Negli ultimi decenni il sistema bancario italiano è stato interessato da una trasformazione profonda. Fusioni, acquisizioni e riorganizzazioni hanno ridotto drasticamente il numero degli istituti di credito e modificato il rapporto tra banca e territorio. Il processo di concentrazione bancaria, spesso giustificato da esigenze di efficienza, stabilità e competizione internazionale, ha avuto effetti significativi sulla presenza fisica delle banche e sul loro ruolo nelle economie locali. A partire dal 2015 si è registrata un’accelerazione delle chiusure degli sportelli, dovuta alla necessità delle banche di ridurre i costi, a seguito della ingente massa di sofferenze accumulate. Tuttavia le banche hanno continuato con le chiusure anche dopo il superamento della crisi dei crediti deteriorati e perfino negli anni recenti, tra il 2023 al 2025, durante i quali hanno fatto registrare gli utili più alti di sempre.
Queste considerazioni rappresentano un primo, necessario inquadramento del fenomeno chiamato comunemente “desertificazione bancaria”, che First Cisl, attraverso i dati e le analisi dell’Osservatorio della Fondazione Fiba, ha contribuito a rendere centrale prima nel dibattito tra gli addetti ai lavori, poi nell’opinione pubblica, influenzando anche la politica. In alcune regioni, prima in Toscana, poi in Molise, e in via di attuazione in Calabria e Basilicata, sono infatti stati istituiti degli Osservatori sulla desertificazione bancaria. Sono inoltre stati costituiti Osservatori sul tema specifico dell’accesso al credito in Abruzzo e nelle Marche (in quest’ultimo caso con focus sulle aree interne).

Banche e territorio: un rapporto incrinato
Storicamente l’Italia ha sempre avuto un sistema bancario fortemente radicato nelle comunità locali. La struttura economica del Paese – caratterizzata dalla presenza di oltre 4 milioni di imprese, in larga parte piccole e medie, artigiani e attività familiari – ha favorito per lungo tempo la diffusione di banche di medio-piccola dimensione e con forte identità territoriale. Questo modello ha permesso alle banche di sviluppare una conoscenza diretta del tessuto produttivo e delle famiglie, facilitando l’accesso al credito anche a realtà imprenditoriali minori.
Nel 1996, trent’anni fa, il panorama era molto diverso da quello attuale. L’Italia contava 938 istituti bancari e una rete capillare di sportelli. Il Paese era al terzo posto in Europa per numero di banche, dopo Germania e Francia. Tuttavia, nel corso del tempo il settore ha avviato un processo di consolidamento sempre più intenso: fusioni e incorporazioni hanno progressivamente ridotto di più della metà il numero degli istituti, concentrando il mercato in pochi grandi gruppi bancari. Se da un lato questo processo ha rafforzato la solidità di alcuni operatori e favorito la loro presenza sui mercati internazionali, dall’altro ha contribuito a ridisegnare la geografia bancaria italiana.
Uno degli effetti più visibili della concentrazione è stata la riduzione della presenza territoriale, dato che le strategie dei grandi gruppi bancari hanno spesso comportato la razionalizzazione delle reti di filiali.
Il risultato è un progressivo svuotamento di servizi bancari in numerose aree del Paese. La desertificazione bancaria riguarda soprattutto i piccoli comuni, le aree interne e le zone a minore densità economica e demografica. In questi territori la chiusura di una filiale non rappresenta soltanto la perdita di un punto di accesso ai servizi finanziari, ma anche la scomparsa di un presidio economico e sociale.
In linea con questa tendenza, il 2025 ha registrato la chiusura di altre 516 filiali, un calo che ha portato il loro numero vicino a quota 19mila (19.140), dai 34.139 del 2008. I comuni privi di sportello sono saliti a 3.457, il 44% del totale. Non si tratta solo di piccoli centri. Nel tempo è aumentata anche la dimensione dei comuni desertificati sia completamente sia parzialmente (con un solo sportello rimasto). Tra i primi, spicca Trentola Ducenta (Caserta), con oltre 20mila abitanti. Tra i secondi, Mugnano di Napoli con quasi 35mila.
Quasi 5 milioni di italiani hanno perso l’accesso fisico ai servizi bancari: è il numero di coloro che vivono nei comuni completamente desertificati. Ma altri 6,6 milioni risiedono nei comuni con un solo sportello. Anche il numero delle imprese penalizzate è significativo: quasi 300mila hanno sede in comuni che non vedono la presenza di alcuna banca, oltre 440mila si devono accontentare di un solo sportello bancario.
Inoltre, le chiusure colpiscono sempre più frequentemente le grandi città: dalla fine del 2021 al 31 dicembre 2025 la percentuale di chiusure nelle due più grandi città italiane, Roma (- 14%) e Milano (- 16,1%), è stata superiore alla media nazionale (- 11,6%).
Dalla relazione alla standardizzazione: aumentano le diseguaglianze territoriali
La presenza di una banca in un territorio ha un valore che supera l’erogazione di servizi finanziari. Gli sportelli bancari svolgono una funzione di supporto alle attività economiche locali, facilitano il credito alle imprese e contribuiscono alla vitalità dei centri urbani. In molti piccoli comuni la filiale bancaria rappresenta uno dei principali punti di riferimento per cittadini e imprenditori, soprattutto per le fasce di popolazione meno digitalizzate.
La riduzione della rete bancaria rischia quindi di accentuare le disuguaglianze territoriali. Le aree già caratterizzate da fragilità economica o demografica possono subire ulteriori svantaggi a causa della difficoltà di accesso ai servizi finanziari. Ciò è tanto più vero quanto più la desertificazione bancaria, come è avvenuto in Italia, colpisce soprattutto le regioni meno sviluppate: le cinque regioni con il minor numero di sportelli ogni 100mila abitanti sono tutte nel Mezzogiorno (Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e Molise).
Un altro aspetto rilevante riguarda il cambiamento del modello di relazione tra banca e cliente. In passato il rapporto era spesso basato sulla conoscenza diretta: il direttore di filiale conosceva le imprese del territorio, le loro prospettive e le loro difficoltà. Questo tipo di relazione favoriva una valutazione del credito che non si basava esclusivamente su indicatori quantitativi, ma anche su elementi qualitativi legati alla storia e alla reputazione dell’impresa.
Con la concentrazione bancaria e la centralizzazione delle decisioni, questo modello relazionale tende progressivamente a ridursi. Il numero di intermediari per sede ammnistrativa è sceso infatti di oltre la metà dall’introduzione del TUB (Testo Unico Bancario) il primo gennaio 1994 a oggi, con forti differenze territoriali (circa il 90% in Calabria e Basilicata, meno del 20% in Lombardia e Piemonte). Le decisioni sul credito sono sempre più spesso prese a livello centrale e attraverso sistemi standardizzati di valutazione del rischio. Se da un lato ciò consente maggiore uniformità e controllo, dall’altro può rendere più difficile cogliere le specificità dei contesti locali.

Il falso mito della digitalizzazione
La digitalizzazione, pur offrendo nuove opportunità di accesso ai servizi, non riesce a compensare la perdita della presenza fisica delle banche. Molti cittadini, in particolare anziani o residenti in aree con minore copertura digitale, incontrano difficoltà nell’utilizzo degli strumenti online. Per queste persone la chiusura di una filiale può tradursi in vera e propria esclusione finanziaria.
Nel complesso, come abbiamo visto, il 2025 ha confermato che la desertificazione bancaria continua ad ampliare il numero di cittadini con accesso limitato ai servizi bancari, in un contesto in cui la diffusione dell’internet banking non basta a compensare la perdita della presenza fisica, soprattutto per la popolazione anziana e per le fasce più fragili.
Tra il 2024 e il 2025 in Italia l’utilizzo dell’internet banking è cresciuto di poco più di un punto percentuale (dal 55,01% al 56,37%). In alcune regioni si è verificata una diminuzione: è il caso di Lazio (dal 60% al 59%), Umbria (dal 60% al 56%) e Veneto (dal 66% al 61%). La distanza dalla media europea (69,7%) resta ampia, così come quella che si registra rispetto ad alcune delle maggiori economie continentali: Francia (78,3%), Spagna (74,8%), Germania (70,7%). Nella fascia d’età compresa tra 65 e 74 anni si registra una crescita del 2,7%, dato tuttavia inferiore alla media dei paesi UE (+ 3,2%), dove peraltro a utilizzare i canali digitali è il 47,9% della popolazione più anziana contro il 36,7% di quella italiana.
A smentire ulteriormente il nesso di causa-effetto tra digitalizzazione e desertificazione bancaria è il caso francese, che a un elevato livello di utilizzo dell’internet banking da parte della clientela accompagna una presenza sul territorio da parte delle banche ben più radicata rispetto a quella che si registra in Italia (48 sportelli ogni 100mila abitanti in Francia contro 33 in Italia).
Da questi dati si evince che la desertificazione non è motivata dal maggior utilizzo dei canali bancari digitali, ma principalmente dalla volontà delle banche di tagliare i costi. Non è un caso che nelle regioni più desertificate d’Italia si registri il tasso più basso di utilizzo di internet banking. In Molise, dove quasi l’84% dei Comuni non ha sportelli bancari, la percentuale di utilizzo dell’internet banking è inferiore alla media nazionale. Lo stesso avviene in Calabria, dove oltre il 74% dei Comuni non ha sportelli.
Il ruolo del credito cooperativo
Negli ultimi anni a fare da argine alla desertificazione bancaria è stato il credito cooperativo. Gli sportelli delle BCC rappresentano oggi ben il 21,4% del totale. Nel 2025 una nuova ondata di chiusure da parte delle grandi banche ha determinato lo storico sorpasso di Iccrea su Intesa Sanpaolo (2.247 sportelli contro 2.298). Il gruppo del credito cooperativo è ora al primo posto nella classifica per numero di sportelli in Italia. La ritirata dei grandi gruppi dai territori apre l’opportunità per il credito cooperativo di puntare a un significativo ulteriore incremento delle quote di mercato, anche considerando che i coefficienti patrimoniali sono eccellenti e che i gruppi bancari cooperativi, anche sulla base degli esiti dello stress test di Eba-Bce dello scorso anno, sono resilienti. La quota di capitale in eccesso rispetto ai requisiti regolamentari consente quindi alle BCC di crescere anche attraverso l’acquisizione o l’apertura di nuovi sportelli. La natura autenticamente territoriale del credito cooperativo sarebbe anche compatibile con un ruolo che lo stesso potrebbe svolgere per il rilancio delle aree interne.
Le soluzioni possibili
Il tema della desertificazione bancaria assume quindi una dimensione non solo economica ma anche sociale. Garantire l’accesso ai servizi finanziari rappresenta infatti un elemento importante per la coesione territoriale e per lo sviluppo equilibrato del Paese. In questo contesto diventa fondamentale riflettere su possibili soluzioni che permettano di coniugare efficienza del sistema bancario e presenza sul territorio.
First Cisl ha proposto l’istituzione di “classifiche di sostenibilità” per le banche, basate sulla presenza fisica degli sportelli e sull'educazione digitale. Le classifiche di sostenibilità non dovrebbero quindi tenere conto solo dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) ma anche della presenza fisica nei territori e dei programmi gratuiti di educazione digitale per i clienti. Tra le proposte figura anche quella, già richiamata e che si sta cominciando ad attuare, di istituire Osservatori Regionali sulla desertificazione bancaria e sulle difficoltà di accesso al credito, che consenta un monitoraggio continuo della situazione nelle aree interne, con l’obiettivo di identificare possibili interventi a loro sostegno.

