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Scuola di Formazione Politica 2024 / V giornata (parte seconda)

Demografia, tecnologia, mercato:
quale futuro per l'Europa?

  • 9 APR 2024
  • Ignazio Visco

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La lezione di Ignazio Visco, economista e già Governatore di Bankitalia. Le sfide geopolitiche e la necessità di un rilancio che parta dall'unione di bilancio e preveda una politica comune

Una densa relazione di Ignazio Visco ha caratterizzato la sessione finale della Scuola di formazione politica "Conoscere per decidere", giunta quest'anno alla sua sesta edizione.

Ecco gli appunti sintetici (non rivisti dall'autore).

Visco ha delineato in premessa le caratteristiche fondamentali che distinguono una "Unione" di Paesi, quale l'Europa è, da una Federazione o da una Confederazione, quale l'Europa non è. Unione che è nata a partire dai mercati e dalla moneta (come Giuliano Amato ha giudicato inevitabile) e non da una unità politico-ideale (come invece sarebbe stato auspicabile per Ernesto Galli della Loggia). A partire dalla metà degli anni Novanta (Trattato di Maastricht) la comunità europea è passata dal desiderio dichiarato di operare in unità, alla libertà di movimento di beni, di capitali, di servizi e di persone all'interno di questa area complessiva che è l'Unione.

 

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Visco ha quindi analizzato le crisi che hanno interessato (anche) l'Europa negli ultimi vent'anni e le diverse risposte che sono state date sia da parte dei singoli Stati sia da parte dell'Unione nel suo complesso; la crisi bancaria internazionale e quella dei debiti sovrani, la pandemia, la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina.

LA CRISI FINANZIARIA

La crisi del 2007-2008 mette a dura prova i sistemi bancari, in particolare il sistema bancario della Germania e quello dell'Olanda; meno quello della Francia, quasi per niente quello italiano che di fatto era molto locale e quindi subiva meno le tensioni internazionali. La crisi ha avuto una risposta comune decisa all’inizio, sul piano della politica di bilancio; poi i Paesi europei si sono divisi ancora. Una politica monetaria che all’inizio è stata molto accomodante, dopodiché è stata molto incerta e forse anche eccessiva. I bilanci nazionali crescono molto per il debito, per sostenere i sistemi bancari in grave difficoltà (la Germania spende centinaia di miliardi). In alcuni paesi però le cose dal punto di vista fiscale iniziano a non andare bene.

 

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Abbiamo fatto un'unione economica e monetaria in cui c'è la moneta unica ma c'è un qualcosa che manca dall'inizio, l'unione di bilancio. Cioè ci sono tanti bilanci e tanti debiti pubblici diversi per dimensione tra di loro e in alcuni casi molto diversi dagli obiettivi che sono sanciti attraverso un processo complesso che ha avuto luogo nei primi anni ‘90 con il Trattato di Maastricht.

In questa costellazione la Banca centrale europea è stata decisiva per ridurre la speculazione sui singoli debiti pubblici, ma la risposta europea non c'è stata. La risposta europea è stata confusa, c'è stato un accordo intergovernativo tra Merkel e Sarkozy per far fronte ai rischi che loro pensavano fossero molto gravi per l'Europa perché la parte fiscale sembrava essere fuori controllo e l'Italia sembrava un Paese incerto.

LA CRISI PANDEMICA

La crisi pandemica invece ha avuto una risposta europea straordinaria. Si tenga conto che tra il 2014 e il 2020 avvengono importanti novità: si costituisce l'unione bancaria, un'unione che all'inizio aveva avuto difficoltà, ma che nel tempo è stata una risposta unitaria. Sono state messe in atto misure di incremento dei capitali che le banche hanno a disposizione per far fronte anche alle loro obbligazioni oltre che a rischi di crisi. Insomma, un sistema complessivo in Europa che ha retto sicuramente in questi anni meglio che in altri Paesi ma soprattutto si è presentato al momento della pandemia senza dover fare una restrizione legata alla crisi economica.

LA CRISI ENERGETICA

La crisi energetica a seguito dell'aggressione russa all'Ucraina: il prezzo del gas passa da 20€ a megawatt ora a 80 a fine 2021 e a 350 nell'estate del 2022. Non è l'inflazione "classica", però è una botta così forte che alla fine viene trasferita sui prezzi.

Che risposta c’è stata? Innanzitutto la risposta di bilancio di tutti i Paesi, una risposta molto positiva della politica monetaria, straordinariamente accomodante, la risposta degli intermediari finanziari anche quella non negativa. Quindi un insieme di circostanze positive. L'energia ha avuto qualche difficoltà all'inizio ma alla fine anche lì una risposta unitaria si è avuta, il che vuol dire una misura che riguarda tutti i Paesi che possono disporre di fondi per fare fronte a questo trasferimento dal gas importato dalla Russia a altre fonti di gas da altri Paesi.

IL PATTO E LA SFIDUCIA

Nel frattempo alcune delle condizioni che valevano prima della pandemia sono state sospese. Per esempio per un certo periodo è stato sospeso il Patto di stabilità e crescita, insieme di regole tese a tenere sotto controllo i bilanci pubblici per evitare che il debito salga. Anzi, per assicurare che il debito scenda verso il 60% previsto da Maastricht. Il fatto è che – come mostra l'esame di tutti i lavori preparatori - l'idea era di un'unione monetaria senza unione di bilancio. Non funziona, non può esserci una banca centrale unica e venti banche nell'area dell'euro, con i Ministri dei bilanci che fanno ognuno la propria politica. Quindi c'è un problema, non ci si è messi d'accordo perché non ci si fida degli altri. Si tratta di una sfiducia che va oltre la dimensione finanziaria ed economica: è una sfiducia di rapporti politici, di ideali comuni e di necessità comuni.

Questa struttura è da rivedere però di fatto è quello che ci troviamo e sulla quale c'è stata una rinegoziazione l'anno scorso, una concessione che ha rimesso in vigore il Patto di stabilità e crescita.

L’EMERGENZA E I SUOI LIMITI

Rispetto al conflitto ucraino e agli shock che ha prodotto, che cosa ha fatto l'UE in comune? Sono state decise con un'accelerazione, con Repower, più misure unitarie finanziate dal debito europeo, di non rispettare la lettera del Trattato europeo. Ma è stato rispettato un articolo particolare di quel trattato, l'articolo 122, che consente in casi di emergenza di avere un intervento comune. Ora noi non possiamo immaginare che il nostro succedersi di interventi europei sul fronte del bilancio debba essere definito da emergenze.

Il punto importante è che con tante revisioni rischiamo di abbandonare quella iniziativa di interventi comuni che aveva preso le mosse per fronteggiare le due ultime crisi. E questo se può funzionare nel breve periodo, va bene nel medio-lungo? Qui tocchiamo il punto nodale del mio intervento: manca una visione di lungo periodo a riguardo di tre processi cruciali per il futuro dell'Europa: demografico, tecnologico, geo-politico.

PROCESSO DEMOGRAFICO

Abbiamo avuto una popolazione mondiale che è passata da 5 miliardi a 8 miliardi nel giro di 30 anni, tra il 1990 e il 2020. Dove è avvenuto? Non nei paesi avanzati né in Cina, ma nei paesi emergenti e in via di sviluppo. L’Europa aveva 450 milioni di abitanti circa nel 1990, ancora 450 nel 2020 e la percentuale di popolazione europea sul resto del mondo è passata dall' 8% al 6%. La previsione delle Nazioni Unite per il 2050 danno una popolazione del mondo che passa da 8 a 10 miliardi: in 60 anni la popolazione mondiale raddoppia. L'Europa nelle previsioni della Nazioni Unite passa da 450 a 425.

A fronte di questa caduta demografica noi abbiamo una pressione migratoria molto disordinata e impetuosa anziché ordinata e necessaria perché per sostenere finanziariamente i nostri Paesi abbiamo bisogno di lavoro e avremo meno persone in età lavorativa. L'Europa deve usare lavoro dall'esterno ovviamente tutto questo a parità di tecnologia e poi c'è ovviamente bisogno di far crescere la produttività cioè crescere di più quindi più innovazione tecnologica e questo ci porta al secondo processo.

PROCESSO TECNOLOGICO

C'è stato uno sviluppo tecnologico straordinario negli ultimi trent'anni, possiamo chiamarlo l'era di internet. Come c’è stata l'era della macchina a vapore o l'era dell'elettricità. Internet è anch'essa una general purpose technology, una tecnologia di uso generale che permea tutte le attività di produzione e di consumo e questa ha avuto uno sviluppo straordinario a metà degli anni 90. Finisce la guerra fredda e molte delle innovazioni tecnologiche a disposizione dei settori militari aerospaziali diventano anche disponibili per l'uso civile e questo è quello che ha creato uno sviluppo delle tecnologie e dell'applicazione delle tecnologie alla produzione. Impetuoso sviluppo della tecnologia ma talmente impetuoso che non si ferma a internet e ci sono una serie di altre tecnologie di uso generale che si stanno affermando: intelligenza artificiale, cloud, connettività, quantum computing. E una serie di altre tecnologie. Gli esperti ne contano tra 10 e 20 di tipo generale che permeano potenzialmente tutti i settori di attività e di produzione di consumo. L’Europa su questo è indietro nel senso che non è presente in nessuna di queste attività di tecnologia avanzata, forse qualcosa per quel che riguarda le tecnologie contro il cambiamento climatico, ma anche quello è a rischio perché non ci sono sufficienti investimenti.

 

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Quindi il gap può essere un problema serio se non riusciamo a chiuderlo e con quei livelli di investimento non riusciamo a farlo. Come la pressione migratoria non può essere gestita dai singoli Stati, così una innovazione tecnologica in prospettiva così forte non può essere gestita a livello nazionale.

IL PROCESSO GEO-POLITICO

Un’ultima sfida, quella geopolitica. Sicuramente c'è un problema di sfiducia nel modo in cui si usano le disponibilità delle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio da parte dei cinesi, ma contemporaneamente ci sono i dazi che vengono messi dagli americani. C'è l'idea che a questo punto non ci si può fidare troppo, anzi, per niente e quindi c'è una tendenza a promuovere un rientro di attività produttive che si trovano in aree più o meno politicamente rischiose. Emerge una tendenza rilevante al protezionismo e alla de-globalizzazione.

Tutto ciò crea un grave problema soprattutto nei Paesi avanzati ma non solo. Perché succede quando c'è un'apertura di mercato così forte vuol dire che si spostano attività produttive. Ovviamente chi lavorava in un settore che viene spostato per intero non può mantenere il posto di lavoro e si deve riciclare. Il cambiamento tecnologico poi, porta a far sparire certe attività produttive ma crea altre attività produttive e bisogna che la gente si sposti verso quelle. Mancano le politiche: la politica deve aiutare questi movimenti altrimenti si creano sacche di difficoltà.

BENI COMUNI E PROGRAMMI POLITICI

Abbiamo definito a livello di Europa i beni comuni, che sono l'ambiente, il clima, la tecnologia. E poi la sicurezza, quindi la difesa. Tutte partite che non possono essere affidate a risposte individuali. È necessaria una capacità di bilancio comune.

E qui nasce la questione prima l'uovo o la gallina? Perché molti dicono che non possiamo avere un bilancio comune se non abbiamo una unione politica, altri si chiedono come si fa a fare una politica comune se non abbiamo un bilancio comune che riguarda la spesa che viene condivisa da tutti. Manca purtroppo in questi tempi la spinta ideale.

Uno vorrebbe sperare che con le elezioni prossime questi temi siano dentro i programmi dei partiti anziché essere confinati a qualcosa di estraneo rispetto ai voti da conquistare promettendo meno tasse e meno immigrati.

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