Il calo dei partiti di massa, l’idea di alternanza e i tentativi falliti di una grande riforma istituzionale. L’incubazione dei populismi. Il contrasto all’inflazione e l’attivismo in Europa. Lo spartiacque del 1989
LA CRISI DEI PARTITI DI MASSA
La terza giornata del corso è stata dedicata agli anni '80. Il tema è stato introdotto dal giornalista e saggista Stefano Folli. La sua lezione è stata seguita, oltre che in presenza, in undici hub sparsi in tutt’Italia.
La crisi dei partiti di massa caratterizza secondo Folli gli anni ’80, e li differenzia dal decennio precedente che, nonostante il terrorismo, avevano fatto registrare una sostanziale stabilità del sistema politico.
Sono gli anni anzi in cui si affaccia un'ipotesi di alternativa o, come si diceva allora, di alternanza alla guida del governo. In effetti il baricentro non è più della Democrazia Cristiana, ma è dei partiti laici, in particolare del Partito Socialista di Craxi, preceduto dall'esperimento di pentapartito del governo del repubblicano Spadolini. Questa alternativa dimostra che il sistema politico in quanto istituzione funziona. Andrà in crisi dopo, con Tangentopoli, quando crollerà tutto l'impianto.
REAGAN, THATCHER E IL NEO-LIBERISMO
Sul piano internazionale sono anni che hanno segnato un passaggio di epoca, non c'è dubbio, perché la vittoria di Ronald Reagan nel 1980 in America, il lungo governo di Margaret Thatcher nel Regno Unito, hanno definito un nuovo approccio alla politica. Si è detto che si aprì una stagione neo-liberalista. È così, è stato un approccio nuovo non più keynesiano alla politica. Nell'Europa occidentale, Giovanni Paolo II ha segnato la sua epoca e ha contribuito in misura enorme alla messa in crisi dell'impero sovietico. Le vicende legate alla Polonia sono dimostrate in maniera chiarissima. la funzione del Papa è stata determinante.

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PROVE DI GRANDE RIFORMA. LE BICAMERALI
Negli anni Ottanta ci si pone il problema di come rinnovare il sistema e abbiamo la prima la prima commissione bicamerale, quella di Bozzi. Essa produsse ipotesi interessanti tese a dare efficienza al sistema (perfino una parziale diminuzione dei parlamentari, intesa non con l'impianto ideologico con cui poi è stata realizzata in anni recenti).
Questa commissione è stata anche quella più dimenticata, quella che si è esaurita con la fine della legislatura. Perché non c'era una massa critica nel sistema politico. Non ci fu la percezione che occorresse affrontare rapidamente il tema, proprio per anticipare quei fenomeni di crisi che sarebbero deflagrati. Bettino Craxi aveva lanciato il tema della grande riforma con Giuliano Amato, però lui stesso poi quando va al governo con la DC lo trasformò nel tema della governabilità ma abbandonò lo slancio per la grande riforma.
Ci fu in quegli anni il famoso referendum sulla scala mobile che il Partito Comunista perse e che era sicuramente mirato politicamente a dimostrare la debolezza e l'incertezza del PCI, ormai in crisi.
INCUBAZIONE DEL POPULISMO
Negli anni ’80 si affaccia anche il populismo che è una risposta drastica alla fatica del sistema dei partiti. Gli anni ’90 sono gli anni in cui il populismo si manifesta in maniera più vigorosa, ma bisogna riconoscere che negli anni ’80 il fenomeno era in incubazione: stava montando un sentimento forte, populista, antiromano, antipartitico. Che animava allora soprattutto la Lega di Bossi. Non a caso, poi, nelle elezioni del 1983, quelle che poi precedono il primo governo Craxi, il Partito Repubblicano di Spadolini prese più del 5%, che all'epoca, con un elettorato molto rigido, era un segnale forte, che indicava un sentimento che ribolliva nel paese e che si riflesse nel fatto che la DC andò molto male nelle urne. Nel vuoto c'era un elemento di scontentezza verso il sistema dei partiti.
In quel momento si trattava di sostenere il tentativo di Craxi di creare un baricentro fuori dalla DC e fuori dal Partito Comunista. C’è il socialista Pertini al Quirinale, un presidente molto caratterizzato politicamente. Craxi “conquistò” Palazzo Chigi. Ma il disegno di un nuovo baricentro non si realizzò, anche per le rivalità personali tra i leader politici.
Quindi negli anni ’80 il populismo è una fiammella che cova sotto la cenere. Il populismo italiano con Bossi svolge un ruolo importante, soprattutto negli anni a seguire. A sua volta, a mio avviso, dal populismo della Lega, che non ha niente a che vedere con i Salvini di oggi, nasce poi anche il populismo dei Cinque stelle.

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IL QUADRO DI INSIEME
Anche per questo gli anni Ottanta sono molto importanti. Quindi sul piano internazionale sono gli anni del neoliberalismo Reagan, Thatcher. Noi non seguiamo quella formula politica.
L'Italia è un Paese che ha sempre rifuggito quel tipo di neoliberalismo anglosassone. Però naturalmente ne ha tenuto conto. Ho citato il Papa perché ha avuto un ruolo, secondo me, fondamentale, vorrei citare alcuni altri personaggi che hanno segnato la scena negli anni ’80.
Mitterrand in Francia, politico di notevole levatura. In Germania abbiamo prima avuto la coda della stagione di Helmut Schmidt, un socialdemocratico di grande esperienza, e grande conoscenza dei problemi internazionali e dei problemi economici. Un tedesco però, cioè un uomo che pensava l'Europa ma sempre soltanto in funzione di quello che poteva essere il vantaggio per la Germania.
In qualche misura si dovrebbe dire che Mitterand è stato più europeista di quanto siano stati i tedeschi. E poi viene Kohl, che nel decennio successivo unificherà le due Germanie.
EUROPA E PATTO ATLANTICO
Da tutto questo non viene una vera e propria crescita dell'idea d'Europa. L'Europa politicamente e militarmente continua a essere legatissima all’Alleanza Atlantica e non è in grado di svolgere una sua diversa interpretazione dei fatti.
Forse si ritorna a quello che ormai è stato citatissimo in questi giorni, al fallimento della CED (Comunità europea di difesa) negli anni ’50, tema che contribuì non poco al disincanto di De Gasperi. Da all'ora in poi i tentativi di dare un baricentro militare di sicurezza, di svolgere il discorso alla difesa europea non fanno grandissimi progressi. Però negli anni ’80 abbiamo l'Atto unico, un grande passo avanti sul piano dell'integrazione europea ed è dovuto moltissimo all'azione dei governi italiani, sia quelli sotto Spadolini sia quelli sotto Craxi, e al ministro degli Esteri, il democristiano Emilio Colombo.
Colombo si mosse sempre nello spirito degasperiano. E lo spirito degasperiano è, secondo me, il punto di forza della politica estera democristiana. Qualche cosa che non è stata sostituita da un'altra intuizione altrettanto valida.
Attraverso il rapporto con il governo tedesco, con il ministro degli esteri Genscher, si arrivò appunto a sottoscrivere questo Atto unico che ridefiniva i termini in un rapporto di alleanza, di integrazione possibile, era in teoria qualche cosa che poteva produrre dei successivi risultati. Non li ha realmente prodotti, ma rimane un passo molto importante in quegli anni che deve essere raccontato e ricordato. Il rapporto con la Germania continua a essere ancora successivamente un cardine della nostra politica.

Gli anni ’70: il superamento della conventio ad excludendum
Con la Gran Bretagna era difficile avere un rapporto così stretto perché la Gran Bretagna non era molto interessata all'Europa. Con la Francia il rapporto era già allora, negli anni ’80, importantissimo dal punto di vista culturale, i legami con la cugina d’oltralpe erano storicamente molto solidi, ma dal punto di vista politico, era quello con la Germania che funzionava. Anche la moneta unica deriva dall'attività notevole del ministro del Tesoro e del Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, con i suoi interlocutori tedeschi.
LOTTA ALL'INFLAZIONE
Certamente gli anni Ottanta sono stati anche anni in cui, dal punto di vista economico, l'Italia è partita con un'inflazione altissima, il 21% che oggi fa impressione. Questo ad alcuni sembrava nemmeno troppo negativo perché voleva dire che la lira svalutata permetteva di fare esportazioni, altri più lungimiranti si rendevano conto che l'inflazione in realtà era un tumore gravissimo qualcosa che avrebbe alla lunga distrutto l'economia del paese e quindi ci furono una serie di tentativi di ridurre l'inflazione, oltre al tentativo di stringere tra di loro le monete europee che produrrà poi la moneta unica.
FINE DELLA STORIA?
In fondo noi negli anni ’80 abbiamo avuto la possibilità davvero di entrare con grande dinamismo, grande forza nella scena internazionale. In parte ci siamo riusciti, in parte no. Dopo la caduta del muro di Berlino, e siamo già a questo punto sulla soglia, siamo entrati negli anni 9’0, l'ottimismo si era diffuso. C'era l'idea che in qualche modo la storia fosse finita (qualcuno lo ha scritto), che il benessere occidentale si sarebbe sparso, si sarebbe diffuso, a un certo punto la Russia aveva avviato dei contatti per entrare nella NATO. E sul piano internazionale c'è l'idea che l'Occidente ha vinto la lunga contesa, la lunga guerra fredda con l'Est. Questa è stata un'illusione che è stata spazzata via, come sappiamo.
In definitiva gli anni ’80 sono stati per certi aspetti, gioiosi, per altri aspetti problematici, come sempre nella storia, ma è stato veramente il decennio che ha separato due epoche.
Il Novecento finisce con gli anni ’80, in un certo senso, e il 2000 comincia con gli anni ’90. Comincia e, fino adesso, non ci dà delle risposte convincenti e definitive.