VIDEO | Rapporto sulla sussidiarietà 2019/2020
Principi corretti di accountability e trasparenza non solo assicurano che i fondi siano impiegati correttamente per i fini previsti, ma sono anche essenziali per accelerare la crescita economica, aiutando i Paesi poveri a fuoriuscire dalla povertà e a realizzare gli Obiettivi per lo sviluppo del millennio1. Porre in atto politiche di buona governance accelera la crescita, ma richiede costanza e continua attenzione, e quindi tempo: la crescita non si ottiene certo dall’oggi al domani. Il nostro obiettivo è, perciò, un coinvolgimento più ampio e profondo con i Paesi partner, al fine di sostenere i loro sforzi per migliorare le istituzioni e la governance. A volte queste politiche mancano, oppure le istituzioni sono deboli e ci troviamo a dover affrontare la sfida della lotta alla corruzione, una lotta che deve necessariamente far parte di un programma di miglioramento della governance.
In queste difficili circostanze, non possiamo ignorare problemi e sfide, ma dobbiamo trovare soluzioni innovatrici, flessibili e che rispettino le peculiarità delle situazioni dei diversi Paesi. Non possiamo abbandonare i poveri per il fatto che i loro governi e le loro istituzioni sono deboli, perché significherebbe penalizzarli due volte. La nostra strategia è chiara: nei casi più difficili la Banca «si impegnerà nelle zone e nei settori che consentono effettivi accordi sulla governance, focalizzando gli sforzi sulla costruzione di capacità, soddisfacendo le esigenze di base dei poveri e lavorando, all’interno del nostro mandato, con istituzioni esterne al governo centrale». Se vogliamo raggiungere i risultati che ci siamo prefissati, dobbiamo riconoscere con franchezza che ci sono circostanze eccezionali, nelle quali la debolezza istituzionale o la mancanza di volontà politica finiranno per complicare la nostra azione. Nell’affrontare queste circostanze eccezionali, dobbiamo cercare vie alternative per mantenere il nostro impegno a risolvere i problemi dello sviluppo. A questo proposito, penso che il Libro Bianco 2006 del DFID (Department For International Development, un organismo governativo britannico) centri esattamente la questione: «Una buona governance non riguarda solo il governo, ma anche i partiti politici, il parlamento, l’ordinamento giudiziario, la stampa e la società civile. Riguarda il modo in cui i cittadini, i leader e le istituzioni pubbliche si relazionano tra loro perché i cambiamenti avvengano. Una buona governance richiede tre cose: efficienza dello stato, sensibilità ai problemi e accountability». Il perseguimento del buon governo non può che cominciare dal Paese interessato. Come è stato ben evidenziato in un rapporto dell’UE, «le riforme non possono essere imposte dall’esterno. Se i nostri partner hanno una limitata capacità di intervento nel loro Paese, il supporto della comunità internazionale può risolversi in risultati scarsi o addirittura nulli». I nostri partner stanno prendendo le misure necessarie per rinforzare gli standard di governance e per sviluppare, quando fortemente necessario, i mezzi per affrontare i problemi di governance debole e combattere la corruzione.
La necessità di un’ampia collaborazione
Pur essendo il nostro punto di partenza il rapporto con i Paesi in via di sviluppo, la Banca deve anche lavorare in stretto contatto con altri donatori, le banche multilaterali e le organizzazioni internazionali, per assicurare coordinazione e collaborazione maggiori nel raggiungere i nostri comuni obiettivi di sviluppo. Un passo in tal senso importante è l’accordo raggiunto dal gruppo di lavoro su frodi e corruzione, costituito la scorsa primavera dalle banche multilaterali di sviluppo, mediante il quale viene reso disponibile un insieme di principi e linee guida comuni per le indagini e lo scambio di informazioni essenziali per la protezione dei nostri interessi. Costruite sulle premesse di un’ampia collaborazione con i donatori e di un coinvolgimento più profondo con i Paesi in via di sviluppo, le nostre nuove strategie ci aiutano anche a rafforzare il lavoro nella direzione di una maggiore obiettività e sistematicità, assicurando una modalità omogenea di affrontare i problemi tra i vari Paesi. Ciò non significa avere una misura uguale per tutti: per sostenere efficacemente i nostri partner, la strategia si propone di migliorare la nostra capacità di valutazione, elaborazione e supervisione dei progetti, fornendo assistenza tecnica e sulla governance ove opportuno. Più lavoreremo vicino ai nostri partner per costruire procedure di governance e principi di trasparenza efficaci, più sarà alta
la probabilità di ridurre i problemi di corruzione. Lavorando insieme per uno scopo comune, Paesi sviluppati e in via di sviluppo, donatori e destinatari, organizzazioni bilaterali e multilaterali, governi e società civile, possono accelerare il raggiungimento degli Obiettivi per lo sviluppo del millennio. Occorre ricordare sempre che il nostro scopo è quello di essere più forti ed efficaci nella lotta contro la povertà; per far questo dobbiamo tenere a mente tre presupposti fondamentali. Innanzitutto, abbiamo un obbligo verso le persone povere del mondo, che aspettano il nostro aiuto affinché tutti i nostri fondi siano utilizzati conformemente agli scopi cui sono destinati: fornire buone scuole ai bambini, permettere alle madri di accedere a un buon servizio sanitario, dare ai lavoratori la possibilità di un buon lavoro, e non certo aiutare corrotti e potenti ad aumentare il loro conto in banca. In secondo luogo - e questo è un punto che a volte si perde di vista - le richieste eccedono la quantità di risorse disponibili. Sprecare la nostra assistenza su progetti in cui i fondi non sono utilizzati correttamente, va a scapito di molti altri soggetti che hanno dimostrato di necessitare di risorse maggiori di quelle a disposizione, e di essere capaci di impiegarle in modo appropriato. In ultimo, è fondamentale convincere i donatori che stiamo utilizzando bene le loro risorse; se non ci riusciremo, verranno a mancare i fondi per rispettare i nostri obblighi verso i poveri, che sono i nostri veri committenti. Per tutti questi motivi, il rafforzamento e il miglioramento della governance si dimostra sempre più un elemento chiave nella lotta contro la povertà.
Note
1 Le Nazioni Unite nel 2000 si sono impegnate a raggiungere entro il 2015 otto importanti obiettivi: dimezzare la percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e di persone che soffrono la fame; assicurare che tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria; eliminare la disparità dei sessi nell’insegnamento e preferibilmente entro il 2005 quella ai livelli primario e secondario; ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni; ridurre di tre quarti la mortalità materna; arrestare e invertire la tendenza alla diffusione dell’Aids, della malaria e di altre malattie importanti; integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei Paesi, arrestare la perdita delle risorse ambientali, dimezzare il numero di persone che non hanno accesso all’acqua potabile; costruire un partenariato per lo sviluppo, attraverso politiche e azioni concrete volte ad eliminare la povertà: la cooperazione allo sviluppo, un commercio internazionale che risponda ai bisogni dei Paesi poveri, la riduzione e la cancellazione del debito dei Paesi più poveri, la disponibilità di farmaci essenziali, il trasferimento di tecnologie
