Tempi duri si prospettano per il Vecchio Continente: non produce energia, la sua competitività è molto calata e per la difesa non potrà avere sempre gratis l'ombrello Usa e lo scudo della Nato. Anche se vincesse Biden
EUROPA FUTURO PRESENTE
Il ruolo dell'Europa nell'Alleanza atlantica il rapporto con gli Usa sono stati il tema del poneriggio della seconda giornata della Scuola di formazione politica 2024 ("Europa Futuro Presente"). La lezione è stata tenuta da Marta Dassù, direttrice di Aspenia and Senior Advisor, European Affairs, The Aspen Institute.
In mattinata si era svolta la lezione su "Politiche sociali per un'Europa più giusta e inclusiva", tenuta da Rosangela Lodigiani, professoressa di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Scuola di formazione politica 2024 / II giornata, prima lezione
Politiche sociali per un'Europa
più giusta e inclusiva
2 MAR 2024 | ROSANGELA LODIGIANI
La discussione con le docenti e il lavoro di gruppo sono stati coordinati da Giovanni Mulazzani, Ricercatore in Diritto Amministrativo, Università di Bologna.
SINTESI DELLA LEZIONE DI MARTA DASSÙ
Le relazioni transatlantiche dell’Europa, dalla Seconda guerra mondiale in poi, non hanno registrato scossoni; tuttavia oggi non è chiaro quale direzione potrebbero prendere, soprattutto considerando la partita tra Joe Biden e Donald Trump per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del prossimo 5 novembre.
LA PARTITA FRA TRUMP E BIDEN
Nessuno dei due candidati è molto amato dagli americani. Trump, che vive nel suo mondo “MAGA” (Make America Great Again), sembra più il leader di un movimento politico che di un partito, infatti ne controlla la base, non tutto il partito. È convinto che con la Russia di Putin possa raggiungere un accordo sulle sfere d’influenza. E pensa di tenere fuori l’America da altri scenari di guerra.
Biden non va bene agli elettori, fondamentalmente per l’età. Comunque sta riscuotendo uno dei più bassi gradimenti mai registrati per un capo della Casa Bianca. È riuscito a mettere insieme fazioni diverse del partito democratico, ma questa capacità si sta erodendo. Uno dei motivi è il teatro mediorientale che lo ha esposto a critiche per via del suo appoggio a Netanyahu.
Trump è implicato in quattro grandi processi e sta usando le battaglie legali per rafforzarsi in campagna elettorale. Esiste un ampio dibattito su quanto si indebolirebbe, o sarebbe a rischio, la democrazia americana se vincesse Trump. Alcuni sostengono che la contrapposizione alimentata dal tycoon tra governo e popolo sarebbe distruttiva. Trump sostiene di rappresentare gli esclusi e la classe media contro le élite di Washington impersonificata da Biden.

La lezione alla Scuola di formazione politica 2024
VIDEO I Violante: scelte strategiche
per un'Europa "terzo polo"
DIVISIONI IDENTITARIE
Per comprendere gli Stati Uniti di oggi è importante tener presente che i gruppi sociali che hanno appoggiato i due partiti non sono più quelli di un tempo. A seguito della globalizzazione, i Repubblicani rappresentano la working class bianca, mentre i Democratici l’élite istruita. Il mondo rurale è caratterizzato da un alto tasso di innovazione tecnologica. Sono i valori identitari che contano però. La linea di divisione della politica si è spostato dall’economia all’identità. I Democratici sono liberal (diritti delle minoranze, lgbt, aborto), mentre i Repubblicani tengono ai valori tradizionali.
Dal punto di vista politico, la mancanza di consenso bypartisan è un vero problema in due sensi: quello del funzionamento legislativo (per questo da mesi sono bloccati i finanziamenti all’Ucraina, ad esempio) e quello a riguardo della politica estera, che rende gli USA deboli nel mondo. In una età detta “della poli-crisi” o età della grande incertezza. O anche “un mondo “à la carte”.
POLITICA DEBOLE ECONOMIA FORTE
La supremazia USA è messa in crisi da Cina e Russia e da altre potenze regionali che giocano le loro carte su tavoli diversi, ad esempio la Turchia e l’Arabia Saudita. Gli USA non controllano più il Medioriente. Israele sta facendo ciò che vuole nella guerra contro Hamas, anche con i soldi ricevuti dall’America. La vecchia pax americana è finita.
Gli Stati Uniti di oggi sono deboli politicamente e forti economicamente. La forza economica che gli USA continuano ad avere dipende dalla vitalità della sua società. Le prime 10 imprese americane (che sono anche le prime 10 nel mondo), 15 anni fa non esistevano. L’America è uscita bene dalla serie di crisi che si sono succedute dal 2008, quella finanziaria, pandemica, ed oggi delle due guerre in Ucraina e Medioriente. Il FMI si attendeva una recessione. Invece gli Usa presentano un alto tasso di crescita: quest’anno è scesa l’inflazione e prima delle elezioni ci si aspetta la riduzione dei tassi di interesse.
Se questi effetti si vedranno in estate e autunno, potranno impattare sull’esito delle elezioni del 5 novembre.
EUROPA IN RETROCESSIONE
Europa ha perso moltissimo in competitività. Vent’anni fa era pari a quella americana, ora è il 65% circa. Ciò è dovuto a diversi fattori.
· Primo fattore. La globalizzazione impone il ritorno a una politica industriale che garantisca la sicurezza nel concepire le proprie catene del valore. Gli Stati Uniti hanno potuto rafforzare le basi della loro economia perché producono energia. L’Europa è un continente trasformatore, non produttore e qui l’energia costa tre volte di più che negli USA. È difficile abbattere il tabù sul nucleare. Ci vorrebbero molti investimenti, che sono importanti anche per la transizione energetica verde. Il Green deal è stato costruito a tavolino in modo ideologico, non si è tenuto conto delle conseguenze sociali e della mancanza di strumenti tecnologici per realizzarlo. Credo che il nucleare di nuova generazione entrerà nell’agenda europea.
· Secondo fattore. L’Europa ha minore propensione all’innovazione tecnologica (per mancanza di soldi), rispetto a USA e Cina. Il recente Atto sull’IA cerca di regolare quello che non abbiamo.
· Terzo fattore. È in crisi il vecchio modello di sviluppo, tedesco in particolare. I motori erano tre: energia a basso costo dalla Russia, difesa garantita dagli USA e ed esportazioni in Cina. Tutti e tre gli elementi sono entrati in crisi.
· Quarto fattore: rivolgimenti geopolitici e di difesa. Dal 1949 diamo per scontata la protezione americana che oggi è diventata molto più incerta. O la Nato diventa più europea, lasciando che gli USA si occupino di quello che più interessa loro, ovvero la competizione con la Cina, quindi il teatro indo-pacifico, o sarà difficile salvare la Nato. Se vincerà Trump la questione diventerà solo più urgente e urticante, ma rimarrà comunque in questi termini anche se vincerà Biden. L’Europa spende 350 miliardi di euro in difesa. Il problema è che la spesa è inefficiente perché divisa tra stati membri senza alcuna integrazione. Inoltre gli stati membri, negli anni, hanno smantellato i loro eserciti.
TEMPI DURI
Le leadership europee purtroppo non sono all’altezza di tempi come questi, che sono tempi di grandissima discontinuità e in cui la politica è stata discreditata, complici anche i nuovi mezzi di comunicazione.
Dobbiamo aspettarci tempi duri come europei. È ancora il posto nel mondo in cui si vive meglio, ma, anche per ragioni demografiche, la situazione è in declino. La speranza per il futuro: cambiare mentalità. L’Europa ha grandi punti di forza, come il suo capitale umano, ma deve cambiare modo di ragionare e pensare alle sfide esterne, più che quelle interne.