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A cura di Fondazione per la Sussidiarietà e ASERI

Amministrazione condivisa:
dal corso nasce una community

La legislazione innovativa c’è, si tratta di comprenderla e attuarla. Concluso  l’Executive Programm: 60 ore online con 45 partecipanti – funzionari pubblici e del Terzo settore - da tutta Italia. Decisi a fare altri passi insieme

Amministrazione condivisa: sembra un ossimoro ma è una realtà, almeno sulla carta: la legislazione è vigente ma poco conosciuta e scarsamente praticata, tranne in casi assolutamente virtuosi (Bologna, Milano in qualche settore, Umbria etc…). Eppure è un modo innovativo non solo di praticare i procedimenti amministrativi ma anche di pensare alla pubblica amministrazione in quanto tale e nei suoi rapporti con i privati, soprattutto quelli che fanno capo al Terzo Settore

Per comprendere questo processo Fondazione per la Sussidiarietà e ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica) hanno progettato e attuato un Executive Programme su “Governance e Strategie dell’Amministrazione Condivisa”, 60 ore (online) durante i quali esperti della materia hanno fornito nozioni teoriche, casi e best practice ai 45 partecipanti provenienti dalla pubblica amministrazione di diverse parti del Paese e a rappresentanti del Terzo Settore. A conclusione, si è tenuta una sessione in presenza, che ha consentito a tutti di incontrarsi e di porre le basi per una community che tenga tutti legati per scambi di informazioni e di esperienze e per un arrivederci molto cordiale, denso di soddisfazione e di aspettative.   

Le direttrici scientifiche del corso erano Barbara Boschetti, Docente ordinario di Diritto amministrativo e pubblico presso l’Università Cattolica di Milano, e Lorenza Violini, Professore ordinario di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato all’Università degli Studi di Milano.

Gulio Casilli, Dottore di ricerca in Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano, ha collaborato con la Professoressa Violini nei moduli da loro diretti. Tra questi “Questioni aperte: dal diritto dell’Unione Europea alle più recenti indicazioni della giurisprudenza nazionale” che ha affrontato le principali questioni aperte che caratterizzano la prassi attuativa dell'amministrazione condivisa, indagando dai profili di compatibilità del diritto dell'Unione Europea alle pronunce del giudice amministrativo più recenti. “Abbiamo messo in luce” spiega “queste problematiche e prospettato alcune possibili opzioni preventive volte a liberare il potenziale dell'istituto di amministrazione giuridica”. 

Un altro modulo è stato “La valutazione e il monitoraggio nell’amministrazione condivisa”, un tema talvolta sottovalutato nell'ambito delle procedure di amministrazione giuridica. “In questo modulo c’è stata la partecipazione di relatori specializzati nel settore, in modo da unire nozioni teoriche a esperienze pratiche”.

Molte le personalità di rilievo intervenute nei vari moduli, ad esempio Angelo Stanghellini, Direttore dell’area Diritti e inclusione del dipartimento Welfare e salute del Comune di Milano.

Sono state tenute tavole rotonde e laboratori con la partecipazione di Benedetta Vimercati, Professore Associato di Diritto Costituzionale dell’Università di Milano. Si è discusso di esperienze che spaziano dalla prospettiva del centro di ricerca a quelle degli enti pubblici comunali e non, raccontate dalla prospettiva degli enti del Terzo settore. “In un altro laboratorio abbiamo svolto un'attività in gruppi dal titolo Agire e gestire un processo di coprogrammazione, curata dal dottor Marco Bruond, consulente e responsabile della formazione di organizzazioni pubbliche e private. Nell’ultimo laboratorio hanno partecipato l’avvocato Luciano Gallo di ANCI Emilia-Romagna, Anna Lisa Lelli, di Regione Umbria ed Erika Capasso, delegata del Sindaco di Bologna per le politiche del Terzo Settore”.

La partecipazione, ha detto Giulio Casilli, era fortemente motivata ad apprendere le nuove evoluzioni normative, giurisprudenziali, ma anche le pratiche degli strumenti: “Ogni lezione è stata caratterizzata dalla presenza di numerosi interventi. In particolare i laboratori conclusivi realizzati in presenza hanno consentito alla classe di poter vivere un momento di confronto e di lavoro comune per trasformare le nozioni acquisite in prime esperienze”.

Il Professore Nicola Berti, Ricercatore di Diritto amministrativo e pubblico anche lui all’Università Cattolica di Milano, ha affiancato invece la professoressa Boschetti. Insieme si sono occupati dei moduli relativi al diritto dell'amministrazione condivisa, in cui è stato esaminato il quadro delle fonti sia nazionali che regionali e i regolamenti locali. “Siamo stati affiancati” dice “da un sociologo, Gianfranco Marocchi, che ha cercato di far comprendere come in realtà l'amministrazione condivisa sia un fenomeno che va al di là delle procedure, anzi le procedure sono solo una delle fasi di cui si compone il ciclo dell'amministrazione condivisa, che va dalla preparazione di un ambiente idoneo alla condivisione della funzione a un monitoraggio successivo alle procedure”.

Nel successivo modulo sono stati fatti alcuni affondi nei vari settori in cui l'amministrazione condivisa opera, per poi avere presente nel successivo modulo Gregorio Arena (Presidente emerito di Labsus), “colui che ha inventato la formula dell’amministrazione condivisa”. “Infine” ha concluso “ci siamo occupati del modulo su risoluzioni organizzative, cioè su come cambia l'organizzazione amministrativa quando si affaccia all'amministrazione condivisa, introdotto da Marco Bombardelli che ha scritto un fondamentale articolo su questo; abbiamo avuto testimonianze da parte di dirigenti delle amministrazioni, come Massimo Moigora da Brescia, Lisa Lanzoni da Verona, Benedetta Baragioli da Novara e poi Federico Razzetti che invece è uno studioso della Valle d'Aosta che ha presentato una sua ricerca sulle varie soluzioni organizzative delle amministrazioni quando hanno deciso di attuare l'amministrazione condivisa”. 

“Le lezioni sono state molto partecipate, venivano quasi sempre sforati i tempi perché si innescava sempre un dibattito importante fra partecipanti e relatori, ma addirittura anche fra partecipanti”.

 

 

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