Su Il Giornale una segnalazione relativa alla presentazione del nuovo Rapporto della Fondazione: “Meno cure e visite per chi sta peggio: il 20% dei fragili rinuncia. La sanità rischia di perdere la sua equità (…) È il quadro a tinte fosche del nuovo rapporto presentato alla Camera della Fondazione per la Sussidiarietà sullo stato del SSN”.
Avvenire dedica una pagina intera a firma di Gianluca Carini: “Allarme cure per le persone fragili”: Tra le fasce più povere, un italiano su cinque ha rinunciato o rinviato una cura per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. Il 24% della spesa sanitaria è pagata di tasca propria dai cittadini, mentre l'8,6% delle famiglie italiane deve affrontare spese sanitarie insostenibili” dice l’autore. Nell’articolo viene citato l’intervento del ministro per la salute radio Schillaci: “frammentarietà dei servizi e un sistema sanitario influenzato da un andamento demografico che bene conoscete, dalla prevalenza di patologie croniche, da una società spesso caratterizzata da ipermedicalizzazione”.
Al proposito l’ex ministro della sanità Beatrice Lorenzi aggiunge che “Il nostro modello di servizi sociali e assistenziali non può essere la badante, considerando poi che in futuro avremo anziani sempre più poveri, perché le pensioni tra 25 anni saranno molto inferiori rispetto a quelle di oggi”. Citati anche gli interventi del Ragioniere di Stato Daria Perrotta, del vicepresidente della Corte costituzionale Luca Antonini e del presidente della Fondazione Giorgio Vittadini: “L’alternativa è tra governance pubblica e deregolazione. Dove manca visione e capacità di governo, crescono la spesa privata e la disuguaglianza”.
Segnalazione anche su Alto Adige: “Sempre meno cure a chi sta peggio, il 20% dei malati rinuncia”.
Ansa, che aveva già ripreso in diversi interventi la presentazione, ha pubblicato oggi parte dell’intervento del ministro Schillaci: “Ho letto con grande attenzione" il rapporto 'Sussidiarietà e… salute' sulla situazione del Servizio sanitario nazionale e ho riscontrato piena sintonia fra la visione di sistema sanitario e di integrazione dei servizi che viene proposta e le azioni che il governo sta portando avanti proprio per adeguare il nostro servizio sanitario ai bisogni dei cittadini in continua evoluzione" (…) Il ministro si è soffermato sulla questione della territorialità, sottolineando come "c'è sicuramente un problema di frammentarietà dei servizi che non consente ancora una presa in carico dei pazienti sempre efficace, specialmente quando parliamo di cronicità".
Segnalazione anche sulla Gazzetta di Parma: “Il 10% degli italiani ha rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie necessarie per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso”.
Approfondita relazione su Il Trentino a cura di Francesco Terreri: “In Trentino il 4,6°70 della popolazione rinuncia a fare accertamenti medici. Il dato è tra i più bassi d'Italia ed è meno della metà della media nazionale, che si attesta al10%. C'è però anche un 7,4% delle persone che rinuncia ad una visita specialistica”. L’intervento di Giorgio Vittadini: “La sussidiarietà è l'architettura istituzionale dell'universalismo, capace di rendere il diritto alla salute effettivo, misurabile e sostenibile nel tempo. Serve un patto sociale che rimetta al centro la difesa della singola persona all'insegna del motto "non c'è democrazia senza cura" di cui l'Europa e l'Italia dovrebbero andare fiere mentre altrove molte persone malate muoiono per strada”.
Il Sole 24 Ore ha dedicato diversi interventi al Rapporto e il 19 febbraio ha pubblicato l’articolo “Alla sanità -37 miliardi in dieci anni e meno cure per i più fragili: la sussidiarietà come ricetta”, a cura di Barbara Gobbi: “Sottofinanziamento con circa 37 miliardi di tagli cumulati nel decennio 2010-2019, realizzati “senza tenere conto della qualità e dell’equità”. Mancanza di prossimità e assenza di integrazione tra sanitario e sociosanitario. Infine, carenza di personale e in particolare dei medici di medicina generale. Sono questi i “mali” del Servizio sanitario nazionale - in condizione di “perdita progressiva di universalismo ed equità” - che più condizionano la vita delle persone fragili e bisognose. E’ quanto emerge dal Rapporto “Sussidiarietà e ...salute” realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà e presentato alla Camera dei deputati, in cui si propone un nuovo patto sociale per una riforma complessiva”. L’articolo è stato pubblicato anche nella versione inglese del giornale.
Approfondimento a cura di Stefano Ghionni su La Discussione: “Sanità, i numeri della rinuncia: il 10% resta senza cure, spesa diretta al 24%”: “Da dodici anni la spesa “out-of-pocket” supera la soglia del 15-20% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità come limite oltre il quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure”. ““La sussidiarietà”, ha sottolineato il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini, “è un’architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità, capace di restituire efficacia, equità e sostenibilità al sistema”. La vera alternativa, si legge nel Rapporto, non è tra pubblico e privato, ma tra un Paese che garantisce cure per tutti e uno in cui si cura solo chi può permetterselo”.
L’articolo de L’Edicola: “Sanità, 37 miliardi di tagli in 10 anni, un italiano su dieci rinuncia alle cure”.
L’Adige fa il punto sulla situazione locale: “Liste d’attesa, male il Trentino”: “Nella nostra regione i malati che desistono sono il 4% per le visite e il 7% per gli esami”.
Sul sito di Telenorba.it un articolo di Giovanna De Crescenzo “Rapporto Sussidiarietà e salute: meno cure per i fragili e la necessità di rifomare la sanità”: “Il Rapporto sottolinea l’efficacia dei modelli basati su collaborazioni strutturate tra enti sanitari, come le Botteghe di Comunità della ASL di Salerno, coinvolgendo 29 comuni e oltre 28.000 cittadini (…) Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il rapporto indica che l’alternativa non è tra pubblico e privato, ma tra un Paese che garantisce cure per tutti e uno dove si cura solo chi può permetterselo. La sussidiarietà diventa così l’architettura istituzionale dell’universalismo, rendendo il diritto alla salute effettivo, misurabile e sostenibile nel tempo”.
“Il Servizio Sanitario Nazionale italiano sta attraversando una fase critica, segnata da disuguaglianze crescenti, sottofinanziamento e difficoltà nell’assistenza ai pazienti più fragili. A fotografare la situazione della sanità italiana è il Rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato questa mattina alla Camera dei Deputati, che non si limita a denunciare le criticità ma propone un modello innovativo basato sulla collaborazione tra Stato, territori e comunità. Un approccio che punta a rilanciare l’universalismo del sistema sanitario e a garantirne la sostenibilità nel lungo periodo” ha scritto nel suo articolo il giornale online Help consumatori.
È un “rapporto choc” quello della Fondazione per la Sussidiarietà ha intitolato il quotidiano La Sicilia: “Il diritto alla salute arretra proprio dove dovrebbe essere più forte: tra cronici, fragili, poveri e anziani. È l’immagine severa che emerge dal nuovo rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà sullo stato del Servizio sanitario nazionale, presentato oggi alla Camera. Un sistema descritto come frammentato e sottofinanziato, appesantito da circa 37 miliardi di euro di tagli cumulati tra il 2010 e il 2019, che avrebbe progressivamente smarrito universalismo ed equità”.
Maria Mantero su Italia Oggi scrive che “Nel Rapporto c'è anche la relazione tra salute e titolo di studio, ed è indicata come molto significativa, visto che i tassi di mortalità evitabile per 10 mila residenti sono 39,6 per chi è privo di titolo di studio o con licenza elementare; 33,5 per chi ha conseguito la licenza media; 26,4 per chi possiede il diploma; 20,3 per coloro che hanno una laurea o un titolo di studio superiore”.
Quotidianosanità.it che aveva già ospitato un articolo di due autori del Rapporta scrive che “Il rapporto propone un vero patto sociale: più risorse, nuovi criteri di finanziamento orientati alla presa in carico, un Servizio nazionale per la non autosufficienza, piani pluriennali di assunzione e retribuzioni adeguate, oltre a una regolazione più rigorosa del privato accreditato, valutato sugli esiti e sulla capacità di ridurre le disuguaglianze. La scelta, avverte il presidente della Fondazione Giorgio Vittadini, non è tra pubblico e privato, ma tra governance e deregolazione. In gioco non c’è solo l’efficienza del sistema, ma la sua promessa originaria: garantire cure a tutti, a prescindere dal reddito, dall’età e dal luogo in cui si vive”.
Sempre Quotidianosanità.it ospita un intervento del capogruppo Pd in commissione affari sociali alla Camera Ilenia Malavasi: “I dati del rapporto della Fondazione Sussidiarietà ci parlano chiaramente di un sistema sanitario sempre più lontano dai bisogni reali dei cittadini, in particolare di quelli più fragili, che già affrontano disuguaglianze sociali ed economiche enormi. Non possiamo più ignorare la realtà: oltre il 20% degli italiani “fragili” rinuncia a cure fondamentali per motivi economici, e quasi l’8,6% delle famiglie è costretta a sostenere spese sanitarie insostenibili. È inaccettabile che, a causa di una sanità sottofinanziata e frammentata, siano i cittadini a pagare il prezzo della disorganizzazione e dell’inefficienza”.
Nell’edizione delle ore 13:00 del TG2 del 19 febbraio al minuto 23’ e 25” un servizio sulla presentazione del Rapporto con ripresa dell’intervento del ministro Orazio Schillaci. Anche Rai Gr Parlamento ha dato la notizia due volte (alle 13 e alle 16).
Giorgio Vittadini è stato intervistato sul canale YouTube di Sanità 33: “La questione della sanità è oggi quella della democrazia. Il nostro sistema è basato sul fatto che chiunque qualunque sia la sua condizione o il reddito possa essere curato. Oggi l’universalismo che esiste in modo teorico sta declinando perché chi sta peggio, chi è meno istruito, chi è meno ricco e sta male fatica a essere curato. Discutere di salute è discutere che il nostro paese rimanga un paese dove tutta la gente possa vivere”.
