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La presentazione a Milano del Rapporto sulla Sussidiarietà 2024

Il futuro del nostro welfare
visto da una metropoli del Nord

  • 18 APR 2025

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Italia seconda in Europa per spesa sociale, ma aumentano povertà e diseguaglianze e spesa privata. Troppe differenze territoriali: Milano impegna 237 euro per abitante contro 142 della media nazionale

Presentato a Milano nella Torre PWC il rapporto “Sussidiarietà e... welfare territoriale”, realizzato da Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con Aiccon, IFEL, Ipsos e Istat e con il contributo di Fondazione Cariplo. Questo rapporto analizza l’insieme dei servizi sociali di competenza dei Comuni che comprendono l’assistenza verso anziani, famiglie e minori in stato di bisogno, disabili, persone affette da dipendenza, indigenti, persone emarginate dal lavoro.

L’interrogativo che ha ispirato l’intero lavoro è ultimamente incentrato sull’individuazione dei fattori che possano garantire l’universalità del welfare e la qualità delle prestazioni, e sull’approfondimento del ruolo che la cultura della sussidiarietà svolge e può svolgere a questo scopo.

Hanno illustrato i risultati più salienti della ricerca Monica Pratesi, Professoressa di Statistica, Università di Pisa e Paolo Venturi, Direttore AICCON, Università di Bologna.

Sono intervenuti: Giovanni Azzone, Presidente della Fondazione Cariplo, Umberto Bellini, Membro di Giunta Confcommercio, Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa Comune di Milano, Mattia Macellari, Presidente Piccola Industria di Assolombarda e Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà, che ha tirato le conclusioni.

Welfare motore di sviluppo? Sì, ma previa ristrutturazione

POVERTÀ E DISEGUAGLIANZE

Come ha argomentato Monica Pratesi, che ha collaborato alla stesura del Rapporto, la ricerca mostra un contesto in cui povertà e disuguaglianza, che i servizi di welfare sono chiamati a limitare, stanno peggiorando: il 5% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza, mentre quasi il 10% della popolazione è in difficoltà. Particolarmente grave la situazione delle famiglie con persone disabili: oltre un quarto (28,4 per cento) è a rischio povertà o esclusione sociale. La ricerca segnala che negli ultimi tre anni una quota significativa (oltre il 67 per cento) di chi ha richiesto assistenza ha incontrato difficoltà o impossibilità di accesso ai servizi del welfare territoriale

Emerge dal Rapporto che la spesa familiare privata degli italiani per il welfare (salute e assistenza ad anziani e disabili) nel 2024 è stata di circa 138 miliardi, ovvero quasi 5.400 euro per ciascun nucleo. Un impegno consistente, che si aggiunge all'intervento pubblico, il quale è insufficiente. E ciò nonostante l'Italia si collochi al secondo posto in Europa per la spesa sociale, con circa 620 miliardi di euro, pari al 30% del prodotto interno lordo.

Paolo Venturi, ha parlato della necessità di una visione comunitaria orientata all’aggregazione della domanda di servizi di welfare, per soffermarsi sulla criticità di fondo che consiste nell’aver legittimato politicamente la separazione (e non già la distinzione, cosa ben diversa) tra sfera economica e sfera sociale, attribuendo alla prima il compito di produrre ricchezza e alla seconda il compito di redistribuirla. Commentando: come se una società democratica potesse progredire tenendo tra loro disgiunti il codice dell'efficienza e il codice della solidarietà.

Per Azzone di Fondazione Cariplo il welfare è “un tema di competitività e su cui le fondazioni sono tenute ad agire” ma “occorrono riposte personali. Se guardiamo ad esempio ai lavoratori poveri, sono tante persone diverse, magari espulse dal mondo del lavoro e si stanno arrangiando; ci sono i caregiver che non possono lavorare full time, oppure i minori non accompagnati e le persone che non hanno competenze sufficienti che possono aspirare solo a posti di lavoro di basso profilo. Il tipo di risposta da dare loro è molto diversa”.

In particolare Umberto Bellini e Mattia Macellari (Assolombarda) hanno ricordato il valore di fare rete tra istituzioni, imprese e società civile.

IL CASO MILANO

Una delle principali criticità del sistema consiste nella disomogeneità territoriale della spesa e nella sua allocazione sbilanciata. La spesa pro-capite nei comuni del sud risulta quasi nella totlità dei casi inferiore alla media nazionale.

La città di Milano è sopra la media nazionale e regionale per la spesa sociale. Nel capoluogo lombardo, infatti, sono state destinate ingenti risorse al welfare con un importo che, nel 2021, ha raggiunto i 237 euro per abitante, oltre il 60% in più rispetto alla media nazionale di 142 euro e superiore anche alla media regionale che ha toccato quota 158 euro pro-capite. Per l’assessore Conte occorre “restituire centralità ai Comuni. La spesa per il welfare rappresenta il 15 per cento del bilancio del Comune di Milano, con un budget di 268 milioni di euro nel bilancio di previsione 2025 e la prospettiva di aumentarlo ulteriormente. Il Comune è un presidio sociale, il più vicino ai cittadini” e “negli ultimi anni deve anche fare fronte all’impoverimento dei ceti medi, a partire dal bisogno della casa. Servono più risorse e maggiore autonomia fiscale e decisionale.”

Panetta e Vittadini: più welfare, più crescita

RIFORMA NECESSARIA

Altre carenze o difetti riscontrati nel Rapporto riguardanio la mancanza di un esame approfondito dei bisogni, l’eterogeneità delle norme e la proliferazione dei centri di governance, la tendenza a standardizzare e irrigidire l’offerta.

Per mantenere il suo carattere universalistico ed essere all’altezza delle sfide attuali, il welfare italiano ha bisogno di essere in parte riformato. Con due idee guida: spostarsi da una visione puramente “amministrativa” dei bisogni verso un approccio olistico che consideri l'unità della persona; incrementare una collaborazione tra pubblico, privato e Terzo settore. 

Appare in definitiva cruciale – ha sottolineato Vittadini - il ruolo dell’approccio collaborativo e il metodo della amministrazione condivisa alla luce di una applicazione virtuosa del principio di sussidiarietà”. Vittadini ha concluso indicando la necessità di un cambiamento radicale di cultura: “Il welfare non va più visto semplicemente come spesa, ma come investimento sullo sviluppo. Investire sullo stato sociale, sulla sua universalità e inclusività, non è solo un dovere di solidarietà verso i più fragili, ma significa anche costruire società più coese, sistemi più resilienti e una crescita economica più stabile".

In sostanza, l’Italia dovrebbe lavorare per un welfare più moderno, con maggiori investimenti sul capitale umano, istruzione e formazione continua e maggiori servizi alle famiglie (come gli asili nido).