Il filo che unisce i margini al centro
C’è un filo invisibile, ma di una resistenza straordinaria, che parte dai vicoli in pietra di Camini e arriva fino alle prestigiose aule dell’Università di Cambridge. È un filo tirato da Anna, una ricercatrice che ha scelto il nostro borgo per indagare come la gestione dello spazio pubblico possa influenzare la qualità dell’integrazione. Ma Anna non è sola. Il nome di Camini risuona nelle tesi di Paola Arcadi, Mariachiara Figura ed Elisabetta Margherita Micelotta: giovani menti che hanno visto in noi non un “problema delle aree interne”, ma una soluzione per il Sistema Paese.
Sapere che il nostro piccolo comune, arroccato sulle colline della Locride, è diventato un laboratorio per università così importanti ci riempie d’orgoglio e ci restituisce il senso profondo del nostro impegno. Ci dice che la periferia non è un luogo geografico, ma una condizione dell’anima che può essere ribaltata. Quando ci si guarda negli occhi, i confini accademici e geografici sfumano, lasciando spazio a un modello di convivenza che ha molto da insegnare alla modernità.
Dalle macerie del silenzio al desiderio di restare
All’inizio degli anni Duemila, Camini rischiava l’estinzione. Eravamo l’emblema di quello spopolamento feroce che divora le aree interne del Mezzogiorno: case sventrate, scuole chiuse, giovani in fuga e un silenzio irreale che gravava sulle piazze. Eravamo un paese fantasma. La rassegnazione era il sentimento dominante; quel “tanto qui non cambierà mai nulla” che è il peggior nemico di ogni amministratore.
Personalmente, questa sfida l’ho sentita sulla pelle. Nel 1998 ho lasciato Firenze, dove avevo uno studio di architettura avviato e una carriera sicura, per tornare alle mie radici. Ricordo che per bere un caffè bisognava andare nella vicina Riace, perché a Camini tutto era spento. Ma è proprio in quel vuoto che è nata l’idea della Nuova Atlantide. Non un’isola mitica destinata a inabissarsi, ma un borgo che sceglie di riemergere con la forza della sussidiarietà. Abbiamo guardato oltre il confine, ispirandoci alle esperienze vicine, e ci siamo chiesti: se il vuoto è il nostro problema, perché non riempirlo con la vita di chi, altrove, un posto nel mondo lo ha perso?

La sussidiarietà in cammino: il ruolo del Terzo Settore
Il rilancio di Camini non è stato il frutto di un calcolo burocratico, ma di un’alleanza profonda tra l’istituzione comunale e il Terzo Settore. Dal 2011, e con maggiore vigore dal 2016 sotto la mia amministrazione, abbiamo scommesso sul Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI). Ma l’accoglienza, se non genera comunità, resta assistenza. Per questo è stato fondamentale il ruolo della Cooperativa Eurocoop Servizi, nata nel 1999 per dare risposte ai disoccupati locali.
Oggi, oltre quaranta operatori lavorano quotidianamente per garantire non solo un tetto, ma un percorso di dignità. Questa è la vera sussidiarietà orizzontale: un Comune che non si limita a erogare servizi, ma abilita le energie del territorio per creare lavoro e valore. Abbiamo dimostrato che l’arrivo di nuove famiglie da zone di conflitto non è un costo, ma un investimento generazionale. Grazie a loro, la popolazione è ringiovanita, i bambini sono tornati a popolare le viuzze e, soprattutto, abbiamo salvato le classi della nostra scuola primaria e dell’infanzia. Senza quei bambini, Camini sarebbe oggi un museo a cielo aperto; con loro, è un cantiere di futuro.
La rigenerazione urbana: bellezza e legalità
Come architetto, so che lo spazio influenza lo spirito. Non potevamo accogliere nuove vite in un borgo che cadeva a pezzi. Abbiamo lavorato duramente sulla rigenerazione urbana, partendo dall’essenziale. Abbiamo messo in sicurezza il territorio con lavori molto importanti, potenziato l’acquedotto comunale per non dipendere da terzi e garantito l’autonomia della risorsa idrica e l’acqua pubblica a ogni cittadino. Nel 2018 abbiamo avviato la raccolta differenziata porta a porta, superando oggi il 70%, un traguardo che molti grandi centri urbani ancora sognano.
Sempre nel 2018, abbiamo combattuto una battaglia decisiva per il nostro Ufficio Postale, che rischiava la chiusura definitiva. Grazie a una serrata sinergia tra l’amministrazione locale e i responsabili di Poste Italiane, siamo riusciti a mantenere un’apertura a giorni alterni e a far installare lo sportello ATM (Postamat), un servizio vitale per l’autonomia dei residenti e dei turisti.
Ma la rigenerazione è anche simbolica. Abbiamo recuperato uno spazio degradato nel cuore del centro storico per realizzare un piccolo anfiteatro dedicato ai giudici Falcone e Borsellino. È il nostro presidio di legalità, un luogo dove la comunità si riunisce sotto l’ombra di chi ha dato la vita per lo Stato. Accanto a questo, la bellezza visiva: i murales di Lorenzo Terranera che colorano piccoli parti del centro storico, raccontando storie di approdi e speranze, rendono il borgo una galleria d’arte permanente che attira visitatori e curiosi.
L'economia delle mani e il miracolo del recupero
La Nuova Atlantide poggia sulla pietra angolare del lavoro e del saper fare. Abbiamo riattivato le botteghe artigiane come spazi di integrazione vera. C’è la sartoria gestita da una famiglia pakistana; c’è il laboratorio di ceramica di Amza, un giovane siriano che ha appreso l’arte del vasaio a Camini sotto la guida esperta del maestro Franco Serratore; la tessitura curata da Caterina e Giuliano e il laboratorio d’arte di Milena sul riciclo.
In questo quadro, l’edilizia acrobatica e sociale ha giocato un ruolo determinante. Sotto la guida maestra del nostro mastro muratore Cosmano, la sua squadra – formata anche da Assan – ha compiuto un vero miracolo: hanno messo mano a decine di abitazioni abbandonate e fatiscenti ridando loro stabilità, colore e dignità. Grazie a questo instancabile lavoro di restauro conservativo, abbiamo recuperato circa 200 posti letto. Molte di queste case sono state oggi “adottate” e trasformate in favolosi B&B, che permettono a turisti e studiosi di vivere l’esperienza del borgo dall’interno.
Accanto a loro, nella falegnameria di mastro Pino, i ragazzi costruiscono porte, finestre e piccoli arredi per completare questa opera di rinascita architettonica. Il bar Jungi Mundu con la sua ristorazione rimane il cuore pulsante dove questo mondo nuovo si incontra e si riconosce.
Un traguardo di cui andiamo fieri è la nascita della nostra Galleria d’Arte, un presidio di bellezza e creatività reso possibile grazie ai fondi per le aree marginali. Questi stessi fondi ci hanno permesso di dare vita a un laboratorio di apicoltura, a un impianto di mandorleto, a un salone da barba e alla rigenerazione di un mandrile (recinto che viene utilizzato per custodire il bestiame, in modo particolare ovini e caprini, ndr).
Il ritorno delle radici e la sfida delle Aree Interne
Camini è diventata, nel tempo, il luogo dei "ritorni". Sono tantissimi, veramente tanti, i figli di questa terra che dall’Argentina, dall'America, dall'Australia, dalla Germania e da molti altri Paesi, sentono il richiamo delle origini e tornano al paesello per riscoprire dove sono nati i loro genitori o i loro nonni. Recentemente, tre giovani dall'Argentina sono giunti fin qui per cercare la casa della nonna, Immacolata Tassone, partita nel 1928 con una valigia di cartone. Vedere i loro occhi lucidi mentre sfioravano le pietre di via Margherita ci ha ricordato che la nostra storia è un cerchio che si chiude. Ogni discendente che torna è una festa, un ponte che si riattiva tra il passato dell'emigrazione calabrese e il presente dell'immigrazione globale.
Tuttavia, non voglio dipingere un quadro bucolico privo di ombre. Gestire un piccolo comune nelle aree interne è una battaglia estenuante contro la burocrazia asfissiante e la carenza di servizi. Abbiamo bisogno di infrastrutture: strade sicure, trasporti che colleghino le colline alla marina e, sopra ogni cosa, un presidio sanitario di emergenza. Non si può accettare che un cittadino rischi la vita perché l’ospedale più vicino è a un’ora di curve.

Un appello ai costruttori di domani
Ai giovani che guardano con incertezza a questi territori, dico: non cercate altrove la terra promessa. La Nuova Atlantide è qui, sotto i vostri piedi, pronta per essere costruita. Abbiamo dimostrato che con il coraggio, la competenza e la sussidiarietà si può invertire la rotta. Camini ha scelto di vivere, non di sopravvivere.
Siamo una comunità che cammina a testa alta, consapevole che il futuro dell’Europa passa da questi piccoli centri, dove l’umano è ancora la misura di tutte le cose. Abbiamo tracciato la rotta; ora serve che le istituzioni ci aiutino a gonfiare le vele, affinché questo viaggio non si interrompa proprio ora che abbiamo imparato a navigare.

