«I diritti umani dipendono dal contesto?». L’interrogativo – oggetto della seconda sessione della Scuola di formazione politica 2026, e in particolare della lezione di Marta Cartabia (costituzionalista, già ministro della Giustizia e presidente della Consulta) – nel convegno pubblico del 28 marzo - è reso particolarmente impellente dallo scenario attuale di disordine mondiale e dalla tendenza a considerare in campo solo i rapporti di forza.
La costituzionalista ha preso le mosse dalla “magna charta” dei diritti umani dell’epoca contemporanea, cioè la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, soffermandosi in particolare sul preambolo e i primi due dei trenta articoli: “...Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali e inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo... Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza... Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna».
PERSONA E FAMIGLIA UMANA
Per Cartabia il documento “parla a ogni persona umana in quanto tale. Parla di dignità, di libertà, di pace, di eguaglianza. Ma anche di fratellanza e di famiglia umana”. Il che esprime due dimensioni. La prima: “La dimensione universale: il riconoscimento della dignità umana spetta a tutti e a ciascuno senza distinzioni”. La seconda: “Si mettono in rilievo legami tra le persone – famiglia e famiglia umana – che dicono di un individuo in relazione, dentro una comune appartenenza e chiamato alla responsabilità. Non è la versione iper-individualistica alla quale siamo stati abituati sul finire del XX secolo, per cui esiste solo l’individuo isolato con la sua libertà”.
Marta Cartabia ha quindi sottolineato il valore della collaborazione e della condivisione tra i protagonisti della stesura della Dichiarazione (un francese, un canadese, un cinese e un libanese coordinati dalla First Lady Usa, Eleanor Roosvelt) rappresentativi di “tutte le culture”.
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FOCUS SU ALCUNE “POLARIZZAZIONI”
La Dichiarazione è stata via via sottoscritta dalla quasi totalità dei Paesi di tutto il mondo. Questo significa – si è chiesta Cartabia - che i diritti umani sono davvero un linguaggio universale che si può parlare in qualunque parte del mondo? Significa che davvero le barriere sono state abbattute in quel momento della storia?
A questo punto la relatrice ha invitato a un dialogo ponendo “alcuni punti di paradosso, di tensione, di polarizzazione, che ci aiutano a riflettere”, a riguardo di tre fattispecie esemplificative: l’uguaglianza, la libertà di espressione, la maternità surrogata.
L’uguaglianza. Quella tra uomo e donna, in Italia, è stata attuata in certi suoi aspetti anni dopo l’affermazione di principio. Quella tra bianchi e neri, negli Stati Uniti, ha dovuto attendere per decenni l’abolizione della schiavitù, prima, e poi – molto dopo - il superamento della discriminazione razziale.
Libertà di espressione. Negli Usa - primo emendamento – è assoluta, nessuna legge la può limitare. In Europa può il suo esercizio essere sottoposto a restrizioni, perché è responsabile verso la comunità. Un caso concreto particolarmente drammatico è quello delle piattaforme social: basate negli States dove la libertà di espressione non è limitabile (uno può incitare alla violenza, per esempio), usate però anche in Europa dove regole ci sono ma l’applicazione alla rete è problematica e controversa.
Maternità surrogata. Cartabia: “Tutti concordano sulla necessità della libertà d’espressione, ma le conseguenze pratiche e concrete sono davvero molto diverse. Questa divaricazione si nota soprattutto sui temi eticamente sensibili: fine vita, aborto, maternità surrogata. La gestazione per altri non è regolata esplicitamente, ma viene reclamata in nome della libera autodeterminazione. Negli Stati Uniti, se si parla di maternità surrogata, il problema quasi non esiste: c’è uno spazio di libertà individuale ampio. In Europa, invece, la concezione dei diritti prevede limiti: qui nella varietà di risposte, una linea rossa è chiara: la protezione dei bambini. La vita del bambino non deve essere compromessa. La posizione italiana è coerente”.
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CERTEZZE IN DISCUSSIONE
Ancora Cartabia: “Abbiamo così messo in discussione le nostre certezze: questi diritti sono veramente universali? Prevale la comune umanità o la sensibilità storico-culturale? Siamo destinati al relativismo? Non esiste la possibilità che gli uomini si riconoscano in una comune appartenenza identitaria?”
Il quesito suscita numerosi interventi, di domande e di osservazioni, da parte degli uditori.
Alcuni chiedono se la soluzione non stia nel diritto naturale. “Sì e no – è la risposta di Cartabia – il diritto naturale dice cose vere, ma il problema è che non dicono nulla a chi non le riscopre da dentro un’esperienza di popolo”. Da cui l’invito a fare tesoro del giudizio di Benedetto XVI, quando nella Spe Salvi, afferma che i retti ordinamenti delle cose umane sono sempre da riconquistare.
La costituzionalista mette quindi in guardia dal “cedere a un relativismo culturale che alla fine ci facesse dire che non abbiamo veramente nulla in comune perché conta solo la lotta di forze... Io vi invito a pensare sempre attraverso la lente del et-et, non dell’aut-aut, quella che Guardini chiamava opposizione polare... noi stiamo ragionando di una polarizzazione tra universale e storico-culturale, che non ci deve indurre a scegliere l’uno o l’altro, ma a tenerli insieme”.
STRUTTURE GIURIDICHE E SUSSIDIARIETÀ
Come i diritti informano le strutture giuridiche? La “via” europea è quella della Sussidiarietà.
In senso procedurale, verticale: la Convenzione europea sancisce dei diritti, la Corte europea dei diritti umani non sostituisce gli Stati, ma ha un ruolo sussidiario. E in senso sostanziale: gli Stati nell’interpretare i diritti e la loro applicazione non sono tenuti a un modello standardizzato. Nella diversità c’è un margine di apprezzamento; quando storicamente si forma un consenso quel margine non c'è più.
QUALCHE CONCLUSIONE
1. La polarità tra universalità e differenza, tra storicità e evidenza originaria della persona umana, ha possibilità di incidere concretamente nella vita giuridica.
2. I diritti fondamentali della persona, in quanto radicati nella dignità umana, sono universali. Ma, in quanto viventi nella storia, possono avere declinazioni diverse in tradizioni e culture e si evolvono con il corso della storia.
3. In Europa, la tutela dei diritti della persona è all'insegna del pluralismo, perché l'Europa è basata sull'idea di un'integrazione attraverso la diversità.
4. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha avuto, come tutte queste grandi dichiarazioni, alti e bassi. Ha generato strumenti formidabili per migliorare le condizioni di vita come, ad esempio, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Ha avuto momenti di regresso; in questo momento, a me pare che sia negata o ignorata.


