“Il Friuli Venezia Giulia modello per l’Italia”

  • 17 NOV 2025

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"Questa regione vanta una lunga tradizione nelle politiche sociali, sostenuta non solo da ingenti investimenti, aumentati anche di recente, ma anche da una rete del terzo settore solida e radicata". La presentazione del Rapporto a Udine

A Udine si è tenuta la presentazione del Rapporto Sussidiarietà e…welfare territoriale promosso da Fondazione Friuli e Fondazione per la Sussidiarietà, con interventi su inclusione e solidarietà da parte di enti sociali e istituzioni del Friuli Venezia Giulia. In particolare, fra gli altri, sono intervenuti Alberto Felice De Toni, sindaco di Udine; Guido Nassimbeni, Vice presidente Fondazione Friuli e Riccardo Riccardi, assessore regionale alla salute, politiche sociali e disabilità, delegato di Protezione civile. Intervistato da Telefriuli (clicca qui per vedere il video integrale), Giorgio Vittadini ha detto che “Il Friuli Venezia Giulia usa bene la propria autonomia e sul welfare è un modello per tutta Italia”. “Questa è una regione – ha commentato l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi – che ha una lunga tradizione per le politiche sociali, che non solo si traduce negli ingenti investimenti, aumentati nell’ultima stagione, ma che ha anche a che fare con una rete del terzo settore molto forte. La nostra è la regione – conclude – ha infatti il più alto rapporto tra numero di volontari e di residenti”.

“Il modello ‘dalla culla alla bara’ degli Anni ’60  – conclude il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni – non è più sostenibile. Abbiamo bisogno di una collettività capace di aiutare lo stato nel sostegno dei più bisognosi”.

L’evento è stato ripreso anche da Il Messaggero Veneto che ha citato l’intervento del sindaco De Toni: “Abbiamo conosciuto il neo liberismo capitalista, poi il riformismo sociale, ma le esperienze degli ultimi vent’anni ci hanno portato verso un nuovo paradigma: un riformismo comunitario, che integra e supera quello sociale. L’idea di fondo non è rinunciare al ruolo dello stato ma riconoscere che questo modello da solo non è più sostenibile. Serve attivare la partecipazione di tutti”.

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