Democrazia e ruolo dello Stato risentono fortemente degli effetti dei grandi cambiamenti dei tempi recenti, quali la globalizzazione dell’economia, il terrorismo internazionale, la digitalizzazione, i flussi migratori, le problematiche del clima. E, naturalmente, della frammentazione della società, caratterizzata (Baumann) dalla “solitudine del cittadino globale”. È quanto ha ricordato Benedetta Vimercati, ricercatrice di Diritto costituzionale all’Università degli studi di Milano, introducendo la seconda lezione, fissando quindi l’attenzione sul fenomeno dell’indebolimento degli organi rappresentativi e anche dei corpi intermedi, che pure nella nostra architettura costituzionale un caposaldo irrinunciabile.
Sulla necessità di riferirsi a questo fondamento costituzionale ha insistito Marta Tomasi, post-doc researcher dell’Università degli studi di Trento. L’articolo 2 del dettato costituzionale fissa principi “non negoziabili”, quali il principio personalistico (che salda il legame individuo-società) e il principio pluralistico, che equilibra le istituzioni e i centri decisionali. Il presidente Mattarella, nel 2015, ebbe ad affermare che le istituzioni pubbliche, da sole, non esauriscono tutto il bisogno di democrazia: esse devono chiamare a sostegno i cittadini e le associazioni che costituiscono un antidoto di civismo e di solidarietà. Per la Tomasi, questa affermazione indica “quanto sia necessaria l’integrazione tra la democrazia fondata sulla rappresentanza e la democrazia fondata sull’autonomia della società sempre però finalizzata al bene comune”. Di conseguenza, la sfida per i corpi intermedi “sarà quella di passare dalla rappresentanza di, alla rappresentanza per”, dal settorialismo personalistico all’orientamento degli interessi verso il bene comune.
Nando Pagnoncelli, ricercatore sociale e presidente di Ipsos, ha mostrato con dovizia di dati statistici lo scollamento tra dimensione individuale e senso di appartenenza; da un lato la frammentazione identitaria dell’io, dall’altra il rapporto con le organizzazioni, sindacali o datoriali, basato solo sulla fruizione di servizi e non sulla condivisione di una mission. Non è affatto detto, per Pagnoncelli, che il cospicuo e variegato mondo del volontariato (360mila enti, 7 milioni di persone) costituisca un fattore di ricucitura con il mondo della politica, spesso considerato moralmente inferiore. Negli italiani comunque convivono distacco e diffidenza verso la classe politica e con una quota non irrilevante, superiore a un terzo, di persone che per la politica mantengono un interesse. In questo contesto, i corpi intermedi sono interessati da due linee di tendenza divergenti: fiducia crescente dei cittadini verso le associazioni di volontariato e di tutela dei consumatori, calante invece per associazioni datoriali, camere di commercio e fondazioni culturali.