Un sistema di infrastrutture a rete Il grande cantiere delle reti transeuropee, aperto nei primi anni Novanta, torna alla ribalta sotto le luci della crisi finanziaria e le sue conseguenze economiche, sociali e politiche. Il concetto di reti a favore dell’integrazione europea, elaborato inizialmente sotto il coordinamento della Commissione europea, ha come obiettivo primario assicurare il movimento efficiente di persone, merci, energia e informazioni attraverso il continente europeo. Strettamente connesse alle esigenze di efficienza, ovvero di massimo risultato per unità di sforzo, vi sono quelle della sicurezza, o meglio, di prevedibilità e stabilità dell’erogazione di servizi che poggiano sulle infrastrutture. Predicando un sistema di infrastrutture a rete in alternativa a singoli assi o spine dorsali, la riflessione europea vuole accrescere le opzioni per poter agevolmente, e in maniera efficiente, adattare le scelte a fronte di evoluzioni tecniche ed economiche, comprese le situazioni di crisi. Le reti ad elevata densità, alla pari di un tessuto, dovrebbero, infatti, permettere di aggiustare le scelte o percorsi, col mutare delle convenienze o all’apparire di ostacoli non previsti. Per unire Riga a Ragusa è concretamente possibile seguire una molteplicità di percorsi, sia pure entro certi limiti: mare, terra (strada o ferrovia), in e sotto la superficie, aria e spazio con i percorsi satellitari. La sicurezza cosi concepita poggia sulle qualità di ogni singolo componente, o filo del tessuto, ma anche sulla qualità del sistema nel suo insieme, ovvero sulle qualità del tessuto che può all’uopo prescindere dall’uno o l’altro filo senza indebolire significativamente le sue proprietà generali. Nella formazione di una rete, ad esempio di trasporto, la stratificazione di tre componenti principali risulterà determinante per la sua qualità. Il valore dell’asse portante (l’autostrada di ampio raggio) emerge soltanto se alimentato da adeguate vie di penetrazione, a loro volta connesse al territorio attraverso le vie d’accesso capillari. In tal senso, la stazione ferroviaria di sosta di un treno ad alta velocità sarà tributaria del sistema di mobilità urbana e interurbana che l’ingloba. Tuttavia, la corretta stratificazione di assi, alimentatori e capillari non sarà sufficiente per ottenere dalla rete il massimo valore. L’oggetto tecnico così costituito deve essere calato nella realtà economica e sociale alla quale intende erogare servizio. Infrastrutture e sviluppo Un quarto strato specificamente disegnato per favorire la generazione del valore aggiunto, da veicolare attraverso la rete, è indispensabile per giustificare pienamente l’ingente utilizzo di risorse economiche che saranno assorbite nella realizzazione della rete. Questo quarto strato è spesso trascurato o non adeguatamente considerato. In parte ciò è dovuto al consuetudinario riflesso che attribuisce alle infrastrutture la capacità di generare sviluppo. L’esperienza ormai ampiamente documentata, mostra invece che le infrastrutture (comprese le reti) possono accompagnare, accelerare o rallentare un processo di sviluppo. La carenza infrastrutturale certamente impedisce lo sviluppo, ma anche l’eccesso o l’incongruenza delle infrastrutture possono rallentare e persino soffocare lo sviluppo. Vi è una zona d’equilibrio nel rapporto tra la dotazione di infrastrutture e lo sforzo richiesto per la loro realizzazione, da un lato, e la dimensione e dinamismo di una comunità economica, dall’altro. La zona di equilibrio tra reti e realtà non è definibile con precisione e inoltre subisce un’evoluzione nel tempo. Tale dinamica impone di scegliere un metodo adeguato e flessibile nell’articolare il quarto strato di sostegno alle attività che danno origine al valore aggiunto. Il peso del pregresso, degli interessi che convergono per determinare la realizzazione di una rete, è un fattore motivazionale indispensabile. Nel contempo, esso può rivelarsi fuorviante, quando in un progetto si devono incorporare elementi di possibili future evoluzioni. Va ricordato che una rete – infrastruttura − marca una realtà economica e un territorio per un periodo di tempo assai considerevole. L’articolazione di reti di trasporto, energia e telecomunicazioni per dare servizio a un’economia caratterizzata dall’industria pesante condizionerà severamente la transizione verso un’economia imperniata sui servizi. Poiché sappiamo che le soluzioni di oggi possono costituire i problemi di domani e poiché disponiamo di informazioni e conoscenze per elaborarle al fine di predisporre un quadro più favorevole per la generazione di nuove soluzioni, sin dai primi passi di una scelta si devono porre basi per mantenere aperte le opzioni disponibili nel futuro. È forse più in questo senso che va precisata la sostenibilità, ovvero non come scelte di oggi che avranno valenze positive certe in futuro, bensì come scelte di oggi che favoriscono un ampio spettro di opzioni nel futuro. Le reti transeuropee In un primo approccio le reti transeuropee sono un dispositivo della penisola europea per rispondere alle sfide di competitività su scala globale. In quest’accezione si tratta di servirsi di capacità di governo a livello dell’Unione europea per elaborare elementi di risposta che non si possono riscontrare su scala nazionale o regionale. A tale dimensione spaziale si collega quella temporale essenzialmente determinata dalla disponibilità di risorse naturali. Le diverse forme di terra, aria, acqua e organismi viventi sono riproducibili soltanto in tempi lunghissimi e in condizioni particolari. L’evoluzione tecnologica che permette in breve tempo l’utilizzo dirompente di risorse naturali offre possibilità minori per il loro utilizzo attento e conservativo ed è pressoché totalmente incapace di assicurare la loro riproducibilità. La gestazione di nuovi indirizzi tecnologici capaci di rispondere ai vincoli imposti dalle risorse naturali identifica un limite nelle innovazioni incrementali. I piccoli miglioramenti adottati per risolvere problemi puntuali, spesso apportando apprezzabili benefici, sono inadeguati. Soltanto con il concorso massiccio di nuove conoscenze scientifiche è possibile elaborare soluzioni sufficientemente profonde per introdurre discontinuità e alterazione dei processi globali perversi. Misurando con il cronometro delle risorse naturali sembra evidente che il nostro sistema non sta generando un livello adeguato di conoscenze scientifiche traducibili in soluzioni applicate idonee. Pur consapevoli delle componenti di casualità e disordine talvolta necessari per far sorgere nuove conoscenze, vediamo anche gli aspetti organizzativi necessari per favorire, e accelerare, la produzione scientifica. Alla pari dei sistemi di flusso (trasporti, energia, informazione), la perniciosa frammentazione, vetustà e povertà delle infrastrutture che ospitano la produzione scientifica comportano ritardi o impossibilità di sviluppo. Le reti della conoscenza Per superare queste difficoltà, la riflessione europea ha aperto un nuovo cantiere per le reti transeuropee della conoscenza. Percorrendo lo stesso modello, ora applicato a un bene immateriale, sull’asse portante delle produzioni scientifiche occorre innestare gli alimentatori e i collegamenti capillari del sistema educativo a ogni livello e per ogni età. Ma occorre altresì collegare, con opportuni interventi, la rete della conoscenza con i sistemi di generazione di valore aggiunto, laddove compaiono i benefici economici e sociali perseguiti. L’analogia tra reti materiali tradizionali e reti immateriali di conoscenza permette di comprendere e procedere entro certi limiti. Aldilà di questi sorgono specificità che richiedono una riflessione diversa per concepire correttamente la rete. Due aspetti qualificano la specificità della rete di conoscenza. Il primo è l’immaterialità della conoscenza e il secondo il fatto che il suo vettore principale sono le persone, con tutta la loro complessità. Due brevi esempi illustrano le nuove difficoltà. Le conoscenze necessarie per la costruzione di una strada sono ampiamente codificate: quali e quanti materiali occorrono, quando, e come interagisce un materiale con l’altro. Ragionevolmente si può stimare quanto tempo occorre per avere una strada funzionante. Diversamente, per produrre nuova conoscenza scientifica il grado di incertezza in quanto a ingredienti, loro interazione e tempi è ampiamente più aleatorio. Il secondo esempio riguarda i meccanismi di finanziamento. Il nostro sistema bancario, ad esempio, trova agevole impegnarsi a fronte di garanzie di rimborso derivanti da flussi di attività commerciali o da beni pignorabili e cedibili. Non altrettanta affidabilità emerge da un progetto di ricerca fondamentale che può richiedere, per arrivare a buon fine, un importo o il suo doppio o triplo in un periodo di tempo di forse dieci o venti anni o ancora più decenni. La strutturazione di reti di conoscenza, in se stesse, richiede pertanto la generazione di nuove conoscenze, di nuovi metodi, di nuovi strumenti, prima e durante il processo. Le complessità inerenti alle persone, individui e gruppi, aprono un altro cantiere. Le reti transeuropee hanno lo scopo di promuovere trasformazioni, ovvero di alterare i rapporti in un dato luogo e tempo. Di ciò i gruppi e gli individui sono consapevoli e associano alle trasformazioni i loro interessi, sogni e incubi. Stati, confini e sussidiarietà Le reti transeuropee di governo di tali trasformazioni, nella loro configurazione attuale, trovano le più solide fondamenta nel livello di governo nazionale. Negli oltre cinquant’anni del processo d’integrazione europea essa ha cercato di superare le sue deficienze configurando il livello di governo continentale e articolando i livelli regionale e comunale. Nel contempo lo snodo con la comunità globale è venuto formandosi, in una sequenza variamente gerarchizzata, fra i quattro livelli di governo. Particolarmente difficile è risultato il problema di ridefinizione del significato delle frontiere, sia quelle tradizionali fra Stati, sia quelle di competenze fra livelli di governo intranazionali. Questa ricca e dinamica problematica riassunta nel concetto di sussidiarietà (verticale) presenta un altro risvolto significativo nelle combinazioni di ruoli tradizionalmente assegnati al settore pubblico e al settore privato, talora denominata sussidiarietà orizzontale. Diversi esperimenti di sussidiarietà orizzontale nella realizzazione delle tradizionali reti tecniche (trasporti, energia, ecc.) permettono di comprendere che insieme al potenziale di tale formula vi sono rischi ed errori che non è possibile gestire e contenere adeguatamente. Ora perciò si profilano sforzi europei per migliorare le conoscenze necessarie per effettuare scelte efficaci e metodi gestionali. In una prospettiva di consolidamento democratico, la sede di generazione di valore aggiunto al cui servizio opera la rete di governo transeuropeo, è la società civile. Comunque si giudichino gli interventi di promozione in questo ambito è fuori dubbio che la crescita e la ricchezza dei fenomeni e delle forme organizzative fuori, ma non distanti, dell’ambito governativo influiscono sempre di più sulla definizione delle scelte e degli indirizzi nei percorsi. Riferendoci di nuovo ai tradizionali cantieri delle reti di trasporto, o anche di mobilità urbana, è facile evidenziare come i miglior metodi di progettazione devono incorporare sempre di più processi d’elaborazione e certificazione del consenso. Si tratta sì di comporre interessi, ma anche, e molto, di rispondere alle esigenze di aspirazioni, identità e timori. Il laboratorio europeo Per comprendere il senso del laboratorio europeo i tre grandi cantieri delle reti transeuropee (reti tecniche, reti di conoscenza e reti di governo) devono essere considerati congiuntamente. Anche la valutazione dei problemi dovrebbe essere sincronica. Si è ad esempio sottolineato che la realizzazione delle reti di trasporto sarebbe in grave ritardo. Certamente per alcuni suoi segmenti, in una valutazione parziale, questa è una critica condivisibile. Altro potrebbe essere il giudizio se si prende in conto che l’esercizio non è soltanto un tema di ingegneria civile, ma anche una fucina nella quale si concepiscono nuove conoscenze e nuove modalità di governo. In termini più generali, la materia non si riassume in esercizi di bilancio pubblico, intesi come strumento di gestione finanziaria o di politica economica, bensì come esercizi di bilancio pubblico inteso come progetto e cantiere di società. Un progetto e cantiere di società non è un effetto collaterale o un‘esternalità più o meno desiderabile. Esso è uno strumento indispensabile per affrontare sfide specifiche. Ad esempio, le reti transeuropee di trasporto possono generare svantaggi per le economie regionali intorno alle frontiere intraeuropee. Ciò è in parte dovuto all’impianto concettuale di economie territoriali e aziende che devono la loro esistenza a forti interdipendenze con i centri economici di un paese. Questi devono modificare la propria base culturale per trasformarsi in creatori di valore in funzione di uno spazio economico diverso, interregionale e internazionale. Per indurre gli operatori a sviluppare le loro prospettive con altri occhi anche la luce deve cambiare. Non diversamente avviene sul piano globale, dove la credibilità e l’apprezzamento dell’operatore europeo sono intrinsecamente legati all’immagine che il continente proietta a partire dalle concrete realizzazioni interne, ovvero alla sua proposta di valore. Il modello europeo di investimento L’attuale difficile congiuntura molto potrà svelare del modello europeo di crisi e transizione, anche in termini comparativi, in particolare per quanto riguarda la proposta di un più efficiente e sicuro ciclo tra risparmio ed investimento che ridefinisca i binomi: pubblico- privato, breve-lungo termine e rischio globale - rischio locale. Sul piano operativo d’investimenti specifici è utile ripetere, per quanto ovvio, che oltre a originare, ideare e realizzare i progetti, si deve, sin dai primi passi incorporare la manutenzione e le riparazioni lungo l’intero arco di vita del progetto, affinché vi possa essere una coerente e viabile modalità di finanziamento che assicuri l’erogazione di servizi a lungo termine da parte della rete in questione. L’analisi minuziosa e la congrua associazione fra rischi e strumenti sono fondamentali per combinare con successo le risorse pubbliche con quelle private, là dove la realtà del progetto lo consenta. Ciò richiede che le nuove metodologie e le competenze siano diffuse e aprano nuovi percorsi professionali che si applicano anche alla soluzione di problemi locali. Per beneficiare di una miglior interazione fra pubblico e privato si devono formulare metodi operativi meno costosi ma qualitativamente soddisfacenti e commisurati alla scala dei progetti. Tale riformulazione e trasferimento del saper fare sta diventando centrale per affrontare le sfide imminenti. Per soddisfare adeguatamente le esigenze di una popolazione con speranza di vita elevata, urbanizzata in ampi ambienti a densità crescente, in tensione sotto il profilo sia ambientale-territoriale sia della coesione sociale, si deve camminare abilmente lungo la fune e unitamente predisporre le reti. Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente personali e non attribuibili all’organizzazione presso la quale opera l’autore (Banca Europea per gli Investimenti).
Per camminare sulla fune: reti e unioni europee
di Orlando Arango / Portavoce Banca Europea per gli Investimenti a Bruxelles
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