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Scuola di Formazione Politica 2025 /V giornata

L’Unione europea
tra Cina e Stati Uniti

  • 15 MAG 2025

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Dalla globalizzazione economica alla comparsa di nuovi grandi attori internazionali. L’obsolescenza dell’Onu, le incertezze dell’Unione europea e il ruolo chiave dei BRICS. L’Africa? Da non sottovalutare

Con la quinta e ultima lezione tenuta da Riccardo Sessa, ex ambasciatore e Presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale, si è conclusa la Scuola di Formazione Politica “Conoscere per decidere”, edizione 2025.

Ecco gli appunti della sua relazione (non rivisti dall’autore).

Riccardo Sessa ha esordito ripercorrendo a grandi linee le caratteristiche del mondo bipolare Usa-Urss dopo la Seconda guerra mondiale e sino alle soglie del 2000. Ha sottolineato che la Nato nacque come alleanza politica prima ancora che militare, grazie a governanti che capivano l’importanza di strumenti concreti per garantire la pace. Oggi si parla di “riarmo europeo”, ma la vera questione è la sicurezza, non la guerra.  Durante la Guerra Fredda si rischiarono più volte conflitti gravissimi, ma la diplomazia e una leadership consapevole evitarono il peggio. Dopo la caduta del Muro di Berlino si aprì una fase di illusoria stabilità. Tutti i Paesi dell’ex Patto di Varsavia – eccetto la Russia – chiesero di entrare nella NATO per ovvi motivi. Sembrava possibile costruire un nuovo equilibrio.

A Pratica di Mare, nel 2002, sembrò nascere un nuovo capitolo tra Occidente e Russia. Ma poi tutto si è interrotto. Le colpe non sono solo di Putin. L’Occidente non è stato abbastanza convincente nel coinvolgere la Russia in un progetto comune. Putin dal canto suo ha sempre avuto una sua mira: la tutela degli interessi geostrategici russi in chiave tradizionale, “zarista”.

DISORDINE E NUOVI ATTORI

Oggi la Cina è il segno più evidente della trasformazione globale in atto. Emergono nuovi attori sulla scena internazionale, L'ONU nata 80 anni fa, in un mondo radicalmente diverso. oggi non rispecchia più l'equilibrio globale, a partire dal suo Consiglio di sicurezza.

Ma prendersela con l’ONU o con l’UE è inutile: il potere resta in mano agli Stati. Ecco perché, di fronte all’inefficacia dei meccanismi ufficiali, si sono sviluppati formati ristretti come il G7 e il G20. Ma oggi il gruppo più significativo per il futuro è forse quello dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, ora anche Iran), sempre più influenti e con i quali occorre trovare un dialogo.

La NATO sembrava in letargo fino al 24 febbraio 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina, violando il diritto internazionale. Da allora, l’Alleanza atlantica è tornata centrale. Intanto vediamo le contraddizioni esplodere nell’Unione europea, che fatica a funzionare come dovrebbe. Non è colpa della “burocrazia di Bruxelles”, ma degli Stati membri, che decidono nel Consiglio e troppo spesso bloccano decisioni fondamentali, come sull’Ucraina o sulla politica di difesa comune, a causa del principio dell’unanimità. Alcune modifiche verso la maggioranza qualificata sono in discussione, ma il cammino è lento.

Infine, viviamo un nuovo disordine mondiale. I riferimenti certi della politica estera del passato – come la scelta atlantica e quella europea, sancite da una risoluzione parlamentare del 1979 – oggi vacillano. Tuttavia, quella coerenza è stata per decenni un punto di forza dell’Italia nel mondo. Recuperare quello spirito di visione e responsabilità resta la vera sfida per il futuro.

ATTENZIONE ALL'AFRICA

L’Occidente ha deciso a un certo punto di abbandonare l’Africa, lasciando un vuoto colmato dalla Cina e ora dalla Russia, a conferma della nostra cecità. Continuo a ripetere: attenzione all’Africa. Oggi l’Occidente può ancora esercitare una certa influenza, ma tra qualche anno saranno gli africani a dettare le regole e dovremo andare a chiedere aiuto. Non è una battuta.

L'ARTE DELLA DIPLOMAZIA

L’ordine mondiale è cambiato radicalmente. Molti parlano di “disordine mondiale”. Io dico che possiamo togliere il prefisso: è disordine, punto.

Un imprevisto della storia? No. Io da anni sostengo che viviamo una crisi di governance mondiale. Tanti ora lo dicono. Ma questa crisi è causata da un deficit di leadership. Manca una visione storica di lungo periodo.

È mancata anche la diplomazia. I negoziati internazionali sono stati affidati a servizi segreti o a immobiliaristi. Nulla contro questi ultimi, ma vendere immobili è un altro mestiere. Il diplomatico è come un palombaro: lavora sott’acqua, parla poco, osserva molto. Oggi invece ci si insulta sui social. Questo impedisce il dialogo.

Quando ero ambasciatore a Pechino, fui invitato a spiegare la nostra diplomazia alla scuola del Partito Comunista: studiare, ascoltare, dialogare. Altri paesi arrivano con imposizioni. Io, per esempio, ho trattato per anni con i paesi arabi. Immaginate imporre dall’esterno l’idea di riforma: per loro vuol dire ammettere che qualcosa è sbagliato. È un’offesa.

Oppure l’introduzione della democrazia nel Medio Oriente: è giusto? Sì, ma va fatto con i giusti tempi. In Arabia Saudita mi dissero: “Nel nostro sistema giuridico, il soggetto di diritto è solo l’uomo. Introdurre la donna richiede riforme costituzionali”. Serve chi sa gestire questi passaggi.

A questo punto Sessa ha risposto alle domande poste dagli uditori, anche quelli collegati dai diversi hub sparsi nel Paese.

DOMANDA 1

QUANTO CONTA LA DIPLOMAZIA ECCLESIASTICA?

La Chiesa ha una tradizione straordinaria. Stalin disse: “Quante divisioni ha il Papa?” Nessuna, ma la sua voce può avviare dialoghi veri.

Il cardinale Zuppi, quando è andato in Ucraina e in Russia, non portava divisioni, ma lavorava su questioni reali, come la deportazione dei bambini ucraini. La diplomazia serve proprio a questo: a parlare dove altri hanno smesso di ascoltare.

DOMANDA 2

CI SARÀ UNA DIFESA COMUNE EUROPEA?

L’idea nacque 70 anni fa e ogni crisi internazionale ha riacceso il dibattito, ma ogni volta si è cozzato contro ostacoli quali: differenze strategiche tra Stati membri (Francia e Germania hanno visioni divergenti su minacce e priorità); sovrapposizione con la NATO (molti paesi temono che di indebolire la protezione americana); questione nucleare: solo Francia e Regno Unito (ora fuori dalla UE) possiedono armi nucleari. Questo rafforza il peso francese e lascia gli altri “alla finestra”.

DOMANDA 3

CINA ATTORE GLOBALE O ARBITRO SILENZIOSO?

La Cina è protagonista silenziosa ma estremamente attiva: non partecipa direttamente a conflitti armati globali, ma li usa per avanzare la sua agenda; effettua investimenti strategici in Africa, Asia e America Latina che stanno creando dipendenze economiche più forti di quelle politiche o militari; ha una visione di lungo periodo: punta alla supremazia entro il 2049 (centenario della RPC).

A differenza dell’Occidente, la Cina non cambia direzione a ogni ciclo elettorale.

DOMANDA 4

AFRICA: DIPENDENZA O RINASCITA?

L’Africa non è una vittima passiva. È un continente giovane, dinamico, ricco di risorse (minerarie, energetiche, demografiche) e sta diventando l’arena principale della competizione globale.

È vero che Cina e Russia hanno conquistato spazi enormi. Tuttavia, emergono leadership africane più consapevoli, e c’è un desiderio crescente di autonomia.

Le potenzialità ci sono, ma il futuro dipenderà da come gli africani useranno la leva delle loro risorse, e da quanto sapremo tornare a collaborare in modo serio e rispettoso.

Il rischio è di trovarsi tra 20-30 anni a dipendere noi dall’Africa, non solo per le materie prime, ma per manodopera, approvvigionamenti alimentari, perfino leadership spirituale e culturale.

ULTERIORI CONSIDERAZIONI

EUROPA: deve attrezzare la propria sicurezza senza aspettare l'intervento degli Stati Uniti. deve dotarsi di un sistema di difesa comune, non per invadere altri paesi, ma per difendersi da minacce imminenti. L'Europa deve organizzarsi, perché la guerra che si sta combattendo in Europa è più vicina di quanto pensiamo.

CINA: è un paese che ha vissuto isolato per secoli, oggi è una realtà enorme, un attore economico fondamentale, e dobbiamo dialogare con essa. La formula giusta è “dialogo costruttivamente critico”.

La Cina è prudente, ma è anche molto potente e dobbiamo trattarla con rispetto, anche sul piano culturale. Il loro rispetto per Roma e per la nostra storia è enorme: a Pechino, ad esempio, c'è un monumento che celebra Marco Polo e Matteo Ricci, che fu uno dei pochi stranieri sepolti in Cina con onore.

USA: Trump non è un vero leader, non ha una visione chiara. Ha dichiarato che risolverebbe in tre ore il conflitto in Ucraina, ma è evidente che non è così semplice. Il mondo occidentale e l’Europa devono mantenere la posizione di equidistanza e lavorare per una soluzione pacifica, come con il conflitto israelo-palestinese.

 

 

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