Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Al cuore delle reti

di Redazione /

«Paradossalmente si potrebbe argomentare che, quanto più si è andata affermando la globalizzazione, tanto più è cresciuto il bisogno di non “perdere” la propria identità e individualità e quindi il bisogno di “legarsi” a qualcuno e a qualcosa, stringendo relazioni in diverse forme e in diversi campi». Questa frase di Lanfranco Senn definisce i parametri costitutivi del concetto di rete. Le reti sono il più delle volte collegate a qualcosa di fisico, come le infrastrutture, e anche quando si parla di reti virtuali, questa definizione viene implicitamente considerata un’analogia della precedente. Può quindi sembrare estraneo l’uso di termini quali “identità” e “legami”, come ancor di più quello di appartenenza, essendo più usuali le parole “nodi” e “fili”. Eppure, la consistenza di una rete è proprio data da identità (nodi) che si mettono in relazione stabile, quindi si legano tra di loro (fili), generando un’appartenenza alla rete che così si costituisce. Come sostiene Senn, il paradosso di una crescente importanza di questo concetto di rete in un’epoca di globalizzazione è solo apparente perché, proprio nel momento in cui si passa dal cabotaggio costiero in mari conosciuti alla navigazione in oceani mai o poco frequentati, si ha bisogno di porti e rotte certe e amiche. Il passo successivo è rendersi conto, citando ancora Senn, che le reti non sono un fine, ma uno strumento per raggiungere gli obiettivi dei soggetti che tali reti costruiscono, gestiscono e utilizzano. Sono proprio i soggetti delle reti che costituiscono il filo conduttore di questo numero di Atlantide. Il primo livello affrontato è quello istituzionale e, in tempi di globalizzazione, è inevitabile che l’accento venga posto sulle entità sovrannazionali e quindi sul rapporto tra Stati. Gli interventi di Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’Onu, e di Amr Moussa, Segretario Generale della Lega Araba, pongono bene in rilievo il discorso già fatto su identità, legami e appartenenza, sui problemi che emergono sotto questo profilo e sulla necessità di una volontà condivisa di coordinamento ai fini del raggiungimento dello scopo comune. La situazione si presenta molto articolata, in quanto i rapporti tra stati riguardano ormai il complesso degli aspetti della vita di una nazione. Questa complessità è evidenziata anche dal ministro degli Esteri Franco Frattini nel descrivere i compiti e il funzionamento della nostra rete diplomatica. Qui appaiono chiari altri elementi tipici di una rete: un centro propulsore e coordinatore e delle linee guida, delle strategie dirette a raggiungere le finalità istituzionali. Appare anche un altro elemento che ritroveremo ancora, cioè la capacità e la necessità che le reti si connettano tra di loro. In questo caso si tratta dell’opportunità e convenienza di un coordinamento delle diverse reti attraverso le quali il nostro Paese è presente all’estero. La necessità di coordinamento e integrazione, e le conseguenti problematiche di bilanciamento tra ente centrale, l’Unione europea, e i singoli stati, è al centro del contributo del Commissario europeo per i Trasporti, Antonio Tajani, che descrive le politiche europee sulle reti di infrastrutture, con particolare riferimento ai cosiddetti “Corridoi” transeuropei, di vitale importanza per la mobilità di persone e merci nello spazio europeo. Accanto alle istituzioni, persone e imprese sono gli altri soggetti delle reti e oggetto della seconda sezione di questo numero. Legami e identità, cui si aggiunge il concetto di libertà, sono le linee su cui si sviluppano gli interventi di Salvatore Abbruzzese e Sebastiano Bavetta. La stessa società si presenta come una rete di relazioni, definite infatti sociali e per cui si parla di tessuto della società. A questa concezione, si contrappongono altre che assumono l’individualismo come criterio interpretativo e descrittivo della realtà sociale e che identificano la libertà nell’assenza di legami, riducendo così la società a un contenitore di sparse unità individuali. Mentre invece la libertà, come indicano entrambi gli autori, è costituita dalla possibilità di scegliere e da criteri, principi per guidare questa scelta. Sulla base di questi principi guida condivisi, le persone ricostituiscono continuamente reti sociali, alla cui appartenenza si legano. Ciò vale anche per l’altro soggetto, le imprese, tanto più in una struttura economica come quella italiana che, come illustra diffusamente Giovanni Marseguerra, è fondata su una miriade di piccole e medie imprese, la cui principale forza sta nelle persone, nella loro capacità di rischio e innovazione, cioè nella loro capacità di intrapresa, e nella loro disponibilità a collaborare pur nella inevitabile competizione. È quanto avviene, per esempio, in quel tipico fenomeno italiano che sono i distretti. La persona è prepotentemente, e logicamente, presente quando si parla di reti virtuali, in particolare delle reti online, argomento degli interventi di Christine Rosen sul social networking e di Clay Shirky su televisione, comunicazione interattiva e tempo libero. Proprio in questo settore in cui la tecnologia apre spazi fino a non molto tempo fa impensabili, si possono verificare particolarmente i rischi che, insieme alle loro formidabili opportunità, accompagnano le reti. Il contributo di Alfredo Valvo sulle vie consolari romane pone in rilievo come le caratteristiche descritte a proposito delle reti fossero già presenti allora e come il principio di fondo fosse quello di un bene comune, nella fattispecie la grandezza di Roma, prioritario rispetto a tutti gli interessi particolari. È lo stesso concetto che troviamo alla base dei successivi interventi di Orlando Arango, Dario Velo e Jean-Michel Glachant sulle reti e l’Unione europea, in cui vengono visti più in dettaglio gli elementi già discussi in precedenza, in particolare riguardo all’approvvigionamento energetico. Questo è infatti forse il settore, insieme a quello finanziario, in cui la globalizzazione dispiega maggiormente i suoi effetti, positivi e negativi. Si pone quindi in primo piano la necessità di composizione e coordinamento tra interessi contrastanti, in cui le organizzazioni sovrannazionali possono svolgere un ruolo determinante. Come spiega Nouriel Roubini, un coordinamento a livello globale è anche l’unica possibilità di risposta efficace all’attuale gravissima crisi finanziaria che sta investendo sempre più sistemi economici nel mondo. La situazione particolare delle reti di infrastrutture italiane, in rapporto al resto d’Europa, è argomento dell’intervento di Giuseppe Tripoli, basato sui dati di una ricerca di Unioncamere, e da cui risulta un significativo ritardo del nostro Paese. Situazione confermata da Roberto Zucchetti per quanto concerne il trasporto aereo e le strutture aeroportuali, in un settore in continuo sviluppo e trasformazione, ma sempre più competitivo e su scala globale, dove le dimensioni regionali non sono più sufficienti, come messo in risalto da Ugo Arrigo e Andrea Giuricin. Un altro settore in cui le reti sono importanti per lo sviluppo economico è quello bancario e finanziario. Come sottolinea Rocco Corigliano, il settore finanziario è forse quello che più si presta, nel campo economico, a rappresentare il concetto di rete: gli sportelli, i nodi, sono guidati da un centro propulsore che dà le linee guida, l’identità e l’appartenenza è data dal “marchio” che identifica la banca, i fili sono da un lato i rapporti tra le filiali e la sede, dall’altro, e più determinante, il rapporto con i clienti. Ancora una volta si individua l’esistenza di una rete fisica, i binari, le strade, qui gli sportelli, e gli utilizzatori di tali strutture fisiche e dei servizi che vi transitano, in questo caso persone, imprese e istituzioni clienti della banca. Un ultimo aspetto è relativo alla proprietà delle reti di infrastrutture di pubblica utilità, per il quale Paola Garrone prospetta la possibilità, attraverso la presenza di fondazioni e organizzazioni non profit, che i soggetti utilizzatori vengano anche direttamente coinvolti nella gestione delle reti mediante la compartecipazione alla loro proprietà. L’ultimo capitolo è dedicato ai costruttori di reti, ad alcuni esempi di “tessitori” di questo tessuto così importante per la società e per i soggetti che la compongono. Vengono così ripercorsi tutti i passaggi precedentemente visti, sia che si parli di città e dei legami con i cittadini, nell’intervento di Mauro Mancini, o del ruolo fondamentale delle banche “nell’intermediare fiducia”, per usare l’espressione di Corrado Passera, sia che si tratti delle innovazioni nei trasporti ferroviari con Roberto Tazioli, o che si affrontino le dimensioni globali della sfida energetica, le cui complessità vengono approfondite da Fulvio Conti, o che si riprendano infine le innumerevoli opportunità, e i connessi problemi, del trasporto aereo, con Willie Walsh e Giuseppe Bonomi. Ci sembra chiaro, a questo punto, che è la persona nella sua totalità che costituisce il vero “cuore delle reti”.

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