Quadrimestrale di cultura civile

Ebrei, antisemitismo e rispetto delle fedi

di David Rosen / Rabbino britannico naturalizzato israeliano

È necessario affrontare il tema della libertà religiosa con una promessa fondamentale: l’idea che sia possibile separare la religione da ogni altro aspetto della vita è un’idea nata in Occidente con l’Illuminismo.
Nel mondo ebraico non esiste questa possibilità di dividere la religione da ogni altro particolare, anche il più piccolo, inerente alla vita sociale. Per questo il tema della libertà religiosa si inserisce dentro un dibattito più generale, e per noi ebrei la libertà religiosa è equiparabile alla libertà stessa, perchè la libertà, nel mondo ebraico, significa anche “libertà religiosa”.
Ogni valore della religione ebraica ha – contemporaneamente – anche una valenza sociale. All’essere umano, in quanto creatura di Dio, è stata data la capacità di prendere decisioni, di prendere decisioni indipendenti e di essere responsabile delle decisioni che ha preso. Così, il concetto stesso della giustizia e della giustizia divina passa attraverso il fondamentale principio del libero arbitrio degli uomini. Che significa la libertà di compiere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ovviamente la società civile deve tutelarsi dai criminali e ha quindi il diritto di emettere sentenze e condannare chi commette crimini, ma la libertà di scelta è il principio stesso – nell’ebraismo – della libertà religiosa in quanto tale.
Quando le persone non sono libere di scegliere, allora anche l’appartenenza religiosa non è più un’autentica espressione dell’immagine divina in cui sono stati creati.
L’ultimo periodo della storia dell’umanità è stato molto drammatico per il mondo ebraico. E oggi – grazie a un processo iniziato a partire dalla seconda metà del Novecento – la stragrande maggioranza degli ebrei vive fortunatamente in società democratiche, dove ognuno è libero di praticare la religione che desidera, anche se esistono ancora alcuni luoghi dove le comunità ebraiche vivono con difficoltà in contesti totalmente islamici.
Non dimentichiamo però una sottolineatura importante: nel Medioevo il mondo islamico era decisamente preferibile rispetto a quello cristiano, dal momento che gli ebrei vivevano sotto la protezione imposta del Corano, come “dhimmi”, che significa appunto “protetti” (era sufficiente pagare la tassa di sottomissione per vivere in pace). L’islam però tutelava la “gente del Libro”, cristiani ed ebrei, mentre nel mondo cristiano gli ebrei erano perseguitati, visti come nemici di Dio, alleati del Diavolo o assassini di Cristo. E questo era un atteggiamento molto comune anche tra il popolo. A un certo punto della storia però il mondo cristiano cambia in positivo, ma non avviene altrettanto per il mondo musulmano.
Quello che poteva sembrare giusto e comprensibile per il Medioevo nei Paesi musulmani, non è più accettabile oggi, nella nostra società moderna e democratica. Ed è un fatto che le poche comunità ebraiche che ancora resistono all’interno del mondo musulmano devono stare molto attente a come si esprimono, per evitare conseguenze drammatiche. L’esempio più preoccupante riguarda la piccola comunità ebraica in Yemen, che si trova sotto assedio e deve tenere un profilo molto basso all’interno della società per continuare a vivere in pace e senza ritorsioni.
Il vero problema però non è tanto la libertà di espressione o di culto, quanto l’antisemitismo. Un’ondata nuova di questo odio antiebraico è stata fomentata da gruppi di musulmani arrivati in Occidente durante gli ultimi anni, in particolare in Europa occidentale. Questo è potuto accadere perché molti musulmani originari del Nordafrica emigrati in Europa non si sono mai completamente integrati con le società in cui sono andati a vivere, e sono rimasti concettualmente ancorati al modello a cui abbiamo accennato.
Le comunità di ebrei europei sentono nei propri confronti tutta la rabbia islamica che trae la sua origine in ragioni storiche ben precise. Percepiscono ancora come sconfitte il collasso del Califfato nell’impero ottomano e il colonialismo dell’età moderna. A ciò si aggiunga che oggi non c’è qualcosa che unisca il mondo arabo quanto il conflitto israelo-palestinese. Questo tema ha molta visibilità in Occidente, e per ragioni evidenti: viene definito letteralmente un “conflitto a cinque stelle”, con un’altissima concentrazione di giornalisti nella regione interessata. E il conflitto israelo-palestinese è sempre stato considerato come un conflitto interreligioso. A irritare è il successo militare ed economico di Israele, che supera di gran lunga i vicini Stati islamici.
È molto difficile da spiegare a un semplice musulmano come mai noi ebrei abbiamo così tanto successo, pur vivendo in uno Stato piccolissimo. E questo non significa che siamo conniventi con il diavolo, come alcuni di loro sostengono, ma anzi, sono convinto che questo diffuso atteggiamento di antisemitismo ingiustificato sia proprio un attacco del diavolo contro l’islam. Ed è quanto stanno sperimentando gli ebrei europei, specialmente nell’Europa occidentale.

La libertà religiosa in Israele
Un altro punto fondamentale è invece la libertà religiosa per come viene percepita nello Stato d’Israele. Senza dubbio la maggior parte degli ebrei sono orgogliosi che il proprio Stato sia democratico e secolarizzato. Nel Paese è sacro il principio che una religione non può prevaricare su un’altra. In Israele le corti decisionali si distinguono anche in base al credo religioso. Questo modus operandi è garantito per tutte le religioni che convivono qui.
Un esempio importante riguarda la corte della sharia islamica, un tribunale creato ad hoc per deliberare sui casi che solo la legge islamica definisce crimini, e pertanto imputabili solo ai cittadini musulmani. L’altro aspetto interessante riguarda il giorno di riposo dal lavoro, che ognuno può scegliere: il sabato per gli ebrei, la domenica per i cristiani e il venerdì per i musulmani. Esiste anche un apparato statale incaricato del mantenimento dei luoghi sacri per ciascuna religione. E se in tribunale viene provato che una persona è stata discriminata per motivi religiosi, il responsabile di questo crimine viene punito dalla legge.
È importante sottolineare che la stessa legge israeliana non prevede il reato di proselitismo, ognuno può cambiare religione senza timore, inoltre la legge proibisce gli incentivi finanziari per cambiare religione.
Credo che la più grande limitazione per chi vive in Israele riguardi piuttosto la società laica e secolarizzata. Non abbiamo il matrimonio civile, come era usanza nell’impero ottomano (entro i cui confini è posizionato oggi Israele).
Ogni matrimonio, divorzio o legge familiare deve essere regolato dall’autorità religiosa, e l’unico modo per aggirare questo problema è andare a sposarsi all’estero. Una volta rientrati in Israele, la legge può riconoscere quel matrimonio. Non è tanto un problema di libertà religiosa, quanto una limitazione di tipo religioso dentro una società democratica.
Credo, infine, che in Israele non ci siano situazioni drammatiche per quanto riguarda la libertà religiosa. Come ebrei abbiamo vissuto alcune tragedie attraverso la Storia, ma sono convinto che oggi il pericolo maggiore in grado di mettere a rischio la libertà religiosa come valore dipenda più dall’attuale situazione politica in cui viviamo, che dal resto.
Ne è un esempio il fatto che alcuni coloni scelgano di andare ad abitare segregati in alcune zone dei territori occupati. Tali gruppi sono però osteggiati dagli stessi connazionali, a dimostrazione che forse esistono più problemi tra differenti gruppi di ebrei che tra ebrei e cristiani o ebrei e musulmani. Ma ogni atto di violenza o di discriminazione viene punito per quello che è: un atto criminale di fronte alla legge di uno Stato.
Come sono criminali per esempio i responsabili della recente profanazione della basilica della Dormizione a Gerusalemme, che devono essere catturati e giudicati per quello che hanno fatto. Anche se bisogna poi ammettere che sono pochi i criminali che compiono atti contro la religione altrui, e fanno parte di una frangia politica – non religiosa – estremista molto limitata. Sono convinto che non è stato fatto tutto il possibile per catturarli, e si deve fare di più.
Concludendo, non credo che la libertà religiosa oggi in Israele sia in pericolo. Penso che possa esserci un problema di questo tipo nel momento in cui sia la democrazia in Israele a essere a rischio, in base al cambiamento di alcune condizioni politiche ben precise.
Fino a quando non avremo risolto il conflitto tra israeliani e palestinesi il rischio esisterà sempre, soprattutto per una tendenza ad avere una fobia esagerata per tutto quello che potrebbe accadere. E va sottolineato che questo aspetto ha già delle conseguenze negative per la comunità religiosa.
 

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