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Buon governo e sviluppo, binomio inscindibile

  • DIC 2006
  • Paul Wolfowitz

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L’importanza di una buona governance
È mia convinzione che le politiche di buona governance non abbiano valore solamente in sé stesse, ma che rappresentino anche mezzi efficaci per raggiungere migliori risultati nello sviluppo.

Principi corretti di accountability e trasparenza non solo assicurano che i fondi siano impiegati correttamente per i fini previsti, ma sono anche essenziali per accelerare la crescita economica, aiutando i Paesi poveri a fuoriuscire dalla povertà e a realizzare gli Obiettivi per lo sviluppo del millennio1. Porre in atto politiche di buona governance accelera la crescita, ma richiede costanza e continua attenzione, e quindi tempo: la crescita non si ottiene certo dall’oggi al domani. Il nostro obiettivo è, perciò, un coinvolgimento più ampio e profondo con i Paesi partner, al fine di sostenere i loro sforzi per migliorare le istituzioni e la governance. A volte queste politiche mancano, oppure le istituzioni sono deboli e ci troviamo a dover affrontare la sfida della lotta alla corruzione, una lotta che deve necessariamente far parte di un programma di miglioramento della governance.
In queste difficili circostanze, non possiamo ignorare problemi e sfide, ma dobbiamo trovare soluzioni innovatrici, flessibili e che rispettino le peculiarità delle situazioni dei diversi Paesi. Non possiamo abbandonare i poveri per il fatto che i loro governi e le loro istituzioni sono deboli, perché significherebbe penalizzarli due volte. La nostra strategia è chiara: nei casi più difficili la Banca «si impegnerà nelle zone e nei settori che consentono effettivi accordi sulla governance, focalizzando gli sforzi sulla costruzione di capacità, soddisfacendo le esigenze di base dei poveri e lavorando, all’interno del nostro mandato, con istituzioni esterne al governo centrale». Se vogliamo raggiungere i risultati che ci siamo prefissati, dobbiamo riconoscere con franchezza che ci sono circostanze eccezionali, nelle quali la debolezza istituzionale o la mancanza di volontà politica finiranno per complicare la nostra azione. Nell’affrontare queste circostanze eccezionali, dobbiamo cercare vie alternative per mantenere il nostro impegno a risolvere i problemi dello sviluppo. A questo proposito, penso che il Libro Bianco 2006 del DFID (Department For International Development, un organismo governativo britannico) centri esattamente la questione: «Una buona governance non riguarda solo il governo, ma anche i partiti politici, il parlamento, l’ordinamento giudiziario, la stampa e la società civile. Riguarda il modo in cui i cittadini, i leader e le istituzioni pubbliche si relazionano tra loro perché i cambiamenti avvengano. Una buona governance richiede tre cose: efficienza dello stato, sensibilità ai problemi e accountability». Il perseguimento del buon governo non può che cominciare dal Paese interessato. Come è stato ben evidenziato in un rapporto dell’UE, «le riforme non possono essere imposte dall’esterno. Se i nostri partner hanno una limitata capacità di intervento nel loro Paese, il supporto della comunità internazionale può risolversi in risultati scarsi o addirittura nulli». I nostri partner stanno prendendo le misure necessarie per rinforzare gli standard di governance e per sviluppare, quando fortemente necessario, i mezzi per affrontare i problemi di governance debole e combattere la corruzione.
 

La necessità di un’ampia collaborazione

Pur essendo il nostro punto di partenza il rapporto con i Paesi in via di sviluppo, la Banca deve anche lavorare in stretto contatto con altri donatori, le banche multilaterali e le organizzazioni internazionali, per assicurare coordinazione e collaborazione maggiori nel raggiungere i nostri comuni obiettivi di sviluppo. Un passo in tal senso importante è l’accordo raggiunto dal gruppo di lavoro su frodi e corruzione, costituito la scorsa primavera dalle banche multilaterali di sviluppo, mediante il quale viene reso disponibile un insieme di principi e linee guida comuni per le indagini e lo scambio di informazioni essenziali per la protezione dei nostri interessi. Costruite sulle premesse di un’ampia collaborazione con i donatori e di un coinvolgimento più profondo con i Paesi in via di sviluppo, le nostre nuove strategie ci aiutano anche a rafforzare il lavoro nella direzione di una maggiore obiettività e sistematicità, assicurando una modalità omogenea di affrontare i problemi tra i vari Paesi. Ciò non significa avere una misura uguale per tutti: per sostenere efficacemente i nostri partner, la strategia si propone di migliorare la nostra capacità di valutazione, elaborazione e supervisione dei progetti, fornendo assistenza tecnica e sulla governance ove opportuno. Più lavoreremo vicino ai nostri partner per costruire procedure di governance e principi di trasparenza efficaci, più sarà alta
la probabilità di ridurre i problemi di corruzione. Lavorando insieme per uno scopo comune, Paesi sviluppati e in via di sviluppo, donatori e destinatari, organizzazioni bilaterali e multilaterali, governi e società civile, possono accelerare il raggiungimento degli Obiettivi per lo sviluppo del millennio. Occorre ricordare sempre che il nostro scopo è quello di essere più forti ed efficaci nella lotta contro la povertà; per far questo dobbiamo tenere a mente tre presupposti fondamentali. Innanzitutto, abbiamo un obbligo verso le persone povere del mondo, che aspettano il nostro aiuto affinché tutti i nostri fondi siano utilizzati conformemente agli scopi cui sono destinati: fornire buone scuole ai bambini, permettere alle madri di accedere a un buon servizio sanitario, dare ai lavoratori la possibilità di un buon lavoro, e non certo aiutare corrotti e potenti ad aumentare il loro conto in banca. In secondo luogo - e questo è un punto che a volte si perde di vista - le richieste eccedono la quantità di risorse disponibili. Sprecare la nostra assistenza su progetti in cui i fondi non sono utilizzati correttamente, va a scapito di molti altri soggetti che hanno dimostrato di necessitare di risorse maggiori di quelle a disposizione, e di essere capaci di impiegarle in modo appropriato. In ultimo, è fondamentale convincere i donatori che stiamo utilizzando bene le loro risorse; se non ci riusciremo, verranno a mancare i fondi per rispettare i nostri obblighi verso i poveri, che sono i nostri veri committenti. Per tutti questi motivi, il rafforzamento e il miglioramento della governance si dimostra sempre più un elemento chiave nella lotta contro la povertà.

 

Note
1 Le Nazioni Unite nel 2000 si sono impegnate a raggiungere entro il 2015 otto importanti obiettivi: dimezzare la percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e di persone che soffrono la fame; assicurare che tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria; eliminare la disparità dei sessi nell’insegnamento e preferibilmente entro il 2005 quella ai livelli primario e secondario; ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni; ridurre di tre quarti la mortalità materna; arrestare e invertire la tendenza alla diffusione dell’Aids, della malaria e di altre malattie importanti; integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei Paesi, arrestare la perdita delle risorse ambientali, dimezzare il numero di persone che non hanno accesso all’acqua potabile; costruire un partenariato per lo sviluppo, attraverso politiche e azioni concrete volte ad eliminare la povertà: la cooperazione allo sviluppo, un commercio internazionale che risponda ai bisogni dei Paesi poveri, la riduzione e la cancellazione del debito dei Paesi più poveri, la disponibilità di farmaci essenziali, il trasferimento di tecnologie

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