Economia > Lavoro
Il premio Nobel Edmund Phelps al Festival di Trento

Per rilanciare lo sviluppo
la creatività vale più dell'IA

  • 24 MAG 2024
  • Luca Farè

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E’ il tempo dell’innovazione dal basso, che nasce dall’iniziativa delle persone e dal loro desiderio di lavorare meglio. Ma occorre anche alzare il livello degli stipendi e la qualità delle mansioni

ECONOMIA SUSSIDIARIA

In un mondo dove l’economia appare sempre più un corpo estraneo in balìa di gruppi e decisioni che arrivano dall’alto e che sfuggono anche ai controlli dei governi dei singoli stati, è possibile tornare a un modello di economia che nasce invece dal basso, dove l'innovazione e il dinamismo economico derivano dall'iniziativa individuale e dalla creatività umana, piuttosto che da fattori esogeni o interventi statali?

Questa idea coraggiosa, che ha molto in comune con la cultura sussidiaria, era già insita nelle motivazioni che fruttarono all’economista americano Edmund Phelps, considerato a lungo capostipite dei neo-keynesiani e fondatore della macroeconomia moderna, il Premio Nobel per l’economia nel 2006, ma che ha continuato a sviluppare dopo l’onorificenza.

Phelps è stato presente recentemente al Festival dell’economia di Trento dove ha tenuto una lectio magistralis in cui ci sembra di aver colto diversi spunti che meritano di essere approfonditi per approfondire e sviluppare un approccio sussidiario all’economia.

Come è ormai risaputo, le teorie di Phelps hanno trasformato la macroeconomia, influenzando sia il pensiero accademico che le politiche economiche pratiche, arrivando a colmare diverse lacune del pensiero keynesiano e infine a superarlo con un “neo-umanesimo” basato su individualismo (da non confondere con egoismo), vitalità (alla ricerca di una vita lavorativa che garantisca soddisfazioni e non solo uno stipendio) e auto determinazione” ha detto a Trento. Se le sue idee hanno contribuito a una maggiore comprensione delle dinamiche inflazionistiche e della disoccupazione, portando a politiche economiche più efficaci e mirate a lungo termine, nella sua lectio di Trento ha colpito il riferimento fatto a esperienze storiche come l’Olivetti e l’imprenditorialità diffusa nell’Italia del dopoguerra che ha operato al di fuori dei centri di ricerca ufficiali.

Edmund Phelps ha sottolineato come la crescita economica e la produttività, attualmente stagnanti in Italia e in gran parte d'Europa, non possono essere rilanciate semplicemente attraverso l’intelligenza artificiale. Al contrario, la chiave è nella creatività umana, che è la base dell’innovazione diffusa e della soddisfazione personale, elementi cruciali per una crescita economica duratura.

“FIORITURA DI MASSA” DEI SISTEMI ECONOMICI

“Per avere una “fioritura di massa” (“mass flourishing”) della società e dei sistemi economici - ha detto Phelps - serve una diffusa innovazione dal basso, quella delle persone comuni che hanno idee che gli consentono di lavorare meglio o ottenere maggiore soddisfazione e risultati. Ma occorrono anche stipendi più alti per lavori più soddisfacenti e coinvolgenti, catene gerarchiche scalabili se si ha una buona idea e la si vuole portare al top management, libero spazio all’immaginazione e alla creatività. Quando ciò si realizza su ampia scala, si favorisce una solida crescita economica e sociale”.

E’ interessante notare quanto le sue parole coincidano con i fondamenti della cultura sussidiaria e vale la pena approfondire quanto detto per cogliere ulteriori punti di possibile contatto, capirne la fattibilità, come muoversi e che strategie adottare.

In che modo le istituzioni possono incentivare l'innovazione dal basso promossa da Phelps? Quali esempi concreti di successo possono essere trovati nell’applicazione della creatività umana per la crescita economica? Come si possono bilanciare le esigenze di regolamentazione con la necessità di promuovere la creatività imprenditoriale? Che ruolo potrebbe avere l'educazione nel coltivare la creatività e l'innovazione tra i giovani? In che modo il concetto di "neo-umanesimo" di Phelps può influenzare le politiche economiche contemporanee? Sono solo alcune domande che potrebbero far nascere un interessante dibattito.

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