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Appunti dalla tavola rotonda promossa dalla Fondazione per la Scuola

Viaggio nelle character skills
al Salone del Libro di Torino

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Le competenze non-cognitive in ambito scolastico, educativo e lavorativo. Con Andrea M. Maccarini, Francesco Profumo e Giorgio Vittadini, autori di tre volumi sul tema pubblicati da Il Mulino nella Collana editoriale della Fondazione per la Scuola: · Viaggio nelle Character Skills. Persone, relazioni, valori a cura di G. Chiosso, A.M Poggi, G. Vittadini; · L’educazione socio-emotiva. Character skills, attori e processi nella scuola primaria a cura di A.M. Maccarini; · La scuola mediterranea. Una diversa narrazione e una storia nuova a cura di Damiano Previtali

Al Salone del libro di Torino si è parlato di competenze non-cognitive in ambito scolastico, educativo e lavorativo. Con Andrea M. Maccarini, Francesco Profumo (presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo) e Giorgio Vittadini, sulla base di tre volumi sul tema pubblicati da Il Mulino nella Collana editoriale della Fondazione per la Scuola:

· Viaggio nelle Character Skills. Persone, relazioni, valori a cura di G. Chiosso, A.M Poggi, G. Vittadini;

· L’educazione socio-emotiva. Character skills, attori e processi nella scuola primaria a cura di A.M. Maccarini;

· La scuola mediterranea. Una diversa narrazione e una storia nuova a cura di Damiano Previtali

MODELLI EDUCATIVI IN RITARDO

Francesco Profumo è partito dalla considerazione che i modelli pedagogico-educativi nascono dai cambiamenti del mondo produttivo, in passato caratterizzato dalla sostituzione dell’attività muscolare umana con altre forme di energia. Oggi, la quarta rivoluzione segna l’introduzione dell’attività cerebrale artificiale a fianco dei quella naturale.
In questo contesto i modelli pedagogico-educativi appaiono autoreferenziali, sordi a quanto sta succedendo. Dovremmo formare le nuove generazioni sulla realtà nuova. Occorrono nuovi strumenti per imparare, ma anche per disimparare quello che non serve più.
Da qui il tema centrale delle competenze dei docenti. Le competenze socio-emozionali non sono solo quelle degli studenti. Profumo si è mostrato assai critico nei confronti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza): “È modellato su un mondo che c’era prima”. Anche il lavoro deve essere guardato con l’occhio del domani non di quello di ieri. Mi auguro che questo Paese cominci a pensare al futuro.

IMPARARE A IMPARARE. MA COME?

Andrea Maccarini – Per l’autore de “L’educazione emotiva” l’attuale fase di trasformazione economico-sociale è caratterizzata dall’accelerazione (più azioni sono possibili e richieste nella stessa unità di tempo) e dall’imprevedibilità (leultime crisi non erano previste). Questo genera una società senza aspettative. Che per un sociologo significa una “non società” perché una società è fatta di aspettative.
Si è molto enfatizzato l’imparare a imparare (visto che le competenze durano poco): questo implica il passaggio dall’idea classica di formazione umanistica alla concezione funzionalista della scuola. Infatti, sostiene Maccarini, imparare a imparare potrebbe voler dire che non sono più sicuro che quello che imparo abbia un valore in sé. So solo che devo continuare a imparare per imparare qualcos’altro. E questo dà tanta insicurezza e tanta demotivazione. L’alternativa buona è: nel vuoto di socialità e legami che i giovani stanno vivendo su cui è grandinata la pandemia, fare educazione, apprendere contenuti; imparare a imparare significa sviluppare relazioni sensate, con sé, con gli altri, con il mondo. Questo implica lavorare insieme, cooperare, resistere allo stress, appassionarsi a degli obiettivi… Tutto questo non è spontaneo; ma va favorito con processi espliciti, non lasciati a se stessi.

NO ALL’OMOLOGAZIONE

Per Giorgio Vittadini c’è dibattito sulla formazione delle Non Cognitive Skills perché, dicono alcuni, se indirizzata male potrebbe produrre cittadini omologati. Ma “io vedo il problema contrario – ha detto – è cioè che si formano cittadini omologati quando chiediamo di mettere in gioco la sola capacità di logica, di raziocinio e non anche il cuore”. Gli abbandoni scolastici, i Neet sono persone che non riescono ad essere intercettate a livello affettivo. Per educare è fondamentale entrare in risonanza con i giovani. Lo stesso, per Vittadini, vale per l’orientamento dove il tema non è semplicemente il piano di studi, ma come questo viene percepito e vissuto personalmente. Qui a Torino c’è una scuola professionale, la Piazza dei Mestieri, dove si insegna a fare i cuochi, i pasticceri, i parrucchieri, ma dove si fanno anche gare di poesia: hanno capito ogni livello dell’umano va intercettato perché i ragazzi possano crescere. E poi comunque anche per mettere le mani nei capelli di una donna occorre una visione poetica, una capacità di empatia.
Il premio Nobel Heckman ha verificato che queste qualità migliorano la capacità di conoscere. L’omologazione in atto è semmai quella che riduce la conoscenza a quiz. L’apertura alla realtà, l’empatia, la stabilità emotiva, la capacità relazionale, la resilienza, di fronte a difficoltà personali o collettive, aiutano a reagire e permettono di incrementare le conoscenze.

Maccarini ha aggiunto che alcune ricerche che studiano i dati Ocse-Pisa sulle competenze disciplinari in lettura e matematica, mostrano che le dimensioni socio-emozionali sono variabili chiave negli studenti di successo. Ad esempio, grinta, perseveranza. Queste caratteristiche, se agite, divengono una leva per l’insegnante che può innescare dinamiche di promozione sociale. Se non entriamo in sintonia insegniamo ad alcuni e non ad altri.

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