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VIDEO | L’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà

Character skills nella scuola:
chiesta una sperimentazione nazionale

  • 8 GIU 2021
  • Ludovico Albert
  • Valentina Aprea
  • Patrizio Bianchi
  • Angela Colmellere
  • Paola Frassinetti
  • Paolo Lattanzio
  • Flavia Piccoli Nardelli
  • Ettore Rosato
  • Gabriele Toccafondi
  • Andrea Toselli
  • Giorgio Vittadini

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Seminario alla Camera sui contenuti dello studio di Chiosso, Poggi e Vittadini e sul disegno di legge in materia. Il ministro Bianchi: superare già dall’università una concezione unicamente disciplinare delle conoscenze

L’introduzione delle competenze non cognitive nei percorsi formativi diventa oggetto di riflessione e di iniziativa per la politica. Per crescere, sia nell’apprendimento che nel mondo del lavoro, occorrono oltre alle competenze tecniche e disciplinari, qualità trasversali, come apertura alla realtà, capacità di collaborazione, stabilità emotiva, ecc., che non solo vanno riconosciute, ma possono e devono anche essere educate e sviluppate. E questo riguarda il governo dell’intero sistema dell’istruzione.

L’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà ha promosso un importante seminario, svoltosi l’8 giugno 2021 a Palazzo Montecitorio (“Lo sviluppo delle competenze non cognitive”), cui ha partecipato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, insieme ad altri politici, tra cui i promotori di uno specifico disegno di legge, insieme a personalità del mondo accademico.

Nel video di 90 minuti si possono seguire tutti gli interventi della mattinata di lavoro, introdotta e moderata da Maurizio Lupi, presidente dell’Intergruppo. Il quale ha segnalato da dove si prendono le mosse della riflessione: dal lavoro di ricerca più importante e aggiornato appena pubblicato in Italia, e cioè “Viaggio nelle character skills”, a cura di Giorgio Chiosso, Anna Maria Poggi e Giorgio Vittadini (edizione il Mulino). Poi ha chiarito l’obiettivo: la “formazione dello studente considerando il vero patrimonio complessivo di istruzione e di educazione che ogni persona potrà avere nei prossimi anni in questo Paese”.

Per il ministro Patrizio Bianchi «fin dall’inizio bisogna offrire percorsi chiari per chi vuole diventare insegnante. C’è da fare una riflessione sulla università: è il luogo rimasto spesso legato ad una visione disciplinare, separata, delle conoscenze”. Vi è necessità di una formazione continua: «contro paura e invidia l’unico collante è la scuola. Serve una formazione, continua, per la vita. I cicli della tecnologia, dei sistemi produttivi, sono molto più veloci di quelli della vita – ha concluso Bianchi – e il rischio che intere generazioni siano messe fuori dai processi produttivi in atto è altissimo».

Per il presidente della Fondazione Sussidiarietà Giorgio Vittadini, uno dei tre autori del volume citato,“non solo la quantità ma anche la qualità dell’istruzione porta ad una crescita del Pil: non solo i laureati ma anche un certo tipo di laureati”. Vale per l’apprendimento: “Conosco di più se ho questo tipo di caratteristiche, dette appunto character skills; cosa che gli insegnanti capiscono subito: per esempio quale alunno, avendo preso un 4, si riprenderà e chi no. Coscienziosità e stabilità emotiva sono fondamentali per imparare e superare anche i momenti difficili”

Il prof. Ludovico Albert, presidente della Fondazione scuola del gruppo San Paolo, ha ricordato gravi criticità come gli abbandoni scolastici e il fenomeno dei Neet (i ragazzi che non vanno a scuola e non cercano lavoro), per sottolineare le NCS “sono non solo per il successo scolastico o lavorativo, ma innanzitutto per la persona” e la necessità di “ricongiungere a cominciare dall’università, e poi nella programmazione scolastica, pedagogia e mondo reale”.

Paolo Lattanzio (Partito Democratico) è relatore del disegno di legge; Valentina Aprea (Forza Italia) ha lavorato intensamente alla sua messa a punto. Intervenendo al seminario ha sottolineato la richiesta al governo di stanziare, nell’ambito del Piano nazionale di ripresa, 1,5 milioni per la formazione dei docenti; e ha sollecitato il ministro a promuovere la sperimentazione nazionale, come previsto dal disegno di legge, tesa ad individuare, con il coinvolgimento anche delle famiglie, le “non cognitive skills” da valorizzare ed educare. “A livello non dell’autonomia – ha specificato Aprea – ma a livello ordinamentale”.

La chiusura di Toccafondi: “Proporre cambiamenti non è un delitto di lesa maestà. È ora che lo si capisca”.

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