Il patrimonio di Milano non sono i gratta cieli. Giorgio Vittadini, economista della Bicocca e anima della Fondazione per la Sussidiarietà, lo dice partendo da un bilancio che alla città concede molto: in dieci anni internazionalizzazione, occupazione alta, un sistema universitario cresciuto, una capacità di integrare gli immigrati che altrove ci si sogna. Il punto è quello che viene dopo, e il dopo non si misura in metri cubi.
Quel patrimonio, sostiene, sono le persone e le comunità. E le comunità le tengono in vita i corpi intermedi - famiglie, associazioni, sindacati, parrocchie, terzo settore, imprese - a condizione che tornino a essere luoghi di partecipazione e di educazione, non sportelli che erogano servizi e basta. Quando un soggetto sociale si riduce a fornitore, una città può diventare ricca e perdere l’anima. A Milano l’avvertimento suona concreto: la macchina funziona, la coesione un po’ meno. È il rovescio della stagione dei record, quella che ha riempito lo skyline e svuotato qualche legame.
La prima emergenza Vittadini la chiama educativa. Scuole, università e organizzazioni devono formare persone capaci di pensare e di costruire, perché la povertà educativa è la radice di gran parte delle disuguaglianze: viene prima del reddito, lo determina, e si trasmette di generazione in generazione più tenace di qualsiasi rendita. Poi la casa, che spinge fuori giovani e famiglie e rende impossibile mettere radici stabili. Poi il lavoro, con l’invito a non dipendere solo dalle multinazionali e a coltivare il tessuto produttivo locale. Infine il fronte socio-sanitario: una popolazione che invecchia, le fragilità, le di- pendenze, la salute mentale chiedono politiche di prossimità che oggi mancano.
Resta il passaggio meno comodo, quello politico. Vittadini non chiama fuori la politica, la rivuole al centro: il bipolarismo imposto dalle regole elettorali, dice, sta logorando Stati Uniti e Regno Unito, e la risposta è restituire peso al Parlamento e alle assemblee elettive, consigli comunali compresi. La politica come servizio alla crescita di soggetti capaci di immaginare soluzioni per un cambio d’epoca. Una città, in fondo, si costruisce dal basso, sostenendo il desiderio e l’energia delle persone, non calando le risposte dall’alto.
Per gentile concessione de Il Riformista
