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Seminario di studio all’Università di Milano Bicocca

Character skills nella scuola:
per la persona, non per il mercato

Che cosa s’intende per competenze non cognitive e trasversali? Come avviare l’applicazione della legge 22/2025? Come creare il contesto favorevole allo sviluppo etico-sociale dello studente?

 COMPETENZE NON COGNITIVE E TRASVERSALI: ORIENTAMENTI E PROSPETTIVE NELLA SCUOLA

È stato questo l’oggetto del Seminario tenuto lunedì 14 aprile, all’Università di Milano-Bicocca. Soggetti organizzatori l’Università Bicocca (e il suo Osservatorio Pari Opportunità), la Fondazione Sussidiarietà, l’Università di Foggia, l’Università di Urbino. Occasione del Seminario è stata l’approvazione della legge n. 22/2025 denominata “Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale”.

Dopo i saluti istituzionali di Giovanna Iannantuoni, Rettrice dell’Università Milano-Bicocca, hanno preso la parola Maurizio Lupi, deputato di “Noi Moderati”, e da Simona Malpezzi, senatrice del PD, tra i firmatari della Legge.

Sono seguiti gli interventi di Carmela Palumbo, Capodipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero, di Giuseppe Bonelli dell’USR-Lombardia, di Roberto Ricci, Presidente dell’INVALSI, Damiano Previtali, Presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che hanno parlato del difficile iter di applicazione della legge.

LA LEGGE

La legge recita all’art. 1: “Al fine di promuovere lo sviluppo armonico e integrale della persona, delle sue potenzialità e dei suoi talenti, la cultura della competenza, di integrare i saperi disciplinari e le relative abilità fondamentali e di migliorare il successo formativo prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica, il Ministero dell’istruzione e del merito, a decorrere dall’anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, favorisce iniziative finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nelle attività educative e didattiche delle istituzioni scolastiche statali e paritarie di ogni ordine e grado, nel rispetto delle prerogative del collegio dei docenti”.

 QUALI COMPETENZE?

Quali siano le competenze non cognitive trasversali la legge si astiene dal dire, affidandosi giustamente all’elaborazione pedagogico-didattica. Su questo terreno si sono concentrati molti interventi.

Giorgio Vittadini ha tracciato il campo degli interrogativi circa le competenze non cognitive: sono tratti innati della personalità? Sono dunque sviluppabili? Non c’è il rischio di una costruzione modulare e adattativa della persona? In questo caso, che significa “approccio olistico”? Che cosa sono i talenti?

Damiano Previtali, Presidente del CSPI, ha fatto notare che infuria una “pandemia delle competenze”, che sono state fatte ben 900 sperimentazioni in questo campo, ma che nessuna è entrata nell’ordinamento e che, finora, contano le otto competenze-chiave definite in sede europea.

Massimo Baldacci, docente di Pedagogia all’Università di Urbino e Presidente nazionale di Proteo, ha proposto l’idea di competenze come disposizioni durevoli, che, tuttavia sono apprese come habitus. Le abilità caratteriali sono brevi, gli habitus sono lunghi. Essi si apprendono nel contesto, la costruzione e gestione del quale è, pertanto, decisiva. Il prete si forma nel contesto del Seminario, il militare nel contesto della caserma. Donde la necessità della cura del contesto, come sostenuto da Don Milani e da Mario Lodi. Quanto al “capitale umano”, Baldacci lo considera una cornice formativa rischiosa delle competenze, perché si rischia la sottomissione alle domande del mercato. La cornice autentica è quella dello sviluppo etico-sociale della persona.

Elisabetta Biffi, parlando di sviluppo umano non riducibile alla sua dimensione economica, denuncia i rischi della meritocrazia, richiama le 10 capacità fondamentali proposte da Martha Nussbaum e sottolinea il ruolo delle “capabilities”, “non per chi è in grado, ma per tutti”.

IL DIBATTITO

Questi interventi insieme a quelli di Maria Grazia Riva, Andrea Galimberti, Francesca Oggionni e Francesca Antonacci (Università di Milano-Bicocca), Berta Martini (Università di Urbino), Daniela Dato (Università di Foggia) hanno fatto emergere un’esigenza fondamentale tuttora irrisolta: quella di delimitare più rigorosamente il campo concettuale di ciò che chiamiamo competenze non cognitive. Per esempio, secondo Fraccaroli, i tratti caratteriali non sono competenze, mentre contano molto “il concetto di sé scolastico” e il capitale psicologico (speranza, ottimismo, resilienza, autoefficacia). Ricci aveva sottolineato, fin dall’inizio, l’importanza della determinante socio-economica e l’indeterminatezza della categoria di “pensiero creativo”, soprattutto di fronte a esiti di apprendimento comunque molto bassi.

Il pomeriggio è stato dedicato al dialogo tra accademia, mondo della scuola (presenti insegnanti di ogni ordine e grado) ed esperti. Molti interventi sono stati orientati alla riflessione sulle capacità trasversali come dimensioni di un “curriculum implicito” che, si ritiene, sia utile continuare ad esplicitare e ad approfondire.

LE CONCLUSIONI

Giorgio Vittadini, concludendo il Seminario, ha preso atto sia degli interrogativi sostanziali rimasti tuttora aperti sia del fatto che dal MIM, nonostante la definizione di un cronoprogramma molto stringente previsto dalla legge appena approvata, non ci si può attendere nessun impegno a breve, considerato che è fortemente coinvolto nella elaborazione delle Nuove indicazioni nazionali, appena proposte al confronto pubblico. A questo punto, continuerà, dunque, la ricerca avviata fruttuosamente tra tutti i partecipanti al Seminario.