Quadrimestrale di cultura civile

Marche post-terremoto:
«I Comuni del cratere protagonisti
della ricostruzione»

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Tra l’agosto e l’ottobre del 2016, più scosse hanno sconvolto l’Italia centrale. I territori più colpiti dalle sequenze sismiche hanno reagito. Finora è rientrata nelle proprie case una famiglia su tre. E nei borghi interessati l’impegno è quello di favorire la riparazione socio-economica per contrastare il fenomeno dello spopolamento già evidente prima del terremoto. «La persona è sempre stata al centro delle nostre comunità, dove, non a caso, la qualità della vita ha sempre mostrato il suo lato migliore. Vogliamo preservare questo tratto caratteristico, assicurando l’aggancio a quella contemporaneità che è necessaria al nuovo sviluppo di questi territori. L’utilizzo di tecnologie all’avanguardia è la cifra della ricostruzione e della riparazione del Centro Italia post-sisma». Intervista al commissario straordinario per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto.

Commissario Castelli, il Cratere è la memoria di una ferita e questa memoria provoca all’impegno concreto a ricostruire dopo il terremoto del 2016. A che punto siamo del “cammino”?

Abbiamo fatto molto, soprattutto in questi ultimi tre anni di impegno congiunto e di collaborazione tra le Istituzioni di ogni livello, dal Governo centrale, alle Regioni ai Comuni: nei nostri borghi le gru, i lavori e le restituzioni di opere private e pubbliche alle comunità si susseguono a ritmo elevato. In questi ultimi tre anni sono stati quasi 13mila i cantieri chiusi e le opere in corso sono 9mila. Oltre 11 miliardi di euro sono stati liquidati per le attività svolte. La “governance” multilivello ha consentito di accelerare la ricostruzione e di favorire la riparazione socio-economica dei territori, anche per contrastare lo spopolamento che era in atto anche prima della sequenza sismica di dieci anni fa. Abbiamo fatto molto, ma non è mai abbastanza. Dobbiamo assicurare il rientro nelle case di tutti i circa 9mila nuclei familiari che ancora non lo hanno potuto fare. Erano 14mila due anni fa: una famiglia su tre è rientrata. Ma dobbiamo sempre guardare a chi ancora ha bisogno di aiuto e sostegno.

I territori colpiti dal sisma rientrano, per lo più, nelle cosiddette aree interne del Paese. Quali le architravi sui cui state insistendo per un’effettiva rigenerazione di quelle realtà?

Quella delle aree interne è la nuova questione nazionale che non rimuove quella storica meridionale, ma la reinterpreta e la riattualizza alla luce delle sfide attuali, che richiedono una nuova visione. La nostra esperienza vede nella centralità delle mediae terrae una funzione strategica per l’Italia. Il Paese ha bisogno del supporto offerto dalle aree interne montane e alto-collinari che sono limitrofe, prossime e spesso interstiziali alla maggior parte dei sistemi insediativi più densamente abitati e più intensamente urbanizzati. In Appennino centrale stiamo lavorando per ricreare le migliori condizioni di vita e lavoro; assicurare il diritto a restare è il nostro obiettivo, ovvero il right to stay che ora, grazie al Vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, è stato anche messo al centro della nuova politica di coesione europea.

Per aree interne si intendono, prima di tutto, le comunità locali che le vivono, talvolta in condizioni di oggettiva difficoltà. Nel toccare con mano la situazione quali sono, a suo avviso, i deficit più evidenti di un ritardo storico?

Le mediae terrae hanno tutti gli strumenti e le risorse per colmare i deficit storici accumulati in un’epoca dove la globalizzazione aveva marginalizzato questi territori. L’esperienza della ricostruzione dopo il sisma 2016 è la dimostrazione che attraverso la collaborazione istituzionale e una governance multilivello è possibile definire un percorso che, pur in una condizione di partenza di marginalità e depressione, sta dando risultati incoraggianti: in Abruzzo ogni euro investito dalla Struttura Commissariale ha attivato 1,78 euro di PIL, nel Lazio 1,38 euro, nelle Marche 1,79 euro e in Umbria 2,07 euro. In termini occupazionali, si stimano 4.631 nuovi posti di lavoro in Abruzzo, 1.233 nel Lazio, 8.521 nelle Marche e 913 in Umbria. Contiamo che nei prossimi anni queste dinamiche in Appennino centrale si tradurranno in una maggiore generazione di reddito e anche in un ulteriore rafforzamento dell’occupazione a livello locale. In particolare, prevediamo che l’aumento della produttività comporterà un’accelerazione del PIL reale per un triennio in tutta l’area del cratere. La relazione positiva tra il volume degli investimenti e il miglioramento dell’efficienza produttiva esplicherà effetti sulla crescita economica e di conseguenza sull’occupazione a livello locale. È fondamentale dare continuità a questo processo in atto in Appennino centrale anche come modello di governance in previsione del futuro Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034, proposto dalla Commissione europea che ipotizza l'istituzione dei Piani di partenariato nazionali e regionali.

Quanto è importante ripartire dalla centralità della persona come soggetto relazionale per avviare percorsi virtuosi di ricostruzione? Quanto nel lavoro che state facendo è presente il tema delle minoranze creative che contribuiscono a generare vita, convivenza, sviluppo?

L’Appennino centrale ha una storica abitudine a promuovere minoranze creative. I grandi riformatori religiosi – da san Benedetto a san Francesco – sono sempre stati promotori di minoranze creative e hanno la patria in questi territori. La grande “amicizia” tra francescani e mercanti nell’Italia medievale è all’origine di quella ricreazione sociale, economica e culturale che ha segnato la vita del Centro Italia e non solo. Su quelle radici abbiamo sempre registrato un artigianato innovativo, una capacità di coniugare competenze e tecnologie che ha favorito anche l’insediamento di imprese di eccellenza. Anche queste sono in qualche modo minoranze creative che hanno generato sviluppo e solidarietà. La persona è sempre stata al centro delle nostre comunità dove, non a caso, la qualità della vita ha sempre mostrato il suo lato migliore. Vogliamo preservare questo tratto caratteristico, assicurando l’aggancio a quella contemporaneità che è necessaria al nuovo sviluppo di questi territori. L’utilizzo di tecnologie all’avanguardia è la cifra della ricostruzione e della riparazione del Centro Italia post-sisma.

Spesso si corre il rischio di pensare alle aree interne solo come spazio e non anche come luogo. Nel senso che lo spazio è una categoria geografica mentre il luogo è una categoria culturale. Quanto e in che modo questa visione è presente nel percorso di ricostruzione?

La Strategia Nazionale per le Aree Interne è stata basata sui servizi, le infrastrutture, gli investimenti; per le mediae terrae noi abbiamo fatto tutto questo mettendo al centro le comunità presenti come snodo tra il territorio e le comunità future, perché crediamo che l’Appennino centrale sia il luogo vocato per giovani innovativi, che qui possono trovare spazio e opportunità per i loro talenti. Non solo case sicure, quindi, ma anche luoghi attrattivi dove la tradizione si sposa con l’innovazione e dove i cittadini ritrovano ruolo e dignità. Non avrebbe senso ricostruire case senza ricucire il tessuto sociale ed economico di una comunità.

Amatrice

Come procede il lavoro con i sindaci dei territori interessati? Quali le preoccupazioni che le comunicano?

I 138 Comuni del Cratere sono stati e sono protagonisti attivi della ricostruzione. Compito della Struttura Commissariale e delle Regioni è accompagnare le amministrazioni nello svolgimento di attività e di aggiornamenti normativi che possono rendere la vita burocratica più complessa. La preoccupazione maggiore dei Comuni è quella di non avere le risorse umane adeguate ai nuovi impegni normativi. Infatti abbiamo sviluppato forme di aggiornamento e formazione nei rapporti con Anac, un servizio di supporto e accompagnamento costante con un team di professionisti dedicato proprio per le amministrazioni comunali, così come nella gestione delle risorse messe a disposizione dal PNC (Piano nazionale per gli Investimenti Complementari) e nelle novità introdotte dall’ultimo Codice degli Appalti.

Ci può raccontare il senso del progetto delle “farmacie rurali”?

Le farmacie rurali rappresentano un elemento strategico per garantire l’erogazione dei servizi sanitari necessari a tutelare il diritto alla salute in territori abitati da una popolazione composta principalmente da anziani che vivono in piccoli centri, spesso isolati e distanti dalle grandi strutture ospedaliere.

Voglio segnalare il lavoro congiunto tra Ministero della Salute e Struttura commissariale sisma 2016 proprio per migliorare l’assistenza sanitaria nei territori dell’Appennino centrale, attraverso il rafforzamento del ruolo e dei compiti delle farmacie. A tale scopo si è tenuto nei giorni scorsi un incontro, promosso da Federfarma, per valorizzare il ruolo strategico della farmacia dei servizi, quale presidio fondamentale di assistenza sanitaria di prossimità, e per approfondire le opportunità e le tempistiche legate alla proroga dei termini di registrazione allo sportello telematico e di invio delle domande relative all’Avviso pubblico per il consolidamento delle farmacie rurali, finanziato nell’ambito della Missione 5 del PNRR “Inclusione e Coesione”. Una opportunità in più per le farmacie rurali nell’area del cratere sismico. Le farmacie dei servizi, nel cratere, non sono soltanto punti di dispensazione dei farmaci ma veri presìdi civici, capaci di garantire prevenzione, assistenza di base e supporto ai più fragili. Rafforzarle significa ridurre le distanze tra cittadini e sanità pubblica, sostenere la permanenza delle famiglie nelle nostre comunità e accompagnare la ricostruzione economica e sociale a quella materiale, rendendo i nostri territori più attrattivi. La proroga di questo bando del PNRR rappresenta dunque un’opportunità che vogliamo sostenere e valorizzare.

La prefettura dell'Aquila

Uno dei punti di forza della rinascita del Cratere è quello di puntare sul turismo responsabile. Come si sta attuando?

Il turismo nei nostri territori non è una novità, per fortuna. L’obiettivo che stiamo perseguendo nelle azioni di ricostruzione e riparazione socio-economica è soprattutto quello della destagionalizzazione. Le nostre bellezze naturali, artistiche, culturali, i nostri “giacimenti” eno-gastronomici devono essere fruibili tutto l’anno. Stiamo incentivando l’antica vocazione al turismo termale e stiamo aggiornando le infrastrutture in montagna, per rendere i nostri luoghi fruibili d’inverno come d’estate. Un volano importante è rappresentato dalla riscoperta del turismo “lento” e “sostenibile” dei Cammini. Molti dei Cammini più belli d’Italia – la via Francigena nelle sue diverse varianti, la via di San Francesco, quella di San Benedetto, la via Lauretana, solo per citarne alcuni – attraversano i nostri borghi. Spesso parliamo di “Cammini della Rinascita” perché lungo questi itinerari culturali, naturalistici e religiosi, i “camminatori” hanno modo di vedere e toccare le bellezze del territorio per poi riprogrammare visite più tradizionali. All’ultima edizione della Bit a Milano abbiamo toccato con mano l’interesse che c’è per le aree del Cratere, distribuite tra le quattro regioni più belle del Centro Italia: Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria.

Sta funzionando la formula del partenariato pubblico-privato? Ha qualche esempio concreto?

La logica del partenariato-pubblico privato diventa fondamentale in un contesto come quello in cui si sta sviluppando la ricostruzione post sisma 2016, al fine di dare maggior forza alle politiche di rilancio e sviluppo. L’esempio più evidente di questa forma di partenariato riguarda lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e dei circa 34 progetti di comuni (per circa 90 milioni) per il settore turistico e valorizzazione patrimonio pubblico, con partenariato speciale e terzo settore (il bando B2.2 di Next Appennino), ma lo vogliamo allargare a tutto il mondo della ricostruzione. Nostro compito non è solo quella di ricostruire, ma anche riparare socialmente ed economicamente questi territori, valorizzandoli e affidando alla sostenibilità un ruolo strategico. Ora il percorso prosegue e vogliamo concretizzare il lavoro fin qui svolto sulle CER il più rapidamente possibile. Il partenariato pubblico-privato è una delle forme in cui si manifesta il principio costituzionale della sussidiarietà. Sosteniamo da sempre la nascita, il consolidamento e la crescita di realtà che operino per l’interesse generale e per l’utilità sociale. Ritengo opportuno già ora ragionare anche in previsione del prossimo futuro, quando non potremo più contare sulle risorse del PNRR. Per ovviare a questo cambiamento, lo strumento del partenariato pubblico-privato andrà tenuto in alta considerazione e ulteriormente valorizzato. È avendo la capacità di stare al passo con i tempi che la sussidiarietà riesce pienamente a tradursi in politiche concrete, capaci di generare coesione, lavoro e sviluppo. Ricostruire l’Appennino significa non solo ricostruire ciò che è crollato, ma rigenerare le energie sociali e civiche che da sempre tengono uniti i nostri territori. È nella sussidiarietà che l’Appennino centrale trova una leva concreta per la rinascita.

Guido Castelli è un politico italiano, dal 3 gennaio 2023 commissario straordinario di Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dall'evento sismico del 24 agosto 2016.