
di Willie Walsh / Chief executive di British Airways
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