Di Giorgio Vittadini*
Lo Stato sociale infragilito, il lavoro povero e precario, l’economia reale messa nell’angolo. Bastano questi tre problemi per comprendere perché la sussidiarietà è oggi quanto mai necessaria: sia per rispondere alla crisi portata dal neo-liberismo sia, quindi, per la tenuta dei sistemi democratici.
La sentenza 192/2024 della Corte costituzionale ci offre una sintesi efficace e attuale del principio di sussidiarietà, identificandolo come quella “distribuzione dei poteri in base al solo criterio del bene comune” che si realizza attraverso la “collaborazione tra istituzioni e realtà sociali”.
In quest’ottica viene messo in risalto il valore di ogni singola persona, della sua relazionalità e della sua capacità costruttiva.
I segnali di una grave crisi della democrazia erano già stati colti da osservatori come David Riesman che nel suo libro del 1950, “La folla solitaria”, descriveva la figura - per certi versi persino tragica – dell’“uomo massa” cresciuto in Occidente: eterodiretto, dipendente dalla influenza ambigua dei mass media, educato alla scuola del conformismo, schiacciato dal bisogno di approvazione e di successo, abitante di un mondo governato dalle apparenze, spogliato della propria individualità, solo e disarmato nella solitudine che gli si affolla intorno.
Come si può rispondere a un “uomo massa” e a una “folla solitaria”?
Premio per la Sussidiarietà al presidente Mattarella
La risposta a questa crisi e la strada da intraprendere con coraggio è quella di ricostruire comunità che permettono alle persone di formarsi un pensiero critico e libero, senza essere inquinate dalla mentalità dominante; capaci di ridare centralità all’economia reale e al lavoro dignitoso, di costruire opere sociali come risposte solidali ai bisogni, di fare scelte di lungo periodo per il bene comune, senza lasciare indietro nessuno.
Dalle considerazioni fatte e dalla voglia di reagire a questa situazione emerge quella che si può definire “la messa a sistema di tutti”, cioè la sussidiarietà.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel “tempo dell’individualismo esasperato”, ha richiamato con forza e lucidità il vocabolo della prima persona plurale, il “noi”, in occasione del primo Premio Sussidiarietà che ha recentemente ricevuto al Quirinale.
Ha detto il Capo dello Stato: “Le identità plurali delle nostre comunità, locali, sociali, sono il frutto del convergere delle persone verso mete comuni e, a loro volta, partecipano della costruzione del percorso verso il bene comune della nostra società. In questa maniera si invera la democrazia che è fatta di sostanza e non di mera forma”. Mattarella ha concluso: “Per affrontare le sfide locali come quelle nazionali, come quelle globali, è indispensabile rilanciare la cultura che viene espressa dal “noi”.
Dando uno sguardo agli ultimi quarant’anni, si può affermare che il Presidente della Repubblica ha rovesciato, con questo “noi” e con l’elogio della sussidiarietà, il pensiero anglosassone che ha caratterizzato la svolta epocale, sociale ed economica, che avevano quasi idealizzato il Presidente Usa Ronald Reagan e soprattutto la premier britannica Margaret Thatcher. Fu in quegli anni che alcuni accademici noti e meno noti svilupparono il recupero e la rivalutazione dell’individualismo economico.
Visti i risultati di questi anni, le crisi come quelle dei subprimes, il ruolo della finanza che si è sostituita in molti casi alla politica e alla stessa economia, un mercato senza regole e diseguaglianze sociali che sono diventate lo specchio di una globalizzazione male affrontata, il “noi” di Mattarella e la funzione della sussidiarietà appaiono come una benefica e autentica “rivoluzione” rispetto alla crisi della democrazia e alla crisi dell’ordine mondiale.
Ancora oggi, nel mondo attuale, la logica della forza sembra soppiantare quella della giustizia, e il potenziamento della tecnica rischia di essere funzionale al dominio anziché promuovere il progresso della civiltà. l’essere umano pare ridotto a mero strumento. Di fronte a tale deriva, lo spirito di sussidiarietà esorta al coraggio di recuperare uno sguardo sull’esperienza umana e sul suo intrinseco valore, rifiutando di ridurli.
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà
Per gentile concessione de Il Sole 24 Ore

