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Presentato a Bologna il Rapporto sulla Sussidiarietà 2024

Zuppi: istituzioni e Terzo Settore
insieme per un welfare migliore

Calo delle nascite, invecchiamento, caro casa, educatori sottopagati: il cardinale chiede scelte precise per rispondere alle emergenze. Vittadini: occorre rinnovare un patto sociale che coinvolga tutti gli attori

Il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha svolto l’intervento introduttivo alla presentazione Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà, “Sussidiarietà e… welfare territoriale”, che si è tenuta il 19 maggio presso l'Auditorium Mug di Bologna.

All’evento hanno preso parte il deputato del Pd Andrea De Maria, il presidente di Emilbanca Gian Luca Galletti, il presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini, il senatore Maurizio Lupi, presidente Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà e il prof. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, che ha svolto le conclusioni.

LA SPESA

Secondo il Rapporto, la spesa familiare privata degli italiani per il welfare (salute e assistenza ad anziani e disabili) nel 2024 è stata di circa 138 miliardi, quasi 5.400 euro a nucleo. Povertà e disuguaglianza, che i servizi di welfare sono chiamati a limitare, stanno peggiorando: il 5% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza, mentre quasi il 10% della popolazione è in difficoltà. Particolarmente grave la situazione delle famiglie con persone disabili: oltre un quarto (28,4%) è a rischio povertà o esclusione sociale. La ricerca segnala che negli ultimi tre anni una quota significativa (oltre il 67%) di chi ha richiesto assistenza ha incontrato difficoltà o impossibilità di accesso ai servizi del welfare territoriale.

Bologna è sopra la media nazionale per la spesa sociale: le risorse del welfare nel 2021 toccano i 424 euro per abitante, quasi il triplo della media nazionale e sopra quella regionale.

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IL MONITO DEL CARDINALE

“Alle difficoltà sociali bisogna rispondere – ha esordito il cardinale Zuppi - e non abituarsi alle domande, o ai ripetuti allarmi. Ci sono tante emergenze come le disuguaglianze e la povertà., e alcune rischiano di diventare croniche, I tanti allarmi devono stimolarci a compiere delle scelte”.

Zuppi ha quindi indicato nella sussidiarietà il metodo migliore da seguire: “Sussidiarietà è mettere da parte i protagonismi e trovare risposte unitarie, per anziani, fasce più deboli, casa e disuguaglianze. Serve capire il problema e insieme, tra soggetti diversi, istituzioni e volontariato dare le risposte necessarie. Le istituzioni devono supportare e farsi supportare per una risposta più adeguata che arrivi a tutti”.

Zuppi ha poi focalizzato le emergenze più rilevanti.

La casa, innanzitutto: “Se due terzi del mio stipendio li metto per la casa, finisce tutto là. E la casa resta sempre più vuota, sempre più monolocale. Il costo dell'affitto - ha detto l'arcivescovo - non dovrebbe mai superare il 30% dello stipendio. A quel punto non avremmo più solo monolocali, ma qualche possibilità in più. È brutto vivere nei monolocali, c'è una certa tristezza nel futuro con i monolocali, non si va molto lontano».

La denatalità: “Come si fa a tenere su il welfare se diventiamo sempre di meno, se siamo sempre più vecchietti e con più patologie croniche? Bisogna capire il problema insieme, tra soggetti diversi, istituzioni e volontariato, le parti più vitali del nostro Paese, per dare risposte necessarie”.

E poi la famiglia: “Se non ci fosse la famiglia - ha detto ieri il presidente della Cei - tantissimi problemi non si potrebbero risolvere. Penso a tante malattie che senza l'aiuto dei familiari sarebbe più difficile affrontare, in un momento in cui c'è anche molta più solitudine che ci deve preoccupare ulteriormente”.

 Terzo settore: “Il terzo settore deve mantenere il suo ruolo specifico, vitale per solidarietà e gratuità, e il dialogo con le istituzioni può arricchire gli uni e gli altri. Le istituzioni devono supportare e farsi supportare, per una risposta più adeguata, che arrivi a tutti... Educatori e imprese sociali, in tante realtà che affiancano il pubblico nei servizi destinati ad anziani, giovani e poveri, spesso prendono una miseria, nonostante abbiano responsabilità enormi. Si occupano per esempio dei ragazzi con difficoltà, e hanno un trattamento poco consono con queste responsabilità. Molte fanno fatica a trovare educatori, che spesso scappano per avere un lavoro più redditizio, e ad avere una stabilità che è fondamentale per la qualità del servizio”.

E ha lanciato un appello “perché gli educatori siano garantiti”.

VITTADINI: RINNOVARE IL PATTO SOCIALE

"È venuto il momento di rinnovare il patto sociale che ci unisce, con la cultura della sussidiarietà, che è ricerca del bene comune attraverso la messa a sistema del contributo di tutti. Più società e più Stato insieme", ha detto nelle conclusioni Giorgio Vittadini. “Garantire lo Stato sociale è un dovere di solidarietà verso i più fragili, ma significa anche costruire società più coese, sistemi più resilienti e una crescita economica più stabile”.