Le infrastrutture europee e in particolare i corridoi La politica di sviluppo delle reti transeuropee, trasporti, energia e telecomunicazioni, introdotta nel 1993 dal Trattato di Maastricht, mirava a rimuovere strozzature, a stabilire collegamenti lungo gli assi principali delle infrastrutture europee, superando le barriere tecnologiche alle frontiere che avrebbero sensibilmente compromesso i nuovi vantaggi derivanti dal rafforzamento del mercato interno. L’esistenza di una rete di infrastrutture efficienti è un fattore essenziale su cui poggia la competitività di un sistema economico: una “variabile indipendente” che precede e condiziona la sua capacità di crescere in maniera sostenibile, nonché di mantenere e creare posti di lavoro in una realtà economico-sociale sempre più coesa. Il settore dei trasporti, in particolare, rappresenta il 7% del PIL europeo e il 5% dei posti di lavoro dell’Unione Europea; cifre che ne definiscono la portata strategica, soprattutto in questo momento critico in cui i governi dei paesi europei stanno definendo politiche di rilancio dell’economia mentre, allo stesso tempo, sono incalzati da nuove sfide, come il cambiamento climatico, che richiedono un approccio nuovo. L’identificazione di progetti prioritari e la stessa possibilità per la Commissione di adottare le misure per la loro realizzazione, sono stati dettati dagli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, definiti nel 1996 e successivamente modificati nel 2004 con validità fino al 2010. In questi anni, tuttavia, vi sono stati molti cambiamenti: l’Europa si è allargata a 12 nuovi paesi; il mercato interno dei trasporti ha iniziato a funzionare grazie all’implementazione della legislazione in materia; obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati integrati nelle politiche comunitarie. La dimensione geografica più estesa, ad esempio, ha aperto nuove possibilità di sviluppo delle reti di trasporto: basti pensare alla possibilità, attualmente allo studio, di utilizzare il Danubio come grande arteria di sviluppo del traffico fluviale, contributo fondamentale alla “co-modalità”, cioè all’uso efficiente dei diversi modi di trasporto in combinazione tra loro. Il quadro regolamentare, inoltre, ha consentito agli operatori di sviluppare servizi di trasporto efficienti e di alta qualità. La necessità di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile, anche nel settore dei trasporti, richiede una riflessione sul contributo che la rete transeuropea può offrire alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, al traffico, all’inquinamento acustico. Il contesto generale è quindi oggi profondamente diverso e pertanto la Commissione ha avviato una riflessione sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti dopo il 2010. Questa riflessione è iniziata con una Conferenza, che si è tenuta a Bruxelles il 14 e il 15 ottobre scorso, alla quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni europee, degli Stati membri e delle Regioni, operatori del settore e associazioni dei consumatori. Sulla base dei contributi presentati alla Conferenza e delle discussioni all’interno di workshop dedicati a temi specifici, la Commissione adotterà all’inizio del 2009 un Libro Verde che promuoverà una vasta consultazione pubblica. La riflessione in corso, in particolar modo, riguarda l’approccio alla pianificazione dei progetti, lo sviluppo della rete nel rispetto dell’ambiente, le possibilità di rafforzare e ampliare gli strumenti di finanziamento. Innovare gli orientamenti di pianificazione Per quanto riguarda la pianificazione dei progetti, finora la rete transeuropea dei trasporti è stata definita semplicemente sommando le reti di trasporto nazionali. In un’Europa allargata è opportuno domandarsi se quest’approccio sia ancora valido. Ad oggi la pianificazione delle Reti transeuropee si è basata sulla definizione di Piani-quadro all’interno dei quali vengono poi identificati i progetti prioritari che collegano le periferie al centro dell’Europa e che ospitano grandi flussi di traffico internazionale. Un’alternativa potrebbe essere quella di sviluppare direttamente una rete centrale europea che non emargini le periferie ma che, al contrario, continui a basarsi sull’estensione dei principali assi di trasporto transeuropei ai paesi confinanti, così come definiti già nel 2007 dalla Comunicazione della Commissione sugli orientamenti per i trasporti in Europa e nelle regioni confinanti. I nuovi orientamenti dovranno, comunque, tenere presente la dimensione esterna, perché il ruolo dell’Europa nel mondo è cresciuto di pari passo alle sue dimensioni geografiche. L’Europa ha ormai acquisito un know-how sulla gestione dei grandi progetti infrastrutturali che deve essere condiviso con i paesi limitrofi, sia per accelerare il loro sviluppo, sia per meglio integrare le zone periferiche europee nel contesto globale. Il nodo dei finanziamenti e la partnership pubblico-privato La necessità di assicurare finanziamenti adeguati alle reti di trasporto transeuropeo resta il tema centrale della riflessione in corso. L’aumento del traffico di merci è stimato pari al 50% per il 2020, mentre quello dei passeggeri a circa il 35%. Alla crescente domanda di servizi di trasporto non corrisponde, tuttavia, un livello di investimento adeguato. Infatti, mentre negli anni Ottanta gli Stati membri investivano mediamente l’1,5% del loro PIL nelle infrastrutture per il trasporto, oggi solo alcuni di loro mantengono questi livelli di spesa. Ciò significa che l’Europa non solo non sta modernizzando le sue infrastrutture di trasporto, ma non riesce neppure a mantenere quelle esistenti. Il Bilancio comunitario, Fondo di Coesione e Reti transeuropee, nel periodo 2007-2013, può contribuire per circa il 13% al finanziamento dei principali progetti. Nell’attuale quadro economico generale è difficile pensare che gli Stati membri possano aumentare i finanziamenti alla rete. Il ruolo degli investitori privati è quindi determinante per assicurare il completamento di queste opere che richiedono più di 300 miliardi di euro nel periodo 2007-2013 di cui 150 miliardi di euro per i progetti prioritari. La formula del partenariato pubblico-privato, in tale contesto, è stata utilizzata con successo al fine di coinvolgere i privati nella realizzazione di questi investimenti. Tuttavia, nonostante le conoscenze e l’esperienza considerevoli che esistono in alcuni segmenti del settore pubblico in Europa, molte relazioni ufficiali indicano che l’incapacità delle autorità pubbliche di diversi paesi di condividere gli insegnamenti e le migliori pratiche, limita lo sviluppo delle partnership tra settore pubblico e settore privato (PPP). Per aiutare il settore pubblico a sviluppare un know-how in questo campo, e utilizzare al meglio la PPP, la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno avviato il 16 settembre scorso a Parigi un Centro Europeo di Expertise per il partenariato pubblico-privato (CEEP). Il CEEP faciliterà la condivisione delle esperienze positive e raccoglierà informazioni da tutta l’Europa sulle condizioni da soddisfare per portare a termine, in maniera efficace, operazioni di PPP e sulle competenze necessarie. Linee guida in materia di “best practice” saranno in seguito fornite ai membri del CEEP al fine di migliorare la gestione del settore pubblico, ridurre i costi legati al PPP e aumentare il numero di operazioni di questo tipo. I finanziamenti erogati dalla BEI, sia sotto forma di prestiti che di garanzie alla rete transeuropea di trasporti, hanno un ruolo importante non solo in valore assoluto, ma anche per l’effetto leva che essi innestano. Basti pensare allo “Strumento di garanzia del prestito per progetti di trasporti RTE” che è stato costituito nel 2007. Si tratta di un meccanismo finanziario innovativo concepito e istituito congiuntamente dalla Commissione europea e dalla BEI allo scopo di stimolare un maggior coinvolgimento da parte del settore privato nel finanziamento delle reti transeuropee dei trasporti (RTE-T). Lo strumento ha una dotazione di 1 miliardo di euro (la Commissione e la BEI apportano ciascuna 500 milioni di euro) che consente di garantire prestiti privilegiati per un volume totale di almeno 20 miliardi di euro. Nelle riflessioni in corso su come aumentare i finanziamenti disponibili per le reti transeuropee, tutti i meccanismi che consentano di potenziare il ruolo della BEI sono attualmente allo studio. Sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente Il settore dei trasporti ha un impatto importante sull’ambiente, in particolare esso contribuisce in maniera significativa all’emissione di biossido di carbonio. Dal 1995 al 2005 il trasporto di merci è aumentato del 31% e quello di passeggeri de 17,7%. Le principali arterie di circolazione del traffico internazionale hanno visto aumentare esponenzialmente i problemi legati al traffico e all’inquinamento dell’aria a livello locale. La modernizzazione della rete dei trasporti passa soprattutto attraverso la realizzazione dei progetti prioritari e in particolare di quelli che consentono di spostare volumi importanti di traffico dal trasporto su strada a quello per ferrovia o per mare. Un incentivo in questo senso può venire anche da una corretta determinazione del costo dell’utilizzo delle infrastrutture. Per questo motivo, la Commissione ha adottato nel luglio 2008 una comunicazione che propone una metodologia di calcolo dell’internalizzazione dei costi esterni, nonché una modifica della direttiva relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di talune infrastrutture, che consente agli Stati membri che lo desiderano di internalizzare i costi esterni. La proposta prevede anche che le entrate derivanti dai proventi devono essere utilizzate a favore del settore dei trasporti e dell’ottimizzazione di tutto il sistema dei trasporti. Infine, il potenziamento dei Sistemi di Trasporto Intelligente faciliterà la co-modalità e consentirà una gestione più efficiente del traffico. Sono questi elementi importanti del contesto nel quale si sta sviluppando la riflessione sui futuri orientamenti per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti dopo il 2010. Essi possono contribuire a ridurre i costi esterni dei trasporti, limitando la necessità di adeguare la pianificazione della rete transeuropea al fine di rispettare i vincoli ambientali. La consapevolezza che sia oggi necessario riflettere sulla necessità di adeguare gli orientamenti per il futuro a una realtà che è mutata e a nuove priorità dell’Unione Europea, non deve mettere in discussione i risultati che l’approccio attuale ha permesso di raggiungere. Tra i suoi pregi, quello di aver permesso di identificare corridoi di traffico internazionale, uscendo così da una logica puramente nazionale. Inoltre ha favorito la definizione di un interesse comunitario non a scapito di quello puramente nazionale, ma ad esso complementare. Resta da verificare, nell’ambito della riflessione in corso, se sia possibile quantificare l’interesse comunitario per identificare, in un’ottica sempre più Europea, i progetti futuri.
Infrastrutture e investimenti per il futuro dell’Europa
di Antonio Tajani / Vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per la politica dei Trasporti
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