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Medicina territoriale: sì al Pnrr
ma ci sono due nodi non risolti

  • 07 MAG 2022
  • Antonio Brambilla
  • Davide Croce
  • Paolo Migliavacca
  • Marco Trivelli
  • Andrea Urbani
  • Carlo Zocchetti

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Programmatori ed erogatori di servizi concordano: giusto investire sulle Case della Comunità. Senza dimenticare due gravi criticità: il reclutamento di personale e la sostenibilità finanziaria. L’avvio sperimentale in Lombardia. La delusione del privato.

Una riflessione da più punti di vista su vantaggi e criticità del Pnrr per la sanità italiana. L’ha organizzato il Dipartimento salute della Fondazione per la Sussidiarietà, l’ha condotto Carlo Zocchetti, facendo dialogare il punto di vista del programmatore (nazionale: Andrea Urbani; regionale: Antonio Brambilla) con quello dell’erogatore di servizi (pubblico: Marco Trivelli; privato: Paolo Migliavacca). Un approfondimento sulla nuova legge della Regione Lombardia è stato offerto dal prof. Davide Croce.

Una buona opportunità per la medicina territoriale

Andrea Urbani è Direttore generale della programmazione sanitaria del ministero. Ha illustrato le grandi linee del Piano, “che non è una panacea, ma uno strumento di avanzamento e di riforma”.
Il Pnrr prevede 20 miliardi di investimenti nella sanità spalmati su cinque anni. Due i filoni principali: la medicina sul territorio e la digitalizzazione. Documento portante è il DM (Delibera del Consiglio dei ministri) 71 che stabilisce un modello, gli standard, le risorse da erogare alle Regioni. Il modello organizzativo prevede una presenza capillare di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative sul territorio.
La Casa della Comunità è il luogo dove lavorano in modalità integrata e multidisciplinare tutti i professionisti per la progettazione ed erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale. Lo standard è di una Casa ogni 40-50mila abitanti, quindi ne vanno realizzate circa 1200. L’assistenza domiciliare è tra i servizi previsti, con un obiettivo ambizioso, di raggiungere il 10% degli over 65. L’Ospedale di Comunità è una struttura sanitaria di ricovero che afferisce alla rete di offerta dell’Assistenza Territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.
“Non manca – ha assicurato Urbani - la previsione di investimenti sulla formazione del personale, la sostituzione delle apparecchiature datate, la messa a norma di edifici”.

Preoccupazioni per la sostenibilità finanziaria

Antonio Brambilla è Direttore generale dell’Ausl di Modena. È tra i principali ispiratori del modello basato sulle Case di Comunità. Concorda con Urbani che il Pnrr è un’opportunità di riforma: “Finalmente si guarda all’assistenza territoriale con una modalità innovative. Bene gli investimenti su strutture, medicina sul territorio, informatica. Ma salta all’occhio – ha avvertito Brambilla - che occorreranno più risorse per la spesa corrente, a cominciare dal personale. Ho seri dubbi sulla sostenibilità finanziaria specie per certe regioni meno pronte. Non nascondo che sono molto preoccupato”.

Medici di medicina generale, un campanello di allarme

Davide Croce, Direttore del Centro sull’economia e il management nella sanità dell’Università Carlo Cattaneo, ha approfondito il caso lombardo. La Regione ha già varato una legge di riforma e questo “la mette in condizioni di fare prima, e di essere più avanti”. In programma 218 Case di comunità, 71 Ospedali e 108 Centrali operative (che sono i punti di accesso per i cittadini, e di raccordo). Le criticità – ha messo in luce Croce - riguardano soprattutto i medici di medicina generale: due ore di presenza settimanale nella Casa di cura sono organizzativamente difficili da gestire; occorre poi promuovere un rapporto fiduciario non più con il singolo medico, ma con l’équipe della Casa. E comunque, ha sottolineato il prof. Croce, il numero di medici di medicina generale scenderà dagli attuali 47mila a 35mila nel 2027. Bisogna provvedere, anche creando nuove figure professionali”.

Un buon avvio in Brianza. Ma c’è un problema di reclutamento

Marco Trivelli, Direttore generale dell’Asst della Brianza, popolazione di 700mila abitanti, 14 Case di comunità da realizzare. Due sono già in funzione: “In tre mesi abbiamo registrato un buon coinvolgimento dei professionisti e dei cittadini. Gli accessi sono consistenti e ci si stanno rivelando bisogni di cui prima non si aveva contezza”. Trivelli è convinto che la Casa di comunità possa essere non solo un luogo di assistenza per la fragilità, ma anche di cura. “Per questo – ha detto - ci mettiamo i medici migliori, più maturi e personale qualificato. Vorremmo attirare medici di base interessati a lavorare in rapporto con lo specialista”. I problemi aperti? “Non solo quello economico, come ha detto Brambilla, c’è anche un problema di reclutamento”.

Un errore “costoso” non coinvolgere il privato

Paolo Migliavacca, Chief Strategy and M&A Officer di Lifenet Healthcare vede come un’occasione sprecata il fatto che il governo non abbia coinvolto “al tavolo con gli altri” la sanità privata. “Il privato è considerato solo come erogatore di servizi”, escluso dalla programmazione e dagli investimenti. “Invece che un ruolo sussidiario, veniamo ridotti a un ruolo puramente complementare”. Per Migliavacca si continua a distinguere poco la spesa in conto capitale (che è debito da ripagare) e spesa corrente. Con la differenza che il privato paga il suo eventuale debito con la maggior produttività, mentre il pubblico finirà per socializzare le perdite, dato che le spese aumenteranno e il fondo sanitario nazionale diminuirà se non in cifra assoluta, in percentuale sul Pil”.

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