Dal soft power al dilagare dell’hard power. Le cause di un processo che mette a rischio la democrazia. Le radici filosofiche e religiose. Il possibile ruolo di un’Europa non minata dagli egoismi nazionali
La scuola di formazione alla politica “Conoscere per decidere” taglia il traguardo degli otto anni di attività. Tutti all’insegna della stretta collaborazione fra le tre differenti realtà che sin dall’inizio la promuovono e la realizzano: Società Umanitaria, Futuri Probabili, Fondazione per la Sussidiarietà. Già in sé stessa la Scuola è “un esempio di democrazia – ha detto Giorgio Vittadini nel saluto introduttivo alla lezione inaugurale di Luciano Violante - perché vuol dire che il pluralismo culturale e politico può portare a tentativi di soluzioni comuni. Si tratta di imparare un metodo: guardare la realtà in un modo non superficiale, costruire un percorso critico, personale, dentro comunità pensanti tese costruire il domani senza l'ansia di un cambiamento immediato”.
Ecco gli appunti dalla lezione di Luciano Violante.
SOFT POWER, IL CARO ESTINTO
Il termine soft power, potere morbido, è stato coniato da Joseph Nye per definire – in contrapposizione con il potere “duro” - la capacità di un paese di persuadere gli altri a fare ciò che vuole senza usare la forza, ma diffondendo la propria cultura, i propri ideali, il proprio stile di vita.
Ha preso le mosse da qui la lezione di Luciano Violante. Il quale ha subito segnalato. però, che in realtà non si è mai completamente dissociato dal hard power: nel secolo scorso gli Stati Uniti hanno organizzato o favorito attivamente 41 cambi di regime in America Latina, non sempre in direzione democratica.
Comunque “oggi il soft power è un caro estinto”.
Per Violante “ne è segno inequivoco il linguaggio del presidente Trump: brutalista, antiestetico, anticonvenzionale, volgare, del tutto differente rispetto al linguaggio tradizionale dei capi di Stato”. Ciò non è casuale, nemmeno è frutto di maleducazione: esprime “rifiuto dell'altro, disprezzo del diverso. Quando prevale il brutalismo però la democrazia regredisce”.
L’HARD POWER DI TRUMP
Recenti dichiarazioni di Donald Trump esprimono tre indirizzi all’insegna dell’hard power. Violante li ha riassume così:
1) “l'unico limite al mio potere è la mia moralità, non ho bisogno del diritto internazionale” (a proposito della Groenlandia);
2) “è la missione che determina l'alleanza” (scritto nel rapporto sulla strategia internazionale);
3) sostituzione del multilateralismo con il multipolarismo, fatto cioè di centri egemonici che aggregano ognuno in maniera autoritaria
PRETESE INTERNAZIONALI
Violante ha passato in rassegna cinque fatti emblematici della mentalità “trumpiana” in politica estera:
1)Le pretese sulla Groenlandia: non gli bastano accordi, vuole la proprietà come chiave del successo
2)L’intervento sul Venezuela. Non ha cambiato veramente regime, il petrolio non è conveniente. “Naturalmente ha commentato Violante - una volta che è stata fatta l'operazione in Venezuela, l'invasione dell'Ucraina e le mire della Cina su Taiwan sono un po' meno inaccettabili”.
3) I dazi a chi fornisce petrolio a Cuba. E l’ingiunzione alla Regione Calabria di espellere 400 medici cubani impegnati nella sanità locale.
4) L'indebolimento delle istituzioni internazionali, e il ritiro degli Usa
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle Organizzazioni di Cooperazione e Sicurezza per la Salute dei Popoli Deboli, sul Clima, ecc.
5) La geopolitica dei dazi, che “ha sostituito la politica estera. Si può dire, forse un po' brutalmente, che la politica per Trump è il business praticato con altri mezzi”.
LE POLITICHE INTERNE
Sul piano interno Luciano Violante ha sottolineato tre indirizzi;
1) La svolta etno-nazionalista che si concretizza nella priorità assegnata alla lotta all'immigrazione, non solo irregolare, fino ai raid della famigerata ICE
2) Il controllo della conoscenza: università private di finanziamenti “non vi sosterremo se non farete il lavoro di cui il popolo americano ha bisogno” (Vande). “Allo stesso criterio – ha detto Violante - corrisponde la polemica contro le regole europee sull'intelligenza artificiale”.
3) La costruzione del nemico interno, “tipica di ogni regime autoritario. Il nemico interno sono i democratici, le città governate dai democratici, sono le università”.
IL RETROTERRA FILOSOFICO
“L’hard power – ha proseguito Violante - ha un retroterra filosofico che cerco di indicare”. Violante ha citato il programma Project 2025 della repubblicana Heritage Foundation, “il codice del pensiero politico del quale oggi è portatore Trump: imporre il rispetto delle tradizionali norme di genere e distinzione uomo-donna; decimare il numero di funzionari statali, effettuare deportazioni di massa di immigrati, ridurre la regolamentazione delle imprese e del potere dei lavoratori, tagliare drasticamente la burocrazia, imporre il comando unico perché il presidente eletto possa intervenire direttamente in tutti i campi dell'amministrazione, compresi quelli riservati al congresso e alla magistratura, rendere lo stato federale prevalente sempre e comunque sui singoli stati”.
Senza tacere di Arthur C. Herwin, “uno degli intellettuali più vicini a Trump, per il quale il modello cinese è quello che serve, mentre la democrazia è solo una debole aristocrazia di intellettuali e che i governi degli stati devono uniformarsi al sistema di governo delle grandi aziende”. Mentre “secondo un altro ispiratore di Trump, Peter Thiel, la scelta della sovranità dovrebbe ricadere solamente su colui che si dimostra in grado di individuare il nemico e si è deciso a combatterlo fino ad annientarlo, nel rispetto e nella salvaguardia del mondo occidentale e delle sue forme, il riordino del mondo verrà, secondo la sua tesi, dall'uso razionale della violenza”.
IL RETROTERRA RELIGIOSO
Parlando a Phoenix il 21 dicembre 2025, Vance ha sostenuto: “Non dico che bisogna essere cristiani per essere americani. Dico qualcosa di più semplice e di più vero: il cristianesimo è il credo dell'America”. Commenta Violante: “Non si tratta di una semplice e rispettabile professione di fede. È la motivazione di un ideale e di un agire politico che mette in campo valori non suscettibili di discussione, come quelli religiosi. Il conflitto non è più tra repubblicani e democratici, è tra cristiani e miscredenti... La propaganda trumpiana trae dalla religione la propria legittimazione politica. Si identifica con l'America attraverso una professione di fede che vale più del voto”. E ancora: “i riferimenti alle citazioni teologiche che arrivano dalla Casa Bianca andrebbero presi molto sul serio, perché la secolarizzazione di concetti teologici è l'anticamera dell'autoritarismo”.
C’è da fare un Nota Bene, e Violante l’ha fatto: “Oltre agli Stati Uniti attuali, altri paesi decisivi come Russia, Cina, India, Turchia, Iran, Israele realizzano da tempo forme di governo fondate sulla concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona. Nell'eterna dialettica tra il diritto e la forza, oggi prevale la forza. La novità è che questa forza cerca di legittimarsi attraverso un ancoraggio di carattere religioso”.
LA RUSSIA ORTODOSSA DI PUTIN
“Anche il retroterra filosofico di Putin – ha spiegato Violante - integra comando politico e volontà divina. Questo è meno noto. Non è sorprendente? Nel mondo ortodosso la Chiesa è incorporata nell'impero; il cristiano che non riconosce l'imperatore come unico rappresentante di Dio è nella grande cultura ortodossa un eretico”.
Non a caso “nel discorso per il Natale ortodosso, il 7 gennaio 23, il presidente Putin ha definito sacra la guerra contro l'Ucraina e ha sostenuto che l'esercito russo difende la patria per ordine del Signore. Pochi giorni dopo, il 19 gennaio, il Patriarca Kirill ha confermato”.
QUELLI CHE NON SE NE ACCORGEVANO
Attraverso quali vie arrivati a questo punto? Spiega Violante: “Dopo la fine dell'Impero Sovietico, i paesi vincitori pensavano che ormai la globalizzazione, il multilateralismo e l'occidentalizzazione si sarebbero imposti in tutto il mondo... Come accade a molti vincitori, siamo stati vittime del nostro orgoglio”. Gli errori di presunzione e le illusioni smentite dai fatti: esportare democrazia con le armi e con l’espansione del mercato; concepire Internet come un'inarrestabile forza liberale; , oggi dobbiamo difenderci dallo sviluppo di Internet; vantare le conquiste dell'Illuminismo, ma a volte cadendo nel relativismo e nel soggettivismo, dimenticando il valore dell'essere comunità.
“Sono venuti meno – sintetizza Violante - molti presupposti della libera democrazia e si è fatta strada un nuovo pensiero ordinatore: concentrazione del potere, marginalizzazione della diplomazia, mercantilizzazione delle relazioni internazionali”.
“Perché Trump è così decisivo oggi? – si chiede Violante - Perché ha rotto l'equazione tra Occidente e libera democrazia. Ha messo nel circuito politico internazionale il principio di indifferenza nei confronti dei valori democratici. La prepotenza non contrastata ha prodotto forme di spontaneo vassallaggio”. A conferma di questo giudizio, il relatore ha citato episodi che riguardano, ad esempio, Ursula Von der Leyen e il premier britannico Sunak in visita da Trump nel suo privato campo da golf; il presidente dell'Ecuador che promette a Trump di modificare la Costituzione per permettere l’installazione di basi militari Usa; Gianni Infantino, che ha creato un insensato FIFA Peace Prize, premio per la pace Federazione Internazionale Gioco Calcio, e indicato Trump come primo vincitore.
USCITA DI SICUREZZA
Quali sono le vie d'uscita? “In questa fase la strada migliore per l'Europa, unico continente liberal-democratico, è quella concludere accordi commerciali con partner affini che offrano diversificazione, come il Mercosur e India”, coscienti che “una moderna strategia europea deve misurarsi con il sentimento anti-occidentale prevalentemente diffuso nel mondo”. Vedi i cosiddetti BRICS. Che ambiscono ad essere co-protagonisti sulla scena mondiale. E che già hanno il primato per il pil (35% del pil mondiale, rispetto al 30/ dei paesi del G7); il petrolio (41% contro il 29%); la crescita economica (44% contro il 20%); la popolazione (45% contro il 30%)
“Ora – ha affermato Luciano Violante - io credo che l'Europa debba costruire relazioni con questi paesi e porre la giusta questione della modernizzazione delle organizzazioni internazionali. È giusto lo faccia l’Europa, l'unico continente libero e democratico; valendoci di alcuni nostri punti di forza che forse non sono molto conosciuti, come quello di essere il maggiore esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, il principale partner commerciale di oltre 70 paesi. Le imprese europee controllano il 100% della tecnologia necessaria per produrre chip avanzati. Produciamo metà degli aerei commerciali del mondo e progettiamo i motori che alimentano la stragrande maggioranza della navigazione globale. Presi singolarmente, la maggior parte dei paesi europei non è nemmeno una media potenza... Collettivamente però disponiamo di qualcosa di più grande: ricchezza, cultura politica, costruzione istituzionale di un progetto comune. Tra tutti coloro che oggi si collocano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l'opzione di diventare una vera potenza autonoma”.
Occorre unità. “E l’'unità si costruisce prendendo insieme decisioni rilevanti...È il federalismo pragmatico di cui parla Draghi. In questa fase, la prima strada è quella che l'Europa sta già percorrendo: concludere accordi commerciali con partner affini che offrono diversificazione e rafforzare la nostra posizione con catene di valore in cui siamo già importanti. Dove l'Europa si è federata, siamo rispettati. Dove non l'abbiamo fatto, non lo siamo”.
DOMANDE E RISPOSTE
La lezione ha destato grande interesse, e molte sono state le domande di approfondimento. Ampio spazio è stato dato a un dialogo molto vivace e stimolante, di cui qui è possibile dare conto solo molto sommariamente, quasi per titoli.
Domanda 1 – La cultura liberal-democratica, di fatto degradata nel nel-liberismo, non è causa, anzichè antidoto, del caos attuale?
Risposta – Il difetto è stato non alimentare e rafforzare la democrazia, dandola per scontata. Oggi molti partiti in Europa non sono liberaldemocratici, questo mette a rischio la democrazia, che va difesa.
Domanda 2 – Ho sentito dire da un prof americano che non c’è da preoccuparsi perché Trump è una bufera passeggera.
Risposta – Nella storia tutto è transitorio, anche le guerre mondiali. Con quali costi? Mi preoccupa la saldatura all’insegna dell’autocrazia fra Trump, Putin, Xi Jin Ping, Erdogan, Netanyahu, Modi ecc. No, non si tratta di tifoni ma di processi politici. Il tifone devi aspettare che passi. I processi politici puoi combatterli.
Domanda 3 - È stata una crisi generale del soft power ad aprire le porte alla logica dell'hard power? Cosa ha determinato questo passaggio? Una crisi politica o una crisi di credibilità delle istituzioni?
Risposta - Una crisi di superbia, nel senso che si è pensato che ormai era fatta. La presunzione da parte nostra, che la partita fosse vinta e non c'era più bisogno di impegnarsi per la democrazia.
Domanda 4 - Quali sono le strade concrete per alimentare questo rafforzamento della democrazia?
Risposta - Innanzitutto occorre una pedagogia della democrazia. Non parlo dell'educazione civica di un tempo. Ma la trasmissione di valori democratici sta avvenendo? Un luogo importante sarebbe la scuola ma osservo con preoccupazione che questo ruolo fondamentale dell’insegnante non è riconosciuto dalla società.
Domanda 5 – Non sottovaluterei il fatto che c'è stata molta ipocrisia nella nostra democrazia, l’uso di un doppio standard, anche da parta delle sinistre, e il trascurare l’egualitarismo.
Risposta - L'ipocrisia è l'altra faccia della retorica, quando si ha un'idea retorica della democrazia poi c'è l'ipocrisia. Lei ha perfettamente ragione. Cioè, si è parlato di democrazia in termini formali, non in termini sostanziali.
Domanda 6 - Lei dice che l'Europa deve porsi come terzo polo per indirizzare e non subire i cambiamenti, ma essa è spesso piena di divergenze. Non rischia così di essere un gigante dai piedi di argilla?
Risposta - Io credo che i paesi europei debbano cominciare a mettersi d'accordo su qualcosa. Ad esempio, il problema della difesa va posto in modo molto serio, e se alcuni paesi si organizzano per costruire un sistema di difesa europeo, io credo che questo possa essere un passo nella giusta direzione. Poi, sulla tecnologia digitale alcuni paesi europei che sono più avanzati - Francia, Germania, anche Italia - su questo terreno, comincino a pensare ad agenzie o a strutture, di intelligenza artificiale.
Domanda 7 - Come si concilia il nostro sistema economico capitalistico con la struttura politica democratica?
Risposta - Io credo, innanzitutto, che il sistema economico europeo è quello più vicino al rispetto dei diritti umani. Pensiamo solo alla sanità: in Europa è gratuita, nel mondo no.
Domanda 8 - Quali sono i reali ostacoli che impediscono un'Europa più unita politicamente? Perché non diventiamo un'unica grande potenza in grado di contrastare il brutalismo degli Stati Uniti come l'assenza di democrazia cinese e russa?
Risposta - Io credo che sostanzialmente pesino gli egoismi degli stati nazionali su questo, perché federalismo vuol dire perdere peso come stato nazionale.
Domanda 9 - Come vede lei la posizione dell'Italia, considerata anche la collocazione geostrategica, nell'ambito del cosiddetto Mediterraneo allargato?
Risposta - Credo che noi stiamo giocando non male il nostro ruolo in quest'area, grazie anche ai rapporti che abbiamo con una serie di paesi. Il Mediterraneo ha un ruolo notevolissimo, perché da esso passano i maggiori flussi commerciali, le reti energetiche, l’incontro di popoli e culture. Il fatto che ci sia un Ministero del Mare per la prima volta, io credo che sia una cosa importante. Fincantieri, che è una grande azienda italiana, è una delle prime aziende al mondo per quanto riguarda la costruzione di navi.
Domanda 10 - Lei faceva riferimento ai valori. Ma questi valori non sono in crisi? E quindi quali valori eventualmente dovremmo trovare o ricostruire?
Risposta - Io tratto con molta prudenza la parola crisi: molto spesso si tratta di trasformazioni. Le trasformazioni avvenute nella nostra società comportano la ridiscussione di alcuni valori che prima erano scontati. Le strutture democratiche sono strutture complesse, che si reggono su pesi e contrappesi a volte eccessivi e che non favoriscono la decisione. Occorre una semplificazione della democrazia che la renda conveniente e quindi competitiva con l'autoritarismo.
Domanda 11 – Lei ha detto che Kamala Harris parlava agli uomini in giacca e cravatta, Donald Trump a quello che devono sudare per sbarcare il lunario. Ma si può parlare dell'uomo normale in un modo diverso da Trump? Come?
Risposta - Alcune forze politiche, sindacali, stanno facendo battaglia sul salario minimo. Oggi dico bisogna fare la battaglia sul salario giusto, il salario che ti consente di avere una vita normale. Bisogna poi affrontare seriamente il problema della povertà educativa, ragazzi che non si interessano più della scuola si ritrovano svantaggiati su tutto. Bisogna affrontare il problema dei posti di lavoro vacanti per mancanza di competenze.
Bisogna cominciare a individuare le cose positive che sono attorno a noi – dalle parrocchie che aggregano i giovani, alle banche che sostengono l’incontro tra formazione e aziende - perché se facciamo leva sulle cose positive risolviamo i problemi. Se ci piangiamo addosso, non ce la facciamo.
Contenuti correlati
VIDEO | Conclusa l’VIII corso della Scuola di politica
Quasi 400 partecipanti in 10 sedi interessati a “Capire il disordine globale. Salvare la democrazia”. Occidente e Cina, l’oggi dei Diritti umani, il ruolo dell’Europa. L’incontro conclusivo con Violante e Vittadini