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Intervista a Giorgio Vittadini

«Il nostro Rapporto sul welfare
ora approda in Parlamento»

Nuovo appuntamento dopo la presentazione in Bankitalia e in numerose città italiane. Dal governatore Panetta al cardinale Zuppi a tanti operatori forte interesse per prospettive di riforma sussidiaria

DOVE VA IL NOSTRO WELFARE?

I bisogni di anziani, minori e famiglie indigenti, disabili e persone in diverso modo fragili, stanno aumentando e cambiando pelle. Per questo richiedono investimenti e nuove risposte. Dai servizi di welfare dipende tanto della coesione sociale e dello stato di salute dell’intero Paese che, in questo settore, più che mai appare disunito. Se nella provincia di Trento si spendono 2710 euro pro capite per la spesa sanitaria e 350 euro per abitante per i servizi sociali, in Calabria e Campania se ne spendono rispettivamente 113 e 115 per la spesa sociale e 2041 e 2115 per quella sanitaria.

Tutto questo mentre nel 2023 la spesa per il welfare ha raggiunto 632,4 miliardi di euro, un incremento del 3,7% rispetto al 2022.

Di queste diseguaglianze e dello stato del welfare si è occupato l’ultimo Rapporto sulla Sussidiarietà dedicato al welfare territoriale, realizzato in collaborazione con Aiccon, Ifel, Ipsos, Istat. Un rapporto che ha avuto un grande riscontro suscitando l’interesse di sindacati, associazioni, amministrazioni pubbliche:

Panetta e Vittadini: più welfare, più crescita

“I dati che abbiamo presentato solitamente non escono dalle banche dati amministrative. Noi abbiamo reso pubblici dei dati interessanti che parlano di un contesto difficile a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’emergere di nuovi bisogni di assistenza, per l’aumento della marginalità e della povertà. Abbiamo riscontrato anche grande disomogeneità tra i servizi offerti in città e in campagna, tra nord e sud Italia. Viene fuori con chiarezza che la situazione sta peggiorando e che manca del tutto una regia che abbia un pensiero sullo sviluppo del welfare” ci ha detto Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

MANCANZA DI COORDINAMENTO

 La domanda che viene spontanea è che cosa sia cambiato e perché: “Una volta c’era il ministero del welfare che governava con persone di entrambi gli schieramenti politici e che erano anche persone di grande livello”, dice ancora Vittadini. “Oggi non esiste una regia unica rispetto ai bisogni. Ci sono una serie di responsabilità divise tra enti ma senza un coordinamento e flussi di spesa persino difficili da ricostruire il che significa che ci sono sovrapposizioni e mancanze e che c’è una inefficienza dell’offerta”.

In un quadro economico e sociale che sta rapidamente cambiando, “manca la capacità di leggere i bisogni in modo sistematico e manca poi una valutazione della qualità dei servizi offerti. E c’è una scarsa collaborazione con il Terzo Settore che invece è fondamentale”.

Eppure circa l’80% degli enti che erogano il welfare fa parte del Terzo Settore. “Occorre una svolta che si può sintetizzare nell’idea “più società e più Stato insieme”. La pubblica amministrazione è chiamata a fare un salto di qualità nella sua capacità di organizzarsi e di collaborare con il Terzo settore. Ma anche la capacità di iniziativa del privato sociale ha bisogno di essere sostenuta economicamente e dall’iniziativa dei cittadini”.

QUALE RIFORMA?

Quindi davanti a questo quadro come muoversi? “Una vera riforma dovrebbe riorganizzare in modo verticale il welfare dal centro alla periferia, tramite la collaborazione tra enti pubblici, privati, centrali o locali, che rispondono di più ai bisogni dei cittadini. La sussidiarietà ha bisogno di uno stato che funzioni e che non sprechi. Oggi di fronte ai bisogni che crescono occorre una collaborazione, non la divisione fra pubblico e privato che destra e sinistra continuano a mantenere senza capire che devono coordinare le forze con tutto quello che nasce dal basso”.

VITALITÀ DAL BASSO

Il Rapporto è stato presentato un po’ in tutta Italia, cominciando con un evento nella sede di Bankitalia con il governatore Panetta. Nel corso di tutte queste presentazioni Vittadini ha avuto modo di testare come si sta affrontando la problematica del welfare: ci sono segnali positivi? “Ho visto una enorme vitalità dal basso, tentativi sia del Terzo Settore, ma anche delle amministrazioni pubbliche. La creatività è molto forte, per questo la nostra intenzione è studiare queste novità che nascono dal basso e mostrare che sono metodi buoni per sanare la situazione. Andando in giro ho visto progetti regionali di collaborazione fra Terzo Settore, volontariato, amministrazioni che superano il gap ancora esistente. Occorre dare una cornice, perché anche la politica se ne accorga e colmi il vuoto che c’è oggi. A Roma oltre al governatore era presente anche Daria Perrotta, della Ragioneria Generale di Stato: dalle loro parole è stato evidente come il problema non sia solo aumentare la spesa, ma di organizzazione e di efficienza. C’è un enorme spreco, una mancanza di spending review, c’è bisogno di una riforma organizzativa”.

A Bologna invece era presente il presidente della CEI, il cardinale Zuppi: “L’idea che abbiamo formulato, tra le altre, è quella della presa in carico della persona, partire cioè dalla domanda e non dall’offerta. Il cardinale Zuppi suggerisce un cambiamento di passo, di metodo.

Zuppi: istituzioni e Terzo Settore insieme per un welfare migliore

Sia da Bankitalia, dallo Stato, dalla Chiesa abbiamo visto come le persone più lungimiranti vogliono una sussidiarietà che diventi metodo e spingono perché il mondo politico se ne accorga”.

FATTORE DI CIVILTÀ E DI DEMOCRAZIA

 Il welfare, sostiene con convinzione Vittadini, è qualcosa di unico che solo Italia ed Europa hanno, non va lasciato morire: “L’Europa e l’Italia sono gli unici posti al mondo dove ogni tipo di persona ricca o povera ha diritto alla salute, all’istruzione, all’assistenza di ogni tipo quindi anche quella territoriale. Questo è un fattore di civiltà, senza non c’è civiltà ed è quindi un grado di superiorità da non perdere. Senza il welfare non c’è la democrazia. Se gli americani dissero “No taxation without representation”, io direi: non c’è democrazia senza impegno collettivo per la dignità dell’esistenza di tutti. È quindi un tema cruciale per la democrazia senza cui andare a votare serve a poco”.

A questo punto, tutto questo grande lavoro a che cosa porterà, quali le prossime mosse? Conclude Vittadini: “il nostro lavoro di ricerca e riflessione su come sostenere l’universalismo del welfare per garantire uno sviluppo equo e stabile, continuerà nell’autunno anche grazie a collaborazioni internazionali. La partecipazione come partner scientifico all’Intergruppo per la Sussidiarietà ci dà la possibilità di proporre misure di policy. Dopo l’estate presenteremo il Rapporto in Parlamento per continuare a discuterne”.