La sanità in difficoltà

  • 17 FEB 2026

Condividi

Il Sole 24 Ore dedica un’intera pagina al nuovo Rapporto “Sussidiarietà e… salute” con articoli di Giorgio Vittadini, Luca Antonini e Marzio Bartoloni. Articolo del Presidente della Fondazione anche su Avvenire

Su Il Sole 24 Ore del 17 febbraio una intera pagina dell’inserto “Salute 24” è stata dedicata al nuovo Rapporto della Fondazione  “Sussidiarietà e… salute”. Si tratta di un articolo di Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione, Luca Antonini, Vicepresidente della Corte Costituzionale e Marco Bartoloni, giornalista del quotidiano economico.

L’articolo di Vittadini, intitolato “Salvare l’universalismo con la sussidiarietà”, è di fatto la presentazione del perché questo Rapporto e dei suoi principali contenuti. “Il Rapporto “Sussidiarietà e... salute”, dice Vittadini “propone un check-up completo del settore e avanza una serie di proposte, a partire dall'idea che la salute non è un bene di mercato, ma un bene meritorio, il cui accesso non può dipendere dalla capacità di spesa individuale”. Questo valore, spiega, si sta sempre più indebolendo lasciando sempre più spazio all’azione privata non regolata da logiche di interesse pubblico: “Oggi il 24% della spesa sanitaria complessiva (circa 9 miliardi l'anno) è sostenuta direttamente dalle famiglie, dato tra i più alti in Europa. Da 12 anni questo valore supera il 20%, soglia oltre la quale l'Organizzazione mondiale della sanità individua un rischio concreto per l'equità”. Il Rapporto non dichiara guerra all’iniziativa privata, viene detto, ma chiede che essa venga orientato verso scopi di pubblica utilità secondo principi di universalismo, equità e uguaglianza.

Non solo, spiega Vittadini: “Un sistema che non garantisce accesso equo alle cure indebolisce il capitale sociale, alimenta sfiducia nelle istituzioni e accentua le fratture territoriali. Salvaguardare universalismo ed equità è anche una condizione necessaria per lo sviluppo economico. Un sistema sanitario pubblico bene organizzato contribuisce ad aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, riduce l'impatto economico delle malattie croniche, sostiene la produttività e limita i costi sociali dell'invecchiamento della popolazione”.

Come si arriva a tutto questo? “Non è sufficiente incrementare la spesa, ma bisogna intervenire sull'organizzazione dei servizi. Il modello centrato sull'ospedale e sulla prestazione isolata non è più adeguato a rispondere a una domanda dominata da cronicità, fragilità e bisogni complessi. La priorità deve diventare la presa in carico continuativa, fondata su cure primarie forti, integrazione sociosanitaria e prevenzione”. Infine, conclude Vittadini, il valore della sussidiarietà: “In questo contesto, la cultura della sussidiarietà rappresenta una leva fondamentale, a condizione che sia intesa nel suo vero significato, come quella competenza capace di tenere insieme responsabilità pubblica e pluralità degli attori. Quindi, non come arretramento del pubblico, ma come rafforzamento della sua funzione di indirizzo e governo”.

Un cambio di paradigma necessario” è il titolo dell’articolo di Luca Antonini che apre sottolineando come il diritto alla salute sia l’unico espressamente qualificato “fondamentale” dalla Costituzione. Tale risultato si raggiunse, dice, grazie all’impegno trasversale della DC, del PSI e del PCI. Tale impegno bipartisan, aggiunge il Vicepresidente della orte Costituzionale, “è auspicato anche oggi (…) affinché non si disperdano le conquiste del nostro SSN, dal recente Rapporto “Sussidiarietà e ... salute”, della Fondazione per la sussidiarietà. L'appello è convincente, perché nonostante l'intensa protezione costituzionale il diritto alla salute è forse il più fragile tra i diritti sociali. Ulteriormente decentrato con la riforma del Titolo V, si è ritrovato nel crocevia tra lo Stato, che finanzia il Fondo sanitario nazionale, e le Regioni, che organizzano i sistemi di cura. Non è un crocevia facile: all'interno di questa dissociazione di responsabilità possono verificarsi smantellamenti silenziosi, come nello scorso quindicennio, quando circa quaranta miliardi di euro sono stati tagliati dalle leggi statali”. Grazie a questo Rapporto, scrive Antonini, che ha qualificato la spesa per  sanità come “costituzionalmente necessaria”, è stato posto un serio argine alla possibilità dei tagli indiscriminati.

Il Rapporto, dice ancora, chiede “un urgente cambio di paradigma”. Oltre al problema grave demografico, “stanno venendo al pettine molti dei nodi mai affrontati in passato, come quello del lento declino della professione medica, che ha prodotto, negli ultimi quindici anni, la fuga all'estero di decine e decine di migliaia di medici e infermieri. Questi, formati nelle nostre eccellenti università, con costi prevalentemente a carico dello Stato italiano, sono divenuti, paradossalmente, patrimonio di altri”. E ancora: mancanza dei Medici di Medicina Generale, concorsi regionali per assumerli che vanno deserti. Il Rapporto evidenzia che dalla Corte costituzionale vengono anche appelli per più costanti aggiornamenti dei Lea, essenziali anch'essi, ad esempio attraverso i nuovi tracciatori genomici, per la prevenzione. Conclude Antonini: “Il SSN italiano conta ancora straordinarie eccellenze, ma trascurare quanto suggerito dal Rapporto, in ordine al potenziamento dei sistemi di medicina territoriale, alla necessità di ricongiungere servizi sanitari e servizi sociali, alla diffusione della prevenzione, fa ricadere nella banalità ogni narrazione”.

Così il diritto alla salute diventa sempre più diseguale” è il titolo dell’articolo di Marzio Bartoloni, che cita la conclusione principale del Rapporto: “L’universalismo del diritto alla salute in Italia non è formalmente in discussione, ma è esposto a un processo di erosione silenziosa crescente. Senza una riforma strutturale orientata a presa in carico, integrazione, prevenzione e capitale umano, le diseguaglianze territoriali e sociali rischiano di ampliarsi ulteriormente”. È la sussidiarietà, dice Bartoloni, che viene proposta tra gli ingredienti principali per ridare vigore “all’architettura istituzionale dell’universalismo, capace di rendere il diritto alla salute effettivo, misurabile e sostenibile nel tempo. A patto però che si tratti di una sussidiarietà autentica, che si traduca cioè in una vera regia pubblica a livello nazionale e poi a una integrazione tra sanità e sociale, con il coinvolgimento prezioso del Terzo settore che della sussidiarietà spesso l’anima più genuina”.

“Lo studio” dice Bartoloni “si inserisce nel dibattito caldissimo sul futuro della Sanità distinguendosi sia dalle letture neoliberali sia da quelle neocentraliste”.

Giorgio Vittadini ha firmato un articolo anche su Avvenire, intitolato “Salute, diritto per i più fragili”. È la frammentazione del sistema sanitario, dice, il problema più grande oggi: “diritto alla salute, così come è oggi organizzato, non è uguale per tutti. Lo evidenzia il Rapporto Sussidiarietà e... salute. Per chi è fragile, anziano o cronico, troppo spesso resta un diritto sulla carta. È per queste persone che il sistema mostra la sua falla più grave: non nell’assenza di cure, ma nella loro frammentazione, che colpisce proprio chi avrebbe più bisogno di continuità e accompagnamento.” La persona fragile, dice ancora, dopo la dimissione ospedaliera, viene lasciata sola, un compito che molti non riescono a sostenere, soprattutto in assenza di reti familiari solide o di risorse economiche adeguate”. “La conseguenza è che ancora oggi la gran parte dell’assistenza quotidiana ai fragili è fornita dalle famiglie: oltre il 95% degli anziani, con limitazioni delle attività quotidiane, dichiara di essere aiutato dai propri familiari, mentre solo una quota molto ridotta riceve supporto strutturato anche di operatori a domicilio o da associazioni. Un’offerta di servizi pubblici che copre solo una porzione minima dei bisogni reali, lascia ampi spazi a forme di assistenza privata, costose o improvvisate, a carichi assistenziali enormi sulle famiglie e sui caregiver, con costi psicologici ed economici spesso non riconosciuti, a disuguaglianze territoriali significative nell’accesso ai servizi e nella qualità delle cure”. Conclude Vittadini: “Serve più cultura della sussidiarietà, la sola in grado di creare un equilibrio innovativo e collaborativo tra governance pubblica, autonomie territoriali e partecipazione sociale. Quindi la sussidiarietà è intesa come criterio dinamico di governo, non come semplice trasferimento di competenze”.

Il 18 febbraio ancora su Avvenire articolo di Enrico Negrotti sul Rapporto “Sussidiarietà e… salute”. Viene citato uno dei curatori, il professor Antonello Zangrandi e i dati da lui ripresi da Istat ad esempio “la percentuale di over 65 e over 85 è destinata a superare il 34% della popolazione nel 2050 e già ora l'età media in Italia sfiora i 47anni. L'invecchiamento espone al rischio di patologie croniche: su scala nazionale le malattie croniche  colpiscono 24 milioni di persone ma riguardano rispettivamente l’85% e il 64,3% degli over 75”. Erano nel 2025 4 milioni le persone anziane che necessitavano di assistenza, dice ancora il docente, di qui la necessità di “una riflessione più profonda circa la reale adeguatezza dei Setting di cura”. L’analisi presente nel nuovo Rapporto della Fondazione rileva anche che “l’obbiettivo è ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso, le giornate di degenza oltre soglia, e i ricoveri in Usa migliorando la qualità della vita e del capitale sociale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti degli utenti

Solo gli utenti registrati al sito possono inserire commenti agli articoli del blog.
Per effettuare l'accesso o registrarsi clicca qui.