La più grande bolla finanziaria e creditizia della storia
Il sistema finanziario del mondo ricco si sta dirigendo verso un crollo. I mercati azionari
hanno registrato perdite prolungate, i mercati monetari e quelli creditizi hanno chiuso
con spread sui tassi di interesse alle stelle ed è comunque ancora troppo presto per dire
se le misure di salvataggio adottate da Stati Uniti ed Europa riusciranno a contenere la crisi
su una base non contingente.
Per la prima volta in settant’anni si è avuto paura di una corsa indiscriminata a ritirare
i depositi dalle banche, mentre il sistema bancario “ombra”, agenti, prestatori di mutui
non bancari, strumenti strutturati di investimento, hedge fund, fondi monetari di mercato e
società di private equity – sta correndo rischi sulle sue passività a breve termine.
Dal lato dell’economia reale, tutte le economie avanzate − che rappresentano il 55%
del Prodotto Interno Lordo globale − erano entrate in recessione anche prima del pesante
shock finanziario iniziato alla fine dell’estate 2008. Di conseguenza, ci troviamo oggi di fronte
a una recessione, a una crisi finanziaria severa e a una profonda crisi bancaria nelle economie
avanzate.
I mercati emergenti hanno inizialmente subito le conseguenze di questa crisi solo
quando gli investitori stranieri hanno cominciato a ritirare i loro investimenti. Poi il panico
si è diffuso sui mercati di credito, monetari e valutari, evidenziando la vulnerabilità dei sistemi
finanziari di molti Paesi in via di sviluppo e di settori aziendali che, di fronte all’espansione
del credito, si sono indebitati a breve e in valute estere. I più fragili sono stati i
Paesi con una grande deficit di conto corrente e/o con un grande deficit fiscale e con forti
debiti in valute estere a breve termine. Ma anche quelli con la migliore performance − come
Brasile, Russia, India e China − sono adesso a rischio di un atterraggio brusco. Molti mercati
emergenti stanno quindi rischiando una grave crisi finanziaria.
La crisi è stata causata dalla più grande bolla finanziaria e creditizia della storia, causata
da un uso estremo della leva finanziaria. L’utilizzo della leva finanziaria e le bolle speculative
non si sono rimasti limitati al mercato immobiliare americano, ma hanno caratterizzato il mercato immobiliare anche di altri paesi. Inoltre, al di là del mercato immobiliare,
in molti sistemi economici vi è stata un’eccessiva concessione di prestiti da parte di istituzioni
finanziarie e di alcuni settori di impresa e della pubblica amministrazione. Il risultato
è che ora stanno esplodendo contemporaneamente una bolla immobiliare, una bolla dei
mutui ipotecari, una bolla del mercato azionario e obbligazionario, una bolla del credito, una
bolla delle materie prime, una bolla del private equity e degli hedge fund.
Una crisi di non breve durata
L’illusione che la contrazione economica negli Stati Uniti e nelle altre economie avanzate
sarebbe stata profonda ma breve − una recessione cioè di sei mesi a “V” − è stata sostituita
dalla certezza che la crisi sarebbe stata una lunga e protratta recessione a “U”, che
può durare almeno due anni negli Stati Uniti e si avvicina ai due anni in gran parte del resto
del mondo. In più, dato il rischio crescente di un collasso del sistema finanziario globale,
non si può neppure escludere la prospettiva di una recessione a forma “L” della durata
di una decina d’anni − come quella vissuta dal Giappone dopo il collasso della sua bolla
immobiliare e azionaria.
In effetti, il crescente distacco fra iniziative politiche sempre più aggressive e tensioni
sui mercati finanziari è allarmante. Quando a marzo i creditori di Bear Stearns furono
ammessi a un salvataggio da 30 miliardi di dollari, il rialzo dei mercati azionari, monetari e
del credito durò otto settimane. Quando il Tesoro americano annunciò, a luglio, il salvataggio
dei giganti dei mutui Fannie Mae and Freddie Mac, la ripresa durò appena quattro settimane.
Quando il salvataggio, da 200 miliardi di dollari, di queste aziende fu effettuato concretamente
e le loro passività, 6.000 miliardi di dollari, furono messe sotto il controllo del
governo americano, il rialzo durò un solo giorno.
Fino al momento in cui sono state annunciate le misure adottate dagli Stati Uniti e
dall’Europa, non c’è stato nessun rally. Quando AIG è stato salvato con 85 miliardi di dollari,
il mercato è crollato del 5%. Quando poi sono stati annunciati i 700 miliardi di dollari del
pacchetto di salvataggio, i mercati sono crollati di un altro 7% in due giorni. Quando le autorità
in America e all’estero hanno preso iniziative politiche radicali, dal 6 al 9 ottobre, i mercati
azionari, creditizi e monetari sono andati al ribasso ancora di più giorno dopo giorno.
La risposta non può che essere globale e coordinata
Ma le misure adottate recentemente sono sufficienti? Quando le azioni prese non
danno un sollievo reale agli operatori sul mercato, sappiamo che si è a un passo dal collasso
sistematico del settore finanziario e aziendale. Si sta cioè creando un circolo vizioso di
riduzione della leva finanziaria, di caduta libera dei prezzi dei titoli finanziari e di ricostituzione
dei margini di garanzia.
Quindi non possiamo escludere un fallimento di sistema e una depressione globale.
Come abbiamo visto negli ultimi giorni, ci vorrà un grande cambiamento nelle politiche economiche e ci vorranno azioni radicali e coordinate fra tutte le economie dei mercati avanzati
e emergenti per evitare il disastro. Questo include:
- un’altra rapida tornata, a livello globale, di tagli dei tassi di interesse di almeno 150
punti base;
- una temporanea copertura di garanzia di tutti i depositi, tenendo separate le istituzioni
finanziarie insolventi, che devono essere chiuse, da quelle in sofferenza ma ancora solventi,
che devono essere parzialmente nazionalizzate e a cui deve essere iniettato capitale
pubblico;
- una rapida riduzione dell’indebitamento dei proprietari di casa insolventi, preceduta
da un temporaneo congelamento di tutti i pignoramenti;
- una cospicua e illimitata disponibilità di liquidità alle istituzioni finanziarie in grado
di ripagare i propri debiti;
- credito pubblico a disposizione delle imprese solventi per evitare crisi da rifinanziamento
del credito a breve per grandi aziende e piccole imprese solide, ma a corto di liquidità;
- un massiccio stimolo fiscale da parte del governo attraverso lavori pubblici, investimenti
in infrastrutture, sussidi di disoccupazione, riduzione di tasse per proprietari di case
a basso reddito e concessione di prestiti alle amministrazioni locali in crisi di liquidità;
- un accordo fra i paesi creditori con eccedenza di conto corrente e paesi debitori con
deficit di conto corrente per mantenere un regolare finanziamento del deficit e un riciclo
delle eccedenze dei creditori per evitare aggiustamenti disordinati di tali squilibri.
Scelte di più basso profilo rispetto a queste azioni radicali e coordinate possono portare
a un collasso del mercato, a una crisi finanziaria globale e a una depressione su scala
mondiale. Le misure adottate dagli Stati Uniti e dall’Europa sono un inizio, ma ora il lavoro
deve essere portato a termine.
Copyright: Project Syndicate, 2008. www.project-syndicate.org