Quadrimestrale di cultura civile

Una questione di libertà religiosa o semplicemente di libertà?

di Ibrahim Mohamad Mahdi Chamseddine / Ex Ministro per le Riforme amministrative in Libano; Professore presso l’Institut d’études islamo-chrétiennes, Saint Joseph University, Beirut

Il dibattito sulla religione nel mondo denominato Medio Oriente – che ambisce a diventare “parte” del mondo – genera calore e coinvolgimento zelante tra i partecipanti: una discussione che di raro lascia spazio agli ascoltatori, ognuno è un oratore attivo.

Il motivo è che la religione non è argomento di discussione dal quale si può essere – o scegliere di essere – distaccati; la religione è parte integrante della propria identità, individuale e collettiva. La religione non è un obelisco che sta su da solo ma, piuttosto, una colonna nell’intera struttura/sistema di colonne che sorreggono l’intero “Partenone dell’identità”.

Il mondo arabo non è un “mondo islamico” ma, piuttosto, il mondo di una vasta maggioranza di musulmani distribuiti in più Stati con forme di governo non-teocratiche, che vanno da presunti governi “democratici” e “repubblicani” a vere monarchie: in ogni caso, sono tutte quante dittatoriali (eccetto il Libano, dove attualmente prevale il caos).

Negli ultimi 50 anni, il principale problema/scandalo nei Paesi arabi era l’assenza di libero arbitrio e libertà, di qualsiasi tipo. Il che era, ed è, a tutt’oggi, la latente polmonite politica che soffoca sogni, ambizioni e futuro della popolazione, musulmana, cristiana e di altre credenze. Non è l’islam a regnare, ma la bandiera dell’islam, quella sì, è spiegata. La religione è un’eccellente copertura per i flop politici delle élite regnanti e per la loro tirannia.

In quasi ogni singolo Paese, negli ultimi decenni, sono “coesistite”, apertamente o in segreto, tre strutture: il partito regnante che controllava il Paese e le sue risorse, un movimento nazionale che combatteva il regime per rimpiazzarlo e un movimento islamico che combatteva entrambi. Nessun regime politico è riuscito a “plasmare” un cittadino, né ha permesso il pacifico sviluppo e la pacifica costruzione del concetto di cittadinanza. L’idea di “cittadino” che costituisce le fondamenta di una società, di un Paese e, in definitiva, di uno Stato è sempre stata scoraggiata dai partiti in carica, i quali volevano solamente sudditi e seguaci. Sulla falsariga del divide et impera, i singoli sono sempre stati separati (classificati e identificati/etichettati) in musulmani, cristiani o altro. Il gioco letale di tenere tutti in continua apprensione, il gioco delle minoranze e delle maggioranze basato sulla religione e sull’etnia di origine era lo strumento politico prioritario dei governanti.

I musulmani vengono accettati, non in quanto cittadini, ma in quanto sudditi del regime, del partito del movimento nazionale oppure del partito del movimento islamico. Anche i cristiani vengono accettati non in quanto cittadini, ma in quanto minoranze che si ritiene abbiano bisogno della protezione del regime politico. Ognuno, musulmano o cristiano che sia, ha bisogno di ogni tipo di libertà: la libertà di essere un cittadino con diritti riconosciuti e difesi, la libertà di avere una parte equa di risorse e ricchezze del Paese, la libertà di espressione in merito a questioni socio-politiche, la libertà delle pratiche religiose, la libertà di dire no al governo quando questo sbaglia, senza venire arrestato o punito.

I cristiani arabi sono in pericolo non a causa dell’islam, ma a causa del fallimento e della caduta del governo, a causa di un regno caotico e della mancanza di democrazia. I cristiani arabi sono sempre stati “i figli della terra”; appartengono a pieno titolo ai loro Paesi e alle loro società, non sono stati “importati” da fuori. La cristianità è nata in questo mondo, di cui è, con i suoi fedeli, parte integrante. La presenza dei cristiani è normale, continuamente attesa e sinceramente desiderata. I cristiani arabi non sono una minoranza nel mondo arabo, che è il loro mondo, così come non lo sono gli sciiti.

L’emergenza di cristiani e musulmani

Come l’ex imam Mohamad Mahdi Chamseddine[1] ha sempre ribadito: “Non ci sono minoranze nel mondo arabo, piuttosto ci sono due principali maggioranze: la maggioranza araba, a cui appartengono i cristiani, e la maggioranza musulmana a cui appartengono gli sciiti”. Iracheni, siriani, palestinesi, libanesi e altri cristiani, così come popoli appartenenti ad altre religioni, devono globalmente, continuamente e ostinatamente rifiutarsi di farsi spingere nel fatale abisso del parlare di se stessi come di una minoranza, altrimenti si chiederà loro, e per la verità è già stato fatto, di barattare la loro sicurezza con la loro libertà.

I cristiani, i non cristiani e i musulmani hanno il fondamentale ed elementare diritto di ricevere protezione dallo Stato in quanto cittadini, e lo Stato ha il fondamentale dovere e l’evidente responsabilità di proteggere tutti quanti i suoi cittadini, indipendentemente dalla loro fede, e di proteggere, al tempo stesso, la loro libertà di praticare la propria fede. In aggiunta all’occupazione israeliana, l’incapacità dei partiti politici e delle élite regnanti nel mondo arabo di costruire Stati moderni governati dalla legge ha portato alla sofferenza  di cristiani e musulmani congiuntamente, forse profondamente diversi per molte epoche, ma sicuramente uguali nel corso degli ultimi decenni.

L’ascesa di gruppi e partiti fanatici ed estremisti che fingono di applicare la legge islamica (si ritiene, erroneamente, anche da parte di molti musulmani, che stabilire un governo o uno Stato islamico sia un dovere religioso e una condizione imprescindibile, il che è assolutamente falso. L’islam è una fede e i musulmani, in quanto credenti, sono esistiti, e tuttora esistono, in Paesi e continenti dove non sono mai esistite forme di “governo islamico”) o che affermano di avere il diritto di stabilire un governo islamico (talvolta, servendosi vergognosamente di strumenti quali la coercizione e l’omicidio) è il diretto risultato, tanto di libertà oppresse e mancanza di democrazia, quanto del fallito tentativo di costruire Stati realmente moderni ed egualitari.

I cristiani arabi non hanno bisogno delle proteste dei governi europei e nemmeno della loro carità o dei loro passaporti. Al contrario, il vero bisogno dei cristiani è quello di una sincera partecipazione dell’Europa alla repressione delle guerre nella regione e di una prepotente spinta verso forme di governo democratiche.

La cristianità e i cristiani rimarranno nella regione come partner a tutti gli effetti, anziché come minoranze impaurite, “ed è responsabilità dei musulmani fornire tutti i mezzi necessari a tale scopo, così che possano partecipare insieme alla creazione della propria storia” come affermò, quindici anni or sono, l’imam Chamseddine.

 

(traduzione di Davide Polenghi)

 


[1] Imam Mohamad Mahdi Chamseddine (1936-2001) è stato il presidente del Supreme Islamic Shi’ite Council in Libano; padre dell’autore dell’articolo.

 

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