Il senso della Scuola di formazione politica 2025. Educazione della persona, corpi intermedi, bene comune sono la via d’uscita dalla crisi delle democrazie. A Milano cresce nei giovani la voglia di partecipazione
Prima lezione il 17 febbraio all’Umanitaria con Luciano Violante. Titolo: «Crisi della democrazia ed espansione delle autocrazie».
Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, dopo la Lega, Italia Viva, il Pd, c’era bisogna di un’altra scuola di formazione politica?
«La nostra non è una scuola partitica, ma una scuola di formazione alla cultura politica. La disaffezione per la cura della “cosa pubblica” sta presentando un conto troppo alto per la collettività. Sta venendo a mancare il desiderio di partecipare e la sensibilità per il bene comune, soprattutto tra i giovani, anche se a Milano, seppur di poco, la situazione è migliore».
Come fa a dirlo?
«La Fondazione ha fatto uno studio sui 197mila giovani, dai 15 ai 29 anni residenti in città. Si considerano impegnati in politica 7 giovani milanesi su 100, rispetto ai 5 su 100 della media nazionale. I due terzi, (64%) si tiene informato sulla politica rispetto al 40% a livello nazionale e quasi 3 giovani su 4, considerano possibile, anche se difficile, un impegno in prima persona».
Quali sono le parole d’ordine?
«Conoscere per decidere. Prima bisogna conoscere i fatti e il loro contesto, anche storico, poi bisogna capire. Per arrivare sulla cima dell’Himalaya bisogna prima arrivare al campo base. Qui il problema è che manca il campo base. Ce n’è un’altra più importante di tutte».
Quale?
«Il bene comune dei cittadini, la sussidiarietà. Il fatto che sei in politica per servire qualcuno e non per prendere potere sugli altri».
Che pericolo vede?
«L’autocrazia. Cassese commentava il fatto che per costruire una pista all’aeroporto di Heathrow ci vogliono 3 anni e per farla a Shanghai, 6 mesi. Ma a Heathrow si tiene conto della sicurezza, dell’ambiente, delle case intorno. Questa è la democrazia. L’autocrazia fa tutto più in fretta, ma fa fuori il bene delle persone».
In Italia? A Milano?
«Tutta la Seconda repubblica è stata l’attuazione della frase della Thatcher: “La società non esiste. Esistono individui massimizzanti”. E l’uomo solo al comando. Abbiamo fatto fuori il Parlamento che non fa più leggi, disgregato i corpi intermedi».
Lei fa la fotografia Paese. Vale anche per Milano dove l’elezione diretta del sindaco ha modificato il peso dei poteri?
«Vale ovunque quando il consiglio comunale è considerato un luogo in cui si perde tempo, dove non si arriva a soluzioni concordate, in cui si riduce la democrazia».
Restiamo a Milano, con il costo della vita alle stelle e dove in passato le cooperative hanno giocato un ruolo strategico per alleviare il tema della casa. Non è più così?
«Ricordo che il 70% degli italiani ha una casa di proprietà grazie alle cooperative bianche e rosse. Le persone, mettendosi insieme, potevano pagare il mutuo. Occorre riprendere questa tradizione virtuosa. Con la scomparsa di queste realtà sociali dallo spirito imprenditoriale e solidaristico, e rimanendo solo i privati, si preclude la possibilità che i giovani vivano in città. Bisogna rimettersi insieme, superare l’individualismo. La società esiste, la famiglia esiste, i corpi intermedi esistono. E a quel punto avremo le case, gli asili, i servizi che altrimenti spariscono perché il Comune non ce la può fare da solo».
La città è stata lasciata in mano ai costruttori?
«Il crollo della cooperazione edilizia riguarda tutta l’Italia. Non è un problema solo di Milano e riguarda la concezione della vita sociale e politica ovunque nel Paese».
Cosa bisogna fare?
«Ricostruire i corpi intermedi. Se non ci sono, se non lavorano insieme, qualsiasi tentativo sarà fallimentare».
A Milano sembrano spariti.
«Le spiego anche il perché: se non hanno come scopo l’educazione personale e sono solo strutture organizzative si trasformano in corporazioni. È venuta meno l’educazione della persona ai valori. Una comunità deve essere viva al suo interno. Se è morta non incide».
di Maurizio Giannattasio. Per gentile concessione del Corriere della Sera