Il lavoro intende evidenziare le conseguenze “mostruose” di un metodo di differenziazione regionale, che fa strame delle specificità proprie del sistema costituzionale e che lascia che i singoli istituti siano attuati indipendentemente dalle relative garanzie: Lep appiattiti al minimo economico, quantificati in modo diverso per singole regioni e rinchiusi all’interno di “gabbie salariali” destinate ad accrescere gli squilibri territoriali, oltreché ad archiviare definitivamente la portata universalistica di quello che è stato il Servizio Sanitario Nazionale.
Il tutto, aggravato da una duplice amara considerazione. Per un verso, la trasversalità politica insita in tante proposte di differenziazione regionale: emblematica è la soluzione delle “gabbie salariali” rinvenibile nel d.d.l. n. 957/2023 a firma di Conte, Fratoianni e Schlein. Per altro verso, la compartecipazione (sia pure minoritaria) della dottrina economica e giuridica: emblematiche sono le risultanze delle 1073 pagine del Rapporto Cassese (CLEP), addirittura utilizzate dal nuovo disegno Calderoli quale principio e criterio direttivo della delega legislativa nonostante la plateale violazione dei limiti fissati dalla Costituzione (art. 76 Cost.).
La vera frattura in corso nel Paese non è fra destra e sinistra, ma fra Nord e Mezzogiorno e ci vede tutti coinvolti.
Ed è il vero problema…
